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La deriva politica della Lega. Di Danilo Quinto

Nel 2018, ho dichiarato pubblicamente il mio voto per la Lega ed ho invitato gli amici e i lettori dei miei libri a fare altrettanto. Ho sbagliato ed è giusto dirlo.

Oggi non lo rifarei e comprendo le ragioni in base alle quali in molti non voteranno Lega alle prossime elezioni – se vi saranno elezioni, considerato il regime che viviamo – e le ragioni di quegli eletti nelle fila della Lega, come il mio amico consigliere comunale di Firenze, Andrea Asciuti, che si sono dimessi dal gruppo di appartenenza.

La Lega – purtroppo – si è inchinata, sul piano parlamentare, non opponendosi e cercando il compromesso, che è figlio del male minore, rispetto a tutte le leggi anticristiane che sono state deliberate dal Parlamento: le prossime saranno il ddl Zan e quella sull’eutanasia.

Non si è opposta al finanziamento pubblico di 10 milioni di euro l’anno a Radio Radicale, organo di quell’ideologia libertaria che ha concorso in maniera determinante a sottrarre all’Italia la sua identità cristiana, per poi accordarsi politicamente con il Partito Radicale al fine di raccogliere firme sui referendum sulla giustizia.

Ha assecondato l’idea di un’Europa lontana dai bisogni dei cittadini, trasformandola nell’espressione di una plutocrazia diretta emanazione dei poteri forti, economici e finanziari di Bruxelles e di quell’oligarchia politica che ha sotterrato, dal dopoguerra ad oggi, l’idea stessa di Europa.

Ha appoggiato il Governo di Mario Draghi – autore, nei primi anni ’90, della svendita dell’intero patrimonio pubblico italiano e negli anni 2000 dell’introduzione dell’euro, che ha ucciso l’economia italiana insieme alla folle gestione della Banca Centrale Europea, un’associazione privata che decide il destino dei popoli europei – espressione dell’elitè mondialista, non a caso sostenuto dall’intero centrosinistra, a cominciare dal PD.

Un Governo – definito “investimento per il il futuro” dai vertici della Lega – imposto dal Potere al popolo italiano, al quale è stato sottratto il diritto costituzionale alla libera espressione del voto, senza che nessuno, all’interno del Parlamento, cogliesse il vulnus irrimediabile che si è prodotto.

Sull’altare dell’emergenza rispetto alla cosiddetta pandemia da Coronavirus – che ha ignorato deliberatamente le cure precoci domiciliari, in grado di salvare dall’ospedalizzazione e dalla morte decine di migliaia di persone colpite dal virus e gli stessi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, che documentano come dei 130.468 decessi registrati a luglio 2021, solo 3.783 sarebbero dovuti al virus in sé, mentre tutti gli atri erano affetti da una o più patologie – la Lega si è piegata totalmente alla volontà del Potere, che ha imposto la misura immorale del green pass, che elude norme costituzionali coperte da riserva legale assoluta rispetto a tutte le leggi ordinarie. Decisione gravissima, che ha trasformato l’Italia, come affermano i giornali di tutto il mondo, in un grande “laboratorio di controllo sociale”.

Se Matteo Salvini e la Lega, nel 2018, rappresentavano per me, politicamente, una speranza, devo ammettere con onestà – chiedendo anche scusa a coloro che all’epoca hanno seguito il mio consiglio e il mio invito – che quella speranza si è tradotta in una profonda delusione.

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