Fatima.
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LA CREAZIONE NON E' UNA FAVOLA

LA CREAZIONE NON E’ UNA FAVOLA
Tratto dal libro di DOMENICO RAVALICO

Libro estraibile in lavocecattolica.it/verita.della.creazione.htm

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UNA INASPETTATA SFIDA ALL'INTELLIGENZA UMANA

(... omissis...)

UNA GALASSIA PER OGNI UOMO
Quali itinerari scientifici sono stati percorsi per giungere a scoprire nella Natura una realtà così immensa, così maestosa?
Le pagine seguenti vorrebbero essere un racconto episodico di quella straordinaria avventura della conoscenza umana. La prima grande scoperta fu la seguente: gli esseri viventi sono formati da cellule, come la materia è formata da atomi. Senza atomi non esiste materia, senza cellule non esiste alcun vivente. I viventi più piccoli, i batteri e i microbi, sono formati da una cellula sola. Il corpo umano è formato da una sterminata miriade di cellule).
Questa scoperta può venir fatta risalire all'anno 1675, quando Marcelle Malpighi, il fondatore della scienza della vita, scrutando con uno dei primi microscopi, riuscì a scorgere l'intima struttura delle piante. Si avvide che esse sono formate da un enorme numero di particelle fondamentali. Le chiamò utricoli. La sua scoperta era troppo in anticipo sui tempi, e venne presto dimenticata.
Nel 1838, un naturalista tedesco, Matthias Schleiden, scrutando nelle piante con microscopi migliori, vide bene la loro struttura cellulare; riscoprì gli "atomi della vita". Un suo amico zoologo, Theodor Schwann, volle scrutare anche negli organismi animali. Scoprì che anche essi sono formati da un fittissimo insieme di cellule.
Tutte le cellule derivano da altre cellule; non avviene mai che una cellula si formi spontaneamente; la vita deriva sempre dalla vita. Il nostro corpo ebbe inizio da una sola cellula-uovo, più piccola del puntino di una i. L'auto-costruzione del nostro organismo è avvenuta mediante una continua suddivisione di cellule. La prima si divise in due cellule; le due si divisero in quattro e così via. Quando siamo venuti alla luce, il nostro corpo neonato era formato da circa 2300 miliardi di cellule viventi, tutte derivate da quella primigenia.
Ciascuna di quella miriade possedeva il proprio centro direttivo, con la programmazione di tutto il nostro corpo registrata su 46 nastri DNA, sistemati in altrettanti contenitori, i cromosomi, appaiati a coppie, metà di origine materna e metà di provenienza paterna.
Nell'uomo adulto quelle cellule sono, in base a valutazioni ufficiali, ben 60 mila miliardi.
È qualche cosa di immenso. Ma è più immenso ancora che tutta la programmazione dell'auto-costruzione e del funzionamento dell'essere umano sia presente sui nastri DNA contenuti in ciascuna di quella miriade sterminata di cellule, una per una. Ciascuna possiede il proprio centro direttivo, che tutto dirige, coordina e controlla. I nastri DNA sono contenuti in quel centro.
Quarantasei nastri DNA moltiplicati per 60 mila miliardi, per ogni uomo. Una popolazione di cellule.
Purtroppo, le nostre possibilità immaginative sono molto esigue. L'uomo, nella sua avventura attraverso i secoli, ha sempre scoperto qualche prodigio della Natura che lo ha costernato. Oggi tocca a noi rimanere perplessi e sgomenti di fronte a nuove impensate realtà, al di là di ogni più ardita fantasia.
Sessanta mila miliardi di cellule viventi per ogni uomo... E ciascuna di esse vuole la sua parte di ossigeno per poter funzionare, vuole l'adeguato rifornimento di sostanze energetiche da consumare, e vuole sostanze nutritive per le sue necessità metaboliche, per poter continuare ad essere vivente, per non morire.
Noi dobbiamo respirare continuamente, giorno e notte, per far giungere l'indispensabile ossigeno a quella immensa popolazione di cellule viventi, pari a quella degli abitanti di 20.000 Terre... Con il fiato dobbiamo continuamente eliminare dal corpo il gas anidride carbonica, quello che costituisce il residuo della loro attività organica.
Il nostro cuore deve pulsare continuamente per sospingere il sangue, carico di ossigeno, glucosio e sostanze nutritizie, affinché possa giungere agli "abitanti di quelle 20.000 Terre", senza dimenticarne neppure una sola. L'organizzazione della distribuzione "a domicilio" delle cellule è perfetta. E basata su una immensa rete di microscopici vasi sanguigni, i capillari; quella rete collega le varie arterie con le corrispondenti vene; chiude il sistema circolatorio. Se i capillari di quella rete venissero collegati uno di seguito all'altro, risulterebbero lunghi 95.000 chilometri. Per ogni uomo sono necessari tanti capillari, da poter girare due volte intorno alla Terra. Ne resterebbe ancora un tratto di 15.000 chilometri.
Cellule viventi formano anche i capillari, come formano qualsiasi altra parte del corpo. Ne occorrono in media dieci per millimetro. Quante siano quelle necessarie per costruire l'intera rete dei capillari risulta da un calcolo molto semplice. La lunghezza complessiva, di 95.000 chilometri, è pari a 95 milioni di metri, ossia 95 miliardi di millimetri. Le cellule necessarie sono dunque 950 miliardi, sui 60 mila miliardi disponibili.
Per il solo sistema circolatorio, cuore, arterie, vene e capillari si pensa siano necessari 20 mila miliardi di cellule viventi. Altri 10 mila miliardi sono necessari per il sistema scheletrico, poiché anche le nostre ossa sono formate da cellule viventi, le osteociti.
Siamo già a 30 mila miliardi di cellule. Poi vengono gli altri sette sistemi del nostro corpo. La valutazione di 60 mila miliardi di cellule viventi è dunque certamente molto vicina alla realtà.


