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Francesco I
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Caso Becciu, decisive per le indagini carte e confessioni del suo collaboratore monsignor Perlasca

CITTÀ DEL VATICANO. Sarebbe monsignor Perlasca lo stretto collaboratore di Becciu che, confessando e consegnando documentazione «scottante», avrebbe dato il via alla svolta delle indagini sui presunti illeciti finanziari del cardinale sardo. La Stampa lo apprende da fonti interne al Vaticano.

Per anni Alberto Perlasca è stato il potentissimo capo ufficio amministrativo della Prima Sezione della Segreteria di Stato, dove si gestisce un tesoretto di quasi 700 milioni di euro tra immobili e liquidi, compresi i flussi dell’Obolo di San Pietro. Il 4 agosto 2019 gli viene improvvisamente cambiato l’incarico: trasferito al Tribunale della Segnatura apostolica. Ma non è ancora coinvolto in alcuna inchiesta, in cui sarebbe entrato nel febbraio scorso. Sulle dimissioni di Giovanni Angelo Becciu, che per volontà papale non è più prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e ha perso le prerogative cardinalizie, Perlasca a caldo aveva tagliato corto: «Non so niente». E invece avrebbe confessato il suo ruolo negli investimenti spericolati che hanno gravemente «alleggerito» i conti della Santa Sede, e avrebbe fornito ai magistrati carte e conti che proverebbero il coinvolgimento di Becciu.

Il porporato sardo prossimamente andrà a processo, durante il quale dovrà spiegare - insieme ad altri sei funzionari della Segreteria di Stato compreso Perlasca - ciò che non torna nelle indicazioni che avrebbe dato ai protagonisti della «spericolata» operazione finanziaria avvenuta negli anni in cui era sostituto agli Affari generali, dunque anche responsabile dell’uso della «cassa» della Segreteria di Stato amministrata da Perlasca. Oltre che di peculato, potrà essere accusato anche di favoreggiamento.
Tra l’altro non ci sarebbe solo il palazzo di Sloane Avenue: la Segreteria di Stato vaticana avrebbe investito altri 100 milioni di sterline in appartamenti di lusso a Londra. Lo scrive il Financial Times chiamando in causa il ruolo, in questi investimenti, di Becciu. Si tratterebbe di «un portafoglio di appartamenti di altissimo livello a Cadogan Square e dintorni, a Knightsbridge, uno degli indirizzi residenziali più costosi di Londra». I nuovi documenti, «che non configurerebbero alcun illecito - precisa il giornale della City - gettano ulteriore luce sulle attività finanziarie della Segreteria di Stato».

Nel frattempo, a sorpresa, in questi giorni dopo tre anni torna a Roma un avversario storico di Becciu, il cardinale australiano George Pell, l'ex «ministro» dell’Economia vaticana uscito dal carcere dopo essere stato scagionato dalle accuse di pedofilia. In questi giorni Pell aveva già fatto sentire la sua voce lasciando trapelare un ringraziamento al Papa per avere allontanato Becciu. Altra benzina sul fuoco che sta già arroventando le Sacre Stanze.
Domenico Agasso

lastampa.it
Gaetano2
Se Pell si fida nel NON Vicario di NSGC, è perduto
nolimetangere
E poi predicano la povertà...