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Saggi stratigrafici in Piazza Kennedy a Ravenna Alla ricerca della chiesa bizantina di Sant'Agnese (fine del V secolo)

La tradizione vuole che sorgesse sopra il tempio di Ercole. Costruita alla fine del V secolo, in contemporanea con la basilica di Sant'Agata Maggiore, la Chiesa bizantina di Sant'Agnese era un edificio a tre navate che le fonti dicono ubicato all'angolo nord-ovest di Piazza Kennedy a Ravenna, in un settore della città finora mai indagato.
Per questo la Soprintendenza Archeologia dell'Emilia-Romagna ha colto l'occasione degli scavi per i sottoservizi di Hera per disporre almeno due saggi stratigrafici tesi a individuare con precisione la planimetria e l'esatta collocazione dell'abside della chiesa di Sant'Agnese ed eventualmente indagare le fasi insediative precedenti alla sua costruzione.

Le tre colonne e il capitello sopravissuti alla demolizione della basilica di Sant'Agnese potrebbero essere riposizionati nella nuova piazza

I lavori di riqualificazione della piazza infatti imponevano di sistemare, sostituire e completare le condotte idriche, fognarie e del gas fortemente obsolete, al fine di evitare, a lavori ultimati, spiacevoli e successivi interventi di ripristino sulle reti.
Senza interferire o rallentare i lavori previsti, gli archeologi della ditta Coop Archeologia di Firenze, coordinati dall'archeologa della Soprintendenza Valentina Manzelli, cercheranno di ricostruire la pianta esatta della chiesa mentre le tre colonne bizantine e il capitello romano sopravvissuti alla demolizione e trasportate nella corte di Palazzo Rasponi dalle Teste potrebbero essere ricollocati nella nuova piazza.
Visto che esistono solo i rilievi -peraltro lacunosi- effettuati nel 1917 da Giuseppe Gerola (grande studioso e storico, direttore dal 1909 della soprintendenza ai Monumenti della Romagna con sede a Ravenna, proprio allora creata, appassionato cultore dei monumenti altomedioevali della città nonché fondatore della rivista Felix Ravenna), si cercherà di stabilire la reale estensione della chiesa di Sant'Agnese che potrebbe essere lunga una trentina di metri e trovarsi a una quota più alta rispetto ad altri ritrovamenti.
Di questa chiesa scomparsa si sa che poi, nel Quattrocento, le fu annesso un convento e i documenti che la riguardano, conservati nell'archivio della curia arcivescovile, giungono fino al 1808, anno della sua soppressione. Le prime settimane di scavo hanno recuperato diverse ossa umane, peraltro previste: si tratterebbe di sepolture del tutto normali nei dintorni delle chiese antiche.
Il grande cantiere di piazza Kennedy è certamente una delle priorità della Soprintendenza Archeologia dell'Emilia-Romagna che ha dato precise disposizioni in merito alla tutela nella fase di scavo in modo da poter considerare il controllo il corso d'opera da parte dei tecnici archeologi come predittivo per i successivi interventi.
È anche previsto un sondaggio nell'area degli orti di palazzo Rasponi dalle Teste per verificare la presenza del foro romano, come indicato dalle fonti. Qui le indagini archeologiche dovrebbero essere semplificate dall'assenza di edifici di epoche recenti.
Al momento, e salvo rinvenimenti clamorosi, non ha senso parlare di valorizzazione o musealizzazione delle strutture intercettate, un'operazione dal costo di gestione elevatissimo. Se dovessero emergere elementi importanti (come ad esempio pavimentazioni in mosaico) si valuterà se rimuoverli oppure ricoprirli nella consapevolezza di poter recuperare il tutto in tempi migliori.

