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VIDEO Il manicomio Italia non è più raccontabile - Che dovrebbe ancora scrivere uno come me, che insegue la cronaca da 30 anni e ormai ha dubbi non sulla realtà del Paese ma su quello che vede perché gli pare tutta un'allucinazione?

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La destra perdendo fortissimamente le amministrative voleva anche dare un segnale preciso: non preoccupatevi che il manovratore non lo disturbiamo, se la pigliasse lui la grana di instaurare il regime duro, a noi basta arrivare fino ai soldi del Recovery da spartire tra i partiti.
E Draghi, l’autocrate, non chiede di meglio. Il lasciapassare è misura folle, che il mondo intero considera patologica, ma lui insiste: che deve scrivere il cronista di fronte all’ostinazione di un potere che prometteva la fine dello Stato autoritario col 70% di copertura vaccinale, poi portata all’80%, quindi rivista al 90% e adesso si sente dire che non basterà il 100%, che con la terza dose si ricomincia da capo e le restrizioni varranno “finché servono”, cioè finché lo decide Draghi? La stampa serva tutto questo lo chiama democrazia, Stato di diritto, ma se uno vuole dire la verità, allora deve dire che è tutto l’opposto, che l’Italia sta dentro quello che testate progressiste come il New York Times e il Washington Post definiscono “esperimento sociale”; e intendono: per conto della Cina. Posto che, come dicono voscienze scienziate, il 100% non basterà, si pretende una vaccinazione ciclica dalle 10 alle 20 volte l’anno (ma sì, che sarà mai?). Fino a quando? La risposta, l’unica, non può che essere: per sempre. Con quale utilità? Nessuna. Lo slogan per il manicomio Italia potrebbe essere: greenpass e divieti. E c’è chi approva felice.
Che dovrebbe raccontare il cronista spaesato constatando che abbiamo un ministro di pubblica sicurezza secondo il quale i poliziotti picchiatori stanno a verificare la forza ondulatoria dei blindati? Curioso ministro, questa Lamorgese: i fascisti li lascia fare perché sono pericolosi, sono maneschi, i portuali seduti col rosario fra le mani si possono legnare e affogare con gli idranti. E il capo della Cgil approva, dice che il loro sciopero è una vergogna, che le manifestazioni contro il governo vanno proibite e i facinorosi hanno avuto quel che meritavano. Quindi si fa una passeggiata sottobraccio, tutto fiero, col primo ministro Draghi, un banchiere, salvo proclamare da un palchetto che la proprietà privata equivale a uno stupro. Poi dice che uno si deprime a scrivere. Ma come fai a raccontare quello che non capisci tu per primo? Perché non lo capisci più, ti pare tutto un incubo, un mondo ribaltato. Hai 57 anni, vieni da una storia di populismo socialista per cui i sindacati stanno, almeno a parole, coi lavoratori e un giorno scopri che i lavoratori per i sindacati vanno bastonati alla bisogna; ti avevano insegnato che lo sciopero era un totem intoccabile e di colpo scopri che no, è un diritto da limitare, da negare, sempre per bocca dei sindacati.

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