La Basilica di Superga di Torino: bellezza, arte e leggenda

Cristina Siccardi | 31 Agosto 2022

La Cappella della Sacra Sindone, la chiesa di San Filippo Neri, la chiesa del Carmine, il Santuario di Maria Ausiliatrice: capolavori di fede, di arte e di storia, capaci di affascinare anche chi non crede. Come Jean-Jacques Rousseau con la Basilica di Superga…Scopriamo insieme gli edifici della cristianità della città di Torino.

Quando nel 1578 Emanuele Filiberto di Savoia portò da Chambéry a Torino la Sindone, la reliquia più preziosa della Cristianità, si pose il problema di creare un edificio degno della sua preziosità e atto ad accogliere i fedeli, che accorrevano da ogni dove per venerarLa.

Al progetto della cappella si avvicendarono diversi architetti ducali, attivi fra la fine del XVI e il XVII secolo. Ascanio Vitozzi elaborò il primo progetto sul sito che vide poi realizzato l’impianto guariniano, innalzato rispetto alla navata del Duomo e collocato fra questo e la «galleria nuova» del Palazzo ducale. Carlo di Castellamonte, proseguendo sul modello del Vitozzi a pianta elittica, condusse i lavori su cui poi si innestò il progetto di Bernardino Quadri.

Questi, a partire dal 1657, creò le strutture definitive della Cappella, progettando un vano a impianto circolare, che avrebbe dovuto essere coperto da una cupola.

Dieci anni dopo la complessa problematica strutturale venne affrontata dall’architetto e matematico modenese Guarino Guarini, il quale trovò una soluzione geniale ovvero inventò una successione di archi sovrapposti su uno schema esagonale: l’effetto «cannocchiale», creato dalle montature degli archi, le cui campate si riducono progressivamente, si congiunge con la luminosità continua, determinata dalle finestrature che, a tutti i livelli si aprono, arretrate, entro la successione verticale degli archi. All’apice, lo spazio dell’intradosso, invece di chiudersi, forma una stella forata al centro, a proseguire una visione prospettica ancora più dilatata.

L’accesso al vano della Cappella, dalla Cattedrale, era mediato da un sistema di elementi architettonici altrettanto ricchi: le due scalinate dalle navate laterali del Duomo quattrocentesco, con gradini a pianta convessa e pareti, in cui si alternano colonne e nicchie, sfociano in altrettanti vestiboli a pianta circolare. La qualità fortemente innovativa delle forme barocche, per questa architettura davvero unica, sono esaltate dalla forma plastica e cromatica, determinata dall’impiego del marmo nero di Frabosa lucido, con cui sono realizzate tutte le strutture interne, e dai guizzi delle parti in bronzo lucido, innestate sul marmo nero.

La presenza di Guarino Guarini a Torino è uno dei fattori determinanti della costruzione dell’immagine barocca di molte città del Piemonte, per l’effetto indotto su generazioni di architetti dalla vivace vena creativa del Modenese. Determinante fu il suo trattato di architettura, che verrà edito molto più tardi dall’architetto Bernardo Vittone. I modelli guariniani hanno il loro peso non tanto sul numero di edifici costruiti nella capitale subalpina, quanto sulla loro qualità, che ha generato un vivace dibattito che si protrarrà per almeno due secoli.

La Basilica di Superga

«Io ho dinnanzi il più bello spettacolo che possa colpire l’occhio umano» disse l’illuminista Jean-Jacques Rousseau dopo aver ammirato, sulla cupola della maestosa Basilica di Superga, il panorama che si estendeva fino alla catena dell’arco alpino.

La storia di questa Basilica inizia il 2 settembre 1706, quando il duca di Savoia, Vittorio Amedeo II, e il principe di Carignano, Eugenio di Savoia, salirono sul colle di Superga per osservare Torino assediata dai franco-spagnoli. Vittorio Amedeo si inginocchiò di fronte ad un pilone e giurò che, in caso di vittoria, avrebbe edificato un santuario alla Madonna.

