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Fatima.
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E un'altra Pasqua sarà sacrificata sull'altare del Covid

di RICCARDO CASCIOLI

Il ministro Speranza ha già annunciato che misure drastiche rimarranno fino al 6 aprile, cioè dopo Pasqua. Ormai siamo ostaggio di un governo che continua a giustificare i lockdown con lo spauracchio per possibili peggioramenti futuri.

Come volevasi dimostrare: «Il prossimo Dpcm varrà dal 6 marzo al 6 aprile» e non ci sono le condizioni per abbassare le misure. Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza al Senato riferendo sull’emergenza Covid. In altre parole: il lockdown continua e il governo fa in modo che nessuno si muova per le feste di Pasqua.
In realtà contagi, ricoveri, terapie intensive e morti (a parte alcuni casi isolati) sono in netto calo rispetto, ad esempio, a due mesi fa; ma adesso si agita lo spauracchio delle varianti con previsioni di picco tra fine marzo e inizio aprile per giustificare chiusure, divieti, coprifuoco. E vedrete che ad aprile si troveranno ancora altri motivi per prorogare le misure restrittive. La scorsa primavera si aspettava che il famoso indice Rt scendesse sotto l’1 per poter riaprire le attività, ora invece pur sotto l’1 si chiude tutto nella previsione che possa risalire.
Peraltro, malgrado i timori e le previsioni catastrofiche riguardo alle varianti del virus, al momento non si ha evidenza di una maggiore letalità o di gravità della malattia. Inoltre il tasso di positività – cioè il numero di casi positivi sul totale dei tamponi effettuati – si mantiene molto basso, al di sotto del 5%, quando a novembre scorso aveva addirittura superato il 15%. E sempre tenendo conto che i casi positivi non corrispondono ai malati, che sono soltanto una minima parte dei positivi.
Assistiamo a una manipolazione costante dei dati per poter mantenere il paese in ostaggio. E il governo Draghi non è solo in continuità con il Conte 2 (e la conferma del ministro Speranza era già un’indicazione chiara), è anche più determinato e drastico nelle misure. Chi pensava che l’allargamento della maggioranza mitigasse il socialismo sanitario di Speranza deve ricredersi: per quel che si sta vedendo in questi giorni il ministro della Salute ha ancora più potere sulle decisioni.
Del resto Draghi lo ha detto molto chiaramente nel discorso programmatico al Senato: chi pensa che si possa tornare alla “normalità” intesa nel senso delle condizioni pre-Covid si sbaglia. Infatti ci stanno guidando verso una “nuova normalità” che non sarà molto diversa da quello che viviamo oggi. Non a caso si è cominciato un anno fa dicendo “solo due settimane di lockdown per poi tornare liberi”; si è quindi passati allo sforzo “per salvare la Pasqua”, a “chiudere adesso per evitare la seconda ondata autunnale”, a “ancora uno sforzo per salvare il Natale”, a “teniamo duro per salvare la Pasqua (e due)”. In realtà abbiamo passato chiusi la Pasqua, il Natale e ora di nuovo passeremo chiusi la Pasqua.
E possiamo stare tranquilli che le restrizioni ci saranno pure in estate “per evitare quello che è successo l’anno scorso”, quando peraltro si è data pretestuosamente la colpa a chi ha fatto le vacanze al mare in agosto per i contagi registrati a ottobre e novembre.
Riferendosi ai criteri delle nuove misure in arrivo, il ministro Speranza ha detto che «la bussola sarà la salvaguardia del diritto alla salute». Ma si parla di diritto alla salute come se il Covid fosse l’unica malattia esistente e l’unica causa di morte. C’è invece evidenza che proprio l’esasperato allarmismo sul Covid stia provocando l’aumento di morti per altre malattie che vengono trascurate. Venti giorni fa è stato il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli, a notare che potrebbero essere fino a 30mila i morti nel 2020 dovuti alle «malattie trascurate causa pandemia».
E questo senza considerare le conseguenze psicologiche e psichiatriche dell’isolamento forzato, soprattutto nelle persone più vulnerabili.
E ancora: le politiche di lockdown stanno affossando l’economia e ingrossando le fila dei poveri. «Anzitutto la salute, viene prima dell’economia», si dice sprezzanti. Ma solo degli irresponsabili possono mettere in conflitto la salute con l’economia, come se le medicine e le terapie piovessero dal cielo e non avessero invece un costo da affrontare.
Già prima del Covid in Italia c’erano 4.5 milioni di persone in povertà assoluta e – come documentato dai Rapporti sulla povertà sanitaria stilati ogni anno dal Banco Farmaceutico – questo significa che ci sono milioni di persone che non hanno la possibilità di acquistare neanche le medicine per curare le malattie più banali o fare degli esami diagnostici. L’aumento della povertà causato da questi lockdown indiscriminati e irrazionali significa allargare ulteriormente la fascia di coloro che non saranno in grado di curarsi per qualsiasi tipo di malattia, altro che Covid. E altro che «salvaguardia del diritto alla salute».

RICCARDO CASCIOLI
da "La Nuova Bussola Quotidiana"

Da "La Voce Apuana"
MASSA-CARRARA

LE FALSE ATTESTAZIONI DEL DECESSO PER CORONAVIRUS
L’80% dei decessi nei bollettini Covid non è causato dal coronavirus

Sono sempre di più i decessi che finiscono nei bollettini quotidiani del coronavirus ma la cui causa di morte, in realtà, non è il coronavirus. Per capirci di più abbiamo interpellato l’Asl Toscana Nord Ovest e, in particolare, la direttrice di zona delle Apuane, Monica Guglielmi, la quale ci ha spiegato molto chiaramente che «nel bollettino vengono inseriti tutti i positivi al tampone e precisiamo sempre che i dati debbono essere validati dall’Istituto Superiore di Sanità».
Detto in altri termini, se una persona finisce in un elenco “covid” perché trovata positiva attraverso il tampone – sintomatica o asintomatica che sia – e perde la vita anche per cause lontanissime dal covid – come un infarto o per malattie pregresse come il cancro – questo decesso rientra all’interno del bollettino covid. «Si tratta di disposizioni nazionali a cui tutte le Asl si sono adeguate» specifica Sirio Del Grande, dell’ufficio stampa dell’Asl Tno. «Per ogni decesso poi – aggiunge – sarà poi l’Iss a confermare se, effettivamente, la causa della morte è stata o no il virus Sars-Cov2».
Spesso – per non dire sempre – in questo triste periodo abbiamo visto titoli di giornali del tipo «il covid fa un’altra vittima…». A questo proposito dobbiamo aggiungere un dato per certi versi clamoroso, se pensiamo che la fattispecie descritta sopra non è un’eccezione, bensì la regola.
Secondo quanto ci ha comunicato una fonte sanitaria che ogni giorno ha a che fare con questi dati, l’80% (ottanta per cento) dei decessi che oggi finiscono nel bollettino covid non sono morti a causa del coronavirus. Quindi solo il 20% dei decessi che ogni giorno vengono inseriti nel bollettino sarebbero causati dal virus.
Qualcuno, giustamente, alla luce di questi dati penserà che sia una cosa assurda. Legittimo e comprensibile. L’importante è conoscere con quale metodologia vengono realizzati i bollettini quotidiani e di conseguenza approcciare quei dati nel modo giusto. Senza allarmarsi. Senza allarmismi.
N.S.dellaGuardia
Sull'altare di satana casomai...