Dalla Cabala al Modernismo al Vaticano II: il complotto contro la Chiesa

Cos'è davvero la cabala

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LA CÀBALA ANIMA DEL MODERNISMO

Il Concilio Vaticano II e la càbala


* Gaudium et spes n° 12 recita: «tutte le cose che esistono su questa terra sono ordinate e finalizzate all’uomo come al loro centro e fine», si potrebbe intendere questa pericope in maniera ortodossa, qualora tutte le cose inanimate, vegetali ed animali fossero ordinate all’uomo e questi a Dio, ma Gaudium et spes n° 24 specifica che «L’uomo su questa terra è la sola creatura che Dio ha voluto per se stessa (propter seipsam)». Questo errore va letto alla luce del pancristismo teilhardiano di Gaudium et spes n° 22: «per il fatto stesso che il Verbo si è incarnato ha unito a Sé ogni uomo». Come si vede la filosofia della càbala esoterica la si ritrova in pieno in GS 12, 22 e 24

Paolo VI

* Durante “l’omelia nella 9a Sessione del Concilio Vaticano II”, il 7 dicembre del 1965, Papa Montini giunse a proclamare: «la religione del Dio che si è fatto uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Cosa è avvenuto? Uno scontro, una lotta, un anatema? Tale poteva essere; ma non è avvenuto. […]. Una simpatia immensa verso ogni uomo ha pervaso tutto il Concilio. Dategli merito almeno in questo, voi umanisti moderni, che rifiutate le verità, le quali trascendono la natura delle cose terrestri, e riconoscete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, più di tutti, abbiamo il culto dell’uomo»www.doncurzionitoglia.com/cabala_postmodernismo.htm. Paolo VI chiama a “dar merito” a “tutto il Concilio” di questa “religione [cabalistica esoterica] dell’uomo che si fa Dio” con le sole sue forze e senza il dono gratuito della grazia santificante gli “umanisti moderni”, cioè gli atei i quali “rifiutano le verità” di Fede soprannaturale, che trascendono l’umana ragione. Ma se “tutto il Concilio”, e non la sua interpretazione azzardata o il suo ‘spirito’, può e deve piacere agli atei, cabalisti o panteisti, non può piacere ai cristiani, che credono alle verità soprannaturali rivelate da Dio e distinguono la creatura dal Creatore. Come si evince da ciò che ha detto Paolo VI, è il testo stesso del Concilio che è in rottura con la Fede cattolica e come tale non può essere accettato. Il cuore del “problema dell’ora presente” è propriamente la velleità di conciliare l’inconciliabile: teocentrismo e antropocentrismo, Messa romana e ‘Novus Ordo Missae’, Tradizione divino-apostolica e càbala come cuore del Vaticano II.

www.doncurzionitoglia.com/cabala_postmodernismo.htm Enchiridion Vaticanum. Documento del Concilio Vaticano II. Testo ufficiale e traduzione italiana, Bologna, Edizioni Dehoniane Bologna, 9a ed., 1971, Discorsi e messaggi, pp. [282-283].

