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Il "cavaliere Kadosh" cardinale Achille Lienart (Parte II)

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Nel marzo del 1976, la rivista tradizionalista cattolica italiana, Chiesa Viva n. 51, pubblicava delle informazioni inerenti il lungo tempo di appartenenza segreta alla Massoneria del cardinale Achille Liénart, il quale aveva mantenuto un alto profilo come leader liberale di ispirazione massonica del Concilio Vaticano II, e veniva identificato, da un ex compagno massone, come un adoratore di satana ed un luciferiano. Al momento della sua morte, nel 1970, il Liénart apparentemente impenitente, si segnalò per essersi vantato che: “…umanamente parlando, la Chiesa cattolica è morta”. Egli ben sapeva il perché! Se qualcuno pensa che si tratti di accuse infondate, di calunnie gratuite, tirate fuori da qualche buontempone in vena di tiri mancini o rivalse personali, evidentemente non conosce, o fa finta di non conoscere, la figura di don Luigi Villa, l’unico sacerdote della Chiesa Cattolica ad aver mai ricevuto da un Sommo Pontefice, S. S. Pio XII, tramite il santo frate Pio da Pietrelcina, l’incarico di stanare gli adepti della massoneria infiltrati nella Chiesa Cattolica per destabilizzarla ed infine [si fieri potest] per distruggerla. Il sacerdote di Brescia ha ben operato in tal senso e la sua opera benemerita, evidentemente mal digerita dai segnalati di ogni appartenenza ed obbedienza, è ben conosciuta oramai in tutto il mondo. Infatti gli articoli della sua rivista “Chiesa Viva” nascevano da ponderate, oculate e ben documentate informazioni. A chi volesse contestarci su questo punto, consigliamo di cambiare interlocutore e rivolgersi direttamente ai collaboratori di don Luigi Villa, nel frattempo deceduto.

– Qui di seguito è riportato un elenco cronologico degli eventi significativi della vita di Achille Liénart, riportati nella Newsletter n. 72 del defunto Hugo Maria Kellner, Ph.D., 9 Iroquois Strada, Caledonia, NY, del luglio 1977:

Nato a Lille, in Francia……………………..2-7-1884

Ordinato sacerdote . ………………………. 29 – 6 -1907

Entrato nella loggia Massonica a Cambrai………………il 15 ott. 1912

Divenne “Visitatore” in Massoneria di 18° grado. Cav. Rosa+croce,..…. 1919

Giunto al 30 ° grado cav. Kadosh ……………… 1924

Consacrato vescovo………………………… 12 – 8-1928

Creato cardinale da Papa Pio XI…..…….. 6 – 30-1930

Si noti che già 16 anni prima che venisse consacrato vescovo, Liénart era stato un membro della loggia massonica, e 4 anni prima aveva raggiunto il 30° grado, quello del cavaliere kadosh, il primo livello nel quale gli iniziati vengono informati dettagliatamente sui veri fini della Massoneria, come già segnalato e secondo quanto Albert Pike, supremo pontefice della Massoneria universale dell’epoca ammetteva: “Alla gente comune dobbiamo dire: “noi adoriamo un “dio”, ma un dio che si adora senza superstizione. A voi, Grandi ispettori Sovrani, diciamo ciò che si può ripetere ai fratelli dei gradi 32°, 31° e 30°: tutti noi iniziati degli alti gradi dovremmo mantenere la religione massonica nella “purezza della dottrina di lucifero”. Se, lucifero non fosse dio, ma lo fosse solo Adonay, il Dio dei cristiani, le cui gesta rivelano la sua crudeltà, la perfidia e l’odio dell’uomo, la sua barbarie e la repulsione per la scienza, Adonay ed i suoi sacerdoti lo calunnierebbero? Sì, lucifero è dio, e purtroppo Adonay è anche Dio. La filosofia religiosa nella sua purezza e verità consiste nella credenza in lucifero, al pari di Adonay “(Albert Pike, citato in A.C. de la Rive: La Femme et l’Enfant dans la Franc-Maçonnerie Universelle, pagina 588.). – La