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Fatima.

Amici, pensate alla vostra dignità di sacerdoti.

Evangelo 629.7 - Maria Valtorta

Amici, pensate alla vostra dignità di sacerdoti.

Prima Io ero fra gli uomini per giudicare e perdonare. Ora Io me ne vado al Padre. Torno al mio Regno. Non mi è levata facoltà di giudizio. Anzi essa è tutta nelle mie mani, poiché il Padre a Me l'ha deferita. Ma tremendo giudizio. Poiché avverrà quando non sarà più possibile all'uomo di farsi perdonare con anni di espiazione sulla Terra. Ogni creatura verrà a Me con il suo spirito quando lascerà per morte materiale la carne come spoglia inutile. Ed Io la giudicherò per una prima volta. Poi l'Umanità tornerà con la sua veste di carne, ripresa per comando celeste, per esser separata in due parti. Gli agnelli col Pastore, i capri selvatici col loro Torturatore. Ma quanti sarebbero gli uomini che sarebbero col loro Pastore se dopo il lavacro del Battesimo non avessero più chi perdona in Nome mio?

Ecco perché Io creo i sacerdoti. Per salvare i salvati dal mio Sangue. Il mio Sangue salva. Ma gli uomini continuano a cadere nella morte. A ricadere nella Morte. Occorre che chi ne ha potestà li lavi continuamente in Esso, settanta e settanta volte sette, perché della Morte non siano preda. Voi e i vostri successori lo farete. Per questo vi assolvo da tutti i vostri peccati. Perché avete bisogno di vedere, e la colpa acceca perché leva allo spirito la Luce che è Dio. Perché avete bisogno di comprendere, e la colpa inebetisce perché leva allo spirito l'Intelligenza che è Dio. Perché avete ministero di purificare, e la colpa insozza perché leva allo spirito la Purezza che è Dio.

Gran ministero il vostro di giudicare e assolvere in Nome mio!

Quando consacrerete per voi il Pane e il Vino e ne farete il Corpo e il Sangue mio, farete una grande, soprannaturalmente grande e sublime cosa. Per compierla degnamente dovrete esser puri, poiché toccherete Colui che è il Puro e vi nutrirete della Carne di un Dio. Puri di cuore, di mente, di membra e di lingua dovrete essere, perché col cuore dovrete amare l'Eucarestia, e non dovranno esser mescolati a questo amore celeste profani amori che sarebbero sacrilegio. Puri di mente, perché dovrete credere e comprendere questo mistero d'amore, e l'impurità di pensiero uccide la Fede e l'Intelletto. Resta la scienza del mondo, ma muore in voi la Sapienza di Dio. Puri di membra dovrete essere, perché nel vostro seno scenderà il Verbo così come scese nel seno di Maria per opera dell'Amore.

Ma, o dolore che mi fai sanguinare la Ferita del Cuore come quando fu aperta sul Golgota! Ma che vedono i miei Occhi divini? Non ci sono forse sacerdoti fra le turbe infinite che passano? Per questo sanguina il mio Cuore? Sono vuoti i seminari? Il mio divino invito non suona più, dunque, nei cuori? Il cuore dell'uomo non è più capace di udirlo? No. Nei secoli vi saranno seminari e in essi leviti. Da essi usciranno sacerdoti, perché nell'ora dell'adolescenza il mio invito avrà suonato con voce celeste in molti cuori ed essi l'avranno seguito. Ma altre, altre, altre voci saranno poi venute con la giovinezza e la maturità, e la mia Voce sarà rimasta soverchiata in quei cuori. La mia Voce che parla nei secoli ai suoi ministri perché essi siano sempre quello che voi ora siete: gli apostoli alla scuola di Cristo. La veste è rimasta. Ma il sacerdote è morto. In troppi, nei secoli, accadrà questo fatto. Ombre inutili e scure, non saranno una leva che alza, una corda che tira, una fonte che disseta, un grano che sfama, un cuore che è guanciale, una luce nelle tenebre, una voce che ripete ciò che il Maestro gli dice. Ma saranno, per la povera umanità, un peso di scandalo, un peso di morte, un parassita, una putrefazione... Orrore! I Giuda più grandi del futuro Io li avrò ancora e sempre nei miei sacerdoti!
629.12 Amici, Io sono nella gloria e pure Io piango. Ho pietà di queste turbe infinite, greggi senza pastori con troppo rari pastori. Una pietà infinita! Ebbene, Io lo giuro per la mia Divinità, Io darò loro il pane, l'acqua, la luce, la voce che gli eletti a quest'opere non vogliono dare. Ripeterò nei secoli il miracolo dei pani e dei pesci. Con pochi, spregevoli pesciolini, e con dei tozzi scarsi di pane - anime umili e laiche - Io darò da mangiare a molti, e ne saranno saziati, e ve ne sarà per i futuri, perché "ho compassione di questo popolo" e non voglio che perisca. Benedetti coloro che meriteranno d'esser tali. Non benedetti perché sono tali. Ma perché l'avranno meritato col loro amore e sacrificio! E benedettissimi quei sacerdoti che sapranno rimanere apostoli: pane, acqua, luce, voce, riposo e medicina dei miei poveri figli. Di luce speciale splenderanno in Cielo. Io ve lo giuro, Io che sono la Verità.