Particolare della veduta panoramica disegnata dal Prof. Gaetano Savini nel 1900 con l'isolato compreso tra i due palazzi Rasponi. Di fronte alla facciata di Palazzo Rasponi dalle Teste, nel cerchio, è disegnata la sagoma del fabbricato con la scritta "Sant'Agnese (demolita)"

Metamorfosi di uno spazio perduto

In un catasto del 1814 spicca ancora a Nord ovest dell’isolato la “croce latina” dell’ormai ex chiesa di Sant’Agnese. L'originaria bizantina basilica di Sant’Agnese era già stata trasformata in modo radicale nel XII secolo ma nel 1682, in contemporanea con la costruzione di palazzo Rasponi dalle Teste, fu totalmente ricostruita riducendo le tre navate ad una. Come scrivono gli storici locali, “il seicento non amava il nostro vecchio e semplice stile basilicale, preferiva invece la forma a croce e così anche Sant’Agnese fu ridotta a una sola navata con due grandi cappelle laterali come transetto”.
Sant’Agnese era la sede del collegio dei Parroci urbani e “nel 1122 la chiesa, con le contigue abitazioni, era stata assegnata ai Vescovi di Modena per loro comodità quando venivano alla Metropoli o alle processioni in onore di San Apollinare o San Vitale”.
Nel 1808 era stata sconsacrata per poi essere abbandonata nel 1814. In una mappa dei giardini dei palazzi nobiliari del 1830 la chiesa di Sant'Agnese è ancora individuabile mentre non lo è più nel successivo catasto del 1844 che riporta in modo evidente le trasformazioni dell’isolato.

Mappa delle conformazioni dei giardini dei palazzi nobiliari di Ravenna (1830).
Nel riquadro azzurro l'isolato che poi diventerà Piazza Kennedy; in giallo, il profilo a croce latina della chiesa di Sant'Agnese, al tempo già demolita o prossima ad esserlo


D'altronde la restaurazione del Regno Pontificio non aveva alterato i nuovi assetti introdotti dal Regno Italico ed era dunque continuata la vendita e il frazionamento dei beni ecclesiastici, tanto più di quelli soppressi.
Nel catasto del 1844 la presenza della chiesa non è più individuabile anche se le strade continuano a chiamarsi strada o vicolo di Sant’Agnese. Alla demolizione dell'edificio scampa solo una parete della navata sud, trasformata in abitazione.
La successione dei catasti otto-novecenteschi racconta la metamorfosi dell’isolato. Sappiamo che nel XII secolo, la chiesa Sant’Agnese aveva (più o meno in contiguità) le abitazioni dei Vescovi di Modena. L’isolato è sempre stato recintato e/o costruito, per la sua ubicazione urbana, sicuramente anche ai tempi della città romana.
Nell’ottocento le costruzioni si succedono a ritmo incalzante finché negli anni ’30 del Novecento iniziano i progetti e gli espropri per fare spazio alla nuova piazza del Mercato.
Dalla lettura comparata dei catasti dell’otto-novecento si individuano assi prospettici, in particolare con Palazzo Rasponi dalle Teste, che si disperdono con il succedersi delle demolizioni.
E’ presumibile che la maglia del castrum romano e la ripartizione dei lotti abbia rappresentato la matrice degli insediamenti successivi. Del resto uno dei capitelli della chiesa di Sant’Agnese è un capitello corinzio sicuramente romano, come di origine romana dovevano essere alcune murature e forse anche alcune aperture del recinto murario fiancheggiante la chiesa.
La ricerca della metamorfosi di un luogo sventrato e raso al suolo potrebbe alimentarsi dallo scavo dei reperti. Le ricerche archeologiche sulla chiesa di Sant'Agnese, anche se finalizzate alla sua specifica conoscenza e non in rapporto alla sua ubicazione nel cuore della città alto medioevale, sono certamente di grande interesse scientifico. Vorremmo innanzitutto ricostruirne la pianta, sia nell'originaria forma bizantina (con i reperti salvati durante gli sventramenti) che nella pesante ristrutturazione seicentesca che l'ha ridotta a forma di croce latina.
Ma gli scavi in piazza Kennedy potrebbero fare luce anche su altri elementi di questo luogo. Il muro che recingeva l’intero isolato, demolito e ricostruito come mostrano foto e catasti; il perimetro della proprietà Rasponi dalle Teste con il lento declino della famiglia proprietaria del più sontuoso palazzo di Ravenna che si riflette nel progressivo abbandono sia del giardino (diventato orto o frutteto alla maniera del “brolo” delle ville venete) che della chiesa di santa Agnese (ristrutturata in occasione della costruzione del palazzo); e il modulo del piede ravennate che corrisponde quasi sempre e in tutti i periodi alle misure del mattone.
Secondo i piani dell'amministrazione comunale, a lavori di riqualificazione ultimati verranno poste, lungo il perimetro della piazza che segna la chiesa di Sant’Agnese nella sua conformazione seicentesca a croce latina, nel punto in cui erano incorporate nella muratura, le tre colonne bizantine e il capitello attualmente sistemati dietro a un muro del cortile di palazzo Rasponi delle Teste. Il richiamo planimetrico della chiesa distrutta si arricchirà di una presenza che costituisce un riferimento culturale e turistico di particolare valenza artistica e di memoria urbana. Le tre colonne/pilastri bizantini e il capitello romano sono monumenti e lo saranno soprattutto se e in quanto posizionati nel punto esatto in cui erano collocate fin dall’origine. Sono gli unici reperti rimasti di una chiesa importante nel definire la Forma Urbis di Ravenna.