Giovanni Paolo II

* Karol Wojtyla nel 1976 da cardinale, predicando un ritiro spirituale a Paolo VI e ai suoi collaboratori, pubblicato in italiano sotto il titolo Segno di contraddizione. Meditazioni, (Milano, Gribaudi, 1977), inizia la meditazione “Cristo svela pienamente l’uomo all’uomo” (cap. XII, pp. 114-122) con Gaudium et spes n.° 22 e asserisce: «il testo conciliare, applicando a sua volta la categoria del mistero all’uomo, spiega il carattere antropologico o perfino antropocentrico della Rivelazione offerta agli uomini in Cristo. Questa Rivelazione è concentrata sull’uomo […]. Il Figlio di Dio, attraverso la sua Incarnazione, si è unito ad ogni uomo, è diventato - come Uomo - uno di noi. […]. Ecco i punti centrali ai quali si potrebbe ridurre l’insegnamento conciliare sull’uomo e sul suo mistero» (pp. 115-116). In breve questo è il succo concentrato dei testi del Vaticano II: culto dell’uomo, panteismo e antropocentrismo idolatrico, in breve la càbala segreta. Non lo dico io, ma Karol Wojtyla, alla luce di Paolo VI e del Concilio pastorale da lui ultimato, ossia gli interpreti ‘autentici’ del Vaticano II. Inoltre Giovanni Paolo II afferma nella sua prima enciclica (del 1979) ‘Redemptor hominis’ n° 9: «Dio in Lui [Cristo] si avvicina ad ogni uomo dandogli il tre volte Santo Spirito di Verità» ed ancora ‘Redemptor hominis’ n° 11: «La dignità che ogni uomo ha raggiunto in Cristo: è questa la dignità dell’adozione divina». Sempre in ‘Redemptor hominis’ n° 13: «non si tratta dell’uomo astratto, ma reale concreto storico, si tratta di ciascun uomo, perché […] con ognuno Cristo si è unito per sempre […]. l’uomo – senza eccezione alcuna – è stato redento da Cristo, perché, con l’uomo – ciascun uomo senza eccezione alcuna – Cristo è in qualche modo unito, anche quando l’uomo non è di ciò consapevole […] mistero [della redenzione] del quale diventa partecipe ciascuno dei quattro miliardi di uomini viventi sul nostro pianeta, dal momento in cui viene concepito sotto il cuore della madre». Nella sua seconda enciclica (del 1980) “Dives in misericordia” n.° 1 Giovanni Paolo II afferma: «Mentre le varie correnti del pensiero umano nel passato e nel presente sono state e continuano ad essere propense a dividere e persino a contrapporre il teocentrismo con l’antropocentrismo, la Chiesa [conciliare, ndr] […] cerca di congiungerli […] in maniera organica e profonda. E questo è uno dei punti fondamentali, e forse il più importante, del magistero dell’ultimo Concilio». Nella sua terza enciclica (del 1986) Giovanni Paolo II in ‘Dominum et vivificantem’ n° 50 scrive: «Et Verbum caro factum est. Il verbo si è unito ad ogni carne [creatura], specialmente all’uomo, questa è la portata cosmica della redenzione. Dio è immanente al mondo e lo vivifica dal di dentro. […] l’Incarnazione del Figlio di Dio significa l’assunzione all’unità con Dio, non solo della natura umana ma in essa, in un certo senso, di tutto ciò che è carne: di… tutto il mondo visibile e materiale […]. il Generato prima di ogni creatura, incarnandosi… si unisce, in qualche modo con l’intera realtà dell’uomo […] ed in essa con ogni carne, con tutta la creazione». Tutta l’essenza della càbala spuria ed esoterica racchiusa nel pensiero di Karol Wojtyla.

Benedetto XVIe il B’nai B’rith

Il 12 maggio 2011 Benedetto XVI ha ricevuto una delegazione del B’nai B’rith (la massoneria ebraica). Nel discorso che ha pronunciato ha espresso il desiderio di «dare la comune testimonianza del nostro profondo credere che ogni uomo è […] dotato di una inviolabile dignità […] e promuovere i diritti inalienabili della persona umana». Ora la dottrina cattolica insegna che la dignità o valore dell’uomo è radicata nella sua natura razionale, fatta per conoscere il vero e amare il bene. La persona è “degna” solo se conosce il vero e rifiuta il falso, ama il bene ed evita il male. Se invece aderisce all’errore e fa il male perde la dignità prossima di persona razionale e libera, la quale non è “inalienabile”, pur mantenendo solo la dignità remota o radicale della natura umana. (S. Th., I, q. 29, a. 3; II-II, q. 64, a. 2, ad 3; III, q. 2, a. 2; In I Sent., dist. 25, q. 1, a. 1, ad 7; De pot., q. 9, a. 2; Quodl., lib. II, a. 9; De ente et essentia, q. 8; Johannes a Sancto Thoma, Cursus philosophicus, tomo III, pp. 105-108; Cajetanus, In III, q. 4, a. 2; Bañez, In I, q. 3, concl. 4; E. Hugon, Cursus philosophiae thomisticae, III vol., Questione 1, aa. 4-6; Leone XIII, Immortale Dei, 1° novembre 1885). Questa dignità assoluta e inalienabile della persona umana è il culto dell’Uomo proprio della càbala e dell’esoterismo massonico e modernistico.

