Fatima.
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Libertà di scelta in Italia ai tempi del Covid

La maggior parte degli italiani ha vissuto l'arrivo dei vaccini contro il Covid-19 come la liberazione da un incubo, il ritorno alla vecchia strada, più familiare e più sicura, una strada che avrebbe permesso loro di accantonare definitivamente non solo quarantene, guanti, mascherine e disinfettanti ma, soprattutto, impedirebbero loro di ammalarsi e morire per una malattia apparentemente apocalittica.

Aiutati dai grandi media, molti italiani hanno trovato irragionevole la posizione di coloro che diffidavano dei vaccini. Rifiutare la vaccinazione, rifiutare il famigerato tampone e il lasciapassare verde (o nero...) erano intesi come un'evasione dalle proprie responsabilità e molti qui in Italia si schierarono apertamente con le costrizioni punitive inventate dal governo e con i manganelli che la polizia distribuiva democraticamente, con nessuna avarizia, sui manifestanti che hanno osato protestare.
L'efficacia dei vaccini e i loro effetti collaterali meriterebbero un'enciclopedia a parte, ma si può ancora affermare che, finora, non sono stati proprio l'invenzione smagliante per cui ci sono stati venduti, e potenzialmente ci sono aspetti nascosti che potrebbero essere tragicamente evidenti in un futuro non troppo lontano, con conseguenze non solo legate all'ambito prettamente medico.
Fino a poco tempo la magistratura italiana sembrava invisibile, congelata o incapace di prendere posizioni chiare rispetto alle scelte del governo guidato da Mario Draghi e solo di recente si sono pronunciate contro il governo.

Anche gli avvocati italiani hanno generalmente seguito la linea del governo e non sono molti quelli che si sono prodigati per difendere chi è stato sospeso perché sprovvisto di tessera sanitaria o perché non vaccinato.
Tra medici a rischio sospensione anche se hanno curato e salvato migliaia di pazienti, come il dottor Andrea Stramezzi, magistrato apparentemente indeciso, e avvocati reticenti se non apertamente ostili nei confronti dei non vaccinati, c'era ed è poco da essere allegri circa per chi si oppone al vaccino in questa nostra Italia ai tempi del Covid.
Tuttavia, ci sono delle eccezioni. Uno è l'avvocato Alessandro Fusillo, che si è prodigato per fornire assistenza legale a chi riteneva ingiuste le decisioni del governo Draghi. Fusillo è, tra l'altro, uno degli avvocati che difendono il dottor Stramezzi. Le domande che gli rivolgo cercano di chiarire ancora una volta le ragioni inascoltate di tanti italiani e di mettere in luce la profonda divisione che è sorta nel nostro amato Paese.
Pensi sia corretto chiamare no-vax chi rifiuta i vaccini Covid?
Ciò non è corretto e il termine è volutamente utilizzato per distogliere l'attenzione dai gravi problemi che circondano i cosiddetti vaccini Covid-19. Il termine 'no-vax' descriveva tradizionalmente persone che avevano pregiudizi nei confronti di tutti i vaccini, ad esempio per motivi religiosi o sfiducia nei confronti della medicina tradizionale e delle aziende farmaceutiche. Nel caso dei vaccini contro il Covid-19, tutti coloro che sono stati etichettati 'no-vax' non hanno in realtà affermato alcuna posizione prevenuta nei confronti dei vaccini ma hanno affermato il valore della libera scelta e hanno evidenziato i gravissimi problemi che circondano queste terapie. Si tratta, infatti, di farmaci ancora in fase sperimentale, i cui effetti avversi a medio e lungo termine sono sconosciuti. Questi cosiddetti vaccini sono stati fortemente raccomandati e talvolta imposti all'intera popolazione mentre il rischio associato alla malattia da Covid-19 è molto diverso tra i gruppi di età, il che avrebbe richiesto una valutazione differenziata per ciascun paziente. Inoltre, la tecnologia dell'mRNA è nuova, mai utilizzata prima nei vaccini umani e molti si sentono trattati, giustamente, come cavie. Infine, i vaccini non sono efficaci. Sono molti i casi di soggetti vaccinati che si reinfettano con la malattia Covid-19 e a loro volta ne infettano altri, come è evidente nei casi di virus influenzali che mutano molto rapidamente e rendono spesso i vaccini completamente inutili. Inoltre, il governo non ha commissionato alcuna analisi indipendente sui vaccini, la cui esatta composizione chimica non è nemmeno nota perché le case farmaceutiche ritengono si tratti di informazioni coperte dal segreto industriale. Chi non ha accettato acriticamente la narrativa ufficiale è stato etichettato come 'no-vax' e contrario alla scienza, mentre è proprio il metodo scientifico che esige che tutto sia verificato, verificato e messo in discussione.
