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MESE MARIANO

- Beato Alano della Rupe: I SERMONI DI SAN DOMENICO RIVELATI AL BEATO ALANO DELLA RUPE

- Terzo Sermone di San Domenico: Visione comprovata delle 15 Perverse Bestie degli Abissi dell’Inferno. (1°parte)


"Il Salmo 150 afferma: Lodate Dio nel
Salterio, ecc.: O Figli di Dio, proprio voi, che
per lungo tempo eravate, ahimè, figli del
diavolo, come ipnotizzati dalla sua falsa
luce, ora siete Soldati (di Dio).
Se pur volontariamente siete caduti
nei tranelli del demonio, rimanete Figli di
Dio, da Lui creati e redenti.
Ascoltatemi ora, per favore: voi, per
obbedienza al vostro Principe, recitavate
già ogni giorno il Rosario della Vergine
Madre di Dio; io sono stato inviato a voi
dalla Santissima Trinità e da Maria SS, per
insegnarvi a recitare il Rosario, per essere
liberati da ogni male.
Sappiate anzitutto questo: sono 15 i
più grandi mali, ai quali, finora, siete stati
asserviti.
Ma ora, per misericordia di Dio,
mediante il Rosario di Maria, vi siete
staccati da essi, e se lo vorrete, per il resto
della vita, li sfuggirete.
Essi sono 15, perché si oppongono alle
15 principali Grazie, che derivano dall’Ave
Maria.
Con l’aiuto di Dio, cercherò di esporvi
le 15 malvagità (risanate) dalle 15 decine
(del Rosario).

Prima Cinquantina del Rosario:

LA PRIMA BELVA DELL’INFERNO: IL LEONE
DELLA SUPERBIA.


Essa si aggira per il mondo, con la
presunzione, la vanagloria, e il desiderio di
primeggiare, in pensieri, parole e opere.
Si oppone ad essa, la Prima Sorgente
di Grazia del Rosario, che corrisponde alla
parola dell’Ave Maria: “Ave”.
La Superbia è il più grande dei Guai
della Maledizione.
E se potesse mai accadere che
qualcuno dei Santi (potesse diventare
superbo), dal Cielo sarebbe
immediatamente scacciato all’Inferno.
Se mai si potesse vedere con gli occhi
una minima parte della perfidia e della
perversità (di tale Belva), chi potrebbe mai
descriverla?
Il terrore di essa potrebbe portare alla
morte istantanea ogni uomo del mondo!
La Belva di quest’Abisso è il demone
della Superbia, che voi avete visto sotto
forma di Leone infuocato, che emanava
fiamme sulfuree dagli occhi, e aveva terribili
denti ed unghie di ferro.
Essa agitava ali serpentine, dal
momento che tutte le sue penne erano
serpenti fiammeggianti velenosi.
Le piume delle ali erano composte di
basilischi, dal veleno così penetrante, che
avrebbe ucciso al primo sguardo chi lo
avesse visto da lontano.
Il suo alito spirava zolfo e fiamme,
ognuna delle quali era così grande, che una
sola bastava a investire e a coprire di fuoco
un’intera provincia, fino a consumarla.
Nessuno può vederla e vivere, a meno
che non intervenga un miracolo di Dio.
Essa dimorava presso di voi, ma non
conoscevate abbastanza questa Belva, né
l’avevate mai vista (nelle sue vere
sembianze).
E, d’altronde, chi ne sarebbe capace?
Dice (Sant’)Agostino che il peccato
mortale più piccolo, supera all’infinito
qualsiasi sofferenza di questo mondo,
quanto, senza dubbio, le realtà spirituali
superano infinitamente le realtà terrene.
Allora, lodate Dio nel Rosario, affinchè
Dio vi liberi dalla Superbia, e viviate
concordi nell’umiltà.

LA SECONDA BELVA DELL’INFERNO E’ IL
CERBERO DELL’INVIDIA.


