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Civitavecchia, venticinque anni dopo / “Figli miei, piango ma voi non mi ascoltate” (video di repertorio) 2 febbraio al 15 marzo 1995, avrebbe per quattordici volte stillato lacrime di sangue.

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Dal 2 al 6 febbraio del 1995, a Pantano di Civitavecchia, una statuina della Madonna raffigurante la regina della Pace lacrimò sangue per tredici volte nel giardino della famiglia Gregori. Pianse ancora sangue il 15 marzo nelle mani del vescovo Girolamo Grillo. Da quel giorno altri eventi soprannaturali si sono succeduti: una seconda Madonnina, identica alla precedente, dono di un cardinale a nome del Papa, ha incominciato a effondere un olio profumato durante alcune feste religiose o di fronte a persone riunite in preghiera; la vergine stessa è apparsa e ha dato i suoi messaggi. Prima destinataria e strumento di queste manifestazioni è la famiglia Gregori: padre, madre e tre figli, tutti resi partecipi di tante grazie e segni straordinari. Ma anche il vescovo è stato reso testimone di tutto.
Questo volume, agile come una guida del pellegrino, espone tutti i fatti salienti della vicenda; i documenti sulle analisi scientifiche, che hanno escluso truffe e manipolazioni; i documenti che rivelano la devozione di san Giovanni Paolo II verso la Madonnina; i riconoscimenti pubblici dell’autorità della Chiesa; le testimonianze dei Gregori. Solo qui compaiono i testi dei messaggi della Madonna delle rose dal Cuore Immacolato e regina delle Famiglie – così Maria si è presentata a Civitavecchia –, nei quali mette in connessione queste sue visite con le apparizioni di Fatima. È in atto una battaglia contro la Chiesa e contro la famiglia – rivela –, ma il trionfo del suo Cuore Immacolato, promesso già nel 1917, si compirà, e ciò avverrà mediante la fedeltà delle famiglie nell'unità della Chiesa.

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La storia della Madonnina di Civitavecchia ha qualcosa da dirci per quanto riguarda il momento così difficile che stiamo vivendo a causa dell’epidemia di coronavirus?

La vicenda della Madonnina, con o senza coronavirus, ricorda a tutti la nostra matrice: cioè che per grazia siamo figli creati a immagine e somiglianza di Dio e da Lui amati. La nostra vita terrena è cosa breve, destinata a finire, così come i tesori che possiamo accumulare in terra ma che non potremo portare con noi. Basta un soffio e veniamo spazzati via. San Paolo ci spiega che il male intorno a noi – compresa la morte – è soggetto al principe di questo mondo e alle sue regole.

Ma Maria, la Mamma celeste, la stella del mattino di ogni giorno nuovo, non si è stancata di affacciarsi, ancora oggi, nel tempo degli uomini dall’eterno presente del tempo di Dio. È la Ianua Caeli, la porta del Cielo attraverso il cui corpo glorioso già intravediamo la luce della risurrezione e la Casa celeste preparata per noi, a cui può tornare anche questa generazione inquieta come il figliuol prodigo dal Padre suo.

A Civitavecchia Maria indica con forza Gesù Eucaristico, il Pane e il Medico dell’anima e del corpo, l’Acqua che disseta la Samaritana, di cui non possiamo fare a meno, specialmente in un tempo come questo.

Sta a noi, però, decidere il da farsi. Dio non lede mai la libertà dei figli suoi. E alla Madre del Cielo non resta che aspettare, e soffrire di trepida attesa, come lei stessa ci ha confidato da Civitavecchia il 26 agosto 1995: “Figli cari, piango perché vi sto parlando in ogni parte del mondo, donandovi segni straordinari, ma voi non mi ascoltate”.

A cura di Aldo Maria Valli


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