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Vecchio articolo tratto da SODALITIUM del marzo 1992 LA SITUAZIONE ATTUALE DELLA CHIESA E LA TESI DI CASSICIACUM Il 30 novembre 1991 don Francesco Ricossa ha tenuto a Torino una conferenza inti…More
Vecchio articolo tratto da SODALITIUM del marzo 1992

LA SITUAZIONE ATTUALE
DELLA CHIESA E LA TESI
DI CASSICIACUM

Il 30 novembre 1991 don Francesco Ricossa ha tenuto a Torino una conferenza
intitolata: “La situazione attuale della Chiesa e la Tesi di Cassiciacum”. Riteniamo utile di pubblicarne il testo, seppur rivisto, per quei lettori che non erano presenti. È stato mantenuto lo stile parlato, con le inevitabili semplificazioni ed inesattezze che gli sono proprie, e delle quali ci scusiamo.

Sodalitium

Cari amici, lo scopo di questa conferenza
è spiegare quanto ho scritto nell'ultimo Editoriale del Bollettino (Cf. n.27) a proposito della collaborazione o non collaborazione che ci può essere tra noi e altri gruppi che la pensano più o meno come noi. Che tipo di collaborazione ci può essere, fino a che punto, fondata su quali motivi, e invece dove questa collaborazione non può aver luogo e per quali motivi. Evidentemente questo è il punto pratico che presuppone quello dottrinale.
Per cui direi che, come al solito, bisogna cominciare quasi da Adamo ed Eva, ossia
dal fine ultimo della nostra vita, dal motivo per cui siamo su questa terra. È un punto al quale non si può sfuggire: siamo tutti su questa terra, che ci piaccia o meno e senza averlo scelto (prima di nascere nessuno può, ovviamente, scegliere nulla) con un piano già predisposto per ciascuno di noi.
Secondo questo piano dovevamo nascere per essere elevati allo stato di grazia, mediante questo stato di grazia fare delle azioni sovrannaturalmente buone e mediante queste azioni conseguire la vita eterna. Siamo sulla terra per salvare le nostre anime, mediante la Fede e le buone opere: questo è il destino di ciascuno di noi. È il destino di chi ci crede come di chi non ci crede, è il destino di chi lo sa come di chi lo ignora o meglio, più che il destino bisognerebbe dire lo scopo, poiché voi sapete che questo fine ultimo lo si può raggiungere ma lo si può anche perdere.
Ora, questo problema della salvezza eterna della nostra anima è collegato strettamente, per volontà di Dio, alla nostra appartenenza, fedeltà ed obbedienza alla Chiesa. L'uomo non può salvarsi al di fuori di Gesù Cristo:
“Io sono la Via, Verità, la Vita”. Solo chi crede in Lui può giungere al Padre:
“Nessuno può andare al Padre se non tramite me”. Quindi non si può essere salvi senza essere in qualche modo collegati a Gesù Cristo. Ma Gesù Cristo non ha voluto, pur potendolo fare, restare visibilmente in mezzo a noi; alla fine della sua carriera terrena, quaranta giorni dopo la sua Risurrezione, diede ai suoi Apostoli questa missione:
“Andate, battezzate, predicate tutto quello che vi ho insegnato. Chi crederà sarà salvo, chi non crederà sarà condannato. Ecco che io sono con voi fino alla fine dei tempi”. E il Signore ha fondato una sua Chiesa: la Chiesa che aveva promesso di costruire quando aveva detto: “Tu sei Pietro e su questa pietra costruirò la mia Chiesa”, la Chiesa che ha fondato effettivamente morendo sulla Croce, alla quale ha dato un capo che è S.Pietro: “Pasci i miei agnelli, pasci le mie
pecorelle” la Chiesa che infine ha promulgato al momento della Pentecoste. Da quel momento ogni uomo che è su questa terra ha l'obbligo morale di appartenere a questa Chiesa. Nessuno può essere salvo se non fa parte del corpo della Chiesa col Battesimo e con l'unione e sottomissione ai Pastori legittimi o perlomeno col Battesimo di desiderio per far parte dell'anima della Chiesa. Questa è una verità di Fede, che ci si creda o no; vi consiglio di crederci altrimenti non vi salvate. In due parole noi non possiamo operare la nostra santificazione, non possiamo avere una vita spirituale al di fuori della Chiesa. È inconcepibile. È concepibile per i Protestanti, i quali appunto sono fuori dalla retta via. Per un cattolico è inconcepibile
una vita cristiana svincolata dalla Chiesa: il motto “Cristo sì, Chiesa no” è assolutamente inammissibile.
Ma ecco il problema dei tempi presenti.
Finora tutto ciò era banale ed evidente. È ovvio: bisogna far parte della Chiesa.
Andiamo nella nostra parrocchia, abbiamo un Parroco, seguiamo quel che ci dice, giacché lui dice quel che gli dice il Vescovo, il quale dice quel che gli dice il Papa, il quale dice quel che gli dice Cristo. Quindi non c'è nessun rischio. Ma se noi siamo qui oggi è perché facciamo parte di quei cattolici che hanno constatato un contrasto fra quanto era normalmente insegnato e praticato fino a trent'anni fa e quello che invece è continuamente insegnato e praticato oggi. In fondo,
qual'è la nostra posizione? Siamo delle persone facenti parte della Chiesa mediante il Battesimo che pongono una domanda e dicono: “La nostra Fede è questa, quella che abbiamo ricevuto dalla Chiesa; ora noi non riusciamo a conciliare l'insegnamento attuale con la Fede che abbiamo ricevuto dalla Chiesa e chiediamo una risposta autentica, autorevole, a questo problema”. Questo è il problema che solleviamo, e ne abbiamo tutto il diritto. Quindi chi sono i cosiddetti tradizionalisti? Delle persone che considerano, a ragione, che molto di quello che viene insegnato oggi e molto di quello che viene praticato oggi, è in contrasto con l'insegnamento e la pratica bimillenaria della Chiesa...
Ecco però che, immediatamente, vi sono state tra i cosiddetti tradizionalisti delle divisioni sulle conseguenze di questa constatazione. Quello che constatiamo è che le deviazioni in questione non sono solamente abusi di qualche matto, di qualche esagitato.
Esagitati ce ne sono sempre stati, e non si può pretendere che centinaia e migliaia di preti siano tutti perfetti nella dottrina. Il guaio è che il problema da noi constatato si situa ai più alti livelli: non si tratta tanto del parroco di S. Pietro e Paolo a due passi da qui, ma di un Concilio Ecumenico, dell'Episcopato, della persona stessa del Papa. È questa la difficoltà per noi tradizionalisti: spiegare come sia potuta avvenire una cosa simile.
Voi sapete che le reazioni sono state molte. Che ci sia un malessere attualmente è innegabile e quanti hanno voluto il Concilio e l'applicazione delle sue riforme lo hanno ammesso. Lo ha ammesso Paolo VI: “Il fumo di Satana si è infiltrato nella Chiesa”, “Si assiste all' autodemolizione della Chiesa” (per inciso, questo è un termine assurdo, perché la Chiesa non può demolire se stessa. Ma il significato è questo: si sta sfasciando tutto, e la colpa è nostra). Lo ha ammesso Ratzinger il quale ha scritto tutto un libro per dire che l'ottimismo degli anni sessanta, gli anni del Concilio, si è rivelato infondato e che stiamo andando verso una scristianizzazione generale... Pertanto è stato ammesso da tutte le cosiddette autorità ed è ormai inequivocabile ed indubbio che vi sia un grave problema. Se qualcuno crede ancora alla salvezza eterna, alla gravità del peccato mortale, ai precetti della Chiesa, si sgomenta. Stiamo assistendo, nei nostri paesi che da quasi duemila anni sono cristiani, al fatto che vi sia una pratica alla domenica più o meno del venti per cento, il che vuol dire che l'ottanta per cento dei battezzati è certamente in disgrazia di Dio.
Ciò non vuol dire che il rimanente venti per cento sia in grazia di Dio: sarebbe fin troppo bello. Un parroco, di montagna o di città, di sinistra oppure di destra, se ha la Fede, non può non mettersi le mani nei capelli e dirsi:
“Che ne è delle anime?”. È una situazione catastrofica, a dir poco. Di fronte a questa situazione i “tradizionalisti” trovano il motivo principale, benché non unico, di questa catastrofe nella mutazione di dottrina e di morale che è avvenuta circa trent'anni fa.
Ma, come vi ho detto, diversa è poi l'attitudine che viene presa. Voi sapete che vengono date spiegazioni molto diverse. Quanti non condividono la critica radicale che ho appena esposto, dicono che il Concilio è innocente, totalmente ortodosso, e che è stato solamente applicato con esagerazione. Per loro, l'unica cosa da fare, è appoggiare, nella Chiesa, quelle forze che stanno restaurando la tradizione. Sarebbe bello se fosse così, sarebbe una consolazione immensa se fosse così, saremmo i primi a chiedere di iscriverci tra coloro che difendono le forze sane per lottare con esse contro questo marasma.
E, aggiungo, dovremmo anche essere i primi ad essere sostenuti da queste forze sane che dovrebbero dire: “Venite, abbiamo bisogno di voi!”.