Così avvenne: dall’alba fino alle prime ore del pomeriggio del 7 settembre si scontrarono nei campi presso Lucento e Madonna di Campagna le armate francesi e piemontesi e queste ultime trionfarono.

Al termine della battaglia, ancora prima della fine della guerra in corso contro Luigi XIV (Guerra di Successione spagnola), Vittorio Amedeo, poi incoronato re di Sicilia, sciolse il voto e affidò la progettazione dell’edificio a Filippo Juvarra. L’edificazione iniziò il 20 luglio 1717 e si protrasse per quattordici anni. Si arrivava alla sommità della collina (672 metri) mediante un impervio sentiero sassoso e tutti i materiali edili vennero trasportati a dorso d’asino. Il 1° novembre 1731, alla presenza di re Carlo Emanuele III, il tempio venne inaugurato con una cerimonia solenne.

Le dimensioni della chiesa, a pianta circolare, sono possenti: la lunghezza è di 51 metri, mentre la cupola è alta 75 metri. Queste caratteristiche, combinate all’altezza del colle, la rendono visibile anche da distanze lontane. La grande cupola è di gusto barocco, preceduta da un pronao sorretto da otto colonne corinzie di ispirazione classica. Ai lati del corpo centrale si elevano due campanili, nei quali è possibile riscontrare l’influenza del Borromini. L’interno, di pianta a croce greca, è decorato da lucenti sculture eseguite dai fratelli Filippo ed Ignazio Collino.

Per volere di Vittorio Amedeo III vi furono tumulati alcuni membri di Casa Savoia. Le spoglie sono conservate in una cripta sotterranea, riccamente decorata. Tra i feretri presenti, quelli di Vittorio Amedeo II, Carlo Emanuele III, Carlo Alberto, Vittorio Emanuele I.

Sul retro della Basilica c’è il convento, dove risiedono i padri dell’Ordine dei Servi di Maria. Dal chiostro del convento si accede alla sala dei Papi, dove è conservata l’unica raccolta al mondo di ritratti su tela di tutti i sommi pontefici della Storia.

La vittoria conseguita sui francesi al termine dell’assedio di Torino nel 1706 aveva aperto nuove prospettive al programma assolutistico della corte sabauda, in una parabola che trova il suo culmine con l’acquisizione del titolo regio nel 1713, anno nel quale si stabiliscono i primi contatti per far giungere a Torino l’architetto messinese Filippo Juvarra, principale artefice dello sviluppo di Torino come capitale del Regno.

Torino e la cristianità: la chiesa di San Filippo Neri

«Aedes Sacra architecto Principe Philippo Juvara a Congregatione Oratorii Taurinensis Deo Optimo Maximo Sanctis Eusebio – Philippo Nerio dicata»: questa iscrizione è presente sulla trabeazione interna della chiesa di San Filippo Neri.

Con i suoi 69 metri di lunghezza e 37 di larghezza è l’edificio di culto più grande della città e sorge al centro di una zona di particolare interesse storico-artistico, sull’area già occupata dalla precedente chiesa di Sant’Eusebio. Posta all’incrocio di via Maria Vittoria con via Accademia delle Scienze, dista pochi passi dal Collegio dei Nobili, attuale sede del Museo Egizio, dal vicino Palazzo Carignano, posto nell’omonima piazza, dalla centrale via Roma e da piazza Castello.

Fu commissionata nel 1675 dalla Confederazione dell’Oratorio di San Filippo Neri per volere di re Carlo Emanuele II all’architetto Antonio Bettino; tuttavia un rovinoso crollo, avvenuto durante l’assedio francese del 1706, danneggiò l’intero cantiere. Il progetto venne ripreso da Filippo Juvarra, che vi operò tra il 1715 e il 1730, mentre l’ultimo rimaneggiamento del 1823 è opera dell’architetto Giuseppe Maria Talucchi e ha interessato la facciata, di chiara ispirazione neoclassica.