citazione di cui sopra non rappresenta una speculazione, ma è la testimonianza, oltre che un manifesto di intenzioni, di un esponente massonico le cui credenziali sono indiscusse. Albert Pike (1809-1891) è stato l’impareggiabile sommo sacerdote americano della massoneria. Nel 1859, Pike fu eletto Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio del Sud, del Rito Scozzese Antico ed Accettato, e più tardi divenne Gran Maestro Provinciale della Gran Loggia del Reale Ordine di Scozia negli Stati Uniti, ed è stato membro onorario di quasi tutti i Consigli Supremi nel mondo. Nel 1871, ha pubblicato il suo infame “Morale e Dogma”, un compendio di filosofia massonica, di terminologia, procedure, rituali, simbolismo e storia. – Alla luce delle ammissioni di Pike, e di quanto già riportato nel precedente articolo dal volume di Leon Meurin “Franc-Maçonerie, la synagogue de satan”, possiamo ben credere che Liénart fosse un luciferiano “consapevole” e “convinto” già quattro anni prima della sua consacrazione episcopale. Infatti, anche delle rivelazioni fatte in modo più preciso, riguardanti il sinistro “retroterra” del Liénart sono state pubblicate nel 1970 dal marchese de la Franquerie, nel suo libro: “L’infallibilité Pontificale”, che per la prima volta è stato presentato all’attenzione dei cattolici di lingua inglese dal già citato Dr. Hugo M. Kellner. Ora citiamo, dal paragrafo del libro del Marchese, che è stato presentato dal dottor Kellner nella Newsletter n° 72, il commento introduttivo del dottore: “Il nome completo dell’autore è André Henri Jean, Marchese de la Franquerie. Il Marchese è un segretario pontificio Ciambellano che vive a Luçon, Vendea, Francia, ed è riconosciuto come uno storico dotto con competenze specifiche nel campo della penetrazione della Gerarchia cattolica da parte della Massoneria in Francia, e delle attività massoniche del cardinale Rampolla, come il suo libro succitato dimostra. Il libro rivela l’atteggiamento ‘tradizionalista’ dell’autore. – “Il marchese discute, come indicato correttamente in “Chiesa viva”, del Cardinale Liénart alle pagine 80 e 81 del suo libro. A pagina 80 dice che Liénart era un satanista che ha partecipato a ‘messe nere.’ Dopo la descrizione del ruolo ben noto a supporto del Modernismo [la somma di tutte le eresie sec. S. Pio X] che ha giocato all’apertura del Vaticano II, condannato anzitempo dalla bolla “Execrabilis” di Pio II, e di cui l’autore dice di aver ottenuto, in quel momento, delle informazioni esatte sul fatto che questo abbia avuto luogo per ordine del potere ‘Occulto, scrive:”Questo atteggiamento del cardinale non poteva sorprendere coloro che conoscevano la sua appartenenza alle logge massonico-luciferine”. Questo è stato il motivo per cui l’autore di questo studio ha sempre rifiutato di accompagnare il cardinale Liénart nelle cerimonie ufficiali come segretario-Ciambellano. – “‘Il Cardinale era stato iniziato in una loggia a Cambrai, il cui Venerato Fratello era Debierre. Frequentava abitualmente una loggia a Cambrai, tre a Lille, una a Valenciennes, e due a Parigi, di cui una era in modo particolare composta da parlamentari. Nell’anno 1919 venne designato come ‘Visiteur’ (grado 18°), poi, nel 1924, divenne 30° grado. Il futuro “cardinale” ha incontrato nelle logge il “Fratello” Debierre e Roger Solengro. Debierre è stato uno dei delatori del Cardinale Gasparri, che era a sua volta stato iniziato in America, e del Cardinale Hartmann, arcivescovo di Colonia, un “fratello” Rosa+croce”. – “‘E’ stato dato di incontrare a Lourdes un ex massone che, il 19 luglio 1932, era stato miracolosamente guarito da una ferita suppurata al piede