Purtroppo ciò non è possibile non solo perché non ci vuole nessuno, dimostrando così che quelle forze non sono poi sane come sembrerebbe, ma anche perché il problema non è questo. Non è vero infatti che il Concilio e il magistero susseguente al Concilio sono conformi all'insegnamento tradizionale della Chiesa. Nel N. 15 di Sodalitium mi permisi di esporre i motivi dottrinali che sostengono il nostro punto di vista. Tra l'altro, davo delle citazioni precise della dottrina ufficialmente insegnata oggigiorno e mettevo a fianco la dottrina della Chiesa. Si constata una contraddizione insolubile. Mi basti citare il solo punto della libertà religiosa che, come sapete, è insegnata dal Vaticano II. Un bellissimo libro dell'Abbé Lucien non presenta una ma milioni di prove, da tutti i punti di vista, escludendo ogni interpretazione diversa, per dimostrare che vi è veramente una contraddizione tra l'insegnamento della Chiesa fino a Pio XII incluso ed il periodo susseguente.
Non possiamo accettare l'uno e l'altro. In quel numero del Bollettino non citavo poi delle affermazioni di Giovanni Paolo II che sono state pronunciate in seguito. Una la trovate citata in un articolo di don Nitoglia; Giovanni Paolo II dice: “Dio è immanente al mondo e lo vivifica dal di dentro”. Chiunque abbia fatto un minimo di studi di filosofia sa che ci sono due concezioni di Dio: Dio trascendente e Dio immanente. Trascendere vuol dire essere al di fuori, al di sopra del mondo e distinto dal mondo; immanente è ciò che resta dentro e solo dentro: Dio che si confonde col mondo. La prima concezione è quella di un Dio personale, creatore del cielo e della terra; l'altra è il panteismo: il mondo è Dio e Dio è il mondo.
Se siamo arrivati al punto di dare per Dio una definizione panteista, vi renderete conto che non stiamo discutendo dei dettagli della nostra Fede, sempre che nella Fede ci possano essere dei dettagli, ma stiamo discutendo sull'essenziale: il panteismo altro non è che l'ateismo camuffato. Quando infatti recentissimamente, ancora Giovanni Paolo II ha detto che “l'uomo ha una dignità immensa”, sapeva quel che diceva? Questo termine “immenso” è molto preciso e indica una proprietà esclusiva di Dio. Nel catechismo di S.
Pio X è detto: “Dov'è Dio? Dio è in cielo, in terra, e in ogni luogo. Egli è l'immenso”.
L'unico che è immenso per definizione è Dio. Se uno dice: l'uomo è onnipotente, dice: l'uomo è Dio. Se dice: l'uomo è immenso, dice: l'uomo è Dio. A qualcuno tutto ciò potrà sfuggire, ma se ci si riflette un po' sù..., sembra che non ci sia un'altra spiegazione possibile.
Quindi ci troviamo di fronte ad un dato di fatto e l'affermazione, piacevole e rassicurante, che dice: “Il marasma c'è, ma viene da alcune persone anche elevate, dai Vescovi che disobbediscono al Papa, per cui bisogna appoggiarsi al Papa e al magistero della Chiesa contro questi errori”, sarebbe tanto bella se fosse vera. Questa era la situazione della Chiesa sotto Pio XII quando in molti paesi l'episcopato era contro Roma e i buoni cattolici dovevano difenderla difendendo il magistero della Chiesa. Questa era la situ-
azione ai tempi di Pio XII, negli anni cinquanta; siamo negli anni novanta e la situazione non è più questa, purtroppo è tragicamente peggiorata.
Ci sono altre soluzioni possibili: la peggiore, quella che mi scoraggia di più, è quella del disinteresse totale. Vi sono persone le quali di fronte a questa situazione, se ne disinteressano; o perché si disinteressano della Fede, non gliene importa nulla della religione, o perché ormai hanno una religiosità puramente privata e personale. E io direi che il vero dramma di oggi è che ciascuno ha il suo altare e ciascuno ha il suo Dio, fabbricato a propria immagine e somiglianza ed adattato ai proprii bisogni. Questo è realmente il miglior effetto del modernismo, perché filosoficamente il modernismo dice:
“Noi non sappiamo se Dio esiste realmente, sappiamo che l'uomo ha bisogno di Dio; quindi Dio esiste nel subcosciente dell'uomo e l'uomo, secondo i suoi bisogni, si fa un Dio”. Così spiegano la diversità delle religioni che ci sono nel mondo; è il soggettivismo totale. Questa dottrina spaventosa che, come vedete, è ancora una volta un ateismo camuffato, è diventata ormai la pratica di tutti. Infatti ciascuno prende quello che gli va dall'insegnamento della Chiesa e scarta quello che non gli va. Interrogate un fedele qualunque che esce dalla parrocchia la domenica mattina e vi dirà: “Io sono d'accordo su questo, non sono d'accordo su quello” a proposito dell'insegnamento ufficiale della Chiesa. Quindi sono loro stessi a confermare quello che vi dico: ognuno, dalla Fede, prende e lascia secondo il proprio bisogno, secondo la propria idea. Questa non è più la Fede, è una “fede” personale.
Purtroppo molti di noi, pur avendo una sensibilità tradizionale, non sono esenti da questa mentalità. Ci piace una certa religiosità, cerchiamo qualcosa che si confaccia ai nostri bisogni o desideri dell'animo e dello spirito, ma non vogliamo di più. Porsi altri problemi è solamente farsi venire il mal di testa. Ma la Fede non consiste nell'inventarsi una dottrina più o meno conforme a quel che ha detto Dio; la Fede consiste nell'abbracciare tutto quel che Dio ci ha rivelato e che la Chiesa ci propone a credere. Quindi, non possiamo essere indifferenti al problema della Chiesa e dell'autorità al giorno d'oggi. Nessun fedele può dirsi: “Beh, a me, che si debba obbedire al Papa o no, non me ne importa niente. Non mi è simpatico e quindi vado a Messa lì” oppure:
“Mi è simpatico e vado alla Messa là”.
Non è questo il problema. Il problema è che la Fede vuole che ognuno di noi, per essere salvo, obbedisca e sia sottomesso al Papa. È assolutamente necessario: chi non obbedisce e non è sottomesso al Papa è scismatico. Lo scismatico, per definizione, è colui che rifiuta di essere sottomesso, in comunione col Papa, e coi Pastori che sono in comunione con lui. Quindi, non è facoltativo, ma assolutamente indispensabile risolvere il nodo del problema; appena parliamo con una persona e le esponiamo le nostre posizioni, la prima obiezione infatti, e l'unica obiezione di valore che ci viene posta è:
“Ma, e il Papa? E l'obbedienza al Papa?”.
Quindi, questo problema non può essere lasciato da parte, ma deve essere affrontato e risolto perché dobbiamo essere nella verità, dobbiamo mantenerci nella Fede, dobbiamo salvare la nostra anima, dobbiamo avere la coscienza in pace, e per avere la coscienza in pace dobbiamo chiederci:
“Ma quello che facciamo è giusto o no, è gradito a Dio o no, è conforme all'insegnamento della Chiesa o no?”. Perché se la risposta è no, bisogna agire in un altro modo; se è sì, non bisogna più tentennare, dubitare, appoggiare condizionatamente, ma invece darsi anima e corpo a difendere la Chiesa in una situazione oggettivamente tragica.
Di fronte alla constatazione di questo marasma per coloro che pensano che sia causato da una deformazione dell'insegnamento al più alto livello, vi sono come vi ho
detto tre spiegazioni possibili. Tralascio quella dell'abbé de Nantes, che sarebbe la quarta, e non ha comunque grande seguito.
In fondo le tre grandi posizioni sono queste:
quella della Fraternità, il sedevacantismo completo, e la Tesi di Cassiciacum. Quella adottata dalla maggioranza dei tradizionalisti e principalmente dalla Fraternità S. PioX consiste nel dire: “Giovanni Paolo II, Paolo VI prima di lui, sono sempre rimasti i legittimi Papi, Pontefici Romani, Vicari di Gesù Cristo su questa terra, successori di Pietro, dotati del carisma dell'infallibilità e quindi del potere di giurisdizione o autorità universale su tutti e singoli i fedeli in tutte le parti del mondo. Ciononostante essi insegnano delle eresie, hanno rotto con la Chiesa di sempre, sono loro gli scismatici e non noi e bisogna disobbedirgli sempre. Oppure: lì accettiamo quando dicono ciò che è conforme alla tradizione, li rifiutiamo quando dicono qualcosa d'altro”.
All'estremo opposto di questa soluzione c'è quella che viene chiamata il “sedevacantismo completo”, cioè senza sfumature.
Questa posizione dice: “Paolo VI e Giovanni Paolo II, avendo insegnato pubblicamente e continuamente delle eresie in materia di Fede e di morale, hanno per il fatto stesso perso il Pontificato, non sono più Papi e quasi certamente non lo sono mai stati, sono solamente degli impostori e degli antipapi;
ogni cattolico deve quindi disobbedirgli, anzi, non è più il caso di disobbedire, visto che non sono Papi. La stessa cosa si deve dire per tutti coloro che accettano il loro in-
segnamento o per tutti coloro che li riconoscono come Papi; anche queste persone sono eretiche e fuori della Chiesa”. Bisogna notare che molti sedevacantisti completi sviluppano logicamente questo discorso con una posizione che è chiamata “conclavismo”. “Se la Sede è totalmente vacante” dicono “visto che la Chiesa deve avere un Papa, si deve procedere all'elezione di un Papa”. Questo è il “conclavismo” che non è seguito da tutti i sedevacantisti completi ma
solo da una parte di essi, abbastanza logicamente d'altra parte.
