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Anathema sit Bergoglio - Capitolo 3: Chiesa e Sinagoga: una pari dignità

Il giudaismo, dopo la crocifissione di Nostro Signore, è divenuto il nemico del Vangelo e si è trasformato in Sinagoga di Satana. Questo non sono io che lo dico, ma due giudei, due Apostoli di Gesù Cristo, San Paolo e San Giovanni, che l’affermano nell’epistola ai Romani il primo e nell’Apocalisse il secondo. E sarà così fino alla conversione di Israele che, come annuncia San Paolo nella stessa epistola, un giorno si verificherà. Nell’attesa di questo felice evento l’opposizione fra la Chiesa e la Sinagoga è totale, nella misura in cui la prima è interamente dedicata a diffondere Gesù Cristo nelle anime e a farlo regnare nella società, mentre la seconda vi si oppone con tutte le forze, in quanto persegue un solo obiettivo: l’avvento dell’Anticristo.

Eppure, Nostro Signore li aveva avvertiti: «Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste.» (Gv. 5, 43). San Gerolamo commenta così queste parole di Gesù: «I giudei, dopo aver disprezzato la verità in persona, accoglieranno la menzogna ricevendo l’Anticristo.[1]» E Sant’Ambrogio dice: «Questo indica che i giudei, che non hanno voluto credere in Gesù Cristo, crederanno nell’Anticristo.[2]»

Il mondialismo laico dei diritti dell’uomo, l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale tecnocratico e anonimo, senz’anima e senza storia, sono il risultato dei loro sforzi secolari di sovversione metodica dell’ordine politico naturale e cristiano. La Repubblica Universale, astratta e disincarnata, concepita dagli spiriti illuminati nelle logge cabaliste, «democratica, multiculturale e pluralista», che esclude Cristo, è il contrappunto diabolico della Cristianità, una mostruosa contraffazione dell’unità cattolica e la condizione indispensabile per la manifestazione dell’Uomo del Peccato. Ed è gioco forza constatare che, dopo Giovanni XXIII, tutti i «papi conciliari» sono scesi sul loro terreno, divenendo i più ferventi partigiani delle Nazioni Unite e dei Diritti dell’Uomo, agenti ossequiosi del mondialismo anticristico e valletti servili della Sinagoga.

Bisogna tenere a mente due dati chiave, perché rivelano agli spiriti attenti la presenza del nemico nel luogo santo: la modifica della preghiera del Venerdì Santo per i giudei, che Giovanni XXIII si affrettò ad effettuare nel marzo 1959, appena quattro mesi dopo la sua elezione, e che ha soppresso i termini perfidi e perfidia applicati ai giudei; e la promulgazione, il 28 ottobre 1965, della dichiarazione conciliare sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane: Nostra Aetate, che dichiara che il giudaismo talmudico non dev’essere considerato come «riprovato da Dio» e che condanna l’«antisemitismo», termine utilizzato falsamente perché in effetti si riferisce all’antigiudaismo teologico basato sull’insegnamento del Nuovo Testamento; questi due dati interdicono la vera dottrina cattolica nei confronti della Sinagoga, quella che è in conformità con la rivelazione divina e col magistero bimillenario della Chiesa.

L’attitudine di Francesco verso il giudaismo si inscrive in perfetta continuità con questa nuova teologia conciliare. Ci limiteremo a citare un solo esempio, ampiamente sufficiente per illustrare la situazione. Il 27 settembre 2015, nel corso del suo viaggio negli USA, nell’Università Saint-Joseph di Filadelfia, Francesco ha benedetto una statua chiamata Sinagoga e Chiesa nel nostro tempo, che raffigura due donne sedute l’una a fianco all’altra come due sorelle. Una tiene un libro, l’altra un rotolo, mentre guardano con molto rispetto l’una i testi dell’altra. Sul piedistallo si trova scritta una frase di Francesco, tratta dal § 249 della Evangelii Gaudium:

«…esiste una ricca complementarietà che ci permette di leggere insieme i testi della Bibbia ebraica e aiutarci vicendevolmente a sviscerare le ricchezze della Parola»[3].