sinistro da ben quattordici anni! Una guarigione riconosciuta dal Bureau di verifica. Questo signore miracolato, Mr. B. …, ci ha detto che ai tempi in cui frequentava una loggia luciferina, vi ha incontrato il Cardinale [Liénart] che egli riconobbe, rimanendo interdetto. ‘” – Liénart sarebbe naturalmente caduto in un’apostasia sempre più profonda dalla fede, nei dodici anni trascorsi dal giorno in cui aveva fatto il giuramento e si era assoggettato agli obblighi della Massoneria nel 1912. Inoltre, si sarebbe in tal modo necessariamente dedicato al rovesciamento della Chiesa, almeno dal momento della sua accettazione del 30° grado, quello di “cavaliere Kadosh” esaminato in precedenza, nel 1924, cioè quattro anni prima della sua “consacrazione” a Vescovo. In considerazione di quanto sopra, sembra essere più che ragionevole dubitare delle intenzioni di Achille Liénart nel ricevere gli ordini episcopali assunti al momento della sua consacrazione in modo assolutamente sacrilego ed usurpante la giurisdizione! – E’, ovviamente, impossibile esagerare l’importanza della corretta intenzione per invalidare la ricezione del Sacramento dell’Ordine, che per una volontà contraria rende nullo il Sacramento. A questo proposito, la Chiesa insegna: “Ogni battezzato di sesso maschile che sia in grado di aver intenzione di ricevere il Sacramento [degli Ordini sacerdotali o episcopali] può farlo validamente” (William E. Addis & Thomas Arnold, “Dizionario cattolico”, pagina 627, 1885). Uno dei principali mezzi con cui la “loggia” ha da sempre cercato di distruggere la Chiesa, è stato quello di invalidare i suoi Sacramenti e di renderli sacrileghi, “abominio agli occhi di Dio”! Questo fatto è stato definitivamente stabilito nel lavoro classico, “Il corpo mistico di Cristo e la riorganizzazione della società” (1943), di p. Denis Fahey, CSSp., che è stato una delle principali autorità e studioso della Massoneria nel corso del XX secolo. Pertanto, qualsiasi ordinazione fatta da Liénart può essere considerata discutibile [nulla o, ancor peggio, sacrilega], per due motivi: per gli ordini episcopali propri del Liénart e poi per la sua non retta intenzione di amministrare i Sacramenti della Chiesa. Non dimentichiamo mai nello stesso tempo la bolla di Paolo IV “Ex Apostolatus officio”, confermata in pieno da S. Pio V, nella quale è detto che: “Esordio: Impedire il Magistero dell’errore – Poiché, a causa della carica d’Apostolato affidataci da Dio, benché con meriti non adeguati, incombe su di noi il dovere d’avere cura generale del gregge del Signore. E siccome per questo motivo, siamo tenuti a vigilare assiduamente per la custodia fedele e per la sua salvifica direzione e diligentemente provvedere come vigilante Pastore, a che siano respinti dall’ovile di Cristo coloro i quali, in questi nostri tempi, indottivi dai loro peccati, poggiandosi oltre il lecito nella propria prudenza, insorgono contro la disciplina della vera ortodossia e pervertendo il modo di comprendere le Sacre Scritture, per mezzo di fittizie invenzioni, tentano di scindere l’unità della Chiesa Cattolica e la tunica inconsutile del Signore, ed affinché non possano continuare nel magistero dell’errore coloro che hanno sdegnato di essere discepoli della verità. 