Vi è infine una terza posizione che possiamo chiamare mediana, cioè in mezzo a queste due, ed è la cosiddetta Tesi di Cassiciacum. Essa si chiama così perché è stata esposta per la prima volta su una rivista che si chiamava “Cahiers de Cassiciacum” (Cassiciacum essendo il nome latino di un paese della Brianza, Cassago, dove sant'Agostino si ritirò per studiare i problemi importanti della Chiesa del suo tempo). Padre Gérard des Lauriers, volendo imitare, se vogliamo, questo Santo, ha voluto prendersi un momento di riflessione, ritirarsi anche lui nel
suo Cassiciacum e scrivere questa Tesi per esporre qual'è la situazione attuale della Chiesa, perché siamo in una situazione di questo genere, quali soluzioni possono essere date e soprattutto come il cattolico debba e possa comportarsi in questo frangente.
Che cosa afferma la Tesi di Cassiciacum?
Essa mantiene ciò che c'è di vero nelle due posizioni che vi ho esposto prima (entrambe hanno qualche cosa di vero) rifiutando quanto vi si trova di falso e dando quindi l'unica risposta equilibrata e totalmente conforme all'insegnamento della Chiesa che si possa dare oggi, escludendo sia le incongruenze della prima posizione, sia i pericoli e le affermazioni azzardate della seconda. Dobbiamo stare molto attenti a non lasciarci trascinare né nell'una né nell'altra posizione estrema mantenendoci ben saldi in questa via mediana, non perché è mediana (non è una mezza misura, le mezze misure non ci piacciono) ma perché è la via mediana della verità tra due errori opposti che sfruttano due parti di verità deformandole in maniera abnorme. Cosa c'è di vero nella prima soluzione, quella che è, in fondo, di Mons. Lefebvre? C'è di vero che non spetta ad una singola persona privata, ad un Carneade qualunque, ad un fedele, un prete qualunque, membri della Chiesa discente, che impara, e non della Gerarchia, della Chiesa docente, che insegna, non spetta a queste persone, lo ripeto, il potere e l'autorità di definire e dichiarare che tale persona giuridicamente non è Papa. Questo non spetta a delle persone private. Capite bene: una cosa è un Vescovo con autorità nella Chiesa, una cosa è una persona privata che autorità non ne ha. Per cui quello che posso dire non è che un'affermazione fondata anche sulla Fede ma che non può avere valore giuridico.
Cosa c'è di vero, invece, nella posizione dei sedevacantisti? Che una persona che insegna quotidianamente delle eresie non fa il bene comune della Chiesa e non può essere l'autorità nella Chiesa. È impossibile, per di più, che una
persona che dovrebbe essere assistita dallo Spirito Santo in certe dichiarazioni che dovrebbero essere quindi garantite dall'infallibilità, insegni invece qualcosa di contrario alla Rivelazione. È impossibile quindi che queste persone siano realmente Papi. È impossibile anche che la Fede ci comandi di disobbedire ad una persona e che nello stesso tempo la stessa Fede ci comandi di obbedire a questa medesima persona. Non si può creare la teologia della disobbedienza, come dicono i sostenitori della prima posizione. Non si può dire:
“Siamo sottomessi al Papa ma gli disobbediamo” come ha scritto recentemente il Superiore della Fraternità negli Stati Uniti. Se sono sottomesso obbedisco, se non obbedisco non sono sottomesso. Quindi il sedevacantismo ha
perfettamente ragione quando mostra queste contraddizioni e dice: “Queste autorità non sono Papi”. Allora voi mi dite: “Ma sono Papi o non sono Papi?”. E la risposta che bisogna dare è: “distinguo”. Bisogna distinguere tra due aspetti del Papato, un aspetto formale e un aspetto materiale: ecco la Tesi di Cassiciacum.
Non potrò in poco tempo spiegarvela tutta nei minimi dettagli tanto più che si tratta di cose piuttosto difficili: quando si parla di teologia si parla di cose difficili perché alte.
Si parla di Dio, della Chiesa fatta da Dio; non stiamo parlando di cavoli di fagioli o di banane che si vendono al mercato e di cui possono parlare tutti o quasi (io ad esempio mi farei imbrogliare nel fare la spesa: ognuno è esperto nel proprio campo). Però se parliamo di cose difficili non parliamo di cose che ci lasciano indifferenti. Ogni cristiano deve e quindi può conservare la Fede.
Se abbiamo l'obbligo di conservare la Fede, abbiamo anche la possibilità di farlo: non c'è dovere senza la possibilità di compierlo.
Ora, per conservare la Fede, dobbiamo poter capire ciò che ci insegna la Chiesa e saperlo distinguere dal suo contrario.
Per tornare all'aspetto materiale e formale del Papato, non si tratta di un'invenzione di Padre Guérard. Se anche lo fosse, non ci sarebbe niente di male: da sempre nella Chiesa sono state forgiate delle parole nuove per significare un concetto vecchio.
Quando il Concilio di Nicea definì che Gesù è veramente Figlio di Dio, forgiò la parola “consustanziale”; nel Medioevo, contro un'eresia che negava la presenza di Gesù nell'ostia, i teologi e poi la Chiesa forgiarono un'altra parola nuova: “Transustanziazione”.
Persino la parola “Trinità" non c'è nel Vangelo. Furono i primissimi teologi della Chiesa che crearono questo nome “Trinità” per esprimere una realtà eterna quanto Dio. Allora non ci sarebbe da stupirsi se un teologo del ventesimo secolo, di fronte ad una situazione certamente nuova, perché quello che stiamo vivendo oggi non è accaduto mai nella Chiesa, forgiasse una nuova terminologia capace di spiegare un nuovo fenomeno.
Contro i “sedevacantisti completi”, che pretesero rifiutare la Tesi di Padre Guérard perché secondo loro non c'era nei manuali scritti prima del Concilio, Padre Guérard diceva: “Essi sono come un cacciatore che va nella giungla. Se nel suo manuale c'è scritto ad esempio che la tigre sbuca da destra ed invece, nella realtà, la tigre sbuca da sinistra, lui non spara a sinistra.
Il suo manuale gli dice che la tigre spunta da destra, lui spara dalla parte sbagliata e la tigre se lo mangia”.
Non è detto che i manuali abbiano previsto la situazione attuale esattamente com'è. Da sempre i teologi si sono posti questo problema: poiché il Papa è infallibile ma non è impeccabile può anche commettere un peccato contro la Fede? Alcuni hanno detto di no, ma la grande maggioranza ha detto di sì: un Papa può diventare eretico.
Può un eretico essere Capo della Chiesa? Può essere maestro di Fede colui che non ha la Fede?
Può far parte della Chiesa come Capo colui che non è nella Chiesa nemmeno come membro? La risposta è negativa e pertanto i
teologi si chiedevano: se il Papa insegnasse un'eresia, cosa capiterebbe? I Vescovi del
mondo intero, pensavano, reagirebbero contro di lui, lo deporrebbero o piuttosto lo dichiarerebbero deposto constatando che non è più Papa, ne eleggerebbero un altro ed è bell'e fatto. Quello che i teologi non prevedevano è che nessuno si sarebbe mosso, come purtroppo è capitato. Siccome nessuno si è mosso, la situazione di oggi è diversa da quella prevista dai manuali e anche la soluzione
deve essere diversa.
Il “sedevacantismo completo” sarebbe stato vero se i Vescovi avessero fatto il loro dovere. La crisi sarebbe finita: ci sarebbe un vero Papa eletto dai Vescovi che han mantenuto la Fede, in lotta, eventualmente, con un falso Papa sostenuto dai Vescovi che hanno perso la Fede. Questa non è la nostra situazione. Quanti dicono che Giovanni Paolo II è un antipapa, mi devono presentare il Papa di cui egli sarebbe “l'anti”.
Invece io non conosco che Giovanni Paolo II.
Il “sedevacantismo completo”, anche solo in questo termine di “antipapa”, è insostenibile
e cade nel ridicolo.
Ciononostante, pur essendo la Tesi di Cassiciacum un'applicazione senza dubbio geniale e per molti versi inedita della dottrina della Chiesa sul Papato alla situazione at-
tuale, non è vero che la distinzione in un Papa di un aspetto materiale e di un aspetto formale sia una pura invenzione di Padre Guérard. Voi sapete che un grande esperto
sul Papato, al quale ha dedicato un libro intero, è il teologo gesuita e Dottore della Chiesa san Roberto Bellarmino. Egli scrive: “I Cardinali quando creano cioè eleggono il
Pontefice, esercitano la loro autorità non sul Pontefice, perché non lo è ancora, ma sulla materia”. Un uomo eletto Papa, che cos'è? È un Papa materialiter. L'elezione dispone cioè
questa persona a ricevere in seguito da Dio, se non pone ostacoli, la forma del Pontificato.