Questa (Belva), avvelena tutto il
mondo con l’odio, la mormorazione, la
diffamazione, la gioia per il male degli altri,
la tristezza per il bene degli altri, ecc.
Si oppone ad essa, la Seconda
Sorgente di Grazia (del Rosario), che
corrisponde alla parola dell’Ave Maria:
“Maria”.
Scrive San Massimo che (Maria) “è la
Madre e la Regina della Carità; è Lei la
Sorgente ed il Fuoco dell’Amore, che ci
illumina e ci riscalda”.
E’ Lei la più bella tra le Creature
Celesti!
Quanto buio invece portano gli
invidiosi!
Se la minima parte (di queste tenebre)
potesse materializzarsi in questo mondo,
esse nasconderebbero completamente la
vista del sole e delle stelle: sono nulla,
rispetto ad esse, le tenebre d’Egitto o i
Cimmeri; e sono esse che causano
l’Eterna Notte dell’Inferno.
L’Invidia è la demoniaca Belva
dell’Inferno, che per lungo tempo apparve a
voi sotto le bellissime spoglie di fanciulla, e
poi (vi apparve) nelle sembianze di un
Cerbero nerissimo di immensa grandezza,
dalle cui orecchie fuoriusciva un fumo
terrificante, per le diffamazioni ascoltate, la
cui lingua era nerissima e pullulava di
putridi vermi, per le calunnie che spargeva, i
cui denti erano acuminatissimi, per il
linguaggio infamante.
Il posteriore era nudo, riprovevole sia
per il fetore che per l’oscenità, da un lato
era senza peli, dall’altro era ricoperto da
peli spinosi, simili ad aculei, con i quali esso
annienta e macchia la fama innocente.
Il pelo poi era acuminato, a
somiglianza di spade, che orribilmente
spargono cadaveri e disonore ovunque!
La coda era arcuata, e i suoi peli
sembravano saette, pronte a colpire
all’insaputa i puri di cuore.
I piedi erano di una mostruosità
terrificante, ed avevano unghie spaventose,
a forma di balestre, pronte a colpire chi gli
venisse incontro.
Dice bene Sant’Ambrogio: gli invidiosi
si ergono per distruggere mente e corpo,
per maledire Dio e i Santi.
Così, per liberarvi da questa Belva,
lodate Dio nel Rosario.

LA TERZA BELVA DELL’INFERNO E’ IL
MAIALE DELL’ACCIDIA.


(L’Accidia) è la tristezza nelle cose che
riguardano Dio: a causa di essa, il mondo è
flemmatico nei Comandamenti di Dio,
malinconico nel pregare, non desidera il
proprio bene, dal momento che rifugge i
Misteri della salvezza.

1. Si oppone ad essa, la Terza
Sorgente, che corrisponde alla terza parola
(dell’Ave Maria): “Gratia”.
Secondo San Fulgenzio, la Grazia (di
Dio), rende gli uomini gioiosi e disponibili
nel servire Dio.
Servire Dio, infatti è regnare, secondo
San Gregorio.

2. Il Servizio a Dio, infatti, non varrà
infinitamente più dei servigi ai Re di questo
mondo?
E’ l’Accidia che immobilizza (il Servizio
di Dio), sotto il suo contagio il mondo intero
giace ammalato, proprio come un corpo
privo di vita.
Nessuno potrebbe rimanere in vita nel
mondo se una minima parte della tristezza e
della pesantezza dell’Accidia venisse in
contatto con la natura corporea.
E non ci deve sorprendere, giacchè la
tristezza dell’Accidia, è una pena senza
limiti.

3. Per questo la Belva di questo Abisso
si vide come un enorme Maiale, adagiato
nella melma dell’Inferno.
Esso aveva orecchi ritti, ampie e
larghissime, per captare qualsiasi cosa
vana.
Le setole vibravano come lance
infuocate: mediante esse gli indolenti
oltraggiano Dio e i Santi, il grugno era assai
lungo ed era spalancato, con una triplice
fila di denti di ferro, dal momento che,
(secondo il Crisostomo) l’Accidia distrugge i
tre Beni della tranquillità, della
soddisfazione, e della felicità.
Il Maiale era poi ricoperto di peli di un
nero accesissimo, che lo rendevano
terribilmente mostruoso, certamente dal
momento che, scrive San Basilio, l’ozio è il
letto del demonio, e il pigro è luogo di
rifugio sicuro per i demoni.
Infine, i peli dell’orribile coda erano
come tizzoni ardenti, e dal posteriore si
vedeva fuoriuscire una vampa nauseabonda:
l’Accidia, infatti, è madre della Lussuria.

Così, per vivere liberi da questa Belva,
lodate Dio nel Rosario. "


(Beato Alano della Rupe o.p.:
I SERMONI DI SAN DOMENICO RIVELATI AL BEATO ALANO
Libro III: CAPITOLO IV )


www.beatoalano.it
Kiakiar
Grazie, brano bellissimo , da meditare!
ilsantorosario
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