1 – Finalità della Costituzione: Allontanare i lupi dal gregge di Cristo. – Noi, riteniamo che una siffatta materia sia talmente grave e pericolosa che lo stesso Romano Pontefice, il quale agisce in terra quale Vicario di Dio e di Nostro Signore Gesù Cristo ed ha avuto piena potestà su tutti i popoli ed i regni, e tutti giudica senza che da nessuno possa essere giudicato, qualora sia riconosciuto deviato dalla fede possa essere redarguito (possit a fide devius, redargui), e che quanto maggiore è il pericolo, tanto più diligentemente ed in modo completo si debba provvedere, con lo scopo d’impedire che dei falsi profeti o altre persone investite di giurisdizione secolare possano miserevolmente irretire le anime semplici e trascinare con sé alla perdizione ed alla morte eterna innumerevoli popoli, affidati alle loro cure e governo per le necessità spirituali o temporali; né accada in alcun tempo di vedere nel luogo santo l’abominio della desolazione predetta dal Profeta Daniele, desiderosi come siamo, per quanto ci è possibile con l’aiuto di Dio e come c’impone il nostro dovere di Pastore, di catturare le volpi indaffarate a distruggere la vigna del Signore e di tener lontani i lupi dagli ovili, per non apparire come cani muti che non hanno voglia di abbaiare, per non subire la condanna dei cattivi agricoltori o essere assimilati al mercenario. 2 – Approvazione e rinnovo delle pene precedenti contro gli eretici – Dopo approfondito esame di tale questione con i nostri venerabili fratelli i Cardinali di Santa Romana Chiesa, con il loro parere ed unanime consenso, Noi, con Apostolica autorità, approviamo e rinnoviamo tutte e ciascuna, le sentenze, censure e pene di scomunica, sospensione, interdizione e privazione, in qualsiasi modo proferite e promulgate contro gli eretici e gli scismatici da qualsiasi dei Romani Pontefici, nostri predecessori o esistenti in nome loro, comprese le loro lettere non collezionate, ovvero dai sacri Concili ricevute dalla Chiesa di Dio, o dai decreti dei Santi Padri, o dei sacri canoni, o dalle Costituzioni ed Ordinamenti Apostolici, e vogliamo e decretiamo che essi siano in perpetuo osservati e che si torni alla loro vigente osservanza ove essa sia per caso in disuso, ma doveva essere vigenti; inoltre che incorrano nelle predette sentenze, censure e pene tutti coloro che siano stati, fino ad ora, sorpresi sul fatto o abbiano confessato o siano stati convinti o di aver deviato dalla fede, o di essere caduti in qualche eresia, od incorsi in uno scisma, per averli promossi o commessi, di qualunque stato (uniuscuiusque status), grado, ordine, condizione e preminenza essi godano, anche se episcopale (etiam episcopali), arciepiscopale, primaziale o di altra maggiore dignità (aut alia maiori dignitate ecclesiastica) quale l’onore del cardinalato o l’incarico (munus) della legazione della Sede Apostolica in qualsiasi luogo, sia perpetua che temporanea; quanto che risplenda con l’autorità e l’eccellenza mondana quale la comitale, la baronale, la marchionale, la ducale, la regia o imperiale. 3 – Sulle pene da imporre alla gerarchia deviata dalla fede. Legge e definizione dottrinale: privazione «ipso facto» delle cariche ecclesiastiche. – Considerando non di meno che, coloro i quali non si astengano dal male per amore della virtù, meritano di essere distolti per timore delle pene e che i vescovi, arcivescovi, patriarchi, primati, cardinali, legati, conti, baroni, marchesi, duchi, re ed imperatori, i quali debbono istruire gli altri e dare loro il buon esempio per conservarli nella fede cattolica, prevaricando peccano più gravemente degli altri in quanto dannano non solo se stessi, ma trascinano con se alla perdizione nell’abisso della morte altri innumerevoli popoli affidati alla loro cura o governo, o in altro modo a loro sottomessi; Noi, su simile avviso ed assenso (dei cardinali) con questa nostra Costituzione valida in perpetuo (“perpetuum valitura”), in odio a così grave crimine, in rapporto al quale nessun altro può essere più grave e pernicioso nella Chiesa di Dio, nella