Bau-Bau, cardinale toscano Bellarmino. Nuove scoperte su bottiglie e brocche satiriche e portafortuna del Seicento

Bau-Bau, cardinale toscano Bellarmino. Nuove scoperte su bottiglie e brocche satiriche e portafortuna del Seicento

Londra – Il Mola – Museo archeologico di Londra – ha avviato un progetto di studio dedicato alla produzione di particolarissima e popolare bottiglia, alla quale vennero pure attribuiti poteri magici e apotropaici. E’ la Bellarmina prodotta nel seicento da da Bartmann, contenitore che assumeva caratteristiche antropomorfe. E quel Bellarmina si riferiva al cardinale italiano, Bellarmino, considerato, nei Paesi nordici, un irriducibile nemico della Riforma. Alla Bellarmina e a tutte le iconiche bottiglie sarà dedicato uno studio molto approfondito. Dicono gli archeologi del Mola: “Bartmann Goes Global – l’impatto culturale di un oggetto iconico nella prima età moderna” è, il nostro nuovo progetto di ricerca anglo-tedesco, finanziato dall’Arts and Humanities Research Council (AHRC) e dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft (DFG)”.
Le brocche Bartmann, riconoscibili per i loro distintivi volti barbuti, la forma arrotondata e i medaglioni, sono note in Inghilterra del XVII secolo come “Pope Jugs”, “D’Alva jugs”, “Bellarmine”, “Cologne pots” o “Flemish pots”. La produzione di queste brocche, avviata su vasta scala a Frechen, vicino a Colonia, in Germania, dal XVI secolo, era destinata principalmente all’esportazione verso l’Inghilterra e i Paesi Bassi. Con l’espansione coloniale, le brocche si diffusero ben oltre il Nord Europa.

“Le celebri brocche Bartmann, realizzate in Germania e rinvenute in siti archeologici di tutto il mondo, saranno al centro del nostro studio nei prossimi tre anni. I nostri esperti di ceramica, Jacqui Pearce, Nigel Jeffries e Lyn Blackmore, collaboreranno con la professoressa Natascha Mehler dell’Università di Tubinga e il professor Michael Schmauder del LVR-LandesMuseum di Bonn per esaminare la storia di queste brocche cosmopolite.

Il gruppo di ricerca include anche specialisti del MOLA, del LVR – Amt für Bodendenkmalpflege im Rheinland (LVR-Servizio statale per il patrimonio archeologico della Renania), del LVR-LandesMuseum Bonn, dell’Università di Bonn, dell’Università di Tubinga e collaboratori esterni nei Paesi Bassi, in Svezia, Germania e Stati Uniti d’America.

Il Bellarmine jug, conosciuto anche come Bartmann jug, oltre ad essere un recipiente pratico per contenere bevande, divenne un’icona della cultura popolare del tempo. La sua caratteristica forma panciuta e la decorazione satirica lo resero non solo un oggetto utilitario, ma anche un simbolo di divertimento e scherzo nelle tavole delle locande e delle case dell’epoca.
Le figure satiriche raffigurate sulla superficie del Bellarmine jug erano spesso esagerate e grottesche, con naso prominente e espressioni caricaturali, che suscitavano il sorriso o la risata tra coloro che lo utilizzavano. Questo tocco di umorismo contribuiva a creare un’atmosfera giocosa durante i banchetti e le feste.

Le varianti più elaborate del Bellarmine jug, che ritraevano l’intera figura umana con abiti seicenteschi, aggiungevano un ulteriore livello di dettaglio e complessità artistica a questi oggetti. Le finiture ricche e gli elementi decorativi, come pampini di vite in rilievo, conferivano loro un’eleganza distintiva, rendendoli non solo contenitori pratici, ma anche pezzi d’arte apprezzati.

Nonostante le restrizioni imposte dalla tassazione e dalle autorità locali, i ceramisti di Colonia e successivamente di Frechen continuarono a produrre questi boccali, dimostrando la persistenza e la creatività della tradizione artigianale locale.

Il Bellarmine jug non era solo un oggetto di uso quotidiano, ma anche un protagonista nelle rappresentazioni artistiche, come le nature morte dipinte dai pittori tedeschi. La sua presenza in queste opere aggiungeva un tocco di realismo e vivacità, catturando l’immaginazione degli spettatori e trasportandoli nella vita quotidiana del periodo.

Questi manufatti sono stati rinvenuti in collezioni museali e durante scavi archeologici in tutto il mondo, inclusi relitti di navi e insediamenti come Jamestown negli Stati Uniti e Fort Orange in Brasile.
Il progetto “Bartmann Goes Global” intende ampliare la comprensione dell’importanza globale delle brocche Bartmann attraverso vari obiettivi:
Tracciare i percorsi di queste brocche e le interazioni tra produttori, commercianti e consumatori.

Esaminare i contesti culturali e la rappresentazione delle brocche nella documentazione storica e archeologica.
Comprendere le evoluzioni nel design e nella produzione tra il 1550 e il 1750 circa.

Una Bellarmina – nella foto, qui sotto – è stata recentemente recuperata nel relitto della Klein Hollandia che portava un carico di pregiati materiali da costruzione italiani e marmo delle Apuane.

La bottiglia Bellarmino e un fusto di artiglieria trovati presso il relitto @ Historic England

L’immagine di un grosso uomo sulla bottiglia venne ritenuta, a livello popolare, anche come una sorta di presidio contro il malocchio. Anche per questo le Bellarmine divennero “bottiglie delle streghe” o meglio “contenitori di protezione anti-stregonesca” nei quali venivano inseriti liquidi – acqua di mare, urina o vino – rosmarino, capelli e unghie delle persone da proteggere.

Sulla terraferma, le bottiglie venivano sepolte al limite della proprietà o tenute nei pressi del focolare. La loro funzione era quella di polarizzare l’azione di un eventuale malocchio. Non è conosciuto – almeno fino ad ora – il contenuto della bellarmina trovata in fondo al mare, sul relitto.

Roberto Bellarmino, santo (Montepulciano 1542 – Roma 1621)
Gesuita, noto per la sua strenua opposizione alle dottrine protestanti attraverso le sue opere, divenne cardinale e consigliere di papa Paolo V. In questo ruolo, partecipò alle discussioni su importanti questioni dell’epoca, inclusi i processi contro Galileo, Tommaso Campanella e Giordano Bruno. Scrisse numerosi testi polemici, esegetici, ascetici e storici.
Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1560, proseguì gli studi al Collegio Romano, e successivamente a Padova e Lovanio. Ordinato sacerdote nel 1570, iniziò a insegnare teologia a Lovanio, dove si dedicò alla predicazione contro Michele Baio. Tornato in Italia nel 1576, ottenne una cattedra di controversie al Collegio Romano. Durante il suo insegnamento (1576-1588), produsse le celebri “Disputationes de controversiis christianae fidei adversus huius temporis haereticos”, un’opera fondamentale contro le dottrine protestanti.