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[Il più grande pericolo per l’uomo E’ di morire prima di essere nato.] Prof. Marco Guzzi SANTI DI OGGI Una vita per la vita e per salvare le madri dal crimine dell’aborto Dell’aborto ne parla invece…More
[Il più grande pericolo per l’uomo
E’ di morire prima di essere nato.
] Prof. Marco Guzzi

SANTI DI OGGI

Una vita per la vita e per salvare le madri dal crimine dell’aborto

Dell’aborto ne parla invece come di «scempio», «uccisione premeditata», «sopruso di regimi dittatoriali». La forza con cui si scaglia contro il male è paragonabile solo al bene che prova per le persone ingannate dall’ideologia che combatte. Alcune di loro raccontano di essere state persuase dalla sua compagnia che arrivava fino alle visite, spesso gratuite e concesse a ogni ora del giorno e della notte. Racconta Giancarlo in un diario: «Lei entra mogia e triste e chiede di abortire, esce con lui, i due abbracciati mentre si guardano sorridendo, con la speranza negli occhi». Più tardi offrirà loro un alloggio.

Al funerale accorreranno innumerevoli le donne aiutate e i pazienti che riveleranno gli infiniti gesti di carità nascosta del medico, impegnato oltre che in ospedale e nel tempo libero con i pazienti nel volontariato presso le case di accoglienza per ragazze madri. Impegni per cui rifiuterà l’incarico di diventare primario. L’ostilità verso di lui in reparto è tagliente, tanto che per prendere in giro la sua fermezza contro l’aborto e la contraccezione o le sue scelte, come quelle di battezzare i bambini morenti, lo soprannominano “san Luigi”. I richiami dai superiori per le sue battaglie sono continui. Incurante, a un amico che ribadisce la loro posizione di minoranza, risponde: «E noi combatteremo».

Un sacrificio, quello di Giancarlo, che diede grande frutto, sia in vita, sia dopo la morte quando i suoi colleghi smisero di praticare gli aborti. Laura Montanari, sua collega inizialmente contraria alle idee del medico spiegherà: «Ha contagiato molti e si è formata una rete di sostegno alle donne in difficoltà, dalle infermiere, agli anestesisti, agli ecografisti». Fino all’ultimo sacrificio, quando il 2 novembre 2005, in fin di vita a causa di un incidente stradale mentre va a trovare una paziente (sebbene fosse un giorno festivo), decide di donare gli organi, fedele a Colui che aveva scelto di servire: «Creando gli uomini liberi, Dio rivolse a tutti l’invito a fare il bene; io umilmente accetto». Perciò il medico Arturo Mapelli, presidente del comitato etico del policlinico San Matteo, lo definirà “santo”. E, con lui, il vescovo emerito di Lodi e Treviso, monsignor Paolo Magnani, che auspicando la beatificazione esclamò: «Santo subito».

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