Alziamoci, amici, e venite meco, ché Io vi insegni ancora a pregare. L'orazione è quella che alimenta le forze dell'apostolo, perché lo fonde con Dio».

E qui Gesù si alza e va verso la scaletta.

Io ora vi dico una verità che ai miei nemici sembrerebbe bestemmia. Ma voi siete i miei amici. Parlo specialmente per voi, miei discepoli già scelti, e poi per tutti voi che mi ascoltate. Vi dico: gli angeli, spiriti puri e perfetti, viventi nella luce della Ss. Trinità e in essa giubilanti, nella loro perfezione hanno, e riconoscono di averla, una inferiorità rispetto a voi, uomini lontani dal Cielo. Hanno l'inferiorità del non potersi sacrificare, del non poter soffrire per cooperare alla redenzione dell'uomo. E che vi pare? Dio non prende un suo angelo per dirgli: "Sii il redentore dell'Umanità". Ma prende suo Figlio. E sapendo che, per quanto sia incalcolabile il Sacrificio e infinito il suo potere, ancor manca – ed è bontà paterna che non vuole fare differenza fra il Figlio del suo amore e i figli del suo potere – alla somma di meriti da contrapporre alla somma dei peccati che d'ora in ora l'Umanità accumula, ecco che non prende altri angeli a colmare la misura e non dice loro: "Soffrite per imitare il Cristo", ma lo dice a voi, a voi uomini. Vi dice: "Soffrite, sacrificatevi, siate simili al mio Agnello. Siate corredentori...". Oh! ecco: Io vedo coorti di angeli che, lasciando per un istante di roteare nell'estasi adorante intorno al Fulcro Trino, si inginocchiano, volti alla Terra, e dicono: "Voi benedetti che potete soffrire col Cristo e per l'eterno Dio, nostro e vostro!".

Molti non comprenderanno ancora questa grandezza. È troppo superiore all'uomo. Ma quando l'Ostia sarà immolata, quando il Grano eterno risorgerà per mai più morire, dopo esser stato colto, battuto, spogliato e sepolto nelle viscere del suolo, allora verrà l'Illuminatore superspirituale e illuminerà gli spiriti, anche quelli più tardi, rimasti però fedeli al Cristo Redentore, e allora comprenderete che non ho bestemmiato, ma vi ho annunciato la più alta dignità dell'uomo, quella di essere corredentore, anche se prima non era che peccatore. Intanto preparatevi ad essa con purità di cuore e di intenti. Più puri sarete e più comprenderete. Perché l'impurità, quale essa sia, è sempre fumo che annebbia e appesantisce vista e intelletto.

Siate puri. Iniziate ad esserlo dal corpo per passare allo spirito. Iniziate dai cinque sensi per passare alle sette passioni. Iniziate dall'occhio, senso che è re e che apre la via alla più mordente e complessa delle fami. L'occhio vede la carne della donna e concupisce la carne. L'occhio vede la ricchezza dei ricchi e concupisce l'oro. L'occhio vede la potenza dei governanti e concupisce il potere. Abbiate occhio pacato, onesto, morigerato, puro, e avrete desideri pacati, onesti, morigerati e puri. Più puro sarà il vostro occhio e più puro sarà il vostro cuore. Siate vigilanti sul vostro occhio, avido scopritore dei pomi tentatori. Siate casti negli sguardi se volete esser casti nel corpo. Se avrete castità di carne, avrete castità di ricchezza e di potere. Tutte le castità avrete e sarete amici di Dio. Non temete di esser beffati per essere casti. Temete solo di essere nemici di Dio.

