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Fatima.

I fatti di Trieste e il sistema Green pass

FATTI DI TRIESTE
E IL SISTEMA "GREEN PASS"

Si riporta un comunicato dell’Osservatorio Cardinale Van Thuan sulla Dottrina Sociale della Chiesa, dove viene denunciato il carattere vessatorio, inutile, e violento dell’obbligo del Green Pass.

I fatti di Trieste e il sistema Green pass
Dichiarazione dell’Osservatorio Card. Van Thuân

vanthuanobservatory.org/…ass-dichiarazione-dellosservatorio-card-van-thuan/

I fatti accaduti lunedì 18 ottobre a Trieste, unitamente a quelli capitati a Roma qualche giorno prima, vanno considerati come eventi apicali di un lungo periodo di pressione del potere politico sulla società e sui cittadini italiani. Il disagio e la sofferenza di molti è dovuta al nuovo autoritarismo sanitario, sociale e politico che interviene a bloccare la vita sociale e ad esercitare un controllo sui movimenti, sulle azioni e sulle coscienze degli individui in forme preoccupanti per la libertà e per la dignità delle persone, delle famiglie, dei corpi intermedi, allineati dall’alto a comportamenti obbligatori anche in mancanza di veri motivi di emergenza.
Le manifestazioni di Trieste, senza scordare quelle tenutesi in moltissimi capoluoghi di provincia in questi ultimi giorni e che i media ufficiali hanno trascurato, hanno espresso questo disagio per il superpotere che lo Stato si attribuisce con la scusa di proteggerci da una pandemia ormai pressoché inesistente. Si è trattato, in genere, di manifestazioni pacifiche, tenuto anche conto che in questi casi l’infiltrazione di facinorosi è sempre possibile, il che dovrebbe essere considerato soprattutto dalle autorità di governo, che dovrebbero prudenzialmente evitare di esacerbare i cittadini proprio per evitare poi possibili strumentalizzazioni disordinate.
Il carattere sostanzialmente pacifico e di popolo delle manifestazioni denuncia l’eccesso di controllo da parte delle pubbliche istituzioni, e l’idea che criticare il Green pass sia il principale pericolo per la Repubblica. La sproporzione degli interventi delle forze dell’ordine, la demonizzazione di chi non vuole sottomettersi all’ingresso dello Stato nelle coscienze in campo sanitario ed etico, la determinazione del sistema politico a costringere, anche tramite ricatto, ad una vaccinazione dai molti aspetti problematici che solo la coscienza personale può valutare, ci dicono che i fatti di Trieste sono il fenomeno di una volontà politica di ampio respiro che va respinta.
Il nostro sostegno ai dimostranti triestini è motivato non solo dal trattamento che hanno subito, ma soprattutto dal fatto che la loro denuncia delle derive autoritarie su temi essenziali della vita civile ha fondamento reale.
Nonostante la narrazione ufficiale ci presenti un quadro del nostro Paese in ripresa proprio grazie al Green pass, è invece proprio il Green pass a dimostrare il blocco autoritario del sistema politico e forme di decomposizione della nostra vita sociale. Da quando si è deciso di non curare ma di vaccinare; da quando si è deciso di obbligare a vaccinarsi direttamente o tramite il ricatto di non poter più lavorare o di non poter più entrare a prendere il proprio bambino alla Scuola materna; da quando si è deciso di fornire dati contraffatti e allarmistici; da quando si è confezionato il format di una vulgata da distribuire alle masse a cui si sono attenuti anche giornalisti e sindacati; da quando si è voluto negare il diritto della coscienza personale a giudicare del bene da fare qui e ora, sia negando che i cosiddetti vaccini anti-covid non sono vaccini ma sieri genici, sia negando il loro carattere sperimentale e le loro reali e possibili conseguenze negative … si è capito che si era davanti ad un progetto di controllo sociale e politico di ampia portata, non contingente ma sistemico, che avrebbe prolungato artificialmente l’emergenza perché ad esso utile e funzionale.
Le dimostrazioni di dissenso sono la fase acuta del profondo disagio che molti italiani provano davanti a questo progetto di sperimentazione sociale condotto dall’alto. Non si tratta solo di difendere la democrazia nei suoi aspetti formali, ma di difendere le basi più elementari del bene comune. Se il potere politico oggi fa questo, cosa potrebbe fare domani?
In questi mesi ed anche in questi giorni siamo rimasti impressionati dalla convergenza, come se ci fosse un’unica regia, dei centri di potere su un’unica tesi, diffusa tramite un’unica narrazione, diramata tramite alcuni ripetuti slogan: la libertà non è un fatto individuale, il Green pass ci permette di essere liberi, il Green pass permette la ripresa economica … Perfino la resurrezione del Fascismo è stata utilizzata per confondere le acque. Nel frattempo sono stati vaccinati i giovani, senza alcun vero motivo sanitario e senza tener conto dei danni che ne potranno derivare a lungo termine; nel frattempo si parla di vaccinare obbligatoriamente i bambini dai 5 ai 12 anni, una vera e propria violenza gratuita, date l’assoluta inutilità e pericolosità della procedura, stante l’assenza di emergenza e stante la mancanza di dati sulle possibili conseguenze a lungo termine; nel frattempo il potere politico ha mentito in molte occasioni, ha bloccato la vita politica per mesi e ha chiamato ancora una volta al governo un uomo cooptato dallo stesso sistema; nel frattempo si è obbligato il popolo a fare i temponi tre volte la settimana non per poter andare a ballare in discoteca ma per lavorare, si sono obbligati gli studenti allo stesso trattamento per poter studiare in biblioteca, si ritiene normale far fare la fila davanti alle farmacie dalle 5 del mattino mentre i dati sul contagio, sui ricoveri e sulle morti cadono a picco e sparirebbero anche di più se fossero forniti e interpretati correttamente,
Il nostro Osservatorio ha pubblicato molti contributi critici dal marzo del 2020 ad oggi sulla questione pandemia, vaccinazione e Green pass, davanti ai fatti di Trieste sente ora il dovere di rendere nota in forma sintetica con questa Dichiarazione la propria posizione.