Vedete che un teologo, un Santo, un Dottore della Chiesa che non è Padre Guérard (è vissuto quattrocento anni prima) parla di una materia e di una forma del Pontificato, la materia essendo il fatto di essere stato eletto, la
forma essendo l'autorità, il potere di comandare, che Dio dà al Papa quando l'eletto accetta realmente l'elezione. Un altro teologo del secolo precedente, il card. Tommaso De Vio, detto Cardinal Gaetano, scelto a suo tempo dal Papa per contrastare le dottrine di
Lutero, scrisse: “L'ufficio pontificale, cioè il fatto di esser Papa, e Pietro (per Pietro si intende la persona del Papa) sono nel rapporto
di forma a materia”. La persona del Papa è il lato materiale; l'incarico, l'autorità, quello formale. Un altro teologo, Giovanni di San Tommaso, nel suo “Trattato sull'autorità del
Papa" dice la stessa cosa. Vedete che i teologi classici della Controriforma espongono la
stessa dottrina di Mons. Guérard.
Ma in fondo, scusate, non è quello che voi credete già da un pezzo in tantissime altre questioni? La distinzione tra un lato materi-
ale e un lato formale in tutte le cose, non è l'insegnamento più scontato della filosofia cattolica? Già Aristotele, con la dottrina del-
l'ilemorfismo (ilé vuol dire materia, morfé vuol dire forma) insegnò che ogni cosa materiale è composta di materia e forma ed anche
nelle cose immateriali c'è un aspetto materiale (l'essenza) ed un aspetto formale (l'esistenza). Dio solo è forma pura senza alcun
aspetto materiale. Questa dottrina è applicata analogicamente ad un'infinità di cose. Ad esempio, quando abbiamo fatto il catechismo da bambini, ci hanno spiegato che nei Sacramenti c'è una materia ed una forma. Qual'è la materia del Sacramento dell'Eucarestia? Il pane ed il vino. Qual'è la forma del Sacra-
mento dell'Eucarestia? Le parole della Consacrazione. Se c'è solo la materia, pane e vino, c'è Gesù? No. Se ci sono solo le parole della Consacrazione, ma non il pane ed il vino, c'è Gesù? No. Un elemento non è l'altro ed entrambi sono necessari.
Quando si parla del peccato la Chiesa insegna che c'è un peccato materiale ed un peccato formale. Il peccato materiale è quando faccio un peccato senza sapere che è peccato: c'è la materia del peccato, l'atto peccaminoso, ma non c'è la forma o l'essenziale del peccato, la volontà di fare il male.
Se mangio carne di venerdì senza mia colpa perché penso che sia giovedì, ho commesso un peccato materiale. La materia del peccato c'è, perché non si può mangiare carne di venerdì, ma la forma del peccato non c'è, perché non volevo offendere Dio, non rendendomi conto di fare un peccato. Vedete quindi che ci può essere una materia, il peccato materiale, priva della forma. I teologi parlano pure di “fede informe”, una Fede senza forma: c'è la materia della Fede, non c'è la forma. È il caso di chi ha la Fede senza avere la carità, che è la forma della Fede.
Infatti, posso avere la Fede e vivere in peccato mortale. Se ad esempio ho avuto un pensiero cattivo contro la purezza, ho perso lo stato di grazia, la carità, ma non per
questo ho perso la Fede. Che Fede ho? Una Fede informe.
Potremmo continuare così... Facciamo l'esempio di due persone che vanno in chiesa, il parroco li benedice e si sposano.
Il sacerdote gli chiede: “Vuoi tu sposare Tizio?” “Lo voglio”, “Vuoi tu sposare Caia?” “Lo voglio” “Io vi dichiaro marito e moglie”. I due partono per il viaggio di nozze; nel registro della chiesa è stato scritto che Tizio e Caia sono marito e moglie.
Mettete che come in un "feuilleton", il loro matrimonio sia assolutamente invalido a causa di un impedimento dirimente che rende nullo il matrimonio. Loro credono di essere marito e moglie; la Chiesa crede che siano marito e moglie, i figli che magari nascono credono che i loro genitori siano
marito e moglie, e invece non lo sono. È quello che si chiama un matrimonio putativo; potremmo chiamarlo un matrimonio materialiter. Non è formalmente un matrimonio, non sono formalmente sposati. Davanti a Dio non sono formalmente sposati, ma da-
vanti alla Chiesa cioè nei registri, risultano sposati. Ecco un altro caso, uno dei mille che possono accadere. Noi stessi siamo composti di materia e forma. La Chiesa lo ha definito:
nell'uomo la forma è l'anima, la materia è il corpo. Quando un uomo muore, è perché la forma si separa dalla materia.
Quando Padre Guérard parla di materia e forma nel Papato, qualcuno potrà dirsi:
“Eh, son frottole, invenzioni di teologi... qua andiamo sul difficile...” Ma no, è banalissimo, son questioni che possono capitare tutti i giorni in tutte le cose; pure voi siete mate-
ria e forma e quando morirete si separerà la materia dalla forma. Come vedete non è una cosa così strana.
Una materia senza forma? Può accadere.
È successo per Paolo VI, è successo per Giovanni Paolo II (tralascio la questione di Gio-
vanni XXIII. Ci stiamo arrivando poco a poco su Sodalitium e... tra dieci anni avrò finito).
Siamo assolutamente certi che Paolo VI non aveva e Giovanni Paolo II non ha l'autorità pontificia, ed in questo siamo d'accordo con i “sedevacantisti completi”. Capitelo
bene, siamo d'accordo in questo, cioè sull'essenziale, mentre siamo in disaccordo con la posizione della Fraternità e di tanti altri sull'essenziale: ecco la differenza nella collaborazione che ho presentato nel mio editoriale. Pur essendo in disaccordo con entrambe le tesi diverse dalla nostra, con l'una il disaccordo è su un punto essenziale, mentre con l'altra lo è su un punto meno impor-
tante, benché importante lo possa divenire nelle sue conseguenze imponendo pertanto un'altra distinzione. Che Giovanni Paolo II non abbia l'autorità è certo, e lo possiamo provare in più modi.
Proviamo innanzi tutto che non ha l'autorità, e spieghiamo in seguito com'è che non ce l'ha. Facciamo un solo esempio.
Durante il Concilio Vaticano II è stata approvata da Paolo VI la dichiarazione sulla libertà religiosa, secondo la quale la libertà religiosa sarebbe un diritto naturale insegnato da Cristo agli Apostoli. La libertà religiosa, cioè il diritto in foro esterno, in pubblico, di diffondere e propagandare qualunque Fede anche falsa, è stata presentata dal Concilio come rivelata ed è stata definita in maniera tale che avrebbe dovuto essere protetta dall'infallibilità.
Infatti un Concilio è magistero straordinario solenne.
Paolo VI ha dichiarato che il Vaticano II era solo magistero ordinario universale, cioè l'insegnamento del Papa in comunione con tutti i Vescovi. Se anche così fosse il Concilio
Vaticano I ha definito che il magistero ordinario universale è infallibile (cosa che la Fraternità nega per sostenere la sua posizione). Quindi tutti noi dovremmo accettare la libertà religiosa come rivelata da Dio e dovremmo dire, ad esempio, che il testimone di Geova ha il diritto di ingannare le persone semplici e deboli facendo loro perdere la Fede in Gesù Cristo; e lo Stato e la Chiesa hanno il dovere di proteggere e garantire questo diritto. Anche il comunista, l'ateo, il massone, avrebbero il diritto di propagandare e diffondere il comunismo,
l'ateismo e la massoneria senza che lo Stato e la Chiesa abbiano la possibilità di intervenire, anzi con lo stretto dovere, in nome di Dio, di rispettare, non solo nel privato della loro coscienza, ma persino in pubblico, l'attività di queste persone. Ora ciò è condannato dalla Chiesa come un errore contrario all'insegnamento della Scrittura e dei Padri.
Noi siamo già costretti, dall'insegnamento di tutti i Papi, a dire che la libertà religiosa è un errore. Lo provano i documenti: "Quas primas", "Quanta cura", "Il Sillabo", ecc... Ma,
mi direte, le Encicliche sono difficili da leggere, i documenti sono difficili da interpretare, il libro dell'Abbé Lucien è scritto in francese e non lo capisco... per chi non avesse ancora capito io do allora una prova
molto semplice: la pratica della Chiesa. Se quello che il Vaticano II ha detto fosse vero, la Chiesa, dagli Apostoli fino a Pio XII, avrebbe continuamente e costantemente,
ovunque si è installata, violato questo preteso diritto rivelato da Dio. Gli Apostoli, lo si legge negli Atti, fecero bruciare in pubblica
piazza tutti i libri di magia. L'Inquisizione non rispettava certo la libertà di coscienza e di culto. Il Concordato firmato da Pio XII
con la Spagna di Franco sopprimeva in quel paese ogni libertà di religione e culto pubblico al di fuori di quello cattolico. Allora, per
essere fedeli al Vaticano II, dovremmo dire che per la bellezza di duemila anni la Chiesa
ha rinnegato l'insegnamento di Gesù Cristo in un suo punto fondamentale. La Chiesa
non sarebbe più la Chiesa, avrebbe tradito l'insegnamento di Cristo, sarebbe scomparsa. I protestanti avrebbero ragione di dire che fin dal principio i Papi hanno rinnegato l'insegnamento di Cristo, sono stati
degli anticristi e via di questo passo. Ora questo non è possibile: “Le porte dell'inferno non prevarranno su di essa”. Quindi, o voi mi provate che Pio IX non era Papa ma un impostore, che Pio XI non era Papa ma un impostore, che Pio XII non era Papa ma un impostore e via di seguito con gli altri Papi, oppure bisogna dire che Paolo VI e
Giovanni Paolo II non sono Papi. Non c'è niente da fare, qui si tratta di salvare l'onore o degli uni o degli altri; tutti non li possiamo
salvare. Vi sono poi molte altre prove. Voi dite, ad esempio, o meglio constatate, che la
nuova messa si allontana dalla teologia insegnata dal Concilio di Trento.