Un giorno udii dire: "Sarai beffato dal mondo come bugiardo o come eunuco se mostri di non appetire alla donna (Iscariota a Giovanni 82.3) ". In verità vi dico che Dio ha messo il coniugio per elevarvi a suoi imitatori nel procreare e a suoi aiutanti nel popolare i Cieli. Ma vi è uno stato più alto, davanti al quale si inchinano gli angeli che ne vedono la sublimità senza poterla imitare. Uno stato che, perfetto quando durò dalla nascita alla morte, non è però precluso a coloro che più non sono vergini, ma strappano la loro fecondità, maschile o femminile che sia, annullano la loro virilità animale per divenire fecondi e virili solo nello spirito. È l'eunuchismo senza imperfezione naturale né mutilazione violenta o volontaria. L'eunuchismo che non vieta di accostarsi all'altare, ma anzi da esso sarà, nei futuri secoli, servito e circondato l'altare. L'eunuchismo più alto, quello a cui fa da strumento amputatore la volontà di appartenere a Dio solo, e conservare a Lui casto il corpo e il cuore perché siano in eterno fulgidi della candidezza cara all'Agnello.

Evangelo 234.8

Le tre fasi della salvazione di un'anima sono:

Essere integerrimi per poter parlare senza timore d'esser posti a tacere.

Parlare a tutta una folla, di modo che la nostra apostolica parola detta alle turbe che si affollano intorno alla mistica barca vada, per cerchi d'onda, sempre più lontano, sino alla riva motosa dove sono coricati coloro che stagnano nel fango e non si curano di conoscere la Verità.

Questo è il primo lavoro per rompere la crosta della dura zolla e prepararla al seme.

Il più severo per chi lo compie e per chi lo riceve, perché la parola deve, come vomere tagliente, ferire per aprire.

E in verità vi dico che il cuore dell'apostolo buono si ferisce e sanguina per il dolore di dover ferire per aprire.

Ma anche questo dolore è fecondo. Col sangue e il pianto dell'apostolo si fa fertile la zolla incolta.

Seconda qualità: operare anche là dove uno, men compreso della sua missione, fuggirebbe. Spezzarsi nello sforzo di strappare zizzania, gramigna e spine per mettere a nudo il terreno arato e far balenare su esso, come sole, il potere di Dio e la sua bontà, e nello stesso tempo, con modo di giudice e di medico, esser severo e pur pietoso, fermo in una pausa di attesa per dare tempo alle anime di superare la crisi, meditare, decidere.

Terzo punto: non appena l'anima che nel silenzio si è pentita, piangendo e pensando sui suoi trascorsi, osa venire timidamente, paurosa d'esser cacciata, verso l'apostolo, l'apostolo abbia un cuore più grande del mare, più dolce di un cuore di mamma, più innamorato di un cuore di sposo, e lo apra tutto per farne fluire onde di tenerezza.

Se avrete Dio in voi – Dio che è Carità – troverete facilmente le parole di carità da dire alle anime.

Dio parlerà in voi e per voi e, come miele che scola da un favo, come balsamo che fluisce da un'ampolla, l'amore andrà alle labbra arse e disgustate, andrà agli spiriti feriti e sarà sollievo e medicina.

Fate che i peccatori vi amino, voi dottori delle anime.

Fate che sentano il sapore della carità celeste e se ne rendano tanto ansiosi da non cercare più altro cibo.

Fate che sentano nella vostra dolcezza un tale sollievo che lo cerchino per tutte le loro ferite.

Bisogna che la vostra carità mandi via da loro ogni timore perché, come dice l'epistola che hai letto oggi: "Il timore suppone il castigo, chi teme non è perfetto nella carità".

Ma non lo è neppure chi fa temere. Non dite: "Che hai fatto?".

