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UDINE Chiesa della Beata Vergine del Carmine - Arca del Beato Odorico Matiussi da Pordenone

Irapuato
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PaoloSlavazza Nel Martirologio Romano, 14 gennaio, n. 11:
«
A Udine, beato Odorico Mattiuzzi da Pordenone, sacerdote dell'Ordine dei Minori: percorse in lungo e in largo predicando il Vangelo le regioni dei Tartari, degli Indi e dei Cinesi da lui attraversate fino alla capitale della Cina Kambalik e molti convertì alla fede di Cristo. »
(Santo di venerazione particolare o locale)
Beato Odorico da Pordenone (Villanova di Pordenone, 1285; † Udine, 14 gennaio 1331) è stato un religioso, presbitero e missionario italiano dell'Ordine dei Frati Minori.

Biografia
Nacque a Villanova di Pordenone, nella seconda metà del XIII secolo, giovanissimo si fece francescano a Udine. Fu uno dei rari viaggiatori occidentali in Estremo Oriente nel Medio Evo. Il racconto del suo viaggio, dettato a frate Guglielmo da Solagna, è ritenuto autentico e affidabile. Per contro, quello scritto in antico francese, nella seconda metà del XIV secolo fu arricchito da John Mandeville con scene e racconti immaginari.
Entrato giovane in convento, dopo una esperienza di vita eremitica, fu ordinato sacerdote a 25 anni. Dopo alcuni anni da predicatore in vari conventi d'Italia, nel 1314 fu inviato dal suo Ordine in Oriente. Partì per mare da Venezia da dove raggiunse Costantinopoli, da qui ancora per mare raggiunse Trebisonda. Visse in terra armena per un certo periodo presso un convento della sua comunità a Erzurum, per approfondire la conoscenza delle lingue orientali. Scese poi nei territori dell'attuale Iraq da prima a Tabriz e poi a Sultaniya, anche qui soggiornò presso un convento del suo ordine. Scese poi a sud toccando varie città persiane tra cui Kashan, Yazd, Persepoli e Shiraz per raggiungere il Golfo Persico. A Ormuz si imbarcò per l'India, dove sbarcò dopo un viaggio di una ventina di giorni a Thana, città nei pressi dell'attuale Bombay.
In questa città quattro suoi confratelli: fra Tommaso da Tolentino, Giacomo da Padova, Demetrio Georgiano e Pietro da Siena.[1] vennero martirizzati alcuni anni prima. I corpi dei martiri furono portati dal padre domenicano Jordanus Catalani a Supera, cittadina a una quarantina di chilometri a nord di Bombay dove vennero sepolti. Odorico ne dissotterrò i corpi e prese con se le spoglie nel lungo viaggio verso la Cina. Riprese il viaggio per mare scendendo le coste occidentali dell'India, raggiunse probabilmente l'isola di Ceylon, risalì la costa orientale indiana per portarsi sulla tomba di san Tommaso apostolo a Maylapur nei pressi di Madras.
Lasciate le coste indiane su una giunca, raggiunse l'isola di Sumatra, toccò vari porti meridionali di questa isola e poi raggiunse l'isola di Giava e probabilmente del Borneo. Qui le descrizioni del viaggiatore si fanno confuse, in quanto i nomi citati non sono più riconoscibili oggi. Secondo alcuni toccò varie isole dell'arcipelago filippino e forse anche alcune isole meridionale del Giappone.[2]
Giunse in fine nel porto di Chin-Kalan l'attuale Canton nella Cina meridionale. Qui fu grande lo spavento di Odorico nell'apprendere che i doganieri avrebbero ispezionato la nave in cera di merce proibita all'importazione. Tra queste merci proibite vi erano le ossa dei martiri.[3] Ma gli ispettori non trovarono le ossa dei martiri francescani e Odorico le poté portare fino al porto di Xiamen (Amoy) dove furono in fine traslate in uno dei due conventi dell'Ordine esistenti in città.
Interessante notare come i figli di san Francesco, morto appena cento anni prima, già avevano raggiunto gli estremi confini del mondo allora conosciuto. Questa espansione, come spiegò Odorico, fu in parte favorita dallo sterminato Impero Mongolo, instauratosi in quegli anni in Asia. I Mongoli, non avendo una religione propria, furono influenzati dalle religioni dei popoli che incontrarono. Divennero mussulmani in Persia, buddisti in India e seguaci di Confucio in Cina e furono anche affascinati dalla predicazione dei missionari cristiani che raggiunsero le loro contrade.[4]
Proseguì il viaggio verso nord, toccò Fuzhou e attraverso i monte giunse a Zhejiang e Hangzhou, allora conosciuta come la città più grande del mondo. Proseguì poi per Nanchino e attraversato il fiume Azzurro si imbarcò sul Gran Canale per raggiungere la capitale dell'impero allora chiamata Kambalik l'attuale Pechino.
Qui visse per tre anni presso la missione del suo confratello e arcivescovo Giovanni da Montecorvino allora già molto anziano.
Riprese il cammino verso casa attraverso l'Asia Centrale, ma qui il racconto di fra Odorico si fa meno preciso e i riferimenti geografici sono confusi. Probabilmente attraversò il Tibet, giunse nel nord della Persia e poi di nuovo in Armenia fino al porto di Trebisonda dove si imbarcò per Venezia giungendovi alla fine degli anni venti.
Nel maggio 1330, su richiesta del suo superiore Guidotto, Odorico, ospite del monastero presso la Basilica di Sant'Antonio, dettò il resoconto del suo viaggio al frate Guglielmo di Solagna.
Da lì Odorico, per adempiere il compito affidatogli dall'arci vescovo Giovanni da Montecorvino di informare il Papa su quanto visto in Estremo Oriente, riprese il cammino per raggiungere la curia papale ad Avignone; l'itinerario prescelto prevedeva un viaggio via terra fino a Pisa, poi via mare fino a Marsiglia e quindi ad Avignone.
Giunto a Pisa, però, si ammalò. Fece allora ritorno nella sua patria natale il Friuli, presso il convento che lo vide novizio a Udine, dove morì il 14 gennaio 1335.
Culto
Il culto al beato Odorico fu riconosciuto il 2 luglio 1755 da Benedetto XIV, che due anni più tardi concesse all'Ordine dei Frati Minori la facoltà di celebrarne la festa, facoltà poi estesa alle diocesi di Udine e di Concordia-Pordenone.
Nel XX secolo dopo la pubblicazione dell'edizione critica nel 1929 della relazione del viaggio missionario di Odorico, si ridestò l'interesse per la ripresa della Causa di canonizzazione del beato. Nel 1982 si svolse un Convegno di studio sulla vita e l'opera del beato Odorico e nel 1994 il Ministro provinciale di Padova, padre Agostino Gardin, avanzava esplicita richiesta per la ripresa della Causa.
Il 15 aprile 1994 il postulatore padre Ambrogio Sanna ha presentato il supplex libellus all'Arcivescovo di Udine, che ha proceduto all'istituzione di una commissione di storici per la raccolta della documentazione che consenta di provare non solo la continuità del culto, ma soprattutto l'eroicità delle virtù esercitate dal beato Odorico.
Il 9 gennaio 2002 vi fu l'apertura solenne del processo di canonizzazione del grande missionario friulano in Oriente.