Cos’è il B’nai B’rith

Emmanuel Ratier ci presenta uno studio molto interessante sul “B'naï B’rith(1). Su questo argomento non era stato scritto ancora nulla di così completo, dettagliato e nello stesso tempo ben documentato. Era infatti molto difficile poter parlare del “B’naï B’rith”, poiché riguardo a quest’associazione non si trovava nulla, di “esposto al pubblico”. Nulla, neppure alla Biblioteca Nazionale di Parigi, tranne tre modesti fascicoli del 1932. Tuttavia, secondo l'“Encyclopedia Judaica” (1970), il “B’naï B’rith” costituisce “la più antica e la più numerosa organizzazione giudaica di mutuo soccorso, organizzata in logge ed in capitoli in 45 nazioni. Il numero totale dei membri è di circa 500.000…”. Strano che un'associazione così importante, fondata negli Usa nel 1843, non abbia mai pubblicato nulla su di sé… Se si consulta la collezione delle riviste, che per legge devono essere esposte in quattro esemplari alla Biblioteca Nazionale ogni volta che appaiono, si constata che il “B'naï B’rith” non ha mai effettuato tale deposito, pur essendone obbligato per legge. Malgrado questa precauzione, l'Autore dello studio presentato dal Ratier, ha potuto consultare una certa parte delle pubblicazioni del “B'naï B’rith” americano ed europeo.

Fondazione

Il 13 ottobre 1843 il “B’naï B’rith” fu fondato al Caffè Sinsheimer, nel quartiere di Wall Street, a New York. Allora fu chiamato “Bundes-Brueder” (che significa “Lega dei fratelli”), nome tedesco a causa dell'origine dei fondatori ebrei-tedeschi, che parlavano soltanto il tedesco o l'yiddish. Il “B’naï B’rith” è pertanto una delle più antiche associazioni americane ancora esistenti. Il fondatore, Henry Jones, cercò dei co-fondatori reclutandoli presso la Sinagoga, di cui era uno dei principali responsabili. Il “B’naï B’rith” stesso riconosce inoltre che almeno quattro dei suoi fondatori erano massoni (2). L'Ordine del “B’naï B’rith”, per libera scelta dei fondatori, era riservato ai soli ebrei.

I fondatori volevano creare un Ordine che avrebbe dovuto essere il mezzo per unire gli ebrei d'America ed “illuminare” così “come un faro il mondo intero”. Un mese dopo la creazione dell’Ordine, si decise che la sede sarebbe stata a New York; il locale scelto per fondare la prima Loggia di New York, non fu una sala della Sinagoga, ma il tempio massonico situato all'angolo di Oliver Street e Henry Street, proprio per mostrare la sua origine massonica. I fondatori decisero di cambiare nome all'associazione, stimando che un Ordine ebraico dovesse avere un nome ebraico. Conservarono così le iniziali B. B., ma cambiarono il nome dell'Ordine, che da “Bundes-Brueder” (Lega dei Fratelli) divenne “B’naï B’rith” (Figli dell'Alleanza). Il motto dell'Ordine era: “Benevolenza, Amore fraterno ed Armonia”. Si scelse perciò come simbolo dell'Ordine la “menorah”, il candeliere a sette bracci, che simboleggia appunto la luce.