Non dite: "Va' via". Non dite: "Tu non puoi aver gusto all'amore buono".

Ma dite, dite in mio nome: "Ama ed io ti perdono".

Ma dite: "Vieni, le braccia di Gesù sono aperte".

Ma dite: "Gusta questo Pane angelico e questa Parola e dimentica la pece d'inferno e gli schemi di Satana".

Fatevi soma per le altrui debolezze.

L'apostolo deve portare le sue e quelle altrui, insieme alle croci sue e altrui.

E mentre venite a Me, carichi delle pecore ferite, rassicuratele, queste erranti, dite: "Tutto è dimenticato di quest'ora"; dite: "Non aver paura del Salvatore. Egli è venuto dal Cielo per te, proprio per te. Io non sono che il ponte per portarti a Lui che ti aspetta, oltre il rio della assoluzione penitenziale, per condurti ai suoi pascoli santi, i cui principi sono qui, sulla Terra, ma poi proseguono, con una bellezza eterna che nutre e bea, nei Cieli".

Evangelo 635.12

Ma il bene e il male futuro ha radice nel presente. Le valanghe hanno inizio da un fiocco di neve. Un sacerdote indegno, impuro, eretico, infedele, incredulo, tiepido o freddo, spento, insipido, lussurioso, fa un male decuplo di quello di un fedele colpevole degli stessi peccati e trascina molti altri al peccato.

La rilassatezza nel Sacerdozio, l'accoglimento di impure dottrine, l'egoismo, l'avidità, la concupiscenza nel Sacerdozio, voi sapete dove sfocia: nel deicidio. Ora, nei secoli futuri, non potrà più essere ucciso il Figlio di Dio, ma la fede in Dio, l'idea di Dio, sì. Perciò sarà compiuto un deicidio ancor più irreparabile, perché senza risurrezione. Oh! si potrà compiere, sì. Io vedo... Si potrà compire per i troppi Giuda di Keriot dei secoli futuri. Orrore... La mia Chiesa scardinata dai suoi stessi ministri!

E Io che la sorreggo con l'aiuto delle vittime. Ed essi, i Sacerdoti, che avranno unicamente la veste e non l'anima del Sacerdote, che aiutano il ribollire delle onde agitate dal Serpente infernale contro la tua barca, o Pietro. In piedi! Sorgi! Trasmetti quest'ordine ai tuoi successori: "Mano al timone, sferza sui naufraghi che hanno voluto naufragare e tentano di far naufragare la barca di Dio".

Colpisci, ma salva e procedi. Sii severo, perché sui predoni giusto è il castigo. Difendi il tesoro della fede. Tieni alto il lume come un faro sopra le onde sconvolte, perché quelli che seguono la tua barca vedano e non periscano.

Pastore e nauta per i tempi tremendi, raccogli, guida, solleva il mio Vangelo, perché in questo e non in altra scienza è la salute.

Quaderni. 44 pag. 296 (18 mag)

Quando, alla Consacrazione, le specie divengono Carne e Sangue, ecco che Io mi incarno come un tempo. Non nel seno della Vergine. Ma nelle mani di un vergine. Ecco perché nei miei sacerdoti richiedesi verginità angelica. Guai ai profanatori che, col corpo insozzato da unione carnale, toccano il Corpo di Dio! Ché se il corpo vostro è tempio dello Spirito Santo e perciò deve essere conservato santo e casto, il corpo del sacerdote al cui comando Io scendo dal Cielo per divenire Carne e Sangue, e come nella cuna poso nelle se mani, deve essere più illibato del giglio. E col corpo la mente, il cuore, la lingua.

629. Apparizione agli apostoli con Tommaso.
Discorso sulla dignità del sacerdozio e sui sacerdoti futuri.


Ma quando poi, come vendemmiatori ad un tino, voi tuffate le mani nel mare del mio Sangue e ne attingete di che mondare le stole corrotte dei miseri che peccarono, siate, oltre che puri, perfetti per non macchiarvi di un peccato maggiore, anzi, di più peccati, spargendo e toccando con sacrilegio il Sangue di un Dio o mancando a carità e giustizia, negandolo o dandolo con un rigore che non è del Cristo – che fu buono coi malvagi per attirarli al suo Cuore e tre volte buono coi deboli per confortarli alla fiducia – usando questo rigore tre volte indegnamente, perché contro la mia Volontà, la mia Dottrina e la Giustizia. Come esser rigorosi con gli agnelli quando si è pastori idoli?