Rassicuratevi, siete in compagnia nientemeno che del Card. Ottaviani che era il capo del Sant'Uffizio, cioè la suprema Congregazione della Chiesa che aveva come scopo
quello di difendere la Fede ed estirpare gli errori. Egli che quindi, potremmo dire, era l'esperto in materia, ha detto e ha scritto: la
nuova messa si allontana dall'insegnamento della Chiesa definito nel Concilio di Trento.
Il Card. Bacci ha detto la stessa cosa. Ora se è vero, come è vero, che la nuova messa si
allontana dall'insegnamento del Concilio di Trento, allora chi l'ha promulgata non era più Papa. Perché? Perché il Concilio di
Trento e soprattutto papa Pio VI hanno affermato che quello che la Chiesa ha fatto, la disciplina della Chiesa, è infallibile. Infallibile non nel senso che non può mutare mai:
oggi dico il Gloria, domani non dico più il Gloria. Infallibile nel senso che non si può dire che quello che la Chiesa ha fatto prima fosse dannoso alle anime. Altrimenti, torniamo al solito punto: per cinquecento anni, per seicento, per mille anni la Chiesa avrebbe dato ai suoi figli una parodia di Messa, una cosa sbagliata. Oppure tutto ciò
la Chiesa lo starebbe facendo adesso, e non è possibile... Bisognerebbe dire che dal 1969
la Chiesa, con la nuova messa, sta dando del veleno ai suoi figli. Non è questo lo scopo per il quale Cristo ha fondato la sua Chiesa.
Perché diciamo che la Messa di S. Pio V è così bella, solo perché ci commuove? No, perché l'ha fatta la Chiesa. Avreste scelto per forza l'"Introibo ad altare Dei"? Magari
no, avreste messo un altro Salmo. Come mai il Rosario vi piace tanto? Perché ve lo ha dato la Chiesa. Magari io, invece del Rosario,
avrei composto un'altra preghiera. Siamo sicuri che queste cose non possono fare del male alle anime ma fanno loro del bene, perché ce le ha date la Chiesa. E la nuova mes-
sa non ce l'ha data la Chiesa. Se ce l'avesse data la Chiesa, se l'avesse promulgata il Papa, allora essa sarebbe buona. E se tu dici
di no, che non è buona, non è la Chiesa che te la dà. “Chi è quel padre tra voi, che al figlio, il quale domanda del pane, gli dia una
pietra?... Se dunque voi, pur essendo cattivi sapete dare buoni doni ai vostri figlioli, quanto più il Padre celeste”. E per la Chiesa, che è nostra madre, è la stessa cosa. Criticate la “comunione” in mano, criticate le donne che distribuiscono la “comunione”; ma tutto questo viene dalla Chiesa oppure no? Se lo
condannate non può venire dalla Chiesa, perché la Chiesa fa solo cose buone, non dà cose cattive ai suoi figli. Quindi noi siamo sicuri, con una certezza che ci dà la Fede, che Giovanni Paolo II e Paolo VI prima di lui, non erano formalmente Papi, cioè non avevano l'autorità.
“Come mai non avevano l'autorità?”, si chiede Padre Guérard. Ci possono essere varie spiegazioni, tutte possibili. Papa Paolo
IV suppone il caso di una persona eretica che, nonostante questo, venga eletta dai Cardinali. Paolo IV dice: anche se tutti quanti,
Cardinali, Vescovi, lo riconoscono come Papa, quella persona non è Papa. Vedete che Paolo IV fa un caso simile al nostro: al tele-
giornale non dicono certamente: “Il Papa materialiter è sbarcato in Brasile”. No, dicono: “Il Santo Padre è sbarcato in Brasile“.
Tutti lo considerano Papa, dal panettiere alla portinaia, dal giornalista al Cardinale, ma ciò non vuole ancora dire che lo sia per forza, giacché Paolo IV presenta un caso in cui non lo sarebbe: un eretico formale prima di essere eletto Papa, anche se eletto dai
Cardinali e riconosciuto da tutti, non può essere Papa. La Chiesa lo ha detto, quindi è vero. La storia della Papessa Giovanna è una calunnia ridicola più che mostruosa, contro il Papato e contro la Chiesa; ma se,
per assurdo, una donna fosse eletta Papa, anche se accettasse e venisse riconosciuta dal mondo intero, non sarebbe Papa, perché
per essere Papi bisogna essere preti e Vescovi e la Fede ci insegna che una donna non può essere né l'uno né l'altro.
Pio XII, poi, si chiede se un laico, eletto Papa, può essere un vero Papa. Risponde di sì, a condizione che accetti di essere ordinato
prete e vescovo, perché il Papa è il Vescovo di Roma. Ma se accetta, nel momento stesso in cui accetta, ha già i poteri papali, pur essendo ancora un laico in giacca e cravatta.
Ora, mettiamo che un laico sia eletto Papa, magari uno di voi, e, per facilitare le cose, mettiamo che diventiate vedovi (chiedo scusa alle consorti). Se voi dite: “Accetto di
diventare Vescovo e Papa”, da quel momento siete il vero Papa. Ma supponiamo che invece, pur accettando esteriormente, in cuor vostro rifiutiate: “Io prete? Ma siamo matti!
Adesso voglio passare un mese in Vaticano a giocare a fare il Papa, ma in realtà non voglio diventare prete. Tra un mese do le dimissioni e me ne vado”. Costui non è mai stato Papa, perché la sua volontà interna rifiuta una condizione essenziale per diventarlo. Ma poiché esteriormente ha accettato, tutti lo ritengono Papa. Ecco un altro caso di una persona elet-
ta che però non è Papa. Questa persona sarebbe Papa formalmente? Risposta: no!
Perché rifiuta una condizione essenziale per essere Papa ricordata da Pio XII. Ma questa persona, che nasconde questo suo rifiuto, è materialmente Papa? Sì, perché, eletto da un Conclave e riconosciuto come Papa da tutti,
occupa la sede pontificia. Nessuno può prendere il suo posto finché non dà le dimissioni o non è riconosciuta come invalida la sua elezione. Ecco un caso, possibile, anche se puramente teorico, di qualcuno che è Papa
materialiter non formaliter.
Allora Padre Guérard si chiede: se una persona eletta Papa diventa formalmente eretica, cioè professa un'eresia sapendo di professare un'eresia, di rifiutare l'insegnamento della Chiesa, è ancora Papa?
I teologi dicono tutti di no. Ma come sapere che lui professa un'eresia coscientemente? Se lo ammette, è molto facile. Altrimenti, la Chiesa docente, i Vescovi, devono ammonirlo, e se conferma il suo errore, ne abbiamo la certezza. È
quindi possibile che Giovanni Paolo II si renda perfettamente conto di essere eretico; in questo caso, davanti a Dio, non è più Papa in
nessun senso, ma davanti alla Chiesa, materialmente, lo è ancora. Perché? Perché, se possiamo provare che dice delle eresie, non siamo ancora riusciti a provare che lo faccia coscientemente. Come sapere se è in buona o cattiva
Fede quando nessun Vescovo lo ha ammonito e lui non ha ammesso nulla? Ecco perché Padre Guérard scarta la soluzione del “Papa
eretico”. È possibilissimo che Wojtyla sia non solo eretico, cioè dica delle eresie, ma che si renda pure conto di dire delle eresie. In questo caso, davanti a Dio, non è Papa né materialiter, né formaliter; ma la tesi dei “sedevacantisti completi” non è ancora provata.
Perché? Perché è necessario poterlo provare in pubblico, davanti alla Chiesa; come quei due sposi di cui vi ho parlato prima se, ad esempio, sono fratello e sorella: davanti a Dio non sono sposi, ma per il giudizio della Chiesa, se non c'è l'annullamento del matrimonio,
lo sono ancora e pur essendo persone libere, non possono ancora sposarsi con altre persone. Perché? Risulta che sono sposati. “Mi
dispiace, lei mi deve portare il certificato di persona libera... Qua risulta che lei è sposato...” “Eh, ma io in realtà non sono sposato” “Già, ma lei me lo deve provare”.
Il nostro è un caso simile, per cui, Padre Guérard, per spiegare come mai Giovanni Paolo II non è Papa, pur non scartando come risposta l'ipotesi dell'eresia prima o dopo l'elezione, percorre un'altra strada. L'ipotesi del “Papa eretico” è solo una probabilità, ma non una certezza. Padre Guérard, invece, fa
un'altra ipotesi che può essere provata con certezza: Giovanni Paolo II non è (formalmente) Papa perché non vuole oggettivamente, non realizza, il bene comune della Chiesa. Questa è una constatazione che è sotto gli occhi di tutti. Se uno commette degli errori, ma in maniera costante, abituale, fa
quelle mosse e quelle scelte che servono a realizzare lo scopo di una società, assicura il bene comune di questa società. Se invece
agisce sistematicamente contro il fine della società, non assicura il bene comune. Nel caso dello Stato ad esempio, se le mie azioni convergono sistematicamente non a realizzare il bene dei cittadini ma il mio bene personale o quello di una setta, non realizzerei più il bene
comune e non sarei più l'autorità. Se, ad esempio, un Capo di Stato dichiarasse: “D'ora in avanti rinunceremo a reprimere il furto e
l'omicidio. Lasceremo piena libertà di furto e di omicidio” (ci siamo quasi...) un Capo di Stato di questo genere non assicurerebbe il minimo del minimo del bene comune. Questo governante, secondo tutta la filosofia naturale e cattolica, non sarebbe più governante di un
bel niente, perché avrebbe lui stesso rinunciato a governare. Quando constatiamo, che per anni, continuamente, gli atti dei “governanti”
della Chiesa convergono nel fare il male delle anime, nel rovinare la Chiesa, nel non procurare il bene della Chiesa, abbiamo dimostrato
che essi non sono l'autorità. Questo, checché ne sia della loro buona Fede mediante la quale, magari, si salveranno l'anima.
