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Scavi dell’Università di Gerusalemme svelano nella “Terra del latte e del miele” i primi alveari dell’antico Medio Oriente

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Risalgono al X-IX secolo a.e.v. e potevano produrre fino a mezza tonnellata di miele l’anno

Un altare del X sec. a.e.v. rinvenuto a Tel Rechov

La testimonianza archeologica della descrizione biblica di Israele come la “terra dove scorrono latte e miele” (o perlomeno il secondo) è stata trovata dai ricercatori dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Gerusalemme, i quali annunciato che la prima arnia (colonia di alveari) che risale al periodo biblico è stata trovata negli scavi di Tel Rehov, nella valle Beth Shean. Si tratta della prima arnia finora trovata in uno scavo archeologico nell’antico Medio Oriente, hanno detto gli archeologi, e risale al X-IX secolo a.e.v.
Tel Rehov è ritenuta una delle più importanti città di Israele durante la monarchia israelita.

Gli alveari sono stati trovati nel centro di una zona costruita, già scavata dal1997. Nell’arnia sono state rinvenute tre file di alveari, che contenevano oltre 30 sciami l’uno. Sembra però, basandosi sugli scavi fatti finora, che in totale l’area contenesse circa 100 alveari.

Ogni fila conteneva almeno tre strati di alveari, ciascuno dei quali è costituito da un cilindro composto di argilla cruda e paglia secca, lungo circa 80 cm e largo circa 40. Un capo del cilindro era chiuso e aveva un piccolo foro, che permetteva l’entrata e l’uscita delle api. Il lato opposto era coperto con un coperchio d’argilla che si poteva togliere quando l’apicultore estraeva i favi.

Gli esperti di api e gli studiosi che hanno visitato il sito dicono che da questi alveari si poteva raccogliere fino a mezza tonnellata di miele l’anno.
L’unicità della scoperta sta nel fatto che alveari veri e propri non sono mai stati trovati in alcun sito dell’antico Medio Oriente, anche se ne sono state trovate alcune rappresentazioni di periodo ellenistico e romano, oltre che nell’Egitto dei faraoni.

Gli alveari cilindrici d’argilla sistemati in file orizzontali, simili a quelli trovati a Tel Rehov, sono ben noti in numerose culture tradizionali contemporanee nei villaggi arabi in Israele, ed in tutto il Mediterraneo. I vari prodotti degli alveari sono utilizzati in modi diversi: il miele è, naturalmente, una leccornia, ma è anche noto per il suo valore medicinale e culturale.

La cera era utilizzata nelle industrie metallurgiche e del cuoio, oltre che come materiale di scrittura per rivestire tavolette di legno.

Il termine “miele” appare 55 volte nella Bibbia, 16 delle quali come parte dell’immagine di Israele “terra di latte e miele”. Si crede comunemente che il termine si riferisca al miele prodotto dai frutti come i datteri e i fichi. Il miele delle api, tuttavia, è menzionato esplicitamente solo due volte, entrambe in riferimento alle api selvatiche. Il primo caso è quello Sansone che raccolse il miele delle api da dentro il corpo del leone nella Soreq Valley (Giudici 14: 8-9). Il secondo è la storia di Jonathan, figlio del re Saul, che introdusse la mano in un favo durante la battaglia di Mikhmash (Samuele I 14:27).

Mentre la Bibbia non ci dice nulla sull’allevamento delle api in Israele a quel tempo, la scoperta dell’arnia a Tel Rehov indica che l’allevamento delle api e l’estrazione del miele e dei favi era un’industria altamente sviluppata già nel periodo del Primo Tempio. È quindi possibile che il termine “miele” nella Bibbia indichi davvero il miele delle api d’allevamento.

Nell’arnia sono stati trovati anche oggetti di culto, tra cui un altare a quattro corni adorno di figure di dee della fertilità nude, oltre a un elaborato calice dipinto. Questa potrebbe essere la prova di pratiche di culti pagane praticate dagli antichi abitanti e collegate alla produzione di miele e cera.

(Da: Università di Gerusalemme, Dept. of Media Relations, 03.09.07).

11 Settembre 2007