Tempi di Maria
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Il peccato originale nelle rivelazioni di Maria Valtorta e Mons. Michelini

MARIA VALTORTA SUL PECCATO ORIGINALE

Dall’Evangelo


La Colpa d’origine sarà cancellata nei credenti in Me, ma lo spirito conserverà una tendenza al peccato che senza la Colpa originale non avrebbe avuto. Perciò occorre sorvegliare e continuamente curare il proprio spirito, così come fa una madre sollecita col suo figliolo rimasto indebolito da una malattia infantile. Perciò non bisogna oziare ma essere sempre solerti per irrobustirsi in virtù. Se uno cade in accidia o tiepidezza, più facilmente sarà sedotto da Satana. Ogni peccato grave, essendo simile a grave ricaduta, sempre più predisporrà a infermità e morte dello spirito, mentre se la Grazia, restituita dalla Redenzione, viene coadiuvata da una volontà attiva e instancabile, ecco che essa si conserva. Non solo ma aumenta perché è associata alle virtù conseguite dall’uomo. Santità e Grazia! Che sicure ali per volare a Dio! - 307.7

Il Giudizio sull’atto di Adamo resta quello che è, e chiamato sarà “Colpa d’origine”, sempre. Saranno redenti gli uomini, lavati da una purificazione superiore a ogni altra, ma nasceranno con quel marchio perché Dio ha giudicato che quel marchio debba essere su ogni nato da donna, meno per Colui che, non per opera d’uomo, ma per Spirito Santo, fu fatto e sulla Preservata e sul Presantificato, vergini in eterno - 414.8

La donna non è uguale all’uomo nella sua formazione e nelle reazioni alla colpa d’origine. L’uomo ha altre mete al suo desiderio, più o meno buono; la donna ha una meta: l’amore. L’uomo ha un’altra formazione, la donna ha questa: sensibile, ancor più perfetta perché destinata al generare (...) La compagna di Adamo doveva perciò essere capace di amare per finire di rendere beato il giorno di Adamo nel Giardino felice. Doveva essere tanto capace di amare da essere seconda, collaboratrice e surrogatrice di Dio nell’amare l’uomo, sua creatura, di modo che anche nelle ore che la Divinità non si palesava al suo creato con la sua voce d’amore, l’uomo non si sentisse infelice per mancanza d’amore. Satana sapeva di questa perfezione, tante cose sa Satana. E’ lui che parla sulle labbra dei pitoni, dicendo menzogne commiste a verità e queste verità che esso odia, perché egli è Menzogna, le dice solo per sedurvi con la chimera che non sia la Tenebra che parla ma la Luce. Satana: astuto, tortuoso e crudele, si è insinuato in questa perfezione e lì ha morso e lì ha lasciato il suo veleno. La perfezione della donna nell’amare è divenuta così strumento a Satana per dominare donna e uomo e propagare il male (…) Ma pensate che, come per la donna entrò il Male, per la Donna è giusto entri il Bene nel mondo. Vi è da annullare una pagina scritta da Satana e lo farà il pianto di una Donna e poiché Satana urlerà in eterno le sue voci, ecco che una voce di Donna canterà per coprire quelle voci - 420.10

Dai Quaderni

L’uomo è partito da una tenebra fonda e da un peso immane di fango, dopo aver perduto la Luce divina, di sua volontà, ubbidendo alla seduzione nemica il cui vero essere si adombra nel frutto che insegna il Bene e il Male, ossia che ha svelato all’uomo, quanto per suo bene Dio aveva nascosto alla materia, alla mente, al cuore. Così puri, così pacifici, così onesti, così pii sareste stati se non aveste morso la triplice concupiscenza che è dolce alla bocca ma amara allo spirito, più dell’aceto e fiele che mi fu porto sulla Croce! Piombato dalla dimora paradisiaca sulla terra, schiacciato dalla rivelazione della sua carne profanata dalla lussuria, torturato dal rimorso di aver causato il suo male, angosciato dalla persuasione d’aver suscitato l’ira punitiva di Dio Creatore, l’uomo era un povero essere animale in cui si dibattevano e lievitavano tutte le forze inferiori -16.8.43