L'influenza attuale del Bnaï B’rith

Negli Usa le campagne presidenziali passano inevitabilmente attraverso le assemblee del “B’naï B’rith”, dove i candidati, sia democratici che repubblicani, vengono a porgere i loro messaggi di sostegno ad Israele. Per esempio nel 1953 il vice presidente Richard Nixon fu il principale oratore politico al banchetto della Convenzione, ed il presidente Dwight Eisenhower inviò un caloroso messaggio d'incoraggiamento alla Loggia. Eisenhower prese poi parte al banchetto per il 40° anniversario dell'A. D. L. (Anti-Diffamation League of “B’naï B’rith”), il “braccio armato” del “B’naï B’rith”. Mentre nel 1963, per i 50 anni dell'A. D. L., l’invitato d'onore fu il presidente John Kennedy. Alcuni mesi più tardi anche il nuovo presidente Lyndon Johnson fu invitato dall'Ordine. Per finire, il presidente del “B’naï B’rith”, Label Katz, incontrò in udienza privata Giovanni XXIII nel gennaio 1960. Tramite Jules Isaac (membro del “B’naï B’rith”) l'Ordine ha giocato un ruolo di primo piano nella preparazione del documento Nostra aetate del Concilio Vaticano II.

il B'naï B'rith e la massoneria

Oggi i membri del “B’naï B’rith” cercano di non parlare del loro legame con la Massoneria, ma abbiamo già visto come almeno quattro dei fondatori del “B’naï B’rith” erano massoni, che si riunivano in templi massonici. Ratier esamina a questo scopo ciò che autori o riviste massoniche o filomassoniche scrivono del “B’naï B’rith”: Daniel Ligou, il “Dictionnaire de la franc-maçonnerie” (1932), l'“Almanach maçonnique de l'Europe”, Jean-Pierre Bayard, la rivista “Globe”, secondo cui il “B’naï B’rith” è “il ramo ebraico della Massoneria” (3), Daniel Beresniak, la “Guide de la vie juive en France”, che parla, a proposito del “B’naï B’rith” di “Massoneria colorata di Giudaismo” (4), ed infine “Tribune Juive” secondo cui essi (“B’naï B’rith”) progettano di creare un tipo di “obbedienza massonica riservata ai soli ebrei” (5). Da qualche decennio tuttavia, i dirigenti del “B’naï B’rith” stanno cercando di non far trasparire la specificità massonica del loro Ordine.

La regola del segreto

Ufficialmente il “B’naï B’rith” avrebbe dovuto abbandonare la regola del segreto nel 1920, ma ancora nel 1936 Paul Goldman, presidente della prima Loggia di Londra, parlava, in un articolo che ne tratteggiava la storia, del segreto o silenzio sulle attività della Loggia.

Il Ratier spiega inoltre come vi siano nel “B’naï B’rith” delle “riunioni aperte” cui possono assistere anche i profani, e le “vere riunioni”, chiuse o segrete, riservate ai soli fratelli.

Il cardinale del B'naï B'rith

Il 16 novembre 1991, il card. Albert Decourtray, Arcivescovo di Lione e Primate di Francia, riceveva il Premio internazionale dell'azione umanitaria del distretto XIX (Europa) del “B’naï B’rith” (6). Nel discorso pronunciato per la consegna della medaglia ricordo a Decourtray, Marc Aron, presidente del “B’naï B’rith” francese, fece un’allusione molto interessante circa l’evoluzione delle relazioni tra gli ebrei e il Vaticano: “Poi venne Jules Isaac, un “B’naï B’rith”; il suo incontro con Giovanni XXIII è la punta dell'iceberg; il Vaticano II, Nostra aetate, le direttive conciliari per lo sradicamento di ogni concetto antigiudaico nella catechesi e nella liturgia...” (7).

Il cardinale Augustin Bea

L'attitudine filo-ebraica del cardinale Augustin Bea gli valse l'accusa di essere un agente segreto del “B’naï B’rith”. Qualcuno, come ha riassunto Léon de Poncins, ha accusato Bea di essere d'origine ebrea, si sarebbe chiamato, Béja, o Béhar, ed avrebbe agito nel Concilio come agente segreto del “B'naï B'rith” (8). Ma non ci sono prove serie di ciò fino ad ora.

Note

(1)
E. Ratier, Mystères et secrets du B’nai B’rith, ed. Facta, Paris 1993, tr. it. CLS, Verrua Savoia, (TO), 1996.

(2) E. Ratier, op. cit., pag. 22.

(3) E. Ratier, op. cit., pag. 58.

(4) E. Ratier, op. cit., pag. 59.

(5) Ib. , pag. 59.

(6) Ib., op. cit., pagg. 112-113; 371-381.