O miei diletti, amici che Io mando per le vie del mondo per continuare l'opera che Io ho iniziata e che sarà proseguita finché il Tempo sarà, ricordate queste mie parole. Ve le dico perché le diciate a coloro che voi consacrerete al ministero nel quale Io vi ho consacrati.

Maria Valtorta,‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’, 596.38/42, ed. CEV.

Mattia, l'ex pastore, si avvicina a Gesù e chiede:

«Signore e Maestro mio, io ho molto pensato coi compagni alle tue parole finché la stanchezza ci prese, e dormimmo prima di avere potuto risolvere il quesito che ci eravamo posti. E ora siamo più stolti di prima. Se abbiamo bene capito i discorsi di questi giorni, Tu hai predetto che molte cose si cambieranno benché la Legge resti immutata e che si dovrà edificare un nuovo Tempio, con nuovi profeti, sapienti e scribi, contro il quale saranno date battaglie, e che non morrà, mentre questo, sempre se si è capito bene, pare destinato a perire».

«È destinato a perire. Ricorda la profezia di Daniele...».

«Ma noi, poveri e pochi, come potremo edificarlo di nuovo se fecero fatica a edificare questo i re? Dove lo edificheremo? Non qui, perché Tu dici che questo luogo resterà deserto sino a che essi non ti benediranno come mandato da Dio».

«Così è».

«Nel tuo Regno, no. Siamo convinti che il tuo Regno è spirituale. E allora come, dove lo stabiliremo? Tu ieri hai detto che il vero Tempio - e non è quello il vero Tempio? - che il vero Tempio, quando crederanno di averlo distrutto, allora sarà che salirà trionfante alla Gerusalemme vera. Dove è dessa? Molta confusione è in noi».

«Così è. I nemici distruggano pure il vero Tempio. In tre giorni Io lo farò risorgere, e non conoscerà più insidia salendo dove l'uomo non può nuocere. Riguardo al Regno di Dio, esso è in voi e ovunque sono uomini che credono in Me. Sparso per ora, succedentesi sulla Terra nei secoli. Poi eterno, unito, perfetto nel Cielo. Là, nel Regno di Dio, sarà edificato il nuovo Tempio, ossia là dove sono spiriti che accettano la mia dottrina, la dottrina del Regno di Dio, e ne praticano i precetti.

Come sarà edificato se siete poveri e pochi? Oh! in verità non necessitano denari e poteri per edificare l'edificio della nuova dimora di Dio, individuale o collettiva.

Il Regno di Dio è in voi. E l'unione di tutti coloro che avranno in loro il Regno di Dio, di tutti coloro che avranno Dio in loro - Dio: la Grazia; Dio: la Vita; Dio: la Luce; Dio: la Carità - costituirà il grande Regno di Dio sulla Terra, la nuova Gerusalemme che giungerà ad espandersi per tutti i confini del mondo e che, completa e perfetta, senza mende, senza ombre, vivrà eterna nel Cielo.

Come farete a edificare Tempio e città? Oh! non voi, ma Dio edificherà questi luoghi nuovi. Voi dovrete soltanto dargli la vostra buona volontà. Buona volontà è permanere in Me. Vivere la mia dottrina è buona volontà. Stare uniti è la buona volontà. Uniti a Me sino a fare un sol corpo che è nutrito, nelle sue singole parti e particelle, da un unico umore. Un unico edificio che è poggiato su un'unica base e tenuto unito da una mistica coesione. Ma siccome senza l'aiuto del Padre, che vi ho insegnato a pregare e che pregherò per voi prima di morire, voi non potreste essere nella Carità, nella Verità, nella Vita, ossia ancora in Me e con Me in Dio Padre e in Dio Amore, perché Noi siamo un'unica Divinità, per questo vi dico di avere Dio in voi per poter essere il Tempio che non conoscerà fine. Da voi non potreste fare.

