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MESE MARIANO

-Beato Alano della Rupe: I SERMONI DI SAN DOMENICO RIVELATI AL BEATO ALANO DELLA RUPE

- Terzo Sermone di San Domenico: Visione comprovata delle 15 Perverse Bestie degli Abissi dell’Inferno. (2°parte)


LA QUARTA BELVA DELL’INFERNO E’ IL
SERPENTE DELL’IRA.


Per essa, molti nutrono innumerevoli
rancori, si affannano in risse, ingiurie e
vendette.

1. Si oppone ad essa, la (quarta)
Sorgente della Pazienza, che corrisponde
alla quarta parola dell’Ave Maria: “Plena”.
Infatti, scrive a ragione San Gregorio,
il completamento delle virtù è la Pazienza,
che porta a perfezione ogni opera: essa per
dignità, non è di molto inferiore al martirio.
Maria SS. l’ha praticata nel
nascondimento durante tutta la Vita, e poi,
in maniera esemplare, durante la Passione
del Figlio.

2. Il Fuoco di questa Belva infernale è
così ardente, che se uno su questa terra
sopravvivesse, dopo aver veduto una
minima fiamma dell’ira, sarebbe un miracolo
maggiore, che, se tutto il mondo va in
fiamme, e rimanesse un solo uomo illeso e
superstite.
E questo perché, scrive San Girolamo,
l’incendio del peccato è infinitamente più
grave di qualunque incendio di questo
mondo: dal momento che, certamente, è più
grave l’offesa a Dio di qualunque danno
terreno.

3. Il Serpente lo vedevate di un acceso
color rosso fiamma, e di una dimensione
così immane, che sembrava ingoiare dentro
di sé le terre e i monti.
Invece, sappiate che quella Belva era
racchiusa in una minima dimensione di
spazio, anche se ai vostri occhi sembrava
che fosse di dimensioni spropositate.
Quello che vedevate non era reale: ma
io per la divina potenza ottenni dalla
preghiera (di vederlo nelle dimensioni reali).
Come, però, il Basilisco è piccolo nel
corpo, ma pronto ad assalire e dal veleno
potente, capace di avvelenare ed uccidere,
così questo Serpente è piccolo nello spazio
e nella mole.

Però la Madre di Dio ha voluto che lo
vedeste come una Belva di un’immensa
grandezza, e di color rosso fiamma, dal
momento che, scrive S. Basilio, l’ira è il vero
fuoco dell’Inferno.
I suoi denti erano numerosissimi e
assai aguzzi, perché, scrive Agostino, l’ira è
una spada impetuosa.
Dalla bocca, oh, quante esalazioni
pestilenziali di fetori, corrompevano ogni
cosa anche lontana.
Giacché l’ira, scrive Sant’Ambrogio,
effonde ingiurie velenose contro il prossimo
e bestemmie contro Dio.
Trascinava una coda lunghissima e
veramente orrenda.
Giacchè, scrive il Crisostomo, la brama
di vendetta degli iracondi arde da molto
tempo, tremendamente desiderosa di
trascinare con sé tutte le cose nella
medesima rovina.
Vibrava ali smisurate, con le quali l’ira
vaga raminga e rabbiosa per il mondo.
Impera soprattutto sui Principi e sui
Padroni delle terre e delle cose, fa venire
alle armi gli uomini e sconvolge ogni cosa
tra le fiamme delle ire.

Le ali erano spaventevoli: possedevano
uncini incandescenti e tridenti lunghissimi:
erano quelle le armi di cui si serviva l’ira.
Il suo sibilo, poi, che esalava fumo
nero, avviluppava di terrificanti tenebre,
tanto che voi eravate inorriditi, come se
foste stati precipitati nell’Inferno.
E veramente voi avreste reso le anime
(a Dio), se la Potenza di Dio non vi avesse
mantenuto in vita.
I globi degli occhi iracondi della Belva
roteavano con le fiamme di una fornace.
Giacchè, scrive Sant’Ambrogio, l’ira
divampa negli occhi, desiderando la rovina
di tutte le cose.
I suoi passi erano incalcolabili,
giacchè sono tante le vie che l’ira solca per
giungere alla vendetta.
Le unghie dei piedi sembravano lance
di guerra, sanguinarie e purulente.
Ahimè, quale uomo sopporterebbe mai
l’assalto di tale Belva?
L’Acqua che vi renderà immuni
(dall’ira), è: Lodate Dio nel Rosario.

LA QUINTA BESTIA DELL’INFERNO E’
IL ROSPO DELL’AVARIZIA.


