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In località Minerva i resti di una chiesa-grotta: l'ultima scoperta degli Amici delle Gravine

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La località “Minerva” presenta interessantissimi aspetti storico-archeologici.

Si fa in primis riferimento ad un antico centro abitato situato su un pianoro alla confluenza delle gravine di Castellaneta e di Santo Stefano, distrutto nel 410 da Alarico e ai resti riferibili ad un villaggio rupestre ottenuto con l'adattamento artificiale delle numerose grotte naturali disseminate sulle pareti rocciose dei su citati solchi gravinali che lambiscono i territori di Castellaneta e Palagianello.

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Il primo è stato oggetto di una proficua indagine di prospezione di superficie (survey), nel 1986, condotta dall’archeologo bolognese, il dottor Vittorio Di Cesare.

Egli ha effettuato rilevamenti topografici ed analisi dati, incollaborazione col gruppo S.a.a.s. “E. Mastrobuono”, la cui presidente, la professoressa Maria Carla Cassone, ha messo a disposizione la preziosa documentazione prodotta.

Il secondo, invece, è del tutto inedito e, pertanto, l'associazione “Amici delle Gravine di Castellaneta” ha deciso di realizzare un progetto mirante alla conoscenza del complesso rupestre. Dopo tutta una serie di sopralluoghi, i soci si sono resi conto che esso è di vaste proporzioni sfruttando al massimo i ripidi spalti rocciosi e dando origine a “grotte pensili” a notevole altezze.

Fortunatamente le faticose esplorazioni sono state premiate con il ritrovamento di una “chiesa-grotta” medioevale con resti di affreschi.


Il suo elevato valore storico-archeologico è stato confermato dal funzionario della Sovrintendenza di Taranto, l’Ispettore archeologo Roberto Rotondo, in seguito ad una visita effettuata nel mese di giugno scorso.

Per quanto riguarda le fonti storiche, l’unico documento che cita “Minerva” è un privilegio del feudatario normanno Riccardo Siniscalco il quale, nel 1088, donò al vescovo di Castellaneta una chiesa intitolata a “San Giorgio/Gregorio di Minerva”.

Questa notizia è inserita nel saggio storico del dottor Mastrobuono, autore di “Castellaneta e il suo territorio - 1943”.

Non esistono, a tutt’oggi, citazioni della chiesa-grotta riscoperta.

La struttura della chiesa è perfettamente orientata ad est e a causa dell’erosione della tenera calcarenite, ha perso il suo aspetto originario.

Solo grazie a diversi sopralluoghi ed accurate ispezioni è stato possibile ritrovare sulla parete presbiteriale un lacerto di affresco di quello che doveva essere una déesis. Purtroppo ciò che rimane è veramente poco.

A sinistra il Cristo, riconoscibile dall’aureola crucigera, appartenente alla tradizione delle aureole in forma di scudo clipeato, ripreso dall’immagine del grande scudo cavo dell’oplita greco.

Cristo quindi come un guerriero, ma divino, per la presenza della croce nell’aureola, che la contraddistingue da quella dei santi.

A destra dell’aureola, le lettere greche del suo monogramma XC, (ΧρίστòςͺKristòs). Accanto vi è la figura di San Giovanni, dal volto giovane e con la barba.

Sia il Cristo sia il San Giovanni sono attorniati da una cornice rossa esterna ed una ulteriore banda color rossastro li suddivide.

L’affresco dovrebbe datarsi a non prima del XIV sec. Sono anche presenti croci latine incise sulle pareti.


Un “San Giorgio/Gregorio” e una “Déesis”: si riferiscono alla stessa chiesa o si tratta di due luoghi sacri diversi, il primo dell’XI secolo e il secondo del XIV secolo? Gli studi e le ricerche proseguono.