Se Dio non edifica, e non può edificare dove non può prendere dimora, inutilmente gli uomini si agitano a edificare o a riedificare. Il Tempio nuovo, la mia Chiesa, sorgerà soltanto quando il vostro cuore ospiterà Dio, ed Egli con voi, vive pietre, edificherà la sua Chiesa».

«Ma non hai detto che Simone di Giona ne è il Capo, la Pietra sulla quale si edificherà la tua Chiesa? E non hai fatto capire anche che Tu ne sei la pietra angolare? Chi dunque ne è il capo? C'è o non c'è questa Chiesa?», interrompe l'Iscariota.

«Io sono il Capo mistico. Pietro ne è il capo visibile. Perché Io ritorno al Padre lasciandovi la Vita, la Luce, la Grazia, per la mia Parola, per i miei patimenti, per il Paraclito che sarà amico di coloro che mi furono fedeli. Io sono un'unica cosa con la mia Chiesa, mio Corpo spirituale di cui Io sono il Capo. Il capo contiene il cervello o mente. La mente è sede del sapere, il cervello è quello che dirige i moti delle membra coi suoi immateriali comandi, i quali sono più validi per far muovere le membra di ogni altro stimolo. Osservate un morto, nel quale morto è il cervello. Ha forse più moto nelle sue membra? Osservate uno completamente stolto. Non è forse inerte al punto da non saper avere quei rudimentali moti istintivi che l'animale più inferiore, il verme che schiacciamo passando, ha?

Osservate uno nel quale la paralisi ha spezzato il contatto delle membra, uno o più membra, col cervello. Ha forse più moto nella parte che non ha più legame vitale col capo? Ma se la mente dirige con i suoi immateriali comandi, sono gli altri organi - occhi, orecchie, lingua, naso, pelle - che comunicano le sensazioni alla mente, e sono le altre parti del corpo che eseguiscono e fanno eseguire ciò che la mente, avvertita dagli organi, materiali e visibili quanto l'intelletto è invisibile, comanda. Potrei Io, senza dirvi: "sedete", ottenere che voi sediate su questa costa di monte?

Anche se Io lo penso che voglio vi mettiate seduti, voi non lo sapete finché Io non traduco il mio pensiero in parole e dico queste, usando lingua e labbra.

Potrei Io stesso sedermi, se lo pensassi soltanto, perché sento la stanchezza delle gambe, ma se queste rifiutassero di piegarsi e mettermi così seduto? La mente ha bisogno di organi e membra per fare e per far fare le operazioni che il pensiero pensa.

Così nel corpo spirituale che è la mia Chiesa Io sarò l'Intelletto, ossia la testa, sede dell'intelletto; Pietro e i suoi collaboratori coloro che osservano le reazioni e percepiscono le sensazioni e le trasmettono alla mente, perché essa illumini e ordini ciò che è da fare per il bene di tutto il corpo, e poi, illuminati e diretti dall'ordine mio, parlino e guidino le altre parti del corpo.

La mano che respinge l'oggetto che può ferire il corpo, o allontana ciò che, corrotto, può corrompere; il piede che scavalca l'ostacolo senza urtarvi e cadere e ferirsi, hanno avuto comando di farlo dalla parte che dirige. Il fanciullo, e anche l'uomo, che è salvato da un pericolo, o che fa un guadagno di qualsiasi specie - istruzione, affari buoni, matrimonio, buona alleanza per un consiglio ricevuto, per una parola detta – è per quel consiglio e quella parola che non si nuoce o che si benefica.

Così sarà nella Chiesa. Il capo, e i capi, guidati dal divino Pensiero e illuminati dalla divina Luce e istruiti dall'eterna Parola, daranno gli ordini e i consigli, e le membra faranno, avendo spirituale salute e spirituale guadagno.

La mia Chiesa già è, poiché già possiede il suo Capo soprannaturale e il suo Capo divino e ha le sue membra: i discepoli.

Piccola ancora - un germe che si forma - perfetta unicamente nel Capo che la dirige, imperfetta nel resto, che ha bisogno del tocco di Dio per essere perfetta e del tempo per crescere.

Ma in verità vi dico che essa già è, e che è santa per Colui che ne è il Capo e per la buona volontà dei giusti che la compongono.

Santa e invincibile. Contro di essa si avventerà una e mille volte, e con mille forme di battaglia, l'inferno fatto di demoni e di uomini-demoni, ma non prevarranno.