L'esempio che vi ho fatto di uno Stato che rinuncia a reprimere il furto e l'omicidio può sembrarvi assurdo (anche se oggi ci siamo
quasi) ma è purtroppo la realtà nella vita della Chiesa di oggi. Con la soppressione del Sant'Uffizio, le “autorità” hanno di fatto sop-
presso la “polizia” della Chiesa; qualunque teologo, può affermare pubblicamente qualunque eresia, senza avere una sanzione.
Cosa vuol dire? Libertà, almeno di fatto, ai ladri ed agli omicidi spirituali, di uccidere le
anime. Ratzinger ha dichiarato che Padre Boff non solo sostiene la “teologia della liberazione” ma crede persino che il dogma e Dio stesso possano cambiare. Che punizione ha dato a Boff? Di non scrivere più per un anno; e dopo pochi mesi la punizione viene sospesa.
Questo vuol dire che è finita ogni repressione dell'errore, che non si procura più il minimo del minimo del bene comune, che si è rinunci-
ato a governare. Quando diciamo che Giovanni Paolo II non ha l'autorità, non diciamo qualche cosa di spaventoso. Perché?
Perché nei fatti lo ammettono anche loro:
quando mai governano? Paolo VI ha fatto un'Enciclica, “Humanae vitae”, nella quale condanna la pillola. Gli Episcopati del mondo intero, tranne rare eccezioni, gli hanno dato
contro, hanno detto che è una questione di coscienza, che deve essere giudicata da ogni
singola persona, e lui cosa ha fatto? Gli ha forse detto: “Ma come? Voi siete contro l'insegnamento del Papa!” No, non gli ha detto nulla. Lui stesso, per primo, ha rinunciato a
governare. Recentemente il Vescovo di Berlino, creato “Cardinale” da Giovanni
Paolo II nel Concistoro del giugno scorso, ha dichiarato che, secondo lui, ci saranno non solo i preti sposati, ma persino le donne prete, il che è una eresia. Ed ha aggiunto: “Non è la mia opinione personale, è l'opinione di tutta la Curia romana”. È stato smentito? È stato
deposto, sanzionato, incarcerato, sospeso a divinis, scomunicato, bruciato o quel che vi pare? Assolutamente no! Chi tace acconsente o, come minimo, rinuncia a governare: quindi
non sono io che dico, che Giovanni Paolo II non ha più l'autorità, ma è lui che, o è d'accordo con chi dice queste cose, ed allora è un eretico tale e quale, oppure non è d'accordo ma, non governando più, ha rinunciato, abdicato di fatto ad ogni suo potere.
Alcuni obiettano che la Tesi di Cassiciacum non è un dogma. Bisogna ben capire cosa si intende con queste parole. Che la Tesi non sia un dogma è evidente; anzi, vi dico di più: non sarà mai un dogma.
Un giudizio su un fatto storico infatti, non è e non potrà mai essere un dogma. Nella Chiesa è dogma ciò che è rivelato da Dio.
La Rivelazione si è chiusa con la morte dell'ultimo Apostolo e non mi consta che gli Apostoli ci abbiano detto se Pio XII o Paolo VI sarebbero stati Papi. Ecco perché la Tesi non solo non è un dogma ma, vi ripeto, non lo sarà mai.
Vi sono però un mucchio di verità che non sono dogmi: che io sia un uomo non è un dogma, non lo sarà mai, ma è verissimo, chi lo nega è un asino. Che voi siate qui presenti, non è un dogma, ma è vero. Ci sono poi delle verità che pur non essendo un dogma, sono definite infallibilmente dalla Chiesa. Ciò vale anche per i fatti storici: che i ministri anglicani non siano preti, che Giansenio abbia veramente scritto nel suo libro quel che gli attribuisce la Chiesa ecc. Quindi dei fatti storici
possono essere definiti infallibilmente dalla Chiesa in modo tale che chi li negasse andrebbe contro l'infallibilità e quindi contro un dogma, senza però che queste definizioni infallibili della Chiesa siano esse stesse un dogma. Dire: “Non è un dogma” e quindi concluderne: “Se non è un dogma è un'opinione libera” è una sciocchezza grande come le per-
sone che dicono queste cose. Perché? Una cosa può non essere dogma senza poter essere oggetto di dubbio o di discussione.
La tesi di Cassiciacum non è un dogma, ma per negare la Tesi di Cassiciacum io devo
ineluttabilmente negare dei dogmi. Per questo la Tesi è l'unica soluzione possibile oggi per essere pienamente conformi all'inseg-
namento della Chiesa, ed è per questo che citeniamo tanto. Per negare la Tesi di Cassiciacum e sostenere che Giovanni Paolo II è
Papa, devo negare dei dogmi. Devo negare l'infallibilità del magistero ordinario universale della Chiesa, per sostenere che, quando
Paolo VI approvò la libertà religiosa poteva errare; quindi nego un dogma definito dal Vaticano I. Devo negare anche il potere di
giurisdizione del Papa su tutti e singoli i fedeli, perché gli disobbedisco dal mattino alla sera. Devo negare che la Chiesa sia infallibile nell'imporre al mondo intero una disciplina, una liturgia o un codice di leggi, poiché affermo che la nuova messa e il nuovo codice di diritto canonico sono cattivi, ma vengono lo stesso dal Papa e dalla Chiesa. In fondo,
nego la santità della Chiesa, nego che il Papa abbia diritto di comandare non solo in mate-
ria di Fede e di morale ma anche di disciplina:
ed anche questo è definito dal Concilio Vaticano I. Il Papa ha il potere supremo anche in materia di disciplina, in materia di liturgia o di diritto canonico: ha il diritto di dirmi se devo fare la Comunione in un modo oppure in un altro. Negargli questo diritto, riconoscendolo ancora come Papa, vuol dire restringere i poteri del Papa. Per sostenere la posizione della Fraternità e negare la Tesi di
Cassiciacum, si è costretti ad affermare un bel po' di errori. Tuttavia, visto che concediamo a
Giovanni Paolo II la possibilità della buona fede, concediamola anche a loro.
Dall'altro lato il “sedevacantismo completo” può condurre facilmente chi lo sostiene ad affermare altre eresie, pur avendo ragione sull'essenziale e pur essendo
questa tesi probabilmente vera davanti a Dio, il quale sa se Giovanni Paolo II è formalmente eretico. Per il “sedevacantismo completo”, infatti, Giovanni Paolo II e i Vescovi che lo riconoscono sono scismatici,
eretici, fuori dalla Chiesa. È facile concluderne che la Chiesa gerarchica non esiste più, il che è assolutamente impossibile, poiché Gesù ha promesso che sarà con la sua Chiesa fino alla fine dei tempi. Sempre seguendo troppo rigidamente il “sedevacantismo completo”, bisognerebbe arrivare ad
un'altra conseguenza erronea, sostenuta in effetti dai “conclavisti”. Per loro i Vescovi tradizionalisti consacrati senza il permesso
del Papa, avrebbero la giurisdizione.
Cosa pensare di una teoria di questo genere, che ultimamente è stata sostenuta anche da Mons. Lefebvre e da Mons. Tissier?
Due opposti si incontrano nel medesimo errore. Cerco di spiegarmi. Nella Chiesa ci sono due poteri, il potere d'ordine (dire la Messa, dare i Sacramenti...) ed il
potere di giurisdizione (comandare con autorità). Gli uni e gli altri (alcuni sedevacantisti e, in questi ultimi tempi, la Fraternità),
danno a questi Vescovi non solo il potere d'ordine ma anche quello di giurisdizione.
Ora, il potere d'ordine viene conferito mediante il rito dell'ordinazione sacerdotale o
della consacrazione episcopale. Anche se non ho nessuna autorità nella Chiesa, se qualcuno mi ordina prete o Vescovo, ho il potere d'ordine: dico validamente la Messa,
ordino validamente dei sacerdoti, ecc. Tutti i Vescovi che si dicono ortodossi (in realtà sono eterodossi) come i finti arcivescovi di Mosca o di Costantinopoli, non hanno nessuna autorità, nessuna giurisdizione, sono eretici e scismatici, ma hanno il potere d'or-
dine. Perché? Perché qualcuno li ha consacrati validamente Vescovi ed hanno il potere di consacrare altri Vescovi, di ordinare altri sacerdoti, di amministrare validamente la Cresima ecc. Quindi, da dove si
riceve il potere d'ordine? Dal rito dell'ordinazione per il sacerdote o della consacrazione per il Vescovo. Ma c'è anche il potere di giurisdizione, il potere cioè di co-
mandare su di un insieme di persone o su di un territorio (poco conta). Questo potere di
giurisdizione da chi viene? Un'autorità qualunque in definitiva, non può venire che da chi ha la suprema autorità. Ogni autorità
civile, ad esempio, deriva la sua autorità dal Capo di Stato. Nella Chiesa questo principio è ancora più importante. Pio XII ha esplicitamente dichiarato nell'Enciclica Mystici Corporis, che tratta della Chiesa, che il potere di giurisdizione viene solamente ed esclusivamente tramite il Papa.
