Betsaida, sotto la chiesa di el-Araj alcune conferme

Betsaida, sotto la chiesa di el-Araj alcune conferme

Cécile Lemoine
16 febbraio 2024

La chiesa bizantina portata alla luce negli scavi a el-Araj, presso il lago di Tiberiade.

Sotto l’abside della chiesa bizantina nel sito di el-Araj, gli archeologi israeliani hanno scoperto muri del III e del I secolo d.C. Strutture potenzialmente venerate per il loro legame con gli apostoli Pietro e Andrea, e che rafforzano l’ipotesi dell’identificazione del sito con Betsaida, città del Nuovo Testamento di cui si è persa traccia.

Quando un muro ne nasconde un altro. Campagna di scavo dopo campagna di scavo, il sito archeologico di el-Araj, sulla sponda settentrionale del lago di Tiberiade, continua a svelare i suoi segreti. La chiesa bizantina, i cui primi resti sono stati rinvenuti nel 2019, ora è completamente portata in superficie. Grande e decorata con bei mosaici, contiene anche iscrizioni greche, una delle quali, scoperta nel 2022, chiede esplicitamente l’intercessione di san Pietro, designato come «capo e comandante degli apostoli», espressione comunemente usata dai cristiani bizantini.

Durante la settima stagione di indagini effettuata nel 2023, gli archeologi hanno voluto scavare sotto l’abside per verificare se la chiesa fosse stata edificata su una struttura precedente. «Cerchiamo i resti della casa di Pietro e Andrea, i discepoli di Gesù originari di Betsaida, città di cui si sono perse tracce da più di mille anni», spiega il professor Mordechai Aviam, che dal 2014 dirige gli scavi.

Non si tratta di uno, ma di due muri che gli archeologi hanno scoperto dopo aver accuratamente trasferito il pavimento in mosaici del VI secolo. Il primo si trova proprio sotto il centro dell’abside. «La sua posizione determinava l’orientamento della chiesa, leggermente sfalsato rispetto al consueto asse est-ovest – spiega l’archeologo israeliano –. Questi indizi dimostrano che questo muro era venerato dai bizantini (cristiani dal IV al VII secolo, ndr) che deliberatamente costruirono sopra di esso la chiesa, nel V secolo, probabilmente credendo che fosse la casa degli apostoli. Ma si sbagliavano, perché questo muro risale al III secolo».

Steven Notley a sinistra di fronte al muro bizantino del IV secolo (orientato da sinistra a destra nella foto). A destra, un collaboratore allo scavo davanti al muro del I secolo (nella foto orientato dall’alto verso il basso). (foto Spedizione el-Araj)

Scavando un po’ più a fondo, la squadra si è imbattuta in un secondo muro. Perpendicolare al primo, e risalente al I secolo d.C., il periodo che corrisponde agli eventi del Nuovo Testamento. «Le persone del III secolo usavano regolarmente le rovine per costruire le loro case. Ma questo muro era quello della casa degli apostoli? Oggi è ancora impossibile dirlo», si rammarica Mordechai Aviam, soprattutto perché esiste una discontinuità storica che complica la lettura del sito: probabilmente la zona fu inondata dal Giordano tra il I e il III secolo.

L’archeologo, tuttavia, accoglie con favore questo passo avanti nelle scoperte: «I bizantini non costruivano le loro chiese ovunque e si nota chiaramente un tentativo di collegarle a una struttura precedente, come nel caso di Cafarnao. Ciò rafforza le nostre ipotesi sull’identificazione di el-Araj con la città di Betsaida e testimonia la memoria viva mantenuta dai cristiani bizantini attorno ai luoghi santi».

El-Araj, Betsaida e Bethesda

Al tempo di Gesù (I secolo), Betsaida era un piccolo porto di pescatori che acquisì la condizione di polis per mano di Filippo il Tetrarca, governatore della regione nel 30 d.C. Lo storiografo Flavio Giuseppe racconta che la città fu in questa occasione ribattezzata «Giulia», in onore della figlia dell’imperatore romano (Antichità giudaiche 18, 28). I vangeli raccontano che oltre ad aver visto la nascita di diversi discepoli, Betsaida è il luogo, secondo Marco, del miracolo della guarigione di un cieco (Mc 8,22-26). La città sarebbe stata giudicata da Gesù per la sua mancanza di fede (Mt 11,21).

I muri, tra loro perpendicolari, sotto l’abside della chiesa bizantina. (foto Spedizione el-Araj)

«La tradizione cristiana bizantina colloca regolarmente la casa di Pietro a Betsaida, e non a Cafarnao come spesso si pensa oggi», precisa Steven Notley, direttore accademico degli scavi di el-Araj. Secondo questo professore del Kinneret College, i bizantini erano affascinati dagli apostoli. «L’ultima voce cristiana del periodo tardo romano è quella di Eusebio, storico e vescovo di Cesarea (265-339).

Nel suo Onomasticon, un’opera di geografia biblica in cui elenca i luoghi santi della Palestina del IV secolo, descrive Betsaida così: “La città di Andrea, Pietro e Filippo si trova in Galilea, sul lago di Gennesaret”. È interessante, perché sceglie di stabilire una connessione con le persone e non con i miracoli».

La città sarebbe caduta nell’oblio dopo la sua distruzione dovuta al terremoto del 749 e l’arrivo dell’islam nella regione. Dal XX secolo, la competizione per trovarlo è stata accanita. Tre siti fino ad oggi affermano di essere Betsaida: Messadiye, Et-Tell e el-Araj.

Se il primo è il candidato meno probabile, a causa della mancanza di sufficienti prove, il secondo è stato cercato per più di 30 anni e ha mantenuto il titolo di favorito fino al 2017. Fu in questa data, e dopo soli tre anni di scavi, che a el-Araj ci fu una svolta con la scoperta di un bagno pubblico romano. Prove che avallano la testimonianza di Flavio Giuseppe: la città acquisì infrastrutture tipicamente romane dopo la sua elevazione al rango di polis.

Secondo una teoria di Steven Notley, il nome stesso di el-Araj avvalora questa identificazione con Betsaida: «El-Araj significa “lo zoppo”, spiega il ricercatore. È possibile che, nei primissimi manoscritti greco-cristiani sui miracoli di Gesù, gli scribi confondessero il nome Betsaida (“casa del pescatore”) con Bethesda, la piscina di Gerusalemme dove Gesù guarì un paralitico. In qualche modo Betsaida si trovò associata allo zoppo».

La prossima stagione di scavi dovrebbe concentrarsi su un complesso adiacente alla chiesa, una serie di rovine, orientate est-ovest, dove gli archeologi si aspettano di trovare un monastero o una chiesa più antica. «Forse del IV secolo», anticipa Mordechai Aviam. La scoperta della casa di Pietro e Andrea sarebbe una delle più straordinarie dell’archeologia cristiana contemporanea, anche se le prove potrebbero rimanere sfuggenti.