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Fatima.

Nel calice che viene offerto sugli altari quotidianamente è il mio Sangue e il pianto di amore generoso delle anime vittime

Valtorta – quaderni 1945-1950 – 14 maggio 1947

Una lezione d’amore di Gesù, in una effusione d’amore così forte che quasi spezza la mia vita:

«Mia cara anima vittima, nel calice di propiziazione che viene offerto sugli altari quotidianamente è il mio Sangue e il pianto d’amore generoso delle anime‑vittime.

Perché il vostro dolore è amore. Per amore lo avete chiesto il dolore, per amore ve l’ho dato, per amore lo patite.

Tutto è amore nelle vittime: tanto il sorriso per il mio amore che le consola, come il gemito per la tortura della carne, come il pianto per l’incomprensione o il tradimento degli uomini, o quello pel dispiacere di sentire non amato il vostro Dio.

E di piangere per le due prime cose non dovete vergognarvi. Ho pianto Io prima di voi, perché l’uomo ha pure una carne e un cuore, e questi spremono pianto quando sono torturati, né il pianto avvilisce il sacrificio d’amore.

Ma nel calice era necessaria l’acqua insieme al vino. Il Sangue vivo e l’acqua del supremo sacrificio. E l’acqua del mio Costato fu la prima stilla della santa sorgiva che poi avrebbero alimentato le anime‑vittime, martiri, oh! sì, martiri, e tali sarete considerate in Cielo, anche se non vi è dato spargere il vostro sangue in un martirio cruento.

Ecco il vino eucaristico che il Sacerdote mette nel calice e lo alza, offrendolo per i bisogni del mondo e per suffragi a coloro che sono già fuori dal mondo.

Che alza soprattutto offrendolo colmo del mio Sangue e delle “preghiere dei santi” della Terra, ossia i loro patimenti d’amore, per onorare Iddio. Sì, anima mia! Perché ogni santità per essere raggiunta è fatta di patimenti. Lotte contro le passioni e le tentazioni, contro scherni, le persecuzioni, malattie, ecco il Calvario dei santi.

E come nel Cielo fumano e profumano davanti al mio trono le orazioni dei Santi, così dalla Terra salgono gli incensi dell’adorazione al Signore Iddio, offerti dai giusti nella loro perpetua Messa, del loro sacrificio latreutico, eucaristico, propiziatorio, impetratorio, consumato insieme al mio. Perché questo vi ho concesso nel mio amore che vi vuole dove Io sono, che vi immedesima a Me, o tralci vivissimi fra i tralci vivi: di poter fare tutto ciò che Io faccio.

Vedi, anima mia, che sebbene da tre lustri le malattie ti siano chiodi per tenerti confitta alla tua croce, tu sei in tutte le messe e in tutti i calici, in tutte le Ostie che vengono celebrate e offerte quotidianamente sugli altari di tutto il mondo, più che se tu fossi presente al Sacrificio nella tua Chiesa parrocchiale.

Anzi, questo ti dà un altro tratto di somiglianza con Me. Io pure fui impedito nel Parasceve e nel Sabato pasquale di essere presente al Tempio, ma in verità mai fui adoratore del Padre come lo fui sulla Croce, fuori dalla cinta della Città santa, sul monte che era infame...

Pensa, pensa, anima innamorata della quale Io sono innamorato, cosa concede l’amore! Esso libera dalle limitazioni della creatura i desideri della creatura, quei desideri che lo stesso Amore suscita e rende immensi, e lo spirito della stessa può ‑ altro tratto di somiglianza con Me ‑ essere spiritualmente presente su tutti gli altari, in tutti i calici e le Ostie con Me.

Vieni, fonditi sempre più al mio Corpo, al mio Sangue! Non più vicina, ma unita, unita a Me! Canta con Me, con tutto il giubilo di chi adora Iddio suo Padre: “Or dunque, o Padre santo, ti offriamo questo sacrificio per onorarti, ringraziarti, propiziarti, e impetrarti tutte le grazie che la tua Chiesa e i tuoi fedeli hanno bisogno di ricevere, nonché per suffragare i defunti e pregare perché il tuo potere converta al tuo Cristo, Pastore unico e santo, coloro che sono fuori dall’Ovile”.

Sta’ lieta, anima mia! Sta’ lieta! Con te è il Signore.»

Valtorta – quaderni 1945-1950 – 14 maggio 1947