pienezza della Apostolica potestà (“de Apostolica potestatis plenitudine”), sanzioniamo, stabiliamo, decretiamo e definiamo (“et definimus”), che permangano nella loro forza ed efficacia le predette sentenze, censure e pene e producano i loro effetti, per tutti e ciascuno (“omnes et singuli”) dei vescovi, arcivescovi, patriarchi, primati, cardinali, legati, conti, baroni, marchesi, duchi, re ed imperatori i quali, come prima è stato stabilito fino ad oggi, siano stati colti sul fatto, o abbiano confessato o ne siano stati convinti per aver deviato dalla fede o siano caduti in eresia o siano incorsi in uno scisma per averlo promosso o commesso, oppure quelli che nel futuro, siano colti sul fatto per aver deviato dalla fede o per esser caduti in eresia o incorsi in uno scisma, per averlo suscitato o commesso, tanto se lo confesseranno come se ne saranno stati convinti, poiché tali crimini li rendono più inescusabili degli altri, oltre le sentenze, censure e pene suddette, essi siano anche (sint etiam), per il fatto stesso (eo ipso) e “senza bisogno di alcuna altra procedura” di diritto o di fatto, (absque aliquo iuris aut facti ministerio) interamente e totalmente privati in perpetuo (“penitus et in totum perpetuo privati”) dei loro Ordini, delle loro chiese cattedrali, anche metropolitane, patriarcali e primaziali, della loro dignità cardinalizia e di ogni incarico di Legato, come pure di ogni voce attiva e passiva e di ogni autorità, nonché‚ di monasteri, benefici ed uffici ecclesiastici (“et officiis ecclesiasticis”) con o senza cura di anime, siano essi secolari o regolari di qualunque ordine che avessero ottenuto per qualsiasi concessione o dispensa Apostolica, o altre come titolari, commendatari, amministratori od in qualunque altra maniera e nei quali beneficiassero di qualche diritto, benché saranno parimenti privati di tutti i frutti, rendite e proventi annuali a loro riservati ed assegnati, anche contee, baronie, marchesati, ducati, regni ed imperi; inoltre, tutti costoro saranno considerati come inabili ed incapaci (inhabiles et incapaces) a tali funzioni come dei “relapsi” [ribelli –ndr. -] e dei sovversivi in tutto e per tutto (in omnibus et per omnia), per cui, anche se prima abiurassero in pubblico giudizio tali eresie, “mai ed in nessun momento potranno essere restituiti, rimessi, reintegrati e riabilitati nel loro primitivo stato” nelle chiese cattedrali, metropolitane, patriarcali e primaziali o nella dignità del Cardinalato od in qualsiasi altra dignità maggiore o minore, (“aut quamvis aliam maiorem vel minorem dignitatem”) nella loro voce attiva o passiva, nella loro autorità, nei loro monasteri e benefici ossia nella loro contea, baronia, marchesato, ducato, regno ed impero; al contrario, siano abbandonati all’arbitrio del potere secolare che rivendichi il diritto di punirli, a meno che mostrando i segni di un vero pentimento ed i frutti di una dovuta penitenza, per la benignità e la clemenza della stessa Sede, non siano relegati in qualche monastero od altro luogo soggetto a regola per darsi a perpetua penitenza con il pane del dolore e l’acqua dell’afflizione. – Essi saranno considerati come tali (ribelli e sovversivi) da tutti, di qualunque stato, grado, condizione e preminenza siano e di qualunque dignità anche episcopale, arciepiscopale, patriarcale, primaziale o altra maggiore ecclesiastica anche cardinalizia, ovvero che siano rivestiti di qualsiasi autorità ed eccellenza secolare, come la comitale, la baronale, la marchionale, la ducale, la regale e l’imperiale, e come persone di tale specie dovranno essere evitate (evitari) ed escluse da ogni umana consolazione” [“Vitandi”-ndp.].- Non abbiamo mai letto nulla di più chiaro, esaustivo e autoritario, senza alcuna possibilità di ribattuta. Si tratta quindi di scomunica maggiore, ipso facto, con appellativo espresso di “vitando”, il peggiore che possa mai essere pronunziato! Ne vedremo più avanti anche le pene canoniche, comminate per questi delitti contro la fede, lo Spirito Santo: verità impugnata, ostinazione e impenitenza finale! – “