I Vescovi “tradizionalisti” consacrati legittimamente a causa della situazione straordinaria in cui ci
troviamo, possono e debbono celebrare lecitamente la Messa, ordinare sacerdoti, amministrare la Cresima, ma non hanno nessuna autorità tranne l'autorità morale che compete ovviamente ad una persona rispettabile come un Vescovo. Per il resto: nessuna autorità sui fedeli, su di un territorio, e ancora meno il potere di eleggere un Papa.
Per i “conclavisti” invece, dei Vescovi che non hanno ricevuto l'autorità dal Papa (essi stessi dicono che non c'è attualmente un Papa) avrebbero egualmente l'autorità. Ma se non viene dal Papa da chi viene? Mons. Lefevre dice: dal popolo. Il Concilio di Pistoia, giansenista, eretico, disse la stessa cosa: i Vescovi ricevono l'autorità dalla Chiesa intendendo per “Chiesa” il popolo e non il Papa; furono condannati come eretici.
L'autorità non viene dal basso ma dall'alto.
Occupare una sede, presuppone l'essere nominati dalla prima sede: se la prima sede non mi nomina, io non governo un bel niente. Che nel passato i Vescovi siano stati
scelti in mille modi non importa; il Papa confermava esplicitamente l'elezione o autorizzava, tacendo, che si facesse così; ma l'autorità veniva sempre e comunque dal Papa anche se era il popolo che si riuniva e sceglieva Tizio come Vescovo. Il Papa diceva: “Confermo e do il potere” oppure taceva
e in quel modo dava il potere.
Qualcuno allora obietta: “Ma al Concilio di Costanza i Vescovi elessero un Papa, e non solo i Vescovi che erano con il vero
Papa, ma anche gli altri che erano con degli antipapi. Quindi un Vescovo che non ha autorità può eleggere il Papa”. Questo discorso
che sembra far breccia e giustificare il “conclavismo”, non sta in piedi. In effetti, è vero che al Concilio di Costanza alcuni Vescovi uniti ai Cardinali elessero il Papa. Perché?
Essendoci stati tre Papi di cui uno vero e due falsi, ma non essendo tutti d'accordo su qual'era quello vero e quali erano quelli falsi, per l'unità della Chiesa e per farla finita
con lo scisma, il vero Papa diede le dimissioni e autorizzò i Cardinali veri a fare un Conclave in cui si riunissero assieme ai Vescovi e ai Cardinali illegittimi. Ma se io do
ad un altro un diritto che non ha, da quel momento quest'ultimo ce l'ha, ma perché glielo ho dato io, non perché ce l'avesse prima. Se il vero Papa, i Cardinali ed i Vescovi
legittimi si fossero opposti all'entrata in Conclave di persone che non ne avevano il diritto, costoro in Conclave non ci sarebbero mai entrati. Ragione per la quale portare questo esempio o altri simili per giustificare
il “conclavismo” è assolutamente infondato e trascina tra l'altro il “tradizionalismo” a delle conseguenze tragiche e, più che tragiche, ridicole. Qualche tempo fa quattro o cinque persone tutte laiche, superando ogni buon senso, hanno preteso eleggere un Papa, anche lui laico. Ma rendetevi conto dei rischi enormi ai quali si può giungere seguendo certe dottrine esagerate e prive di buon senso, e soprattutto infondate.
Questo errore dei “conclavisti”, secondo il quale dei Vescovi privi di autorità potrebbero eleggere un Papa (fermo restando che, in assenza di Cardinali, dei Vescovi con autorità potrebbero farlo) ne presuppone un altro. Secondo loro, e secondo tutti i “sedevacantisti completi” una persona privata
avrebbe l'autorità di dichiarare, anche di fronte alla Chiesa, che tale persona non è Papa. Anche questo non è possibile. Se Francesco Ricossa dichiara che Giovanni Paolo II non è Papa, afferma qualche cosa di assolutamente certo e provato, ma questa dichiarazione non ha nessun valore giuridico nella Chiesa perché io sono una persona qualunque. È per questo che Giovanni Paolo II resta materialmente “papa”. Vi sembreranno complicazioni ma sono complicazioni necessarie.
Alcuni dicono: “La Tesi di Cassiciacum è complicata, cosa andiamo a spiegare alla
gente?” Attenzione! Tante tesi della Chiesa sono complicate, ma se cerchiamo di semplificarle cadiamo nell'eresia. Il mistero della Trinità, un Dio in tre Persone, è complicato.
Ma se io spiego: “Sì, c'è un solo Dio che poi prende tre nomi diversi” tutto diventa molto più semplice, ma è un'eresia.
La Transustanziazione è qualcosa di complicato: la Chiesa insegna che le sostanze del pane e del vino scompaiono e diventano il Corpo e il Sangue di Cristo, mentre gli accidenti, colore, peso, sapore del pane e del vino, restano. È veramente complicato. La gente capirebbe più facilmente se gli dicessi: “Guarda: è solamente un simbolo, sia la sostanza che gli ac-
cidenti restano tali e quali” oppure: “Guarda: anche se gli occhi ti ingannano lì non c'è neanche il sapore del pane; tu credi, credi, credi, che non ci sono neanche più le apparenze del pane e del vino”. Invece no: c'è il sapore del pane, il colore del pane, la figura del pane, gli accidenti del pane, ma c'è la sostanza del Corpo di Cristo. È difficile, lo so; però è vero. Non sempre una cosa più difficile da capire è, per il fatto stesso falsa.
Capite quindi che anche il “sedevacantismo completo” deve essere rifiutato, non tanto come possibilità, poiché davanti a Dio è non solo una possibilità ma una grande probabilità, ma è da rifiutarsi come un'affermazione di persone private che pretendono di imporsi giuridicamente nella Chiesa e che porta a conseguenze errate: dare a persone private un potere che spetta solo ai Vescovi o ai Cardinali e poi, ineluttabilmente, il compito di procedere all'elezione di un Papa.
Non siamo, per principio, contrari a un Conclave, a condizione che sia fatto da quelli che ne hanno il potere e non da quelli che non hanno il potere di farlo. “Ma così voi
bloccate tutto, c'è l'impossibilità di una soluzione”. Non è colpa nostra, è colpa semmai di quei Vescovi che dovevano fare il proprio dovere e non lo hanno fatto. E la soluzione da dove verrà? Essa verrà da Dio:
ispirerà qualcuno, ma qualcuno che ha il potere di farlo. Il “conclavismo” spiega Mons. Guérard, pretende di salvare la Chiesa con dei mezzi impossibili; è un po' come, nel mod-
ernismo scatenato, la “messa senza prete”.
Poiché non c'è il sacerdote e bisogna pur dire la messa, allora un laico “celebra” la messa.
Peccato che non sia una messa. Perché?
Perché non ha il potere di farlo. Allo stesso modo un laico, un semplice sacerdote e persino un Vescovo privo di giurisdizione non possono né dichiarare “in facie Ecclesiae” che tale persona non è più materialmente “papa”, né tantomeno eleggere un nuovo Papa.
Riprendiamo l'esempio del matrimonio. Un matrimonio può essere realmente nullo, formalmente nullo, invalido davanti a Dio ma essere ancora giuridicamente valido per la
Chiesa, materialmente valido, prima di una sentenza di annullamento da parte di un Tribunale ecclesiastico. Ci troviamo in una situazione simile. La nostra posizione preserva due verità fondamentali nella Chiesa.
Primo: l'obbedienza al Papa. Se apparentemente disobbediamo, non disobbediamo in realtà, in quanto le persone alle quali non obbediamo non sono l'autorità, non hanno
nessuna autorità. Secondo: la Chiesa non finirà mai e per Chiesa intendiamo la Chiesa gerarchica. Almeno potenzialmente, materialmente, avremo sempre l'Episcopato ed il Papato. Ed è quello che sosteniamo con il “materialiter”. Se lo negate, dovreste anche dire: la Chiesa non c'è più e Gesù Cristo si è sbagliato. Non è possibile. L'uno e l'altro punto sono importanti ed indispensabili.
Arriviamo adesso alla conclusione, affrontando il problema della collaborazione pratica. Abbiamo detto nell'Editoriale che non ci può essere alcuna collaborazione con chi sostiene che Giovanni Paolo II ha l'autorità, poiché costoro affermano un'enormità, cioè che bisogna disobbedire al Papa. All'autorità si può dire: “Scusi, non ho capito”.