Il ricollocamento delle colonne di Sant'Agnese nell'ipotesi progettuale del Comune di Ravenna di rifacimento di Piazza Kennedy

Aggiornamento 14 settembre 2015

La prima fase dei lavori è stata funzionale alla realizzazione della rete infrastrutturale, con l’adeguamento di quella già esistente lungo via M. D’Azeglio e via G. Rasponi e la creazione di una nuova linea lungo i lati delimitati dalla Casa del Mutilato e da Palazzo Rasponi dalle Teste.
In quest’ultimo tratto nei mesi di luglio e agosto sono stati realizzati sondaggi archeologici preventivi, che hanno consentito di individuare un corridoio utile al loro passaggio. Sono così emerse le prime strutture edilizie pertinenti alle abitazioni demolite nel 1938 per far spazio alla piazza, in alcuni punti già pesantemente intaccate da sottoservizi messi in opera nell’ultimo trentennio del secolo scorso.
Questi sondaggi archeologici hanno anche consentito di spingersi fino alla profondità di 2,50 m rispetto al piano di calpestio attuale, documentando una sequenza stratigrafica complessa attraverso la quale si sono potuti rintracciare i diversi livelli di occupazione della città fino alla fase Quattrocentesca.

Ma soprattutto è stato possibile delimitare e collocare con certezza all’interno dello spazio di piazza Kennedy la chiesa di Sant’Agnese, così come indicata nei catasti storici di Ravenna.
Delimitata quindi l’area – un rettangolo di circa 30 x 20 m nell’angolo compreso tra la Casa le Mutilato e Palazzo Rasponi dalle Teste – si è proceduto in questi giorni all’asportazione della pavimentazione bituminosa moderna in questo settore e all’apertura di una prima porzione di saggio archeologico stratigrafico.
Sta quindi emergendo il fronte edilizio di Casa Vignuzzi (lo stabile che inglobò, dopo la sua dismissione nel 1817, le superstiti strutture della chiesa già ridotta nel 1682), conservato al solo livello di fondazione, giacché le demolizioni operate nel ’38 sembrano essersi spinte sotto i piani di calpestio dell’epoca. Prova di questo modus operandi sembrano essere grandi buche riempite di macerie incoerenti e di ossa umane.
La presenza di un cimitero pertinente all’edificio sacro e al suo monastero (di cui si ha notizia fin da prima del Mille) è testimoniata dal rinvenimento di alcune inumazioni (invero apparentemente piuttosto recenti) ancora in giacitura primaria e che saranno scavate non appena si sarà chiarito il loro rapporto stratigrafico con l’area circostante.