(7) Ib., op. cit., pagg. 114; 371-375.

(8) Ib., op. cit., pag. 125.

Massoneria e neo-modernismo

Sappiamo che la radice remota della massoneria è la càbala spuria. Don Ignazio. Andereggen, ha trattato il tema dell’influsso del massone Jacob Böhme e di Hegel su Balthasar, che è stato uno degli ispiratori del Vaticano II e ha esercitato una notevole influenza sull’ala “conservatrice” del post-concilio, specialmente su Ratzinger. Nel numero (2/2009) di “Fides Catholica ” p. Paolo Siano dedica un lungo e profondo articolo (Alcune note su Concilio e post-concilio tra storia, ermeneutica e Massoneria, pp. 317-382) al suddetto tema. Egli parla degli incontri tra massoni ed ecclesiastici, specialmente durante il Concilio e l’epoca di Paolo VI, morto il quale si ha un freno a tale dialogo simpatizzante e favorito da papa Montini, specialmente grazie all’intervento della Conferenza Episcopale Tedesca, che nel 1980 ribadì la totale inconciliabilità tra massoneria e cristianesimo, tesi ripresa dal card. J. Ratzinger in quanto prefetto della Congregazione per Dottrina della Fede nel 1983 e da L’Osservatore Romano nel febbraio 1985. Padre Paolo Siano non esita a parlare di “complotti” nel descrivere ciò che avvenne durante il Vaticano II[1]. Egli cita Paul Sabatier (+ 1928), un protestante liberale, che presentò un S. Francesco liberale e modernizzato, il quale era «un agente di contatto tra i vari esponenti del modernismo italiano e straniero. Sabatier ammise di servirsi della sua biografia su S. Francesco per distruggere il senso di obbedienza ecclesiale […]. Tutto ciò viene attestato da don Lorenzo Bedeschi difensore post-conciliare del modernismo e della massoneria (Le false “messe nere”, in “Rivista Massonica”, 2/febbraio 1970, Roma, Soc. Erasmo, pp. 87-89»[2]. Poi l’Autore cita il Fogazzaro il quale «mette in bocca a certi suoi personaggi il concetto di “Massoneria cattolica”, ovvero un progetto di rete occulta di propaganda […] del modernismo […], ovvero l’assunzione della filosofia immanentistica e agnostica […]. Dopo l’enciclica antimodernista Pascendi, i massoni italiani esprimono solidarietà ai modernisti scomunicati; in effetti quello dei modernisti è un cattolicesimo, accettabile per i massoni»[3]. Michael Novak, il campione dei teo-conservatori italiani, nel 1966 scriveva che il Vaticano II aveva vendicato la corrente sotterranea (delle società segrete), censurate assieme ai suoi filosofi e teologi da oltre un secolo dal Magistero[4]. Infine, p. Siano termina con una carrellata di citazioni sul come i massoni interpretano il Concilio. La conclusione dell’articolo è questa: «Il Concilio per i massoni è stato indubbiamente un’occasione da non perdere […] per mettere fine all’anti-massonismo della gerarchia ecclesiastica. […]. È indubbio che tra i partecipanti vi erano Padri conciliari permeati […] della mentalità neo-modernista»[5].

Massoneria e “Novus Ordo Missae”