Quali sono i diritti di chi si oppone ai vaccini Covid e da dove derivano? Quanto è difficile difendere questi diritti qui in Italia?
Il vero problema nasce dall'imposizione dei vaccini come obbligo per alcune categorie, operatori sanitari, docenti di scuole e università, personale militare e delle forze dell'ordine e, infine, over 50. Il diritto a disporre liberamente del proprio corpo anche rifiutando le cure mediche è un principio del diritto naturale. La sua negazione comporta l'affermazione che alcune persone hanno il diritto di disporre dei corpi di altri, se necessario con la forza. I sistemi che negano l'inviolabilità del corpo si fondano sull'arbitrarietà e sul diritto del più forte. Le cure sanitarie obbligatorie, infatti, sono vietate da alcune fonti del diritto internazionale: in primis la Convenzione di Oviedo e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, che subordinano ogni cura sanitaria al consenso libero e informato della persona ha riguardato. Il principio del consenso informato ha una lunga tradizione giuridica che può essere fatta risalire al Codice di Norimberga, sorto dopo la tragica esperienza della medicina nazista che utilizzava i prigionieri dei campi di concentramento come cavie per esperimenti medici. Anche la costituzione italiana, pur consentendo cure mediche obbligatorie, non consente l'imposizione di un vaccino, a meno che non sia un farmaco utile sia a chi lo assume sia a tutti gli altri, che non vi siano effetti avversi diversi da quelli che sono normali e tollerabili, e che la legge prevede comunque un risarcimento in caso di effetti negativi. I vaccini contro il Covid-19 non rientrano in questi parametri molto restrittivi fissati dalla nostra Corte Costituzionale. Ad oggi è molto difficile far valere il diritto all'autodeterminazione sanitaria in Italia, e la responsabilità di questa situazione è principalmente dei giudici e, in misura minore, della professione legale e medica. Se è vero che alla fine alcuni tribunali (in particolare il Consiglio di giustizia amministrativa siciliana) hanno sollevato la questione della costituzionalità, è anche vero che molti importanti giudici, in particolare il Consiglio di Stato, hanno sistematicamente rifiutato non solo di vedere l'ovvio problemi di costituzionalità, ma anche di disapplicare le norme sugli obblighi di vaccinazione come avrebbero potuto fare molto facilmente secondo il diritto europeo. I magistrati, invece di controllare l'operato del governo, come sarebbe loro dovere, si sono visti come gli esecutori della politica sanitaria del governo. Il supremo giudice amministrativo continua, poi, nelle sue sentenze ad affermare un fatto non vero e cioè che i vaccini non avrebbero gravi effetti negativi, mentre la stessa AIFA, l'autorità italiana di farmacovigilanza, ha accertato migliaia di casi gravissimi, di cui alcune decine dei decessi, sebbene utilizzino un algoritmo che esclude tutti i casi avvenuti dopo 14 giorni dall'inoculazione e, pertanto, non è in grado di tener conto degli effetti avversi a medio e lungo termine. Anche noi avvocati avremmo potuto e dovuto fare di più. Ci sono molti colleghi che non si sono nemmeno resi conto dell'attacco senza precedenti ai diritti umani che è stato perpetrato negli ultimi due anni in Italia. Non meno responsabili i medici che prima si sono fatti imporre un protocollo palesemente viziato per la cura del Covid-19 (paracetamolo e "vigile attesa") e poi hanno accettato senza polemiche l'obbligo della vaccinazione. Un semplice sciopero di tutti i medici avrebbe potuto ribaltare il governo in breve tempo.
