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Note sulla Loquela digitorum e gestualità negli affreschi pugliesi.

archeomedia.net/…igitorum_e_gestualità_negli_affreschi_pugliesi.pdf. Per le foto cliccare sull'articolo (non vengono caricate purtroppo)

Nei nostri giorni, dominata da una cultura anglosassone, notiamo fra l’altro una forma “civile” di presentarsi e di comunicare con gli altri: viene imposto uno stile comportamentale in cui la persona deve solo parlare ed avere il corpo fermo e rigido, senza gesticolare.

Al contrario, nel passato, si parlava gesticolando, ovvero specie i retorici parlavano e sottolineavano enfatizzando con i gesti il loro discorso. I gesti erano essenzialmente espressi con le braccia e, particolarmente, con le mani. “Senza la mano l’actio diviene trunca” secondo la tradizione della retorica. “Con le mani gaudium, tristitiam, dubitationem, confessionem, penitentiam, modum, copiam, numerum, tempus ostendimus” (C.I. Vict, Ars rhet. 24; C. Halm, Rhetore Latini minores, Lipsiae, 1863, p. 442). Ecco la loquela digitorum, un linguaggio espresso con le mani compreso da tutti anche se parlavano lingue e dialetti diversi.

Questa forma di comunicazione venne utilizzato dagli artisti proprio per far parlare i personaggi rappresentati che, altrimenti, sarebbero solo statici e “muti”.
Sono ormai numerosissimi gli studi sulle rappresentazioni artistiche presenti nelle chiese. Vengono così presentati le raffigurazioni essenzialmente di icone del Cristo, della Madre di Dio, dei santi e scene riprese dai Vangeli, non tralasciando i profeti e scene del Vecchio Testamento.
Sono rari, invece, le descrizioni dei particolari delle rappresentazioni con la spiegazione e il significato del silenzioso messaggio inviato dalle icone a chi li osserva tramite le mani.

In queste due icone, a sinistra la Madonna della Madia di Monopoli e a destra la Madonna della Scala di Massafra, entrambe le icone sono dette Odegitria, dalla parola greca odos che significa “via”mentre la Madonna con la mano destra indica “la via”, il Cristo. Il Cristo, sempre con la destra “benedicente alla greca” il gesto di benedizione alla greca è un’allocuzione al silenzio ed all’ascolto. Il gesto di benedizione alla greca viene espresso mostrando la mano destra con l’anulare unito al pollice quale allegoria dell’incontro tra la natura umana e la natura divina insita nel Cristo.

Il gesto dell’adlocutio era normalmente usato in epoca romana dagli imperatori, così viene rappresentato l’imperatore Augusto, e venne adottato dalla Chiesa come gesto di benedizione del popolo.

Cefalù, Duomo. Il Pancratore.
S. Vito dei Normanni, S. Biagio. Annunciazione. Il segno di allocuzione dell’Arcangelo annuncia a Maria il volere di Dio. Maria segnala con la “mano parlante” la sua sottomissione al volere di Dio.

Nel medioevo si confuse il segno di allocuzione con quello di benedizione, confusione creata dai pittori e continuata dagli storici dell’arte che lo indicano solo come “benedizione” ignorandone la genesi. In origine, ricorda Roberto Caprara, è solo segno di allocuzione: infatti è attribuito solo ai santi che hanno autorità di magistero e con quel segno impongono il silenzio prima di parlare.

Lo troviamo solo nei Santi vescovi, in Gesù che è il maestro supremo, nella cheirofania che è il segno di Dio che parla, nel Battista che annunzia “Preparate le vie del Signore” e mai nei Santi martiri. Né mai è attributo di grandi Sante, perché s. Paolo aveva detto: “Nel Tempio le donne tacciano”. Perfino alla Vergine quel segno non viene attribuito, salvo ingenue rappresentazioni della Presentazione al Tempio, dove alcuni pittori immaginano che Maria parli al Sommo Sacerdote per presentargli il Figlio. In realtà, nelle Scritture, a parlare è solo Simeone che, rivolgendosi a Dio,

non ha bisogno di fare quel gesto quando dice: “ora, Signore, puoi lasciare andare il tuo servo, perché ho visto la luce della salvezza”.
Inoltre Caprara sottolinea: “Per rendersi conto che quel gesto non è mai gesto di benedizione, basta guardare al Cristo della Déesis che, come Giudice supremo, si appresta, alla fine dei tempi, a giudicare l’umanità intera e quindi ha davanti a sé la folla dei salvandi ma anche quella dei dannandi e, pertanto, ha poco da benedire, ma con quel gesto indica, come i giudici nei tribunali, che sta per pronunziare la irrevocabile sentenza”.

Tipologia dei gesti.
adlocutio.
braccia allargate.
computo digitale.
giuramento.
indice puntato.
imposizione delle mani.
mano di Dio.
mani in preghiera.
mano benedicente.
mano che presenta.
signum harpocraticum.
mano con palmo affrontato.
mano parlante.
mano sul petto.
mano orante.

I
Vaste, SS. Stefani, il gesto della preghiera viene mostrato con la mano, o le due
mani, alzate con la palma diretta verso l’altare con il braccio flesso.

Icona di S. Margherita.

Supersano, Celimanna. Icona di S. Andrea.

S. Vito dei Normanni, S. Biagio. S. Biagio.

S. Vito dei Normanni, S. Biagio.

Gravina, S. Vito Vecchio, segno di benedizione alla latina.

Mottola, S. Nicola, il Cristo della Deèsis.

Mottola, S. Nicola, Visione di S. Giovanni.

Gravina, S. Vito Vecchio, Santi e la Madonna con Bambino, ogni figura presenta un gesto della mano differente.

S. Vito dei Normanni, S. Biagio. Presentazione al Tempio.

Franco dell’Aquila
alda luisa corsini
Le foto sono meravigliose ma sono protette. Consiglio di cliccare sul link e leggere e godersi l'articolo direttamente dal testo originale.