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LE CROCETTE AUREE DELLE SEPOLTURE LONGOBARDE A CIVIDALE DEL FRIULI (Valentina Flapp) Parte Prima

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Funzione e significato delle croci auree
Cividale del Friuli è un territorio ricco di evidenze di età longobarda: i dati archeologici attualmente disponibili sono limitati ai contesti funerari in quanto mancano informazioni concrete sugli apprestamenti abitativi delle comunità sepolte in tali necropoli; infatti, nella città ducale sono state rinvenute molte sepolture altomedievali eccezionali per la qualità dei corredi e la varietà dei contesti riscontrati.

Le testimonianze funerarie di età longobarda sono costituite da tombe isolate, piccoli nuclei sepolcrali e ampie necropoli. Tali sepolture si collocavano in prossimità di aree precedentemente già adibite all’uso funerario oppure in aree di nuova istituzione, occupando sia settori del suburbio che porzioni significative del tessuto urbano1 (fig. 1).

Le necropoli, o meglio gli scheletri, rappresentano una fonte molto importante per lo studio del tenore di vita, della nutrizione e delle malattie che potevano segnare la vita di uomini, donne e bambini della popolazione; infatti, le testimonianze principali provengono dalle sepolture con i relativi corredi funebri.

Le indagini, eseguite mediante scavi archeologici, hanno permesso di recuperare, oltre a svariate suppellettili, anche un numero cospicuo di reperti legat i all’ornamento e all’abbigliamento personale; si offre un’importante documentazione relativa alla cultura materiale dei nuovi venuti, agli scambi commerciali e ai rapporti createsi con la popolazione autoctona.
Molto interessante è soffermarsi sul tema delle crocette auree rinvenute in ambito funerario. Finora sono state espresse varie ipotesi su questi oggetti. Si possono distinguere, infatti, posizioni di pensiero opposte legate ai nomi di S. Fuchs e J. Werner: Fuchs sosteneva che le croci fossero portate dai Longobardi da vivi, invece, Werner le considerava solamente delle
2 offerte al defunto deposte nel corredo funebre .
Fuchs escluse la possibilità che le croci venissero cucite a un velo nonostante il fatto che quasi
tutte presentassero dei piccoli fori lungo il perimetro. Questi fori, solitamente otto, dimostrano
solamente che le croci potessero venire cucite a un qualche supporto. Si trattava di oggetti fragili
che, se applicati agli abiti, avrebbero potuto facilmente essere danneggiate dai movimenti del corpo .

Tuttavia non se ne esclude completamente un uso in vita, data la presenza di fori
danneggiati e duplicati, a volte associati ad appiccagnoli che suggeriscono un duplice uso
4 dell’oggetto .
La prova con la quale Fuchs sostenne che questi oggetti venissero portati dai vivi, proviene da
una sepoltura femminile di Nocera Umbra dove è stata rinvenuta una croce con occhiello vicino
5 a una collana di perle .

Werner considera queste croci come una vera e propria offerta funebre (fig. 2). Questa affermazione non risolve un problema che rimane aperto: le croci, come sostiene Werner, venivano create “ad hoc” o venivano acquistate dai proprietari ancora in vita? Alcune croci provenienti da Nocera Umbra e Castel Trosino, essendo lavorate in maniera grossolana e frettolosa, fanno pensare che fossero state realizzate all’occorrenza in funzione della sepoltura, anche per l’assenza di segni di logoramento .

Le croci sono una delle caratteristiche della cultura funebre dei Longobardi proprio come sostiene Werner: questo oggetto venne adottato solamente in Italia perché qui la popolazione locale utilizzava già
quel tipo di ornamento .

Molti studiosi hanno attribuito alle croci auree longobarde un valore religioso, in quanto segno di appartenenza dei defunti alla confessione cristiana e della conversione alla fede cattolica; tali simboli assumono inoltre una funzione magica contro il
male e il pericolo .

Il loro carattere apotropaico è evidente già nella loro posizione sul volto del defunto, ma anche nelle decorazioni che le caratterizzano: accanto a evidenti simboli cristiani come cervi, colombe, Santi e oranti, si trovano grovigli di animali facenti parte del repertorio zoomorfo di matrice germanica. Questi ornamenti in un primo momento avevano un valore pagano e successivamente, già all’epoca dell’arrivo in Italia, diventarono segni cristiani;

non si potrebbe spiegare altrimenti la combinazione di una Madonna con il bambino insieme a una
decorazione in II Stile su una crocetta aurea oggi scomparsa .
Le crocette non erano solo legate a un fenomeno esclusivamente religioso, ma avevano anche valenza politica e sociale. Gian Piero Bognetti ha il merito di aver trasferito il problema della loro origine dall’ambiente religioso a quello politico. Egli attribuiva alle croci, in relazione alla conversione dei Longobardi all’arianesimo avvenuta già al tempo dell’invasione in Italia, più che un carattere di segno cristiano, un carattere di esaugurazione cristiana dell’arimanno.