L'edificio sarà incrollabile. Ma l'edificio non è fatto di una sola pietra. Osservate il Tempio, là, vasto, bello, nel sole che tramonta. È forse fatto di una sola pietra? È un complesso di pietre che fanno un unico armonico tutto. Si dice: il Tempio. Cioè una unità. Ma questa unità è fatta delle molte pietre che l'hanno composta e formata. Inutile sarebbe stato fare le fondamenta, se esse non avessero poi dovuto sorreggere le mura e il tetto, se su esse non avessero poi avuto ad innalzarsi le mura. E impossibile sarebbe stato alzare le mura e sostenere il tetto, se non fossero state fatte per prime le fondamenta solide, proporzionate a si gran mole.

Così, con questa dipendenza delle parti, una dall'altra, sorgerà anche il Tempio novello.

Nei secoli voi lo edificherete appoggiandolo sulle fondamenta che Io gli ho dato, perfette, per la sua mole. Lo edificherete con la direzione di Dio, con la bontà delle cose usate a innalzarlo: spiriti che Dio inabita.

Dio nel vostro cuore, a fare di esso pietra polita e senza incrinature per il Tempio nuovo.

Il suo Regno stabilito con le sue leggi nel vostro spirito. Altrimenti sareste mattoni malcotti, legno tarlato, pietre scheggiate e farinose che non reggono e che il costruttore, se avveduto, respinge, o che fallano, cedono, facendo crollare una parte se il costruttore, i costruttori preposti dal Padre alla costruzione del Tempio, sono costruttori idoli che si pavoneggiano nel loro onore senza vegliare e faticare sulla costruzione che si innalza e sui materiali usati per farla.

Costruttori idoli, tutori idoli, custodi idoli, ladri! Ladri della fiducia di Dio, della stima degli uomini, ladri e orgogliosi che si compiacciono di aver modo di aver guadagno, e modo di avere numeroso mucchio di materiali, e non osservano se sono buoni o scadenti, causa di rovina.

Voi, novelli sacerdoti e scribi del novello Tempio, ascoltate.

Guai a voi e a chi dopo voi si farà idolo e non veglierà e sorveglierà se stesso e gli altri, i fedeli, per osservare, saggiare la bontà delle pietre e del legname, senza fidarsi delle apparenze, e causerà rovine lasciando che materiali scadenti, o addirittura nocivi, siano lasciati usare per il Tempio, dando scandalo e provocando rovina.

Guai a voi se lascerete crearsi crepacci e muraglie insicure, storte, facili al crollo non essendo equilibrate sulle basi che sono solide e perfette.

Non da Dio, Fondatore della Chiesa, ma da voi verrebbe il disastro, e ne sareste responsabili davanti al Signore e agli uomini.

Diligenza, osservazione, discernimento, prudenza! La pietra, il mattone, la trave debole, che in un muro maestro sarebbero rovina, possono servire per parti di minore importanza, e servire bene. Così dovete saper scegliere. Con carità per non disgustare le deboli parti, con fermezza per non disgustare Dio e rovinare il suo Edificio.

E se vi accorgete che una pietra, già posta a sorreggere un angolo maestro, non è buona o non è equilibrata, siate coraggiosi, audaci, e sappiatela levare da quel posto, mortificatela squadrandola con lo scalpello di un santo zelo.

Se urla di dolore non importa. Vi benedirà poi nei secoli, perché voi l'avrete salvata.

Spostatela, mettetela ad altro ufficio. Non abbiate paura anche di allontanarla del tutto se la vedete oggetto di scandalo e rovina, ribelle al vostro lavoro.

Meglio poche pietre che molta zavorra. Non abbiate fretta. Dio non ha mai fretta, ma ciò che crea è eterno, perché ben ponderato prima di eseguirlo. Se non eterno, è duraturo quanto i secoli.

Guardate l'Universo. Da secoli, da migliaia di secoli, è come Dio lo fece con operazioni successive. Imitate il Signore. Siate perfetti come il Padre vostro. Abbiate la sua Legge in voi, il suo Regno in voi. E non fallirete. Ma, se non foste così, crollerebbe l'edificio, invano vi sareste affaticati a innalzarlo.