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Longobardi in Oltrepo tracce nei toponimi e nei corredi funerari delle tombe medievali

Pavia divenne la loro capitale, dopo essere stata strappata con la forza delle armi ai Bizantini, ma la presenza dei Longobardi è attestata anche in Oltrepo, nei toponimi dei nomi dei paesi (le desinenze finali in “engo” e “asco”) e dai reperti rinvenuti in alcune tombe, sicuramente riconducibili a quella popolazione di stirpe germanica, ora conservati al Museo archeologico di Casteggio (Mac)........

.......«Il presupposto è che a Pavia, come in Oltrepo, non è rimasto praticamente nulla dell’architettura di epoca longobarda, se non tracce in edifici, come le chiese di origini romaniche, comunque oggetto di successive trasformazioni e rimaneggiamenti – spiega Dezza – Ma parliamo pur sempre di una civiltà e di una cultura che hanno lasciato un segno. I Longobardi scendono nella penisola tra il 568 e il 569, in un territorio già devastato dalla guerra tra Goti e Bizantini, marciano su Verona, Brescia e poi su Pavia, che fa loro gola come già accaduto con il goto Teodorico che ne fa la seconda città del suo regno dopo Ravenna, per la sua posizione strategica, crocevia di commerci e di strade di grande comunicazione verso la Gallia (Francia), Genova, il Mar Ligure. Anche l’Oltrepo, d’altro canto, è una zona chiave. Basti pensare all’attuale valle Staffora e all’antica Via del Sale che da qui portava all’entroterra ligure, solcata da mercanti e guerrieri. Non certo a caso, i reperti ora custoditi al museo casteggiano provengono dalle tombe rinvenute tra Rivanazzano, Salice e Voghera, un territorio precedentemente colonizzato dai romani».

Parliamo soprattutto di corredi funerari, dunque. «Nelle sepolture del VII e VII secolo, gli elementi di matrice cristiana, come le croci d’oro – precisa ancora Dezza – si mescolano a quelli di matrice pagana, come il cibo lasciato per il viaggio verso l’aldilà, o il cavallo sepolto insieme al suo padrone, testimonianza della progressiva conversione longobarda dal paganesimo, all’arianesimo e infine alla religione cristiana. Una conversione dettata prima di tutto da motivazioni politiche, dalla necessità cioè di convivere con una popolazione autoctona di lingua latina già in gran parte cristianizzata e che non poteva essere mantenuta in una condizione di totale sudditanza, pena lo scoppio di rivolte e una situazione di fatto ingestibile».Attraverso una strada piuttosto tortuosa, quel patrimonio, scoperto più o meno casualmente in tombe di cui - ahimè - si sono poi perse le tracce (almeno per quanto riguarda gli scavi degli anni trenta dello scorso secolo), è infine arrivato al Mac casteggiano.

Nel 2009, al termine del paziente lavoro di restauro a cura di Lucia Miatto, conservatrice di Venaria Reale, l’inaugurazione della vetrina espositiva tutta dedicata ai Longobardi, nel museo alla Certosa Cantù, con gli amministratori comunali, la direttrice dell’epoca Raffaella Fasani e la soprintendente Rosanina Invernizzi. La “chicca” è una cassetta lignea ricostruita in modo certosino partendo dai frammenti recuperati con gli scavi, e rivestita da tasselli in osso lavorato, simile alle due scoperte in Val di Susa; poi un contenitore in pietra ollare, un calice in vetro e altri oggetti .......

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