ATTIVITA' AUTOMATIZZATA
Benché le cellule del nostro corpo siano in numero così enorme, tutte funzionano, tutte compiono qualche lavoro utile; nessuna di esse vive di rendita.
Quelle del fegato sono, ad esempio, degli indaffaratissimi laboratori chimici. Alcune di esse sono adibite a fabbricare quel litro di bile al giorno che ci è necessario per la digestione. Altre hanno un compito del tutto diverso, ma non meno importante: devono riconoscere a vista e distruggere tutti i veleni e tutti i microbi che, ad ogni pasto, noi mandiamo giù sveltamente.
A digestione ultimata, una gran massa di particelle alimentari viene trasferita dall'intestino al fegato, tramite la vena porta. Quelle particelle sono a miliardi. Eppure le cellule del fegato le controllano con attenta cura, una per una. Se c'è un microbo tra di esse, o un elemento tossico, viene immediatamente aggredito e demolito. I suoi resti vengono inviati ai reni, affinché provvedano a farli uscire lungo le vie urinarie.
Altre cellule sono invece adibite a "tessere" proteine. Nei nostri alimenti ve ne sono molte, ma il nostro corpo vuole le proprie proteine, per cui demolisce tutte quelle che ingeriamo, ed utilizza i componenti per approntarne delle altre, quelle che gli sono necessarie. È un lavoro enorme.
Infine, molte cellule del fegato devono immagazzinare lo zucchero glucosio, ossia il carburante del nostro organismo. Ma per far questo, devono prima convertirlo in glicogeno. Ad ogni richiesta di "carburante", devono riconvertire il glicogeno in glucosio ed inviarlo al cuore, affinché possa giungere a tutto il corpo.
Ma ciascuna cellula vivente è un automatismo. Come fa a sapere ciò che deve fare? Agisce nell'ambito di un'organizzazione più vasta, alla base della quale vi è la registrazione sui nastri DNA.
Tutto il lavoro da compiere è predisposto in anticipo, quindi è programmato e registrato su quei nastri.


(il continuo nel prossimo numero)
Libro estraibile in lavocecattolica.it/verita.della.creazione.htm