L’indagine archeologica che si sta conducendo in piazza Kennedy prevede di effettuare il rilievo di dettaglio di tutte le strutture edilizie preesistenti alla demolizione, in modo da restituire l’icnografia di questa porzione della città all’inizio del Novecento. Tale operazione, di fatto già iniziata in concomitanza dell’apertura dei sondaggi preliminari alla posa della rete infrastrutturale, proseguirà con i tempi scanditi dalla cantieristica per la ripavimentazione.
In corrispondenza dell’area occupata dalla chiesa di Sant’Agnese, invece, si procederà alla messa in luce dell’intera planimetria nella versione edilizia post 1682. Uno o più approfondimenti di scavo faranno luce sulla fase edilizia di XII secolo fino a rivelare le strutture originali di fine V – inizio VI secolo.
Un ulteriore sondaggio archeologico, infine, sarà aperto in corrispondenza degli Orti Rasponi, dove l’assenza di edifici moderni documentata dai catasti ravennati dovrebbe aver consentito la conservazione dei depositi archeologici più profondi. In corrispondenza di quest’area si cercherà di spingersi fino ai livelli di età romana, il cui livello di giacitura dovrebbe attestarsi a partire da circa 4,00 m sotto il piano attuale.

30 settembre 2015
Lo scavo archeologico ubicato in corrispondenza della Chiesa di Sant’Agnese sta procedendo per settori. Il primo, aperto la settimana scorsa, sta procedendo con velocità e ha messo in luce il fronte principale dell’edificio e la prima parte della navata centrale e di quelle laterali.
Abbiamo riscontrato in modo incontrovertibile come, in questo punto, le demolizioni del 1938 non si siano limitate all’abbattimento degli stabili e allo spianamento delle macerie, ma si siano spinte fino alla rimozione di buona parte delle fondazioni e di tutti i piani pavimentali, forse per riutilizzarne il materiale edilizio.
Infatti sul fronte di casa Vignuzzi (l’edificio che nel 1817 inglobò la chiesa, dopo la sua chiusura e profanazione, a seguito della conquista giacobina della città) non è più presente la soglia d’ingresso. T
uttavia lungo il lato interno è visibile, sotto un livello di tamponamento, la luce della porta d’ingresso della chiesa seicentesca, con due soglie sovrapposte (la prima in pietra, poi coperta da un’altra in mattoni posizionati a coltello) e un lacerto di pavimentazione in bei laterizi quadrati posati diagonalmente (foto sotto).

Particolarmente interessante, anche per il buono stato di conservazione, è il rinvenimento del muro perimetrale sud della chiesa ricostruita nel 1682. Si tratta di una muratura in mattoni costruita come tamponamento degli intercolumni dell’edificio di XII secolo. Si sono scoperte, per il momento, due poderose arcature a tutto sesto sormontate da una porzione di muratura rasata a livello della piazza. Si tratta di due archi di scarico costruiti in appoggio al muro di facciata e a un pilastro in muratura a sezione quadrata e caratterizzato da una nervatura centrale costituita da mattoni posati di spigolo. Solo l’arco più prossimo al muro di facciata è integralmente conservato, mentre il secondo è troncato dal passaggio di una conduttura moderna.

Il pilastro (per ora unico) poggia su un basamento lapideo rettangolare. È lecito, quindi, supporre che si sia rintracciato il piano di calpestio risalente al XII secolo, periodo nel quale la chiesa di Sant’Agnese subì un importante rifacimento al fine di rialzarne il piano pavimentale. Secondo Giuseppe Gerola, che analizzò i resti ancora visibili in alzato all’incirca nel 1910, questi lavori comportarono il rialzamento dei muri perimetrali originari e il rifacimento integrale dei setti interni corrispondenti alle navate.

La navata sinistra, invece, si presenta quasi completamente demolita.
Solo approfondendo lo scavo sarà possibile verificare se sia ancora conservato qualche elemento edilizio.
In corrispondenza di quest’ultima zona, così come anche in altre parti dello spazio ecclesiastico, ma anche in sede stradale, sono presenti sepolture (per il momento solo individuate e non ancora scavate). Si tratta di inumazioni in nuda terra o con cassa lignea che sembrano risalenti alle ultime fasi di vita della chiesa e che comunque non si spingono oltre i primissimi anni dell’Ottocento.

28 ottobre 2015
L’apertura del grande saggio esplorativo mirato a disseppellire i resti della chiesa dedicata a Sant’Agnese è stata completata in questi giorni e si sta procedendo alla pulizia manuale di quanto rinvenuto.
Le sorprese, più o meno attese, non sono mancate.