Può ricordarci che cos'è un decreto legge e se, secondo lei da avvocato, c'è stato un abuso di questo strumento legislativo da parte degli ultimi due governi?
Il decreto-legge è un provvedimento con forza di legge adottato dal governo in casi di straordinaria necessità e urgenza che deve essere approvato dal parlamento entro sessanta giorni a pena di decadenza, cioè di inefficacia. Questo è ciò che prevede la costituzione. C'è, tuttavia, l'errore dei governi (non solo degli ultimi due) di abusare di questo strumento sotto due aspetti, il primo è quello di ignorare i requisiti di necessità e urgenza, che spesso sono una formula vuota. L'altro aspetto, ancora più grave, è quello di collegare la conversione in legge del decreto legge con la cosiddetta questione di fiducia, ovvero il voto sulla permanenza in carica del governo. Questo mette il parlamento nella scomoda situazione di dover far cadere il governo se il decreto non viene convertito in legge, e quindi il parlamento viene letteralmente espropriato della possibilità di discutere e modificare la legislazione. Inoltre, i singoli parlamentari non dipendono solo dalla decisione dei leader di partito se nominarli o meno come candidati alle prossime elezioni, ma molti sono anche finanziariamente dipendenti dagli stipendi estremamente elevati (tra i più alti al mondo) che pochi parlamentari sarebbe in grado di guadagnare lavorando. Il risultato è un parlamento sottomesso alle decisioni del governo e privo della capacità e dell'autorità per frenare gli abusi del governo sempre più potente.
Non c'è solo il governo con i suoi ministri ma anche il Parlamento e il Presidente della Repubblica. Non crede che sia andata perduta una funzione di controllo reciproco che avrebbe dovuto prevenire o almeno moderare eventuali distorsioni politiche?
Il sistema di pesi e contrappesi ideato dai padri costituenti della repubblica è fallito. Il Parlamento non è più in grado di esercitare alcun potere ed è ostaggio del governo. Il Presidente della Repubblica, invece, è il vero arbitro della politica almeno dal 2011, a cominciare dal governo Monti, poiché i primi ministri sono sempre più l'espressione della politica presidenziale. Le due entità politiche che in questi anni hanno accresciuto a dismisura i propri poteri sono state il Presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio, che sono i veri padroni del Paese senza alcun potere di contrapposizione in grado di bloccarli. L'Italia ha intrapreso una strada autoritaria del culto dell'uomo forte che decide da solo senza alcun reale controllo. D'altronde i due massimi esponenti di questa direzione, Monti e Draghi, provengono da apparati burocratici (la Commissione Europea e la Bce) dove il potere è esercitato senza alcun controllo e soprattutto senza alcuna legittimazione democratica. La Corte Costituzionale, che sarebbe l'altro elemento di garanzia, non è in grado di svolgere tale funzione a causa della sua composizione, di cui due terzi di nomina politica, che toglie ogni garanzia di imparzialità e distacco all'apparato di governo. Ancora più grave è il conflitto di interessi che caratterizza molti supremi magistrati amministrativi del Consiglio di Stato che alternano magistrati a funzioni ai vertici delle amministrazioni come capi di gabinetto, il che crea un indebito intreccio di giudici e giudicati.