L'ufficializzazione della criminalizzazione dei non vaccinati fa seguito a una campagna d'odio nei confronti di chi, legittimamente e fondatamente, nutre dubbi e ha maturato una valutazione contraria a dei sieri a terapia genica sperimentale che hanno ampiamente dimostrato di non essere dei vaccini in quanto non bloccano la circolazione del virus, con il risultato che anche i vaccinati possono contagiarsi, contagiare, ammalarsi e morire per Covid-19 o le sue varianti, tanto è vero che siamo alla terza dose in sette mesi. Così come ignora totalmente il fatto che ci sono 27.247 morti nell'Unione Europea dopo la somministrazione dei cosiddetti «vaccini anti Covid-19» e 2.563.768 persone hanno subito delle «conseguenze avverse», di cui 1.222.818 gravi, che significa delle invalidità totali o parziali.
Ecco perché l'insieme della strategia che di fatto ha obbligato la maggioranza delle popolazioni europee, assumendosi ciascun vaccinato la responsabilità delle conseguenze anche letali, si regge su una menzogna acclarata, e cioè che questo vaccino anti Covid-19 garantisca l'immunizzazione. L'ulteriore sviluppo di questa strategia menzognera, la criminalizzazione dei non vaccinati, alimenta inevitabilmente la tensione sociale, istiga gli estremisti alla violenza e rischia di scatenare una guerra civile, consentendo al Governo di reagire con una dura repressione indiscriminata contro una fetta di popolazione civile e pacifica, e contro dei professionisti della provocazione e della violenza ben noti alle autorità al punto da venire strumentalizzati per accreditare una dittatura sanitaria, finanziaria e mediatica che è già manifesta.
Noi che abbiamo a cuore la nostra vita, dignità e libertà, noi che ci impegniamo per il bene dei nostri figli e nipoti, andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l'aiuto del Signore insieme ce la faremo.


Magdi Cristiano Allam
Domenica 24 ottobre 2021

La domanda del Cardinale Sarah che fa tremare i Vescovi
Da Giovanni Bernardi
07/10/2021

La dura accusa del cardinale Sarah ad alcuni vescovi che avrebbero implementato delle misure da lui non condivise in quanto addirittura “più restrittive di quelle previste”, riassunta in una domanda a dir poco centrale. Purtroppo, infatti, da quando è scoppiato il Covid si sono viste situazioni molto dolorose per la Chiesa cattolica nel nostro Paese, con poliziotti che si introducono in Chiesa per interrompere le celebrazioni e umiliare fedeli e sacerdoti.
Paradossale è che alcuni sacerdoti e vescovi italiani si sono dimostrati persino più “statalisti” dello Stato stesso. Come nei casi più recenti del Green pass, nonostante non ci siano state indicazioni precise in merito da parte dei governi, su misure che sono strettamente politiche e che di universale talvolta hanno ben poco, alcune diocesi e vescovi hanno voluto essere ancora più “stringenti” di quanto richiesto.