Panoramica dello scavo. La facciata della chiesa e, all’interno, archeologi al lavoro

La quota raggiunta (circa 1,20 m sotto il manto stradale) corrisponde al presumibile piano di calpestio dell’edificio sacro di età medievale. Al momento non sembra conservato alcun pavimento, forse già asportato durante i lavori di rifacimento e riduzione della chiesa operati alla fine del Seicento.
Lo scavo ha comunque confermato che le demolizioni del 1938 hanno pesantemente disturbato, fino a cancellarle, alcune parti dell’edificio ecclesiastico: l’intera navata centrale è come “svuotata” e il colonnato della navata laterale sinistra è stato integralmente demolito. Restano solo due basi in pietra per l’appoggio dei pilastri.
Anche la fase di vita della casa ottocentesca ha lasciato alcune tracce: si tratta di due vani interrati, forse piccole cantine, e di alcune vasche dalla funzione incerta, scampate alle demolizioni.
Un cavidotto elettrico interrato e cementato attraversa diagonalmente la parte anteriore della chiesa.
I muri perimetrali esterni, già abbattuti alla fine del Seicento, sono ben conservati. Solo l’analisi accurata dei prospetti potrà chiarire se si tratti delle murature originarie o se vi si possano ritracciare i segni del rialzamento operato nel XII secolo. Perfettamente conservato anche il transetto destro, con i muri di tamponamento appoggiati al perimetrale.

Panoramica dello scavo: il transetto destro della chiesa seicentesca visto dalla zona absidale

Ugualmente ben visibile l’allineamento dei muri di tamponamento eretti nel Seicento a chiusura dell’intercolumnio della navata destra, di cui si erano già visti nelle scorse settimane gli archi di scarico in appoggio a un pilastro e al muro di facciata. Purtroppo anche qui sono ben evidenti le tracce di asportazione delle colonne, rimosse nel 1938. Il primo pilastro rostrato individuato sembra, per il momento, l’unico ancora esistente.
Nell’attesa che le operazioni di pulizia consentano di leggere con maggior chiarezza le tessiture murarie e i loro rapporti stratigrafici, si possono già anticipare alcune interessanti novità.
Nella parte terminale dell’edificio Seicentesco a pianta cruciforme, addossato alla parete di fondo, si sono trovati i resti del ciborio. Una piattaforma a pianta quadrata rivestita di marmo bianco venato presenta agli angoli quattro basi modanate di colonne (una di queste è stata trovata ributtata poco distante tra le macerie). Sopra questa piattaforma è poggiata una struttura non ancora leggibile in mattoni che, solo in via ipotetica, si interpreta per il momento come altare.
Alle spalle del muro rettilineo di fondo della chiesa Seicentesca è stata individuata l’abside paleocristiana cercata anche -senza trovarla- da Giuseppe Gerola con un sondaggio nei primi anni del Novecento (G. Gerola, Gli avanzi della basilica di Sant’Agnese, in Arte Cristiana V, 8, 1917, p. 210). Semicircolare internamente e poligonale esternamente –come di prassi nelle chiese paleocristiane ravennati– per ora solo intravista e in attesa di essere meglio resa leggibile, è perforata da un pozzo in muratura di età recente e presenta al suo interno tracce di decorazione marmorea (alcune piccole lastre in serpentino verde sono ancora in posto). Lo strato di crollo del catino absidale, conservato tra il perimetro dell’abside e il muro di fondo della chiesa seicentesca, è composto integralmente da file di tubuli fittili ancora connessi e innestati tra loro e da grumi di cocciopesto e calce grossolana che, con tutta probabilità, costituivano l’arriccio per la posa della decorazione musiva (di cui abbiamo notizia dalla descrizione fattane dall’umanista G.P. Ferretti, rettore della chiesa nel XVI secolo). Su questo strato è stata impiantata una piccola vasca a servizio della soprastante casa ottocentesca.