Nel giugno del 1992 il n° 6 del mensile “30 Giorni”, si poteva leggere un articolo intitolato: «La Massoneria e l’applicazione della Riforma liturgica». Il sottotitolo: «“Scristianizzare mediante la confusione dei riti e delle lingue” è l’ordine contenuto in una lettera che il Grand’Oriente avrebbe indirizzato a monsignor Bugnini, principale artefice della Riforma. È autentica? I risultai pratici, […], sembrano confermare l’esistenza di un progetto. Se fosse falsa, sarebbe segno che il pensiero massonico è mentalità dominante tra i cattolici. Senza che neppure se ne accorgano». All’interno del mensile un “Dossier liturgia” di 16 pagine a cura di Andrea Tornelli, ora affermato giornalista de “Il Giornale” e vicino all’Opus Dei, s’interroga: «il latino è scomparso in soli cinque anni dalla Chiesa. Com’è stato possibile?». Tornielli parte “in quarta” e afferma, a pagina 41, «Una Babele cercata». Ossia la confusione delle lingue liturgiche, dopo la soppressione pratica anche se non teorica del latino, è stata voluta e cercata scientemente e deliberatamente. Non è stato un ‘incidente di percorso’, o una ‘crisi di crescita’, come si è soliti dire in linguaggio curiale post-conciliare. L’Articolista constata che se de jure il Concilio Vaticano II con la “Sacrosantum Concilium” non aveva abrogato il latino, anche se aveva lasciata la libertà alle conferenze episcopali di introdurre nel rito della Messa e negli uffici liturgici la lingua vernacolare, de facto «nel giro di appena cinque anni dalla fine del Concilio [1965], il latino era di fatto scomparso dai libri liturgici per essere interamente soppiantato dalle lingue nazionali» (p. 43) e quindi si chiedeva «Come si è arrivati a “de-latinizzare” interamente prima il Messale e poi il Breviario dei preti?» (ivi). A questo punto Tornelli risponde citando la famosa lettera che il 14 luglio del 1964 il Gran Maestro della Massoneria del Grand’Oriente d’Italia avrebbe inviato a monsignor Annibale Bugnini, chiamato in codice, “Buan” in cui si invita «a diffondere la s-cristianizzazione mediante la confusione dei riti e delle lingue. […]. La Babele linguistica e ritualistica sarà la nostra vittoria, come l’unità linguistica e di rito è stata la forza della Chiesa. […]. Il tutto deve avvenire entro un decennio» (p. 43). Il “fratello Buan” ovvero Annibale Bugnini ha, o avrebbe, risposto il 2 luglio del 1967. L’Articolista si chiede se le lettere siano autentiche, cosa difficile da dimostrare poiché scritte a macchina e fotocopiate da una “talpa” vaticana che «le avrebbe poi fatte avere ad alcuni Vescovi e Cardinali amici, tra cui l’Arcivescovo di Genova Giuseppe Siri e il Prefetto della Segnatura apostolica Dino Staffa». Se si da credito alle lettere, conclude Andrea Tornelli, «sarebbe esistito un vero e proprio “progetto” di erosione all’interno della dottrina e della liturgia della Chiesa cattolica, ma potrebbe trattarsi di falsi. […]. Comunque i risultati ottenuti dalle riforme di Bugnini concordano pienamente con l’intento che vi è espresso» (p. 44). Vale a dire ammesso e non concesso che le lettere siano un falso, esse sono veridiche, poiché l’effetto che si prefiggevano si è avverato. “Dai loro frutti li riconoscerete” ci insegna il Vangelo. Qualcuno ha detto che monsignor Bugnini fu allontanato da Roma nel 1975 ed inviato come pro-Nunzio apostolico a Theran in Iran da Paolo VI (+ 1978), ove rimase sino alla sua morte avvenuta il 3 luglio 1982, poiché preoccupato e irritato della sua presunta affiliazione massonica. Quello che è certo è il fatto che Paolo VI non ha voluto mai ascoltare le suppliche di chi gli chiedeva l’abrogazione della Riforma liturgica di “Bugnini”? (cardinali Alfredo Ottaviani e Antonio Bacci nelle “Lettera di presentazione” al “Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae”, 1969) o almeno di “lasciar fare anche l’esperienza della Tradizione” (monsignor Marcel Lefebvre, 1976) e neppure al suo amico Jean Guitton che gli esponeva, nei loro colloqui, le sue perplessità sulla Riforma liturgica (Il mio amico Paolo VI). Quindi, ammesso e non concesso che il principale autore della Riforma sia stato Bugnini e non Montini, Lercaro e Doepfener, è certo che essa è stata accettata e difesa “con le unghie e con i denti” da Paolo VI, il quale riteneva abrogata la Messa tridentina dalla promulgazione del Nuovo Rito. Il grande pregio, assieme alle ambiguità delle affermazioni sul “rito straordinario e ordinario”, del Motu proprioSummorum Pontificum cura” del 7 luglio 2007 di Benedetto XVI è quello di aver riconosciuto, che la Messa detta di San Pio V non è mai stata abrogata e non poteva esserlo, poiché “la liturgia è la Fede pregata” e il potere è stato consegnato a Pietro per edificare la Fede e non per abrogarla o mutarla.