L’antivigilia, nel campus della stessa Università, si era svolto un colloquio giudeo-cristiano per commemorare il 50esimo anniversario di Nostra Aetate, intitolato: 50 anni di un viaggio d’amicizia. Ecco un breve passo dell’intervento del rabbino argentino Abraham Skorka, grande amico di Francesco col quale nel 2010 scrisse il libro Il cielo e la terra:

«Lo scopo ultimo di Nostra Aetate era di creare una nuova realtà per i giudei e i cattolici, un nuovo mondo. Un mondo nel quale non sono in opposizione, ma possono attivamente studiare ed apprendere insieme e così arricchirsi mutualmente e mutualmente aiutarsi a camminare nella loro via di alleanza con Dio. Noi non siamo più “estranei” gli uni per gli altri. Quest’idea è raffigurata da questa scultura molto significativa che stiamo per consacrare e che ricorderà a tutti coloro che la guarderanno e la contempleranno in avvenire, le conquiste del passato e le sfide dell’avvenire.»[4]

Da parte sua, lo scultore, Joshua Koffman, ha affermato che : «la dichiarazione del 1965 ha rigettato come obsoleti secoli di accuse cristiane che pretendevano che i giudei fossero nemici di Dio, ed ha chiamato al dialogo e all’amicizia cattolici e giudei.» Mentre a sua volta, il portavoce del Vaticano, Padre Federico Lombardi, poco prima dell’arrivo di Francesco davanti alla statua, ha spiegato ai giornalisti che la statua «è una perfetta manifestazione dell’identica dignità delle due sorelle, la Chiesa e la Sinagoga»[5].

A titolo di esempio storico, ecco le parole pronunciate dal rabbino Abraham Skorka l’11 novembre 2012, quattro mesi prima dell’elezione di Francesco al pontificato, in occasione del conferimento del dottorato onoris causa da parte della UCA (Università Cattolica Argentina) e consegnatogli dallo stesso Jorge Bergoglio, all’epoca arcivescovo di Buenos Aires e cardinale primate dell’Argentina, il quale ascoltò con attenzione il discorso del rabbino e l’applaudì calorosamente:

«Chiedo a Dio che si moltiplichino coloro che si battono per la verità, al di là delle spiegazioni e dei punti di vista teologici, al di là delle differenze teologiche. Noi dobbiamo creare una realtà umana, costruire una realtà umana diversa. Noi aspettiamo il messia, ma perché arrivi noi dobbiamo preparargli il terreno, dobbiamo fargli posto. Io credo che egli verrà quando Dio vorrà, Dio lo rivelerà all’umanità quando lo giudicherà opportuno. Ma credo che Dio aspetti anche noi. Molte grazie.»[6]

Per concludere questa sezione, ecco un breve passo della Evangelii Gaudium nel quale Francesco spiega che la Chiesa deve arricchirsi con i «valori» del giudaismo talmudico che rifiuta Nostro Signore Gesù Cristo:

«Dio continua ad operare nel popolo dell’Antica Alleanza e fa nascere tesori di saggezza che scaturiscono dal suo incontro con la Parola divina. Per questo anche la Chiesa si arricchisce quando raccoglie i valori dell’Ebraismo.» § 249

Si rimane stupefatti di fronte a simili parole. Quali sono questi «valori dell’ebraismo» suscettibili di arricchire la Chiesa? Il loro rigetto ostinato del loro solo Messia e Salvatore, Gesù Cristo? Oppure il loro internazionalismo sovversivo e anticristiano che prelude al regno mondiale dell’Anticristo? Mi chiedo: serve forse altro per convincersi che Francesco ha tradito la Chiesa e si è posto interamente al servizio della Sinagoga?

[1] Epist. 151, ad Algasiam, quest. II
[2] In Psalmo XLIII
[3] http://hola-akermariano.blogspot.fr/2015_09_01_archive.html
[4] callmejorgebergoglio.blogspot.com/…/skorkas-speech-…
[5] forward.com/…/pope-francis-ma… http://www.huffingtonpost.com/entry/pope-francis-jewish-community-statue_us_56081281e4b0af3706dca278
[6] www.youtube.com/watch (minuti da 14:20 a 15:20)
www.nostra-aetate.org/…/SERVIAM_030.html
Miles - Christi
Per maggiori informazioni sulle innumerevoli eresie e blasfemie di Francesco, si può consultare i libri: L’impostura bergogliana: I. Cronache di un empio e L’impostura bergogliana: II. La misura è colma!, pubblicati dalle Éditions Saint-Remi in quattro lingue (italiano, inglese, francese e spagnolo):
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