Tubuli fittili ancora in connessione nel crollo del catino absidale

Per quanto riguarda le sepolture (tra le prime evidenze archeologiche ad emergere fin dai primi giorni di scavo) possiamo già fare alcune considerazioni del tutto preliminari ed esclusivamente stratigrafiche (le analisi specialistiche dei resti osteologici sarà effettuata dall’équipe della prof.ssa Maria Giovanna Belcastro, Coordinatore del corso di laurea in Tecnologie e Diagnostica per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali).
Da un primo esame del contesto, risulta evidente che i pochi individui inumati in giacitura primaria sono relativamente recenti e sembrano risalire a un arco cronologico compreso tra la ricostruzione della chiesa (la fine del Seicento) e la sua trasformazione in abitazione privata (1817).
All’interno della chiesa seicentesca non sono presenti sepolture, che invece si ritrovano nello spazio delimitato dalle navate laterali, ormai defunzionalizzate e comunque non più adibite al culto al momento del restringimento della chiesa. In queste due aree sono state accatastate un gran numero di ossa (nella navata sinistra sembra potersi riconoscere una sorta di ossario comune in muratura), forse prelevate dal restante spazio ecclesiastico in occasione dei lavori di ricostruzione; la scelto di porre qui le nuove sepolture sembra proseguire anche nel secolo successivo.
Altre sepolture, per lo più multiple (con evidenti fenomeni di riduzioni, alcune anche in cassetta lignea), trovano posto fuori della chiesa, lungo la facciata principale. Si tratta di un’anomalia che sta portando gli archeologi a formulare una nuova ipotesi: questi individui potrebbero non essere stati seppelliti in sede stradale, ma più probabilmente sotto un portico (o nartece) addossato alla facciata principale dell’edificio, di cui non è rimasta alcuna memoria topografica.
Solo la prosecuzione dello scavo in questo punto, prevista per i prossimi giorni, potrà chiarire questo nuovo interrogativo.

Sepoltura multipla all’esterno della facciata principale della chiesa

Negli ultimi giorni si è anche aperto il secondo sondaggio di scavo previsto
, posizionato accanto a quello della chiesa, nell’area un tempo occupata dai giardini di pertinenza del Palazzo Raspondi dalle Teste, i cosiddetti Orti Rasponi.
Con questo intervento si vuole aprire una finestra stratigrafica che consenta di leggere in profondità la sedimentazione insediativa di questo quadrante della città antica, centrale nell’impianto urbanistico di età romana.
Il fatto che per secoli questa zona sia stata inedificata (come attestano i catasti storici che indicano quest’area sempre destinata a verde, ospitando orti o giardini) la rende, dal punto di vista del potenziale archeologico, estremamente promettente. In pratica, ciò che si trova sottoterra giace indisturbato da interventi edilizi più o meno recenti e, quindi, sicuramente meglio conservato e leggibile.
Per il momento, e fino a una quota di circa 1,50 m, si sono trovate solo le tracce dei pesanti interventi legati alla creazione di piazza Kennedy, documentati da un unico, potente strato di macerie rimescolate. Al di sotto è emerso il lacerto di una pavimentazione in mattoni forse pertinente a uno spazio aperto (un cortile?) con un pozzo in muratura parzialmente collassato. Per il momento non si sono trovati indizi che consentano di datare queste tracce.
22 dicembre 2015
Le operazioni di pulizia dell’intera area di Sant’Agnese sono rapidamente proseguite e hanno consentito di recuperare nuove importanti informazioni.
In primo luogo si è proceduto alla rimozione in scavo delle strutture residuali pertinenti alla casa ottocentesca (prevalentemente vasche e piccole cantine interrate), in modo da poter apprezzare nella sua interezza la vastità dell’edificio di culto nella sua fase romanica.
Si è così stati in grado di comprendere meglio alcune particolarità strutturali e di stabilire con assoluta certezza che la chiesa di XII secolo era dotata di una pavimentazione in lastre marmoree che venne sostituita (forse tra il XIV e il XV secolo) da un secondo manto pavimentale, anch’esso in lastre di riutilizzo ma meno raffinato. A quest’ultimo appartengono alcuni frammenti epigrafici, anche di grandi dimensioni, pertinenti a lastre sepolcrali defunzionalizzate, così consunte dal calpestio da essere in alcuni casi di assai difficile lettura. Entrambi i pavimenti, tuttavia, furono spoliati in occasione del rifacimento dell’edificio nel XVII secolo: restano leggibili le impronte delle lastre nel cocciopesto di preparazione e sottofondazione.
E’ stata anche rintracciata l’esatta ubicazione dell’ambone. Collocato nella parte mediana della navata centrale, fu demolito nella ristrutturazione Seicentesca che ne conservò una piccola porzione inglobata nella muratura di tamponamento tra due colonne della navata destra. Anch’esso mostra evidenti segni di un rifacimento (tali da non consentire al momento di comprenderne con esattezza la tipologia originaria) intervenuto in occasione della stesura del secondo pavimento. Da quanto si può desumere finora, sembra si tratti di una struttura sorretta da colonne e dotata di scale laterali ma per avere certezze saranno necessarie ulteriori indagini.
Di grande impatto e importanza è il rinvenimento del ciborio e dell’altare, posizionato nel presbiterio, in prossimità dello spazio absidale.

