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Il Crocifisso del Tufo: il cristianesimo tra gli etruschi By Paolo Borrelli - 13 Agosto 2021

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A Orvieto è conservata un’opera unica nel suo genere, eppure sconosciuta ai più, residenti compresi: il Crocifisso del Tufo.

Il Crocifisso del Tufo in una necropoli

Dalla scultura prende il nome la necropoli etrusca, detta appunto del “Crocifisso del Tufo“. Il luogo forma insieme al tempio etrusco del Belvedere una delle maggiori testimonianze della civiltà etrusca, che in questa zona ha soggiornato per molti secoli. “Necropoli” significa letteralmente “città dei morti” ed era il luogo di sepoltura per antonomasia presso il popolo etrusco.

La Necropoli del Crocifisso del Tufo si trova proprio al di sotto della rupe tufacea e si snoda lungo un percorso nel verde attraverso il quale si possono visitare tombe dalla caratteristica forma rettangolare e con una struttura molto lineare e ordinata. Esse sono in gran parte destinate a singoli nuclei familiari. Sull’architrave di ogni tomba è ancora leggibile il nome della famiglia etrusca ivi sepolta.

Una chiesa nella necropoli

In prossimità di questo “cimitero” etrusco, spunta la chiesa rupestre che conserva il crocifisso. Le tombe sono del tipo “a camera” e i disposte lungo una rete di vie sepolcrali che formano un impianto ortogonale. La chiesa rupestre resta chiusa praticamente tutto l’anno, impendendo ai visitatori di conoscere il crocifisso da vicino.

Secondo una leggenda il Crocifisso del Tufo risale all’antichità

Claudio Bizzarri, archeologo e grande esperto dei beni culturali della città del Duomo, ha sottolineato ai microfoni dell’ANSA che “questo crocifisso e questa chiesa ipogea sono in qualche modo un unicum”. “La leggenda – prosegue – racconta che il crocifisso sia stato scolpito nel tufo da Floriano, legionario romano, attivo, assieme all’Impero, in queste zone durante la guerra gotica e quindi nel VI secolo dopo Cristo. Floriano, accusato di omicidio e furto dai suoi commilitoni, decise di suicidarsi gettandosi dalla rupe. L’estremo gesto non andò in porto e sopravvisse. Come ricompensa a questa sorta di miracolo, Floriano decise di incidere nella roccia vulcanica della rupe di Orvieto quello che oggi conosciamo come Crocifisso del Tufo.

Il verdetto degli esperti: risale attorno al 1500-1600

Bizzarri ha altresì aggiunto: “Se la leggenda narra questo, una valutazione artistica più appropriata dell’opera ci riporta attorno al 1500-1600. I primi documenti che ci parlano di questa chiesa risalgono al 1615, ma raccontano di un luogo di culto già molto attivo e quindi è facile ipotizzare che tutto questo fosse già presente da prima”. “Si pensa che originariamente si trovasse all’esterno della chiesa e sicuramente anche la stessa chiesa era molto più grande e si estendeva al di fuori della rupe”, ha poi affermato.

Le condizioni del crocifisso

“Il crocifisso – aggiunge Bizzarri – non versa in ottime condizioni e sicuramente è stato molto rimaneggiato, a cominciare dalla sua collocazione”. L’archeologo ha espresso tutta la sua amarezza per l’impossibilità di rendere fruibile il crocifisso ai visitatori, se non attraverso le piccole finestrelle che si affacciano sul ritrovano anello della rupe, un percorso naturalistico sospeso a metà del masso tufaceo.