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I tumori erano meno diffusi nel mondo preindustriale? nationalgeographic.it

Oggi si stima che oltre la metà di tutti i britannici riceveranno una diagnosi di cancro nell’arco della loro vita. Per molto tempo, tuttavia, le testimonianze archeologiche hanno suggerito che appena l’1% della popolazione residente sull’isola nell’era preindustriale fosse colpito da questa malattia devastante.
Ora una nuova ricerca suggerisce che questa percentuale potrebbe essere stata abbondantemente sottostimata.

Quando le città erano ricettacoli di malattie
Le città sono sempre state centri di attività commerciali, industriali e... di diffusione delle malattie. Nei primi anni del 1800 le città divennero sempre più densamente popolate, e le malattie cominciarono a diffondersi a una velocità senza precedenti. Sembrava persa ogni speranza, poi una serie di scoperte scientifiche determinanti innescò una vera rivoluzione in termini di condizioni igieniche e salute delle persone nelle città.
In uno studio pubblicato di recente sulla rivista Cancer, gli archeologi hanno utilizzato i moderni strumenti per individuare il cancro sulle ossa di sepolture risalenti a vari secoli e hanno stabilito che l’incidenza del cancro nella Gran Bretagna preindustriale potrebbe essere stata almeno 10 volte superiore rispetto a quanto si credeva in precedenza.
Lo studio è stato guidato da Piers Mitchell dell’Università di Cambridge, che si divide tra la ricerca in campo paleopatologico presso il dipartimento di archeologia dell’Università e gli ospedali del sistema sanitario nazionale del Regno Unito, dove opera come chirurgo ortopedico sui pazienti oncologici. In base alla sua esperienza con i suoi assistiti moderni, Mitchell è sempre stato scettico sulla ricerca antropologica che affermava che l’incidenza del cancro nelle antiche popolazioni britanniche dell’era preindustriale fosse molto inferiore a quella attuale, una situazione in gran parte motivata dai livelli più ridotti di sostanze cancerogene presenti nell’ambiente.
L’Inghilterra preindustriale non era esattamente priva di sostanze cancerogene: le persone consumavano regolarmente alcol, erano esposte negli ambienti interni agli agenti inquinanti emessi dalle stufe a carbone e a legna e, invecchiando, andavano incontro al rischio di mutazioni cellulari. Ma l’incidenza delle malattie oncologiche è aumentata notevolmente quando nella vita quotidiana hanno fatto il loro ingresso sostanze cancerogene come il tabacco (introdotto in Gran Bretagna per la prima volta nel XVI secolo) e l’inquinamento provocato dalle attività industriali (a partire dal XVIII secolo).

Alcuni soggetti dello studio provengono da sepolture medievali scavate presso il sito dell’ex ospedale St. John the Evangelist di Cambridge nel Regno Unito.
Fotografia di Cambridge Archaeological Unit, St John's College

Una visione superficiale

Gli studi precedenti dei tassi di tumore nelle popolazioni preindustriali si fondavano soprattutto sulla valutazione visiva dei reperti scheletrici per riscontrare le lesioni caratteristiche che indicano la diffusione di alcuni tipi di cancro.
Secondo Mitchell è questo il motivo per cui l’incidenza del cancro nell’antichità è stata sottostimata: la maggior parte dei tumori parte dai tessuti molli e quelli che si diffondono nelle ossa lo fanno partendo dal midollo osseo verso l’esterno. Quindi analizzare soltanto la superficie esterna dell’osso non permette di ottenere un quadro completo della situazione.
Per identificare meglio i potenziali tumori negli antichi resti umani, Mitchell e il suo team hanno utilizzato gli stessi strumenti di cui lui si serve per diagnosticare il cancro nelle ossa dei suoi pazienti moderni, ovvero TAC e raggi X, per analizzare gli scheletri di 143 adulti provenienti da sei cimiteri medievali, tutti situati nei dintorni di Cambridge, in Inghilterra, e datati dal VI secolo all’inizio del XVI secolo d.C.
Le dimensioni del campione erano limitate dalla qualità delle ossa disponibili, afferma Mitchell: “Quando un corpo rimane sotto terra per 500-1.000 anni, le ossa tendono a sbriciolarsi o vengono danneggiate dalle radici degli alberi o dai roditori”. Il medico si è concentrato sugli scheletri che presentavano pelvi, colonna vertebrale e femori intatti, ovvero aree ricche di vasi sanguigni dove le metastasi ossee sono più comuni.