Le croci auree, così, vengono viste come un contrassegno ariano; da qui il significato politico delle stesse .
La produzione delle croci in lamina aurea cessò alla fine del VII secolo per delle ragioni ben determinate. La prima ragione è collegata al fatto che i Longobardi, verso la fine del VII secolo, divennero i maggiori promotori della costruzione o del restauro, limitatamente al territorio occupato da loro, di edifici religiosi; di conseguenza ci fu un rinnovamento della scultura
marmorea e il decadere della produzione in metallo .
Inoltre, alla fine del VII secolo terminarono le discordie religiose tra ariani e cattolici ortodossi, di conseguenza ai Longobardi,
ormai cattolici, vennero a mancare le occasioni politiche di conversione che determinarono il diffondersi delle crocette auree .

Gradualmente, grazie a questa osservanza e tolleranza religiosa, scomparirono le tombe a filari
dei grandi campi barbarici e le tombe isolate extra-muros, mentre iniziarono a diffondersi i
primi cimiteri attorno alle chiese oppure vennero costruite delle piccole chiesette in mezzo alle
sepolture. Le croci auree, in origine legate alla conversione e, parzialmente alle credenze
pagane, non ebbero più motivo di venire prodotte, data la ormai totale conversione alle pratiche cattoliche .
È stato interessante osservare come queste crocette fossero inserite nelle sepolture in relazione ad altri oggetti di corredo. Le sepolture nelle quali sono state rinvenute possono essere classificate in diverse maniere: tombe povere caratterizzate dalla sola presenza di coltelli e pettini in osso; tombe medie date dalla presenza delle armi principali e di semplici guarnizioni di cintura o monili meno preziosi; tombe ricche caratterizzate dalla presenza di manufatti di straordinario sfarzo che non trovano una esatta corrispondenza con un preciso rango sociale. Solo la presenza di chiari segni di potere come gli anelli sigillo permettono di identificare alti funzionari.
I risultati della mia ricerca dimostrano che non in tutte le sepolture di età longobarda sono state rinvenute le croci auree, quindi, sembra quasi che questo oggetto di corredo non sia una regola. Inoltre, dalle necropoli del cividalese, le crocette sono state rinvenute sia in sepolture maschili che in quelle femminili indipendentemente dall’età del defunto.

In Friuli, le croci auree che oggi sono conservate nei vari musei non provengono solamente da Cividale del Friuli, ma anche da altre località: Gorizia, Buia, Rodeano, Maiano e Lovaria;

inoltre, grazie alla presenza di alcuni diari siamo al corrente dell’esistenza di alcune crocette che purtroppo oggi sono andate disperse provenienti da Cividale, Cormons, Basagliapenta e Luint.

Crocette auree presenti nelle sepolture femminili

Analizzando le necropoli cividalesi ho concluso che questo oggetto trova riscontro solamente in due sepolture femminili (uniche due sepolture femminili, finora scavate, che presentano la croce) provenienti dalla necropoli di Santo Stefano in Pertica: nella tomba n. 3 (età infantile) la croce è liscia ovvero priva di decorazione e presenta dodici fori per l’applicazione (quattro centrali e due all’estremità di ciascun braccio) (fig. 3), invece, nella tomba n. 27 (età senile) la croce (fig. 4) presenta una decorazione costituita da un intreccio regolare di nastri a tre vimini. Da una parte i nastri formano un motivo di matasse a “8” successive e collegate, dall’altra parte formano unintreccio arricchito da dettagli animalistici. La crocetta presenta dodici fori per l’applicazione: due all’estremità di ogni braccio e quattro centrali . La differenza tra
le due sepolture non consiste solamente nella crocetta aurea, che presenta stessa datazione (VII secolo), ma anche nel corredo all’interno della sepoltura: la tomba n. 3 è più povera rispetto alla tomba n. 27, anche se in comune hanno degli oggetti in vetro frammentati o non. Questa differenza di corredo tra le due sepolture femminili si può collegare al fatto che le due defunte abbiano una età diversa.
(Continua)