L'altare a basso podio con resti di colonne agli angoli

Si tratta di un basso podio quadrato coronato agli angoli da colonne di cui si conservano ancora in posto le basi (solo una è stata ritrovata divelta e buttata all’interno di uno strato incoerente di macerie). La predella è rivestita da lastre di marmo policromo e mostra riutilizzati alcuni pregevoli frammenti decorati a bassorilievo, tra cui si segnala una lastra funeraria frontonata di I secolo accuratamente ritagliata.
Al centro del podio si trova l’altare in muratura. Quest’ultimo presenta almeno tre diverse fasi, l’ultima delle quali apparentemente coeva alla costruzione del muro rettilineo eretto a chiusura dello spazio di culto nel Seicento. In base all’analisi stratigrafica risulta evidente che l’esclusione dell’abside dallo spazio cultuale avvenne a causa del crollo del catino absidale: il muro di fondo, infatti, è costruito in appoggio alle macerie.
La pulizia del piano pavimentale della chiesa in questo punto ha messo in luce la probabile esistenza di una recinzione dello spazio presbiteriale di cui si conservano solo alcuni elementi strutturali fondali che delimitano uno spazio quadrangolare con apertura in corrispondenza dell’asse centrale. Al centro di questo spazio si trova una traccia rettangolare di grandi dimensioni: solo un approfondimento dell’indagine potrà rivelare se si tratti del punto in cui trovava il sarcofago di Esuperanzio (ora nel Duomo, nella cappella del SS. Sacramento, ma in origine conservato all’interno di Sant’Agnese).
Per quanto riguarda lo spazio absidale, la rimozione delle strutture moderne residuali ha consentito di mettere in luce una porzione del crollo della stessa (non ancora disturbato da escavazioni successive) che sarà oggetto di un accurato scavo stratigrafico.

Lo spazio absidale prima della rimozione della vasca

Fin da subito, comunque, si è potuto verificare che il rivestimento parietale in marmo ancora in posto presenta anche un lacerto di intonaco dipinto a coronamento della decorazione marmorea (forse originaria e quindi risalente al V-VI secolo). Tuttavia la struttura muraria è stata demolita e spianata fino al piano pavimentale in cocciopesto. Resta l’impronta di una struttura muraria addossata alla parete, presumibilmente risalente alla ristrutturazione di XII secolo e interpretabile come la seduta riservata al clero e al cui centro normalmente si trovava la cattedra dell’officiante.
Lo scavo eseguito in corrispondenza della facciata esterna dell’edificio ha infine consentito di confermare l’esistenza di un nartece, il portico che usualmente si addossava alla facciata degli edifici sacri ravennati di età tardoantica. Si è potuto costatare che il nartece era ancora esistente dopo le ristrutturazioni di XII e XVII secolo e che venne demolito solo in seguito. Le sepolture ritrovate all’esterno della facciata della chiesa, quindi, avevano trovato posto al coperto e non in sede stradale. La pavimentazione del nartece di XII secolo era costituita da grandi lastre in marmo rosso di Verona, ancora conservate in aderenza alla facciata della chiesa.
L’importanza di questa notizia sta nel fatto che non solo ci consente di immaginare un diverso sviluppo volumetrico dell’edificio di culto ma ci porta anche a riconsiderare l’assetto urbanistico di questo isolato nell’antichità. E’ infatti evidente che la sede stradale di via Sant’Agnese, così come la conosciamo prima della creazione di piazza Kennedy, non ricalcasse con esattezza un tracciato antico, ma che quest’ultimo si trovasse invece più spostato in direzione di Palazzo Rasponi dalle Teste.