La freccia indica una lesione tumorale nella vertebra di un individuo medievale. I ricercatori si sono concentrati sugli scheletri che presentavano pelvi, colonna vertebrale e femori intatti, ovvero aree ricche di vasi sanguigni dove le metastasi ossee sono più comuni.
Fotografia di Jenna Dittmar


Il team pronunciava una diagnosi di cancro solo se la valutazione dei risultati combinati di TAC e radiografie da parte di Mitchell corrispondeva all’opinione di Alastair Littlewood, radiologo presso il Peterborough City Hospital. Questo approccio su due livelli ha comportato l’esclusione di quasi tutti gli scheletri dei soggetti. Alla fine, il team ha individuato il cancro nelle ossa di cinque dei 143 individui.
Tuttavia, è molto probabile che questo numero non rifletta tutti i casi possibili di cancro nella popolazione testata: su tutti i casi di morte per cancro nell’era moderna, la diffusione alle ossa si verifica solo in una quota compresa tra un terzo e la metà dei casi e le TAC individuano questi tumori ossei solo nel 75% circa dei casi. Quando i ricercatori hanno applicato questi vincoli agli scheletri medievali, hanno calcolato che tra i britannici dell’epoca preindustriale una percentuale compresa tra il 9 e il 14% aveva probabilmente il cancro, una stima dieci volte superiore rispetto al dato precedente, che si attestava intorno all’1%.
Inoltre, senza la possibilità di utilizzare i test ematici e le biopsie per escludere altre patologie, non c’è modo di sapere se tutte le lesioni ossee identificate nello studio fossero di natura oncologica. E poiché lo studio è stato condotto su campioni provenienti da un’unica area geografica, non è necessariamente rappresentativo dell’intera Inghilterra all’inizio del Medioevo. Tuttavia, afferma Mitchell, Cambridge era una cittadina inglese “decisamente nella media” rispetto alla sua epoca.

La realtà complicata delle malattie preindustriali

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Un prontuario europeo del XIV secolo, il Tacuinum Sanitatis, illustra i trattamenti sanitari per alcuni disturbi. Qui una donna raccoglie foglie di salvia.
Fotografia di Art via Bridgeman Images
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Nel Medioevo, le mele venivano raccolte per trattare le malattie, secondo il Tacuinum Sanitatis del XIV secolo.
Fotografia di Art via Bridgeman Images

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nuovo studio va a intaccare lo stereotipo storico secondo cui le malattie medievali sarebbero riconducibili a tre fattori principali: infezioni, malnutrizione e lesioni causate da guerre o incidenti.
“Si tratta di un enorme passo avanti nella ricerca bioarcheologica e paleopatologica”, afferma l’esperta di bioarcheologia Roselyn Campbell, che dirige la Paleo-oncology Research Organization, un gruppo di accademici che studiano i tumori nell’antichità (Campbell non è stata coinvolta nell’attuale studio).
Anche se sempre più archeologi hanno accesso agli strumenti radiografici, spiega la scienziata, la carenza di fondi e le difficoltà logistiche fanno sì che le apparecchiature per la TAC siano inaccessibili per molti ricercatori. La sua speranza è che un numero sempre maggiore di colleghi possa approfittare soprattutto della tecnologia della tomografia computerizzata.
“Soltanto negli ultimi decenni gli studiosi hanno iniziato a cercare seriamente le prove sul cancro nel passato”, prosegue Campbell che, pur mettendo in guardia dall’utilizzare un singolo studio per ricavare deduzioni più ampie sull’incidenza dei tumori nell’antichità, fa notare che i ricercatori possono utilizzare i metodi di Mitchell per esplorare queste patologie in campioni di dimensioni maggiori e distribuiti lungo un arco spazio-temporale più ampio.
Mitchell è entusiasta soprattutto delle implicazioni dello studio per la medicina moderna. Gli scienziati riconoscono che oggi la popolazione è colpita dalle sostanze cancerogene, come il tabacco e le esalazioni provocate da industrie e automobili. Ma vedere in che modo il cancro colpiva la società preindustriale potrebbe aiutare i futuri ricercatori a quantificare il cambiamento indotto da questi prodotti cancerogeni sulla salute umana. “Come medico, è utile avere alcuni punti dati a lungo termine per vedere se la prevalenza del cancro sta aumentando con una certa velocità. In quale misura eliminare queste sostanze cancerogene può avere un impatto?”. Il medico spiega che la ricerca potrebbe anche aiutare gli scienziati a comprendere meglio l’influenza delle sostanze carcinogene non industriali tra cui radiazioni solari, piombo, fuoco dei camini, virus e parassiti.
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Una carta dei tarocchi medievali, il Tre di Coppe, su cui è rappresentato un dottore al capezzale di un paziente. In genere si riteneva che nell’Europa medievale il cancro fosse una malattia rara.
Fotografia di Art via Bridgeman Images