Altri ribattono che quant’anche questa fosse stata la condizione di Lienart, i suoi consacrati non sarebbe privi dell’Ordinazione episcopale poiché questa comunque era assicurata dalla presenza, al momento della sua consacrazione, di due Vescovi co-consacranti insieme con Liénart. Tuttavia, se un consacrando Vescovo non è già in precedenza Sacerdote, non può essere consacrato Vescovo. La vera essenza della Consacrazione episcopale si esprime con le parole sacramentali, che conferiscono “la pienezza del sacerdozio.” Così, è stato affermato dalla stragrande maggioranza delle opinioni teologiche e da lunga data è consuetudine, nella Chiesa, che il possesso degli ordini sacerdotali validi è un prerequisito necessario, indispensabile, per l’elevazione alla carica di Vescovo. San Tommaso scrive al proposito: “il potere vescovile dipende dal potere sacerdotale, poiché nessuno può ricevere il potere vescovile se non ha già il potere sacerdotale. Pertanto l’episcopato non è un Ordine.” (Summa Theologica, Supp. 40, 5). – Pertanto, non sarebbe corretto mettere in dubbio gli ordini episcopali del “consacrato del cavaliere”? … così come è giusto essere diffidenti nei confronti di qualsiasi Sacramento incerto, o sospetto sacrilego, come nel caso della cosiddetta “nuova messa”, nella quale si offrono i frutti del lavoro dell’uomo al “signore dell’universo”? – Queste domande sono forse troppo difficili da valutare per coloro che hanno riposto tutte le loro speranze su cappellucce, istituti, società “tradizionaliste” di “sacerdoti” che sono venuti alla ribalta, come i salvatori dei fedeli residui, mediante il supporto di una campagna sapientemente orchestrata e preparata dagli avversari della Chiesa. Se un tale scenario sembra troppo orribilmente cupo per ammettere che provenga da Dio, si consideri questo: il Papa Leone XIII dichiarò gli Ordini anglicani non validi a causa dell’ “intenzione difettosa”, 350 anni dopo la loro introduzione da parte della Chiesa d’Inghilterra. Milioni di anime per molte generazioni sono state influenzate negativamente prima che Roma esprimesse un giudizio definitivo in materia. Allo stesso modo, le ordinazioni sacerdotali messe in atto con il rito dell’ordinazione della contro-chiesa “riformata”, (una copia carbone prossima al rito anglicano, e per certi aspetti ancor peggiore), in uso oggi, richiederanno sicuramente una dichiarazione radicale di nullità da parte della “vera” Chiesa cattolica. – Alcuni sostengono che, poiché la Chiesa ha sempre accettato gli ordini conferiti dal massone Talleyrand, anche quelli di Liénart debbano quindi essere riconosciuti. Ma tutto questo è falso, come si può facilmente dimostrare: Talleyrand, fu Consacrato vescovo di Autun, in Francia, nel 1789, lo stesso anno cioè della Rivoluzione francese. Inizialmente si oppose alla rivolta perché essa aveva “smembrato la Francia”, ma due anni più tardi, capitolò davanti al movimento democratico, ed approvò pubblicamente la “costituzione rivoluzionaria civile del clero”, che portò alla confisca della sua sede nel 1791, e la scomunica da Roma, poi revocata a causa del suo pentimento sul letto di morte. – Talleyrand, che è anche accusato di aver inserito i livelli inferiori della