La càbala e i teologi neomodernisti

Don Julio Meinvielle nella “seconda parte” del libro succitato dedica il “Capitolo XII” al tema de “La càbala all’interno della Chiesa” (ed. II, 1995, pp. 133-200). Egli scrive: «all’interno della Chiesa romana è in gestazione una nuova religione, sostanzialmente diversa da quella di Cristo, con caratteri gnostici e cabalistici, contro la quale si erge la divina promessa “Portae inferi non praevalebunt”» (p. 133). L’Autore scruta il pensiero dei vari periti conciliari e trova nel loro pensiero chiarissime tracce di filosofia cabalistica e gnostica. Meinvielle si occupa di Rahner da pagina 134 a 147; poi di Schillebeeckhx da p. 148° pagina 160; di Hans Küng da pagina 161 a 170 ove riprende la confutazione dello gnosticismo cabalistico dei “cristiani anonimi” di Karl Rahner; Maritain, Chenu e Congar vengono affrontati a pagina 184 sino a 186 ove si tratta di Giovanni Battista Metz. Infine al § 21° del “Capitolo XIII” Meinvielle affronta la questione dl Catechismo olandese (pp. 218-221), ritorna sullo gnosticismo di Rahner (pp. 221-228) e conclude con Teilhard de Chardin (pp. 228-237), il padre della nouvelle théologie. La conclusione è la sostanziale rassomiglianza tra progressismo cristiano o neo-modernismo e gnosticismo cabalistico, tra filosofia della setta segreta massonica e quella del modernismo “cloaca che raccoglie tutte le eresie” (S. Pio X, Pascendi, 8 settembre 1907) e “setta segreta” (S. Pio X, Sacrorum Antistitum, 1° settembre 1910).

Note

[1] Paolo Siano, Ibidem, p. 343.

[2] Ivi.

[3] Ibidem, p. 344; cfr. M. Novarino, Massoneria e protestantesimo, in G. M. Cazzaniga (a cura di), Storia d’Italia. Annali 21. La Massoneria, Torino, Einaudi, 2006, pp. 282-285.

[4] An Introduction, in H. Fesquet, The Drama of Vatican II, Random Hause, New York-Toronto, 1966, pp. XV-XVII.

[5] Ibidem, p. 381.

Fonte:

www.doncurzionitoglia.com/cabala_postmodernismo.htm
fasoms
Tempi di Maria. Sant'Ireneo di Lione :"La Gloria di Dio è l'uomo vivente"
Sant'Agostino:" Dio si è fatto uomo perché l'uomo diventi Dio"
È evidente che qui non ci troviamo al cospetto di panteisti cabalisti o altro, Dio ha assunto la natura umana e l'opera della Redenzione è stata offerta a ogni uomo; quei flagelli che hanno scarnificato la carne del Cristo la Sua crocifissione sono le modalità …More
Tempi di Maria. Sant'Ireneo di Lione :"La Gloria di Dio è l'uomo vivente"
Sant'Agostino:" Dio si è fatto uomo perché l'uomo diventi Dio"
È evidente che qui non ci troviamo al cospetto di panteisti cabalisti o altro, Dio ha assunto la natura umana e l'opera della Redenzione è stata offerta a ogni uomo; quei flagelli che hanno scarnificato la carne del Cristo la Sua crocifissione sono le modalità con cui il Signore ha legato a sé ogni uomo, ogni singola creatura umana e mi sembra impossibile negarlo. Eretico sarebbe,invece, sostenere che tutti gli uomini si salvano o che sono cristificati, divinizzati a prescindere dal loro assenso o rifiuto dell'opera redentrice, cioe il cosiddetto misericordismo che non colgo, non ravvedo nella redemptor hominis di G.P.II.Attendo un suo contributo per meglio comprendere la questione