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Istruzione Cattolica

Sulle intenzioni da mettere quando preghiamo

Nostro Signore ci ha insegnato a pregare con la preghiera del Padre nostro che senza dubbio e per diversi motivi è una preghiera perfetta.

“È veramente la sintesi di tutto il Vangelo”, dice Tertulliano (De oratione, 1). “Dopo che il Signore ci ha trasmesso questa formula di preghiera, aggiunge: ‘Chiedete e vi sarà dato’ (Lc 11,9). Ognuno può, dunque, innalzare al cielo preghiere diverse secondo i suoi propri bisogni, però incominciando sempre con la preghiera del Signore, la quale resta la preghiera fondamentale” (Ib., 10).
S. Agostino dice: “Se passi in rassegna tutte le parole delle preghiere contenute nella Sacra Scrittura, per quanto io penso, non ne troverai una che non sia contenuta e compendiata in questa preghiera insegnataci da Gesù” (Epistulae, 130, 12, 22).
Per S. Tommaso “la preghiera del Pater è perfettissima… perché non solo vengono domandate tutte le cose che possiamo rettamente desiderare, ma anche nell’ordine in cui devono essere desiderate: cosicché questa preghiera non solo insegna a chiedere, ma plasma anche tutti i nostri affetti” (Somma Teologica, II-II, 83, 9).
Nella preghiera del Padre Nostro è racchiusa dunque ogni altra preghiera.
Tuttavia Nostro Signore ha pregato anche per delle cause particolari, che certamente rientrano nelle petizioni generali del Pater. Ma ha voluto insistere su determinate richieste.
Ad esempio ha pregato specificamente per la fede di Pietro (e dei suoi successori): “Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli (Lc 22,31-32).
Forse questa richiesta può rientrare nel “Dacci oggi il nostro pane soprasostanziale (quotidiano)”.
Gesù ha voluto formularla specificamente.
E con questo, come in altri casi, ci ha insegnato a pregare anche per determinate cause in particolare e non solo in generale.
È vero che quando noi preghiamo, soprattutto col Pater, tutto quello che chiediamo per noi stessi nello stesso tempo lo chiediamo per tutti, compresi i nostri nemici e quelli che non credono in Cristo.
San Tommaso riporta qui l’insegnamento di san Cipriano il quale diceva: “Non diciamo Padre mio, ma ‘Padre nostro’; non ‘dammi’, ma ‘dacci’, proprio perché il Maestro dell’unione dei cuori non ha voluto che si facesse la preghiera in forma privata, cioè pregando ognuno soltanto per se stesso. Volle infatti che ciascuno pregasse per tutti, così come lui stesso portò nella sua unica persona il peso di tutti” (De oratione domenica).
E tuttavia la preghiera per una determinata causa o persona ha questo di particolare: che accende meglio in noi il fervore e la carità.
Infatti le necessità nostre o dei nostri cari ci toccano in maniera diretta e la nostra preghiera per questo diventa più fervorosa.
Ora “la preghiera ha la capacità di meritare in quanto procede dalla radice della carità” (Somma teologica, II-II, 83, 15).
Pertanto è giusto pregare per una causa in particolare e non semplicemente per tutte le cause in genere.
Del resto il Vangelo ci insegna che tante persone si rivolgevano al Signore per cause ben precise e non solo generiche.
Tuttavia a queste intenzioni precise – mentre preghiamo, e quasi cammin facendo - possiamo aggiungere anche quelle generiche.
Quando si recita il Santo Rosario per una determinata persona non è difficile passare dalla richiesta per quella determinata persona a tutte quelle che si trovano in simili situazioni.
Certo giova di più un Rosario detto bene, contemplato nei suoi misteri nell’arco di 12-15 minuti che tre-quattro Rosari detto nello stesso tempo ma in maniera distratta e precipitosa. Se ne recitino quanti più possibile ma si ricordi questo punto essenziale.
Anche su questo punto San Tommaso è prezioso nel suo insegnamento: “Perciò la preghiera è bene che duri quanto serve ad accendere il fervore dell'interno desiderio. Quando invece sorpassa questa misura, così da provocare necessariamente disgusto, non si deve prolungare di più” (Somma teologica, II-II, 83, 15).
Una volta acceso, questo fervore va conservarlo nell’animo, con il cuore sempre rivolto al Signore.
A questo punto la preghiera ha raggiunto il suo scopo.
8. Aggiunge San Tommaso: “E questo, come si deve tener presente per la preghiera individuale, così va tenuto presente per la preghiera pubblica rispetto alla devozione del popolo” (Ib.).
La prolissità infatti stempera la devozione” (Esposizione del Pater).