L’altare maggiore, d’ispirazione barocca, è stato eretto nel 1703, durante il primo cantiere, ed è opera di Antonio Bertola. Nel 1749, in occasione del centenario della fondazione dell’Oratorio della Casa dei Padri, venne collocato il sontuoso Paliotto del Piffetti, vero capolavoro del noto ebanista torinese. L’altare maggiore è coronato da sei colonne tortili, che sostengono l’alzata in marmo, e da tre statue dello scultore luganese Carlo Francesco Plura (1677-1737), raffiguranti la Fede, la Speranza e la Carità.

Il pavimento del presbiterio, in marmo policromo, è stato disegnato dallo stesso Juvarra. Al livello ipogeo si può visitare la cripta cimiteriale risalente al Seicento e restaurata nel 2006, ove riposano i padri fondatori, alcuni cittadini illustri dell’epoca e alcuni caduti nelle guerre napoleoniche. Al suo interno sono conservati anche i resti del beato Sebastiano Valfrè.

La chiesa del Carmine

Forse il maggior raggiungimento della cultura architettonica proposta a Torino da Juvarra, che portò il suo contributo anche a quel capolavoro civile che è la Reggia di Venaria, è la chiesa del Carmine situata sulla via che conduce alla Porta Susina; qui la libertà inventiva dell’architetto acquista un senso ancora più scenografico: rispetto a San Filippo, compare uno stile più agile, dove dominano linee curve e spezzate con una relazione strettissima fra architettura e decorazione.

Torino e la cristianità: il Santuario di Maria Ausiliatrice

C’è un Santuario a Torino molto particolare, è quello che san Giovanni Bosco volle intitolare a Maria Ausiliatrice, per porre sotto la sua protezione tutti i suoi ragazzi e tutte le sue attività.

L’architetto Antonio Spezia diresse la costruzione: la prima pietra del Santuario fu posta il 27 aprile 1865. Il 23 settembre 1866 venne terminata la grande cupola di 19 metri di diametro, sulla quale, l’anno dopo, fu posizionata la grande statua della Madonna.

La facciata dell’edificio è in stile rinascimentale, sul modello palladiano della chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia, con un timpano, retto da quattro colonne, sul quale sono poste le statue dei martiri Solutore, Avventore e Ottavio. A lato del timpano, le statue di san Massimo e di san Francesco di Sales.

Sull’architrave si legge «Maria Auxilium Christianorum ora pro nobis» e fra le colonne, a destra e a sinistra della fascia centrale, due altorilievi rappresentano san Pio V che annuncia la vittoria di Lepanto e Pio VII che incorona Maria Santissima.

La chiesa, con pianta a croce latina, ha una decorazione a marmi policromi voluta dal beato Michele Rua, primo successore di don Bosco. Sopra il tabernacolo si trova il grande affresco che rappresenta Maria Ausiliatrice, magnifico dipinto dettato da don Bosco stesso a Tommaso Lorenzone. A destra della navata centrale una scala conduce alla cripta, dove è conservata la reliquia del legno della Santa Croce.

Cristina Siccardi

Diodoro
(sulla facciata di Maria Ausiliatrice, grande Santuario richiesto direttamente da Maria Ss. a San Giovanni Bosco) "due altorilievi rappresentano san Pio V che annuncia la vittoria di Lepanto e Pio VII che incorona Maria Santissima".
Vittoria di Lepanto sui Turchi Musulmani; papa Pio VII incorona Maria Ss. ringraziandoLa per la liberazione dalla prigionia napoleonica a Savona, che attribuì a Lei. …More
(sulla facciata di Maria Ausiliatrice, grande Santuario richiesto direttamente da Maria Ss. a San Giovanni Bosco) "due altorilievi rappresentano san Pio V che annuncia la vittoria di Lepanto e Pio VII che incorona Maria Santissima".
Vittoria di Lepanto sui Turchi Musulmani; papa Pio VII incorona Maria Ss. ringraziandoLa per la liberazione dalla prigionia napoleonica a Savona, che attribuì a Lei.
Perciò il messaggio della facciata della Basilica è: "La Chiesa ha avuto nemici fortissimi, impossibili da vincere; ma la Madonna li ha vinti. Quali nemici? I Musulmani e i Massoni - posti in parallelo"