Ma non si può disobbedire sempre, costantemente e totalmente, in materia di disciplina, di morale e di Fede. A dei Vescovi orientali che disobbedivano continuamente alla Santa Sede pur dicendosi in comunione con il Papa, Pio IX rispose giustamente: “Non serve a
niente dirsi in comunione con il Papa, se poi gli disobbedite tutti i giorni. Anzi, è peggio ancora, perché voi ammettete che dovreste
stare sotto di Noi e vi rifiutate di farlo”. I preti ed i Vescovi costituzionali che accettarono la Rivoluzione Francese, più disobbedivano al Papa e più cantavano preghiere in suo onore ed esponevano i suoi ritratti. Poiché la coscienza gli rimordeva ed i fedeli si spaventavano, pensavano di risolvere tutto con un grande ritratto del Papa e qualche “Oremus” in suo onore. Ma Roma gli rispose: voi siete scismatici. Non basta dire
che si è sotto sotto il Papa, bisogna essere sotto il Papa. L'unico modo di resistere lecitamente, come i “Tradizionalisti” ormai fanno
dal 1965, è di provare che i novatori non hanno nessuna autorità. Pertanto nessuna collaborazione è possibile con chi esprime errori
così gravi e commette un sacrilegio nel cuore del Sacrificio della Messa affermando che la Chiesa è “una” con Giovanni Paolo II e sottomessa a Giovanni Paolo II quando ciò non
è e non può essere vero.
Vi sono poi i “sedevacantisti completi”;
come vi ho detto tra essi bisogna fare delle distinzioni. Alcuni, pur affermando che Giovanni Paolo II non è Papa in nessun senso, neanche materialiter, perché la tesi gli sfugge per durezza di comprendonio o perché non gli è mai stata spiegata o perché non gli è stata spiegata bene, non tirano dalla loro dottrina le conseguenze che possono esservi dedotte: che la Chiesa è finita oppure che i nostri Vescovi hanno giurisdizione, oppure che il popolo ha l'autorità per dichiarare che uno non è Papa. Se uno non sostiene questi errori
ma si limita a dire: “Sentite; Giovanni Paolo II dice delle eresie tutti i giorni, ha detto che Dio e il mondo sono la stessa cosa, ha quasi
detto che Lutero è un santo... come fa ad essere il successore di Pietro? Come faccio ad essergli sottomesso? No, no, io non lo ri-
conosco...” Se costui si ferma lì, non ne tira le conseguenze che vi ho detto, se, d'altro canto, questa persona è perfettamente cattolica,
vuol difendere la Chiesa e la verità, non vedo nessun problema ad assistere alla sua Messa anche se non è d'accordo con noi, anche se
non ha la posizione della Tesi di Cassiciacum.
Pazienza! Si può assistere alla sua Messa, ricevere da lui i Sacramenti ed amministrarglieli, considerarsi in comunione con lui. Ma vi spiegavo che è più difficile, con un sacerdote di questo genere, fare un'opera che includa una collaborazione più stretta. Come faccio, ad esempio, a fare un Seminario assieme a lui se io nelle lezioni insegno la Tesi e lui tutto il contrario; se io dico: “Non è
provato che Giovanni Paolo II sia formalmente eretico” e lui dice: “Certo che è provato”. I seminaristi non capirebbero più niente.
Nella Chiesa è sempre stato ammesso che ci siano opinioni diverse in materia libera, ma di
fatto ciascuno le insegna per conto proprio. I Domenicani hanno una dottrina speciale sulla Grazia, i Gesuiti un'altra che è molto diversa.
Tutte e due sono ammesse dalla Chiesa.
Entrambi accusano le rispettive dottrine di portare ad errori enormi, ma la Chiesa non ha condannato né l'una né l'altra e ciascuno insegna la propria. Però non si può metterle
tutte e due assieme; a casa dei Gesuiti si insegna una tale dottrina e a casa dei Domenicani un'altra, ma ciascuno resta a casa sua
altrimenti non si capirebbe più nulla. Questo vale anche per noi. Non possiamo avere una collaborazione strettissima, ma possiamo
restare amici con rapporti, scambi di aiuti, comunione fraterna, scambio di Sacramenti....
Altri sedevacantisti invece spingono la loro posizione agli estremi che vi ho denunciato precedentemente: per gli uni la Chiesa è scomparsa, per gli altri si deve eleggere un
Papa (senza poterlo realmente fare). Non possiamo collaborare con essi, e se si rendono conto di quel che dicono bisogna avere
degli scrupoli anche ad assistere alla loro Messa o a dargli i sacramenti, perché un'eresia è un'eresia da qualunque parte venga detta, e uno scisma è uno scisma da chiunque venga fatto. È questo che vi volevo spiegare.
Ma qualcuno può aver detto: “Ma dove sono questi sedevacantisti? Come potremmo assistere alla loro Messa se qui a Torino non c'è?” Certo, io non parlavo di Torino ma del mondo intero, e nel mondo di “sedevacantismo completi” ce n'è ancor più di quelli che sostengono la Tesi di Padre Guérard. Ecco il
problema che si può porre: «Vado a Parigi e non c'è la Messa di un sacerdote che è d'accordo con la Tesi di Cassiciacum.
Posso andare alla Messa di un sacerdote che non è “una cum”, non è in comunione con Wojtyla,
non dice che bisogna disobbedire al Papa, è cattolico, e dice la Messa di S. Pio V?».
Risposta: “Sì che ci puoi andare”. «Devo sostenere la sua opera?» “No, è meglio che non la sostieni troppo perché quello che dice non è del tutto esatto”. Ma se poi quel sacer-
dote dicesse che secondo lui la Chiesa è finita e cose del genere, non si potrebbe più frequentare la sua Messa perché ha spinto il suo scoramento fino al punto di sostenere cose inaccettabili.
Questa è la nostra posizione e naturalmente si presume che se voi ci aiutate con la vostra simpatia, con la vostra preghiera, col
partecipare ai Sacramenti, è perché siete intimamente convinti della gravità della situazione, siete convinti che voi, oggi, dovete preservare la vostra Fede. La Fede cattolica, non una Fede qualunque, la Fede dei nostri nonni, che oggi però ci pone in condizione di
dover scegliere. Il Breve Esame Critico della nuova messa presentato a Paolo VI dai cardinali Ottaviani e Bacci sosteneva che il nuovo Messale poneva ad ogni cattolico un grave problema di coscienza costringendolo
ad una scelta. Ebbene, questa scelta non concerne solo la nuova messa ma anche la situazione dell'autorità. Vi scongiuro di non restare indifferenti, di non dire: “Ma a me cosa importa se il Papa è d'accordo o no? Io vengo qui perché mi piace...”. No. Non potete essere indifferenti. Se noi vi dicessimo: “Sì, sì, pur che veniate qui poco conta...”
contribuiremmo ad un male immenso, quello di far diventare la religione una questione personale del tutto distaccata dall'autorità,
dalla gerarchia, dalla sottomissione al Papa.
Se è vero che la crisi attuale consiste in una diffusione della mentalità protestante tra i
fedeli, bisogna ricordarsi che il protestantesimo è anche e soprattutto demolizione dell'autorità del Papa e pertanto i “tradizionalisti” devono, se vogliono essere cattolici
come desiderano, essere i più grandi sostenitori dell'autorità del Papa. Non possiamo dire: “Non me ne importa niente che il Papa
mi impedisca di venire qui, non m'importa niente delle scomuniche...”. Sì, che mi importa. Le scomuniche sono cose importanti perché se uno è scomunicato esce dalla Chiesa e chi è fuori dalla Chiesa non può salvarsi. È vero che per i modernisti tutti si salvano per cui, se volessimo dare un argomento ad hominem, dovremmo dire: poiché dite che tutti si salvano, che tutte le Chiese sono un mezzo di salvezza, allora io vado dai “tradizionalisti”, perché mi salvo anche con loro. Ragionando da modernista, voi non fate niente di male; ma ragionando da cattolico vi potete porre il dubbio: “Sono o non
sono nella verità?”.
Questo dubbio lo dovete risolvere. Però, vi scongiuro: risolvetelo e una volta risolto non dubitate più, ma
sosteneteci, non per quel che siamo, per il più o meno alto grado di santità, ma per quello che diciamo. Ci aiuterete così, con il
vostro sostegno, ad avere anche un maggior grado di santità. È difficile per voi oggi, tenere duro quando vi vedete, vi contate, e siete pochi.
È difficile per noi tenere duro
quando vi vediamo, vi contiamo e siete pochi. La difficoltà resta per voi e per noi; psicologicamente è difficile. La Fede ci sostiene ma l'aiuto vicendevole ci conforta
per non cadere. Le divisioni invece, ci aiutano a cadere: non sia mai. Quindi uniamoci, ma uniamoci nella verità. Le persone sono interscambiabili, oggi chi mi comanda è Tizio, domani muore e sarà Caio... purché dica la verità. Non dovete essere discepoli di
una persona, tranne che di Gesù Cristo; dovete essere i fedeli di un'idea. Quest'idea è quello che insegna la Chiesa cattolica, apostolica, romana, l'unica nella quale siamo stati battezzati, nella quale abbiamo vissuto, viviamo e vogliamo vivere. L'unica nella
quale, speriamo, moriremo, in grazia di Dio.
Questo è quello che vi auguro.

34“Davanti al Creatore tutti gli uomini hanno lo stesso valore
ed una dignità immensa” (Giovanni Paolo II agli Indios, 16 ottobre 1991; Osservatore Romano 18 /10/1991, p. 1).
“Il Magistero della Chiesa enuncia vari attributi divini, spe-
cialmente nel IV Concilio Lateranense e nel Vaticano I (Dio uno, vero, eterno, immenso, immutabile, onnipotente, perfet-
tissimo ecc.) (…) Dio è immenso perché Atto Infinito”
(PARENTE-PIOLANTI-GAROFALO, Dizionario di Teologia dogmatica, ed. Studium, Roma 1957, pp. 39-40).