Il governo di Mario Draghi ha cercato di imporre la vaccinazione privando le persone sia del lavoro che dello stipendio ma allo stesso tempo volendo che firmassero il consenso informato. Non è questa una contraddizione, e per di più crudele?
La contraddizione è evidente e va letta insieme alla scelta consapevole di non prevedere alcun compenso per gli effetti avversi dei vaccini e di esonerare i medici vaccinali da responsabilità penale in caso di morte o grave lesione causata da tali trattamenti. La facile previsione è che alle migliaia di persone danneggiate dai vaccini contro il Covid-19 verrà negato il risarcimento da parte del governo, che, usando come scusa la firma del modulo di consenso informato, rifiuterà di risarcirle. Inoltre, non va dimenticato che la repubblica italiana è definita all'articolo 1 della costituzione come democratica e fondata sul lavoro. Proibire a molte persone non vaccinate di guadagnarsi da vivere lavorando è stato un atto profondamente serio e senza precedenti da parte del governo italiano, che ha ripudiato le fondamenta su cui è costruita la repubblica.
È eccessivo parlare di estorsioni?
Questo non è eccessivo. Non solo io, ma anche altri avvocati che tutelano i diritti fondamentali dei cittadini lesi dai provvedimenti del governo, abbiamo messo a disposizione di chiunque fosse interessato un piano di denuncia per estorsione ai danni del governo. Costringere qualcuno a fare qualcosa sotto la minaccia di un male ingiusto (nel nostro caso la perdita del posto di lavoro) costituisce reato di estorsione e so che migliaia di denunce hanno presentato. Il problema sarà trovare un magistrato che abbia il coraggio di processare Draghi, Speranza e gli altri ministri del governo, come sarebbe giusto e giusto.
Cosa fare allora?
La strada che ho indicato più volte è quella della disobbedienza civile non violenta e ovviamente quella dell'azione legale e delle denunce. È quindi urgente aprire una nuova fase costituente per modificare o riscrivere la costituzione. Il governo ha troppi poteri ei cittadini devono esercitare quella sovranità che gli è riconosciuta anche dalla costituzione esistente per porre limiti invalicabili all'azione del governo. La libertà individuale, in particolare quella dell'autodeterminazione sanitaria, deve essere riaffermata come principio inviolabile. Finché ci sarà un potere che può pretendere di esercitare scelte mediche per i cittadini, non solo non saremo liberi, ma saremo terreno di caccia per le multinazionali farmaceutiche interessate a vendere i loro prodotti, preferibilmente con l'aiuto del governo.
Infine, vorrei citare la campagna di odio scatenata contro chi non voleva vaccinare. Cosa ne pensi? Come vede il futuro della nostra Repubblica?
La campagna di odio a cui hanno partecipato numerosi ministri del governo, seguiti da persone che si vantano indegnamente di essere giornalisti e vari protagonisti di talk show televisivi è uno dei capitoli più vergognosi della storia italiana. Non dimentichiamo che l'Italia ha una democrazia molto recente e che è stata la culla del fascismo: purtroppo la discriminazione contro i dissidenti fa parte del nostro recente passato. La campagna dell'odio è stata tanto più assurda in quanto i dubbi espressi da chi ha rifiutato il trattamento sperimentale sono oggi quotidianamente confermati dal numero sempre crescente di casi di persone con tre o quattro dosi che si ammalano e dai tanti effetti negativi, anche quelli letali, sui quali la maggior parte dei media, con poche eccezioni, tacciono imbarazzati. Purtroppo la spaccatura tra il fronte di resistenza (impropriamente chiamato 'no-vax') e il resto del Paese è profonda e irrimediabile, e la ricostruzione del Paese dai disastri operati dagli ultimi due governi in nome di un pazzo e una politica sanitaria inefficace sarà molto difficile e richiederà anni.

Difendersi ora - Avv. Fusillo, [29/06/2022 14:33]
La mia intervista alla Pravda sulla assurda situazione dei diritti umani in Italia.
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