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Occhio al tradizionalismo in negativo

del Guelfo Rosa

(RadioSpada.org) Chi ormai, come il sottoscritto, ha già visto qualche primavera ricorderà i “negativi delle foto” da utilizzare nello sviluppo delle immagini: su quella pellicola traslucida tutto è invertito ma le forme sono le stesse.

Ecco, se si guarda con un minimo di disincanto il “tradizionalismo” contemporaneo (è ancora più: i suoi cloni, i suoi surrogati e le sue adiacenze) si vede un’immagine dalle forme tutto sommato intatte ma spesso “in negativo”. Ed è una catastrofe.

Vuoi i tempi carichi di confusione, vuoi 60 anni di rivoluzione conciliare, vuoi le febbri virali, vuoi il rimbombare delle guerra e il galoppare dell’inflazione, si assiste ad un atteggiamento, anzi ad un modus cogitandi, sempre più radicato: la visione delle cose per molti non è più declinata in positivo ma in negativo, non è più un’affermazione ma una risposta, non è più un annuncio ma un contrattacco.

Si esiste contro qualcosa: contro Bergoglio, contro Biden, contro la tessera verde ma per opposizione a un fatto sbagliato più che per una posizione effettiva che si ha rispetto alla realtà.

Tutte le identità in negativo sono garanzia assoluta di fallimento, almeno nel medio o lungo termine: perché non si è, ma si “è contro”; un fatto tipicamente moderno, anzi tipicamente rivoluzionario. Mi fa orrore la politica del governo americano? Canto peana ai comunisti cinesi.

Mi disgusta il neomodernismo bergogliano? Abbraccio quello ratzingeriano. Ho il voltastomaco per le sparate della virostar? Vado in braccio alla vicequestora new age.

Sia chiaro: le prime opzioni sono sbagliate. Il dramma è che lo sono pure le seconde. E c’è un problema ancora più grande: siccome l’identità è in negativo, non ha una forza reale, profonda, per reggere un confronto e quindi, figlia di un riflesso condizionato, diventa ossessiva, dispotica: non stai con Ratzinger? Idiota.

Non applaudi alle bandiere con le falci e martello alla parata di Mosca? Cretino. Non ti spelli le mani sotto il palco del nuovo santone complottardo? Collaborazionista. Non ti intruppi nell’ultimo partito anti-sistema? Poltronaro.

Conoscere meglio i fondamenti della Religione – e quindi della realtà – è vitale e molti l’hanno capito, altri corrono in giro scatenati, quasi senza meta (a tal proposito rimando a una manciata di capolavori che sarebbero da sapere quasi a memoria: Catechismo sulla veracità della Rivelazione Cristiana e Catechismo sulla Vita e sulla Dottrina di N. S. Gesù Cristo di Mons. Jean–Joseph Gaume, oppure gli intramontabili L’esistenza di Dio e Breve Apologia del Cristianesimo – Contro gli increduli dei nostri giorni e di Mons. G. Ballerini).

Un anno fa, quando non andava di moda, sulle pagine di Radio Spada si suggeriva come sarebbero potuti finire tanti moti “de piazzah” – tutti al negativo – che si opponevano, con gran caciara e poca sostanza, ai deliri (quelli sì, autenticamente deliri) della gestione sanitaria.

Guardate il presente e tirate le somme. Lo stesso accadde un paio abbondante di anni prima, evidenziando pregi e soprattutto limiti del salvinismo, quando si osava affermare – sempre da queste colonne – che forse non eravamo di fronte al nuovo Carlo Magno. Apriti cielo.

In politica il “tradizionalista in negativo”, come immaginabile, è molto amico dell’informazione e poco della formazione. Pensa magari che l’autorità abbia origine nel popolo e non in Dio, o che la democrazia sia sempre buona solo perché oggi dice di trovarne poca in giro.

Vedere in merito l’ottimo Magistero Politico – Insegnamenti papali sulla politica per l’instaurazione di un ordine cristiano. Ma alcuni attivisti forse non ne hanno bisogno: stanno già smanettando in vista di una riconquista totale da basare sul proprio pc.

Caratteristiche tipiche dell’identità in negativo sono anche il ragionare a tesi e il bersi tutto: una (op)posizione di questo tipo è intrinsecamente barcollante e va continuamente puntellata, non importa con cosa.

Ogni teoria, anche la più astrusa, inconsistente, se non ridicola, viene elevata a dogma – si badi: dogma del momento, ciclicamente abbandonato e sostituito in una perfetta dinamica rivoluzionaria – e guai a chi osa avanzare obiezioni.

Altro esito consiste nel disprezzo di ciò che proprio o vicino: si deve sempre distruggere un male, mai costruire. E se si costruisce, lo si fa in negativo: parlando contro, agendo contro, sull’onda della novità.

Lo si vede tanto in politica quanto nel mondo associativo: progetti che sorgono e tramontano in continuazione, solve et coagula, in un continuo ciclo di illusione-delusione. Un movimento, quest’ultimo, psicologicamente deleterio, come scrisse l’ottimo Padre Eymieu, non mi ricordo se ne Il Governo di sé stesso o in Vincere la paura. Ossessioni e scrupoli.

La gazzarra si sostituisce alla quiete, l’attivismo sconclusionato alla militanza, il verosimile (a essere molto generosi) al vero, la rivoluzione all’ordine.

Un’attenuante va però data: molti, anzi moltissimi, sono in buona fede. E, al netto delle intenzioni che non si possono mai conoscere fino in fondo per nessuno, una responsabilità certamente maggiore la si trova nei neoeletti capipopolo e guru che non nelle persone che seguono.

Forse però è il caso di fermarsi un attimo, fatevelo dire da un guelfo brontolone.

Saluti.
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