Clicks262

Bolsena. La catacomba di Santa Cristina

wordpress.com/2019/03/11/bolsena-la-catacomba-di-santa-cristina/


La sepoltura di Cristina, martire giovinetta, e la basilica che la onora si trovano sulla riva del lago di Bolsena, lungo la via Cassia, la tradizionale strada percorsa dai pellegrini medievali diretti a Roma.

Nel suo diario di viaggio del decimo secolo l’arcivescovo Sigerico ricorda la tappa di S(an)c(t)a Cristina situata tra Acquapendente e Montefiascone.

Ancora oggi i neo-pellegrini che affrontano la via Francigena sostano volentieri a Bolsena, attratti da una felice combinazione di storia, ambiente e fede.

Qui ascoltano la storia leggendaria di Cristina, una giovinetta del quarto secolo che aveva abbracciato la nuova fede in Cristo. Suo padre Urbano, ufficiale dell’imperatore, la fece rinchiudere in una torre per costringerla ad abiurare.

Alla morte del padre – che aveva già fatto torturare più volte la figlia, pur di farla ritornare agli antichi culti – le autorità si accanirono ancora di più su di lei, mettendola a morte.

La basilica sotterranea di santa Cristina

Pur se rivestita da un alone leggendario la ‘passio’ di Cristina spinse i suoi contemporanei a scavare un cimitero sotterraneo, una catacomba, per garantire ai defunti la vicinanza con la santa nel giorno della risurrezione.

Sul sepolcro di Cristina si stratificarono nei secoli un luogo di culto altomedievale, una basilica ipogea ‘ad corpus’, la cappella del miracolo eucaristico, fino all’attuale collegiata romanica a tre navate.

L’urnetta marmorea con la scritta: “Qui riposa il corpo della beata Cristina martire”

Lo scavo del pavimento della chiesa effettuato nel 1880 fece scoprire un grande sarcofago medievale di basalto che conteneva la piccola urna cineraria di marmo di età romana, con un’iscrizione latina che diceva: “qui riposa il corpo della Beata Cristina martire”.

La nostra visita alla catacomba inizia nella grotta di Santa Cristina, dove si allineano la cappella dell’arcangelo Michele, l’altare del miracolo eucaristico, il sarcofago con la statua distesa della santa e il monumentale ingresso alla catacomba. Per una scaletta si scende nel cimitero sotterraneo le cui gallerie furono liberate dai detriti durante gli scavi ottocenteschi degli archeologi Stevenson e De Rossi.

La galleria principale della catacomba

Si percorre l’arteria principale che si allunga per circa cinquanta metri e da cui si diramano gallerie secondarie, poste l’una di fronte all’altra, a distanza più o meno regolare. La galleria centrale con le diverse diramazioni laterali che vanno accorciandosi man mano che ci si allontana dall’ingresso descrivono in pianta un caratteristico “albero di Natale”. Le sepolture sono quelle tipiche delle catacombe: i loculi scavati nelle pareti, le fosse scavate nel pavimento (formae), alcuni tombe sovrastate da un arco scavato nel tufo (arcosoli) e un cubicolo, ovvero una cappella funeraria quadrata con il sarcofago scavato nel tufo.

Chi conosce le catacombe romane resta comparativamente colpito da una certa approssimazione dello scavo, visibile nell’esecuzione poco accurata delle sepolture, nell’andamento tortuoso delle gallerie, nel disordine dell’allineamento dei loculi. I loculi chiusi sono sigillati mediante tegole saldate con la calce e in alcuni casi rivestiti di malta, supporto per i simboli cristiani e le iscrizioni dedicate al defunto. Gli studiosi ritengono che la catacomba possa risalire all’inizio del quarto secolo e che essa sia stata utilizzata fino a tutto il quinto secolo. In quest’arco di tempo il cimitero ospitò più di mille sepolture e può ritenersi pertanto l’area funeraria ufficiale della prima comunità cristiana di Bolsena.

Il sepolcreto longobardo

Un ambiente particolarmente interessante è il cosiddetto sepolcreto longobardo, ottenuto dalla combinazione di più gallerie e dalla demolizione delle pareti di collegamento. Tutto il pavimento dello stanzone è occupato da formae con una tomba in posizione preminente e monumentale. Vi sono raccolti frammenti di marmo scolpiti (da notare Giona rigettato dalla balena e la donna del carro) e altri oggetti – lucerne in particolare – rinvenuti nello scavo.

Il cubicolo quadrato

Emozionanti, come sempre, sono gli epitaffi dettati dai vivi in memoria dei propri cari. Tra questi segnaliamo l’elogio dettato nel marmo per il giovane Castorio: “Se i confini del cielo accolgono le anime elette, ora il giovane Castorio si trova con i compagni che l’hanno preceduto. Abbandonando i legami del corpo e i vincoli del mondo, meritò di raggiungere le eterne sedi dei beati. Nessuno creda che le anime sublimi finiscano tra le ombre: il sapiente muore in terra ma continua a vivere in cielo. E ora, dotto fanciullo, esperto anche negli studi di diritto, una schiera di beati t’accompagna in un luogo verdeggiante e rievoca le lodi della vita…”.

L’epitaffio di Cestronia Castoria, vissuta 56 anni