Questa (Belva) divora tutto mediante
furti, saccheggi, usure, simonie e sacrilegi.

1. Si oppone ad essa, la (quarta)
Sorgente di Grazia, che corrisponde alla
(quinta) parola dell’Ave Maria: “Dominus (Il
Signore)”.
Infatti, scrive San Gerolamo, l’avaro è
schiavo delle ricchezze, invece il
misericordioso è Padrone delle ricchezza;
come anche Maria è la Regina di
Misericordia.

2. Questo Abisso dell’Inferno è senza
fondo, e ingoia e sommerge nel proprio
baratro ogni cosa.
Giacchè, scrive San Gregorio di Nissa,
l’avaro non si riempie, né è mai sazio di
denaro.
Questa Voragine sarebbe capace di
ingoiare non solo tutti i Regni, ma anche più
mondi, se mai potessero esistere, dal
momento che essa non dice mai: Basta!

3. Questa Belva, ivi appariva come
come un Rospo, perché esso mai si sazia di
cibo.
Sebbene sia col ventre ripieno,
tuttavia si sente sempre affamato, e ha
paura solo di una cosa: che qualche volta
possa mancargli il cibo.
Esso portava la Corona della
maledetta vanagloria.
L’avaro, infatti, cerca sempre di
raggiungere le vette della vanagloria.
L’apogeo della Corona oltrepassava la
cima dei monti, ma gli avari stavano
rinchiusi in gole profonde, condannati a
pene equivalenti.
Il loro aspetto era indicibile, ma era
possibile vederli nelle loro sembianze.
Scrive San Gregorio che, come
l’inferno raccoglie ogni demonio, così pure
ogni avaro dannato.

Appariva loro con orribili zampe
uncinate ed unghie di ferro, per afferrare le
cose che desideravano, senza però riuscirci.
Giacchè, scrive Sant’Ambrogio, l’avaro
non possiede mai ciò che ha, ma sempre ne
è privo.
Possiede solo la cupidigia, e sempre
avida.
La bocca del Rospo si spalancava in
una così larga apertura della gola, che era
capace di ingoiare fortezze, Templi, terreni
ed interi Regni.
A ragione, Sant’Agostino paragona
l’avarizia alla bocca dell’Inferno, che mai
dice: Basta!
Le sue ali erano sottili, come quelle
dei pipistrelli, a motivo delle circospezioni e
degli raggiri assai sottili degli avidi: e
mediante esse volava nella notte
dell’avarizia.
Così è ogni avaro!

Epilogo della Prima Cinquantina.

Sono essi i cinque Mostri dell’Inferno,
ecco di quali Belve peccaminose eravate
infelicissimi schiavi!
Ecco chi avete venerato, ecco chi,
senza saperlo, avete lusingato e guardato
con ammirazione.
Avete ora conosciuto che,
immergendovi in questi cinque Abissi,
convivendo con queste cinque Belve, avete
miseramente violato il Decalogo dei
Comandamenti di Dio; il castigo di Dio
pendeva su di voi; sareste morti se la
sconfinata Misericordia di Dio non vi avesse
pienamente soccorso.
Per questa ragione andate alle cinque
Sorgenti di Grazia, che l’Ave Maria ha
aperto non solo per i giusti, ma anche per i
peccatori.
Da ciascuna decina sgorga la Sorgente
del pentimento per i peccati contro i Dieci
Comandamenti, per lavare le colpe nella
confessione e risanare così le ferite, perchè
l’anima, una volta ristabilita, sia capace di
giungere, mediante la preghiera, alla
santità.

Offrite a Dio e alla Madre di Dio queste
intenzioni, pregando così la prima
cinquantina del Rosario di Maria.
Lodate Maria nel suo Rosario.
E siate sicuri: se la recita del Rosario
vi ha salvati dal fango delle vostre immense
scelleratezze, quanto più ora, che vi siete
ristabiliti in grazia, vi conserverà in questo
stato, e vi condurrà certamente alla Gloria
Eterna!

A queste parole, quegli uomini,
interruppero la preghiera (del Rosario),
perchè proruppero in alti gemiti, e
piangevano a gran voce e si battevano il
petto, per il dolore dei peccati, e per la gioia
di essere stati così meravigliosamente
liberati da così grandi pericoli e mali, per
grazia infinita di Dio e della Madre di Dio,
mediante il Rosario. "


(Beato Alano della Rupe o.p.:
I SERMONI DI SAN DOMENICO RIVELATI AL BEATO ALANO
Libro III: CAPITOLO IV )


www.beatoalano.it
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