La triste situazione che è emersa con il Covid
Accesso alle Messe sbarrato se non con green pass, amuchina al posto delle acquasantiere, celebrazioni con mille e più limitazioni ed esclusioni, dimenticandosi forse che non si sta partecipando a uno spettacolo teatrale ma a un momento di incontro con la presenza viva e reale di Nostro Signore nella celebrazione della Santa Eucarestia. Di fronte a tutto questo, il cardinale Robert Sarah, porporato guineiano etichettato come “tradizionalista” per le sue idee ferme e non negoziabili sulla Verità del cristianesimo e della Rivelazione divina incarnatasi nel Cristo, non ci sta. E alza la voce contro quanti si sono resi complici di tutto questo.

L’accusa ai sacerdoti che hanno chiuso le chiesa di propria iniziativa
In modo particolare contro quei sacerdoti che hanno deciso di chiudere le chiese anche quando lo Stato non lo imponeva. Per il cardinale, purtroppo di questo ne dovremo rendere conto al Signore. “Nel mondo sono state numerose le situazioni in cui noi Pastori non abbiamo combattuto per preservare la libertà di culto del gregge di Cristo. In certi casi, i vescovi hanno preso decisioni ancor più restrittive dei governi civili, per esempio decidendo la chiusura delle chiese anche lì dove lo Stato non lo imponeva. Di tutto questo dovremo certamente rendere conto al giudice supremo”, ha affermato.

“Ma Cristo è morto sulla croce per salvare il corpo o le anime?”
Come Sarah non è affatto d’accordo con l’idea che partecipare alla Messa in streaming equivalga a farlo in presenza, nell’incontro fisico con Gesù che non può essere di certo “smaterializzato”. In particolare, il religioso ha puntato il dito contro il “trasmettere ai fedeli la falsa idea che «partecipare» a messa in streaming o anche non parteciparvi affatto è lo stesso che recarsi alla domenica in chiesa, questo atteggiamento di noi Pastori ha rafforzato la convinzione che, in fondo, pregare e dare culto a Dio sia qualcosa di meno importante della salute fisica”.
“Quanti Pastori hanno affermato pubblicamente, durante la pandemia, che la Chiesa metteva al primo posto la salute dei cittadini! Ma Cristo è morto sulla croce per salvare la salute del corpo o per salvare le anime?”, è la domanda incalzante di colui che per molti è tra i candidati ad essere persino il prossimo Pontefice.


La testimonianza che per il Cardinale Sarah è stata esemplare
“È chiaro che la salute è un dono di Dio e la Chiesa da sempre la valorizza e se ne prende cura in molteplici modi. Ma più ancora della salute del corpo, per noi Pastori conta quella dell’anima, la quale è la «suprema lex», la legge suprema, nella Chiesa. Abbiamo permesso che i nostri fedeli restassero per lungo tempo senza la liturgia, senza la Comunione eucaristica e la Confessione, quando invece come si è visto bastava organizzarsi per offrire i Sacramenti in modo sicuro anche dal punto di vista sanitario”, conclude Sarah.
Prima di spiegare che “avremmo potuto e dovuto protestare contro gli abusi dei governi, ma quasi mai lo abbiamo fatto“. “Molti fedeli sono rimasti scandalizzati da questa immediata e silenziosa sottomissione dei Pastori alle autorità civili, mentre queste compivano un vero abuso di potere, privando i cristiani della libertà religiosa”, ha chiosato.

“D’altro canto, va lodato l’esempio contrario di quei Pastori che hanno agito secondo il Cuore di Cristo, quale, per citarne solo uno, l’arcivescovo di San Francisco, mons. Salvatore Joseph Cordileone. La sua testimonianza dimostra che lottare per la giusta causa costa fatica e attira critiche ingiuste e persino calunnie o persecuzioni di vario tipo, ma che alla fine il Signore concede la vittoria”.