Panoramica degli scavi al 17 dicembre 2015

Per quanto riguarda invece il grande sondaggio aperto in corrispondenza degli Orti Rasponi, la pulizia ha consentito di comprendere come le strutture rinvenute siano risalenti alla fase medievale dell’isolato, occupato da alcuni edifici dotati di cortili con pozzi e cisterne.
Alla ripresa delle attività -dopo la pausa natalizia- si procederà con l’infissione delle punte filtranti dell’impianto wellpoint in quest’ultima area, in modo da consentire lo scavo stratigrafico in approfondimento già previsto in quest’area.
6 aprile 2016
Nel corso della conferenza stampa che si è tenuta in municipio per fare il punto sui lavori di piazza Kennedy, l'assessore ai lavori pubblici e mobilità Roberto Fagnani ha annunciato che la porzione di piazza Kennedy non interessata dagli scavi archeologici, dove da alcune settimane sono ripresi i lavori di riqualificazione, sarà fruibile da giugno. Negli ultimi mesi sono state concordate le modalità di intervento sotto il profilo archeologico e strutturale in stretta collaborazione con la Soprintendenze Belle arti e paesaggio di Ravenna e la Soprintendenza archeologia dell'Emilia Romagna. Il confronto proseguirà anche a scavi ultimati (gli scavi infatti continuano nell'area della chiesa di Sant'Agnese) per definire la strategia più opportuna in base all'entità dei ritrovamenti.
Alla conferenza stampa sono intervenuti il Soprintendente Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Ravenna,Forlì-Cesena,Rimini Giorgio Cozzolino, il Soprintendente Luigi Malnati e l'archeologa della Soprintendenza archeologia dell'Emilia Romagna Valentina Manzelli che coordina le attività relative agli scavi archeologici della piazza Kennedy.
Malnati e Manzelli, con l'ausilio di immagini, hanno spiegato e commentato i risultati delle indagini volte a definire la stratigrafia relativa alle epoche storiche che hanno caratterizzato questo ambito urbano e, in particolare, l'edificio della antica chiesa di Sant'Agnese e l'entità dei ritrovamenti.
Il Soprintendente Malnati ha inoltre annunciato la volontà di approfondire gli scavi nell'area circoscritta all'altare di Sant'Agnese fino al rinvenimento dei resti risalenti al sesto secolo.
Le opere di riqualificazione di piazza Kennedy -curate dall'impresa Cbr e finanziate interamente dalla Fondazione del Monte di Ravenna e Bologna- sono iniziate il 22 giugno scorso. Il progetto è stato redatto da tecnici del Comune in collaborazione con l’architetto Pierluigi Cervellati per conto della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.
Contestualmente ai lavori, conclusi per quanto riguarda i marciapiedi sul lato Palazzo Rasponi Murat, sono stati realizzate operazioni di scavo presidiate dalla Soprintendenza Archeologica dell'Emilia Romagna che hanno interessato sia il versante della piazza su via D'Azeglio (Orti Rasponi), oggi concluse in assenza di reperti di rilievo, che l'area della chiesa di sant'Agnese, dove proseguiranno le indagini stratigrafiche. Tali operazioni hanno solo in minima parte rallentato il previsto svolgimento delle opere che, da lunedì 11 aprile, riprenderanno a pieno ritmo sul versante di via D'Azeglio per la realizzazione delle fondazioni che ospiteranno le strutture di vendita (edicola, street food) e le sedute collocate negli ex orti Rasponi.

Aggiornamenti a cura dell'archeologa Valentina Manzelli
in beniculturali.it/ravenna/piazza_kennedy.htm