Franco-massoneria, aveva consacrato diversi Vescovi, che tuttavia sono stati riconosciuti dal Vaticano. Né prima né dopo la propria Consacrazione, si è evidenziato che Talleyrand avesse mai cercato di svolgere una “sceneggiata” in vesti episcopali, per favorire il rovesciamento della Chiesa, bensì le sue azioni erano in ogni caso alla luce del sole, e sono state motivate da mero opportunismo. Piuttosto che un “agente segreto” in combutta con i nemici della Chiesa, Talleyrand era un opportunista consumato che cambiava i cappelli come meglio si adattavano alle proprie ambizioni politiche, ritrattando poi i suoi errori sul letto di morte. La sua carica di Vescovo venne esercitata per appena due anni, consentendogli il tempo solo per l’introduzione di un apprendista della Massoneria, e consacrò poi comuni Vescovi. Così i Vescovi consacrati da Talleyrand e dai suoi co-consacranti (che non erano massoni), sono stati giustamente ritenuti validi perché già “legittimamente” ordinati sacerdoti anni prima, dal momento che non sono mai state loro attribuite carenze sacerdotali che ne avessero suggerito il contrario. – D’altra parte, tra una cerchia sempre più ampia di Cattolici, l’eventuale nullità o illiceità del clero di “fraternità” o “istituti” vari, viene considerata come la migliore spiegazione per l’instabilità di questi “sacerdoti” e l’alto tasso di fuoriusciti dal proprio gruppo, (come nella nuova “chiesa”), o il passaggio da un gruppetto all’altro. Scandali coinvolgenti, lotte intestine, divisioni, azioni da donnaioli, cause distruttive sulla proprietà, calunnie e alienazioni di buone famiglie, contenziosi faziosi, procedure irregolari, senza contare le tendenze giansenistiche, gallicane e fallibiliste, sono caratteristiche di questo corpo di “sacerdoti” fin quasi dall’inizio dell’attività missionaria della società, che iniziò nella metà degli anni 1970. Questi mali, dai quali essi sono invariabilmente affetti, sono di solito attribuiti ad intemperanze “giovanili” o a “scarsa formazione,” ma è ora chiaramente evidente che c’è qualcosa di molto più profondo di viziato e sbagliato nel clero della società: il sacrilegio palese. – Questo non è molto probabilmente un “colpo di fortuna” o un “incidente”, ma è probabile che sia un colpo “da maestro” del nemico, che, sulla scena politica, ha sempre incuriosito onde impostare la propria opposizione fasulla; uno stratagemma simile avrebbe senso solo nell’ambito ecclesiastico. – Che cosa deve dunque fare un Cattolico durante questa terribile crisi? In primo luogo, evitare tutto ciò che è discutibile per quanto riguarda i Sacramenti. Papa Innocenzo XI dichiarò che nel conferimento e la ricezione dei Sacramenti, non è mai permesso adottare una linea “probabile” di condotta per la loro validità, abbandonando la più sicura. (Vedi: Denzinger, # 1151; Morale e Teologia Pastorale, Vol 3, “I sacramenti, l’uso di pareri probabili”, pagina 27). In secondo luogo, avere fede in Dio Onnipotente, che conosce tutte le cose e protegge la Sua Chiesa dall’oblio a Suo modo e a Suo tempo. Pregare ogni giorno il Rosario. Infine, pregare incessantemente il Cielo perché, per amore degli eletti, vengano abbreviati questi giorni e torni la Chiesa al suo vero splendore, come voluto da Dio.

(continua …)

fidelis eternis
...e poi, questo Lienart fu forse una eminenza grigia del Concilio? Uno dei cospiratori che si impadronirono della guida del Concilio, complici Roncalli e Montini?
fidelis eternis
Ma ricordo male o ho letto che questo Lienart era in qualche modo connesso a mons. Lefebvre? Spero di sbagliarmi...
Paolo Gentile shares this
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