Entrambi i ricercatori sottolineano che non tutte le forme di cancro sono causate da sostanze cancerogene come il tabacco e l’inquinamento delle fabbriche: anche l’età, la genetica e le mutazioni casuali possono fare la loro parte. “Se si eliminassero del tutto inquinamento e fumo, il numero di tumori si ridurrebbe ma queste malattie non sparirebbero del tutto”, conclude Mitchell. Eppure, la paleopatologia insieme alla medicina moderna potrebbero aiutare un giorno “a quantificare in quale misura alcuni traumi all’organismo potrebbero aumentare o ridurre il rischio di sviluppare il cancro”.
Anche se non sarà così, Campbell sostiene che vale la pena continuare a provare a diagnosticare i tumori del passato. “Rimane sempre un certo livello di incertezza e può anche essere accettabile”, e conclude: “Dobbiamo mettere in conto la possibilità che non riusciremo mai ad avere una risposta definitiva”.

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Quando le città erano ricettacoli di malattie:

Joshua.
La Madonna a don Gobbi rivelò che i tumori sono castighi per i peccati d'impurita' delle persone. Possono essere gli stessi peccatori ad accusare questa malattia, ma possono essere anche altri che espiano per i peccatori e Dio ha scelto come vittime. Ad esempio Renato Baron, veggente di Schio, Lelia Gazza di Sorbolo di Parma e altri. Come un altro castigo è l'Aids. L'Aids è un castigo per il …More
La Madonna a don Gobbi rivelò che i tumori sono castighi per i peccati d'impurita' delle persone. Possono essere gli stessi peccatori ad accusare questa malattia, ma possono essere anche altri che espiano per i peccatori e Dio ha scelto come vittime. Ad esempio Renato Baron, veggente di Schio, Lelia Gazza di Sorbolo di Parma e altri. Come un altro castigo è l'Aids. L'Aids è un castigo per il peccato d'impurita' commesso dalle persone dello stesso sesso. Contrariamente a Mons Galantino che cambiò il castigo di Sodoma e Gomorra in salvezza, cosa che non avvenne, se non l'esatto contrario, al punto che il fuoco che scese dal Cielo lasciò addirittura che le pietre fossero fumanti persino il giorno seguente. Questo per affermare che Dio è paziente e misericordioso. Ma quando la perversione raggiunge livelli di efferatezza, Dio castiga e salva solo coloro che agiscono rettamente e hanno un rispetto reverenziale per la sua divinità. E questo perché? Perché Dio ha il ruolo che si addice alla sua divinità e il rispetto che gli si porta è amore che Lui ricambia in grazie spirituali e benedizioni. Chi non ha ancora fatto questa esperienza vuol dire che non sa neanche cosa vuol dire cristianesimo, neanche fosse cardinale o addirittura un Papa eletto invalidamente e scomunicato dal documento di S.Giovanni Paolo II.