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Francia, archeologo di 38 anni decifra la scrittura di Elam, una lingua di 4.000 anni fa

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L’archeologo francese François Desset è riuscito a decifrare l’antica scrittura elamita: scoperta nel 1901, è uno dei sistemi di scrittura più antichi del mondo.

Importante scoperta arriva dalla Francia, dove l’archeologo 38enne François Desset ha dichiarato di essere riuscito a decifrare la scrittura del regno di Elam, un sistema di scrittura adoperato quattromila anni fa presso la civiltà sviluppatasi nell’attuale Iran occidentale e scoperto per la prima volta nel 1901 da un’équipe di archeologi francesi nel sito di Susa, l’antica capitale del regno di Elam. La scrittura elamita è uno dei sistemi di scrittura più antichi del mondo, assieme al proto-cuneiforme in uso nella Mesopotamia e ai geroglifici degli egizi, e la lingua del regno di Elam, estinta da circa duemila anni, è ritenuta isolata, poiché non parrebbe essere imparentata con altre lingue del ceppo indoeuropeo o con lingue semitiche (un isolamento che ha reso tutto più difficile). Desset, che lavora al Laboratoire Archéorient di Lione, è docente di archeologia all’Università di Teheran ed è visiting professor presso il Dipartimento di Beni Culturali, Archeologia e Storia dell’Arte, della Musica e del Cinema dell’Università di Padova, ha reso nota la sua scoperta a fine novembre.

La scrittura elamita era nota dunque da più di un secolo, ma finora nessuno aveva compreso il significato dei suoi segni. Il lavoro di Desset ha riguardato la forma più recente di scrittura elamita, l’elamita lineare, è partito nel 2006 (“non mi sono svegliato un mattino dicendo di aver decifrato l’elamita lineare”, ha dichiarato Desset alla rivista specializzata francese Sciences et Avenir, “ma questo lavoro è durto più di dieci anni e non sono mai stato certo di raggiungere il traguardo”), ed è stato svolto adoperando un metodo simile a quello che il celeberrimo archeologo Jean-François Champollion utilizzò per decifrare i geroglifici: Desset ha trovato la chiave in alcuni testi ripetitivi e da lì è stato in grado di dare un senso ai segni della scrittura elamita. L’archeologo francese, come detto, si è concentrato sulla forma più recente di scrittura elamita nota (questo sistema fu infatti in uso all’incirca dal 3300 al 1900 a.C. e conobbe evoluzioni e modifiche): si tratta di quaranta iscrizioni provenienti dalla città di Susa, tutte scritte in elamita lineare (si leggono da destra a sinistra e dall’alto verso il basso), che presentano la particolarità (unica al mondo per una lingua del III millennio avanti Cristo) di essere redatte in una scrittura puramente fonetica (ovvero simile alla nostra, dove i segni corrispondono a consonanti e vocali, e nel caso dell’elamita lineare anche a sillabe).


Schema dell’iscrizione "Y"

Vaso gunagi con iscrizione "Y" in elamita lineare (Mahboubian Collection)

La chiave per decifrare la scrittura elamita è arrivata da un corpus di 8 testi redatti su vasi d’argento del 2000-1900 a.C. chiamati gunagi, provenienti da sepolture nella regione di Kam-Firouz e conservati presso la collezione Mahboubian did Londra. Questi testi presentavano sequenze di segni molto ripetitivi e standardizzati, che servivano, ha scoperto l’archeologo, a definire i nomi di due sovrani, Shilhaha ed Ebarti II, e della principale divinità venerata nell’Iran occidentale, Napirisha (i testi riportano formule come “io sono nome, re di nome del regno, figlio di padre”). Come Champollion, che era partito identificando i nomi dei faraoni, Desset ha identificato i nomi dei sovrani elamiti e grazie a queste evidenze è riuscito a decifrare le quaranta iscrizioni, poco interessanti per il contenuto, ha fatto sapere lo studioso, ma estremamente significative per permettere di scoprire il significato dei segni. I primi risultati verranno pubblicati ufficialmente nel 2021, sulla rivista tedesca Zeitschrift für assyriologie und vorderasiatische archaeologie, ma serviranno ancora tre anni per completare il lavoro, prevede Desset.

Il lavoro di Desset dà adito a importanti esiti che, fanno sapere dall’Università di Padova, potranno consentire di scrivere o riscrivere intere pagine della storia del Vicino Oriente Antico del tardo III millennio a.C. Inoltre, diversi indizi sulle origini di questa scrittura (che peraltro è la più antica scrittura fonetica conosciuta), che potrebbe essere molto più remota di quanto sinora si sia pensato, mettono in una diversa luce la tradizionale idea che la Mesopotamia sia stata l’unica terra di invenzione e diffusione della scrittura (lo studioso ritiene infatti che la scrittura mesopotamica e quella elamica fossero contemporanee: “le due scritture”, ha dichiarato, "non sono madre e figlia, ma sono sorelle. Questo cambia completamente la prospettiva sul fenomeno della scrittura nel Vicino Oriente Antico e sulla sua comprensione"). Le implicazioni sono estremamente rilevanti, ha spiegato Desset, “per lo sviluppo della scrittura in Iran e in generale del Vicino Oriente Antico, per le considerazioni sulla continuità tra i sistemi di scrittura proto-elamita ed elamita lineare, per la stessa lingua elamita, meglio documentata nella sua forma più antica e resa dunque per la prima volta accessibile grazie a un sistema di scrittura che non sia il cuneiforme mesopotamico”. Ma non solo: finora, ha dichiarato Desset, "tutto ciò che riguardava le popolazioni che occupavano l’attuale Iran arrivava da testi mesopotamici. Queste nuove scoperte ci permetteranno di accedere al punto di vista degli uomini e delle donne che occupavano un territorio che loro designavano come Hatamti, dal momento che la terra di Elam per come la conosciamo non corrisponde che a un concetto geografico estraneo, formulato dai loro vicini mesopotamici".


Iscrizione "B" in elamita lineare su una pietra incisa proveniente da Susa, risalente al 2150-2100 a.C. e conservata al Louvre