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ASCETICA CRISTIANA: «la vita dell'uomo sulla terra è una MILIZIA» (Giobbe 7, 1). E chi ne parla più???...

Ha validità perenne l’adagio di Tommaso da Kempis, l'autore dell'aurea IMITAZIONE DI CRISTO, classico di spiritualità cristiana che ha plasmato generazioni di santi (tra cui per es. santa Teresina di Lisieux):

«La conversione vera e religiosa avviene quando uno lavora coraggiosamente per vincere i suoi difetti e si dedica con grande fervore all’acquisto delle virtù»[1].

Non ci si può illudere: si tratta di ingaggiare una vera e propria guerra spirituale che esige grande determinazione, forza, energia. La vera e autentica conversione, così, non potrà prescindere dall’aspetto ascetico della vita spirituale che allena e dispone alla dimensione militante della vita cristiana perché, come insegna lo Spirito Santo, «la vita dell’uomo sulla terra è una milizia; i giorni suoi son simili ai giorni d’un operaio» (Gb 7,1).

Bello e opportuno il commento-riflessione di san Josemaría Escrivá de Balaguer su questo versetto biblico del Libro di Giobbe:

«“Militia est vita hominis super terram, et sicut dies mercenarii dies eius” (Gb 7,1) [...]. Nessuno sfugge a questo destino, neppure i pigri che non si danno per intesi: disertano le file di Cristo e si affannano in altre lotte per soddisfare la loro comodità, la loro vanità, le loro ambizioni meschine; diventano schiavi dei loro capricci. Se la situazione di lotta è connaturale alla creatura umana, sforziamoci di adempiere i nostri obblighi con tenacia, pregando e lavorando con buona volontà, con rettitudine di intenzione, con lo sguardo rivolto a ciò che Dio ama. Così saranno colmate le nostre ansie d’amore, e progrediremo nel cammino verso la santità, anche se al termine della giornata troviamo che c’è ancora molta strada da percorrere. Rinnovate ogni mattina, con un serviam! deciso – ti servirò, Signore! –, il proposito di non cedere, di non cadere nella pigrizia o nella noncuranza, e di affrontare i doveri con più speranza, con più ottimismo, ben persuasi che se in qualche scaramuccia saremo vinti, potremo superare lo smacco con un atto di amore sincero»[2].

L’impegno ascetico, per il cristiano, è necessario. Non può essere un optional. L’ascesi, come insegna la bimillenaria Tradizione della Chiesa,

«impegna alla propria santificazione in Cristo e per Cristo, lottando con i tre terribili avversari torturatori, ossia il demonio, il mondo e la carne, oppure, come li presenta l’evangelista e apostolo san Giovanni, i tre avversari così schierati in campo: “La concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, la superbia della vita” (1Gv 2,16). Sono essi, infatti, che si trovano alla radice di tutti i nostri peccati e appetiti disordinati, sia della carne che dello spirito, viziando e deformando tutto ciò che invece vorrebbe e dovrebbe tendere al bene, operando il bene per l’anima e per il corpo, secondo il volere santo di Dio.

La mortificazione cristiana entra allora in campo contro questi nemici per colpirli e allontanarli, così che l’anima, ben difesa, possa elevarsi a Dio e operare in tutto secondo Dio [...] Bisogna anzitutto saper rendere grandemente attiva la mortificazione (che significa far morire, in sostanza) spingendola in azione decisa e compatta contro il mio egoismo, il mio egocentrismo, la mia egolatria, di cui sono schiavo connaturalmente e che sa farmi ben regolare in ogni cosa secondo il mio modo di pensare, di vedere, di volere e di agire [...].

La stessa mortificazione [...] deve prendere in cura particolarmente le facoltà superiori dell’anima dando la “morte” al proprio giudizio per allenarsi a ragionare sempre più secondo la fede o secondo la visione soprannaturale delle cose; dando la “morte” al proprio volere e alla propria memoria, disfacendosi non solo di tutto ciò che è male, ma anche di tutto ciò che non spinga e non tenda al bene e direttamente a Dio: “Cercate le cose di lassù, gustate le cose di lassù... non quelle della terra”, dice san Paolo (Col 3,2). Morte alla propria volontà [...] per fare soltanto la Volontà di Dio; morte alla propria memoria per ricordare soltanto ciò che piace al Signore e fa ricordare il Signore Iddio»[3].

Note:

[1] Tommaso da Kempis, La disciplina claustrale, c. III: Della vera conversione dell’uomo a Dio, che è il Sommo Bene.

[2] San Josemaría Escrivá de Balaguer, Amici di Dio, Ares, Milano 2009, n. 217.
[3] Padre S. M. Manelli, FI, Ascetica e Mistica nella Spiritualità Mariana, in Immaculata Mediatrix XII (3/2012) 324-326 [308-364].
Sam Gamgee
Gia', sulla Terra siamo ,o meglio dovremmo essere , una Chiesa Militante ,cioe' un esercito ,ed anche Satana ne ha uno ,ben piu' efficiente all'apparenza . Ma quando mai i sacerdoti parlano di queste cose 'medievali ' ?
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