La Colpa, ha sconvolto alle radici dell’uomo, quel complesso perfetto di carne e spirito, di carne, non dissimile in moti di sentimento, dallo spirito, di cui era solo più pesante ma non contraria e tanto meno nemica; di spirito non prigioniero e prigioniero vessato nella carcere della carne, ma di spirito giubilante nella docile carne che esso guidava a Dio poiché molecola dello spirito di Dio, era attratto da Dio, come da calamita divina, mediante i rapporti d’amore fra il Creatore, il Tutto, e lo spirito, la parte. La colpa ha sconvolto quell’armonico contorno che Dio aveva messo intorno al suo figlio perché fosse re e re felice. Caduto l’amore dell’uomo verso Dio, cadde l’amore della Terra verso l’uomo. La ferocia si scatenò sulla Terra fra gli inferiori, fra gli inferiori e l’uomo e, orrore degli orrori, fra l’uomo e l’uomo. Quel sangue che doveva essere caldo solo d’amore di Dio, si fece caldo d’odio e ribollì e gocciò, contaminando l’altare della Terra su cui Dio aveva messo i suoi primi perché lo amassero, amandosi e insegnassero l’amore ai futuri: unico rito che Dio voleva da voi. Ecco allora che una pianta è nata dal seme della Colpa; fu una pianta d’amaro frutto e di pungenti rami: il dolore. Prima il dolore sofferto come l’uomo lo poteva soffrire nella sua embrionale spiritualità contaminata; un dolore animale fatto dei primi dolori della donna e delle prime ferite inferte alla carne fraterna, un dolore feroce di ululi e maledizioni, seme di sempre nuove vendette. Poi, raffinandosi nella ferocia ma non nel merito, anche il dolore si evolse divenendo più vasto e complicato - 23.9.43

I due primi, opera eccelsa del Creatore, avevano, oltre alla bellezza incorporea dell’anima innocente, la bellezza fisica del corpo creato dal Padre. La bruttezza fisica è venuta all’uomo, come una delle tante conseguenze della colpa. La colpa non ha lesionato soltanto lo spirito, ma ha portato tale lesione anche alla carne. Dallo spirito, che aveva perduto la Grazia, sono venuti istinti contro natura, che hanno avuto per frutto le mostruosità della razza. Se l’uomo non avesse conosciuto il peccato, non avrebbe avuto certi stimoli e non avrebbe contratto alleanze deprecate e maledette che hanno poi pesato, nei secoli, con marchio di bruttezza sulla prima originaria bellezza. Anche quando l’uomo non giunse ad avvilire se stesso con certe colpe, la cattiveria, portata sino alla delinquenza, segnò stigmate sui volti dei malvagi e sui loro discendenti, stigmate che ancora oggi studiate per reprimere la delinquenza - 15.10.43.

SATANA SEDUSSE I FIGLI DI DIO CON PENSIERO DI SUPERBIA. INOCULÒ AGLI INNOCENTI LA SETE D’ESSER GRANDI DI TUTTE LE GRANDEZZE: DEL POTERE, DEL SAPERE, DEL POSSEDERE. “Diverrete simili a Dio”. Da secoli era spento il sibilo del Serpente, ma il suono che più non fendeva l’aria, era fuso col murmure del sangue nel cuore dell’uomo. E’ tuttora fuso a questo vostro sangue, a voi più caro dell’anima vostra e vivete nuocendovi in anima e corpo, per ubbidire all’imperativo del vostro sangue avvelenato da Satana. Ma sbagliate nell’applicare valore e significato alle cose e alle parole. Essere simili a Dio, ve l’aveva già dato per dote il Padre Creatore, ma una somiglianza nella quale, non ha nulla a che fare ciò che è carne e sangue, ma sebbene lo spirito, perché Dio è essere spirituale e perfetto e vi aveva fatti grandi nello spirito e capaci di raggiungere la perfezione mediante la Grazia, piena in voi e l’ignoranza del Male.
Io venni a mettere cose e parole nella luce giusta e con le parole e con gli atti vi mostrai che la vera grandezza, la vera ricchezza, la vera sapienza, la vera regalità, la vera deificazione, non sono quelle che voi credete (…). Vi sono venuto a liberare dalla fossa senz’acqua che Satana vi aveva scavato e dove perivate e perite perché, nonostante da essa Io vi abbia tratti, in essa avete voluto tornare, dato che il Seduttore l’ha pavimentata d’oro e dipinta nella parete di destra di immagini lubriche e in quella di sinistra di immagini di potere. Tre cose che per voi hanno il massimo valore - 7.12.43

Eva, Adamo, non respinsero la tentazione. La lussuria della mente ossia la superbia, del cuore ossia la disubbidienza, accolte nella loro anima sino allora incorrotta, la corruppero svegliando febbri impure che Satana acutizzò sino al delirio e al delitto. Non dico parole errate, dico “delitto” ed è giusto. Non hanno forse, peccando, fatto violenza al loro spirito ferendolo, piagandolo duramente? Non è un delitto contro lo spirito quello che fa il peccatore che uccide con la colpa mortale o ferisce, indebolendolo continuamente con le colpe veniali, il proprio spirito? (…) Eva, dotata di una scienza proporzionata al suo stato – notate bene questo perché è aggravante della colpa e perciò cosciente del valore della prudenza – va all’albero proibito. Primo lieve errore. Vi va con leggerezza, non per intenzione buona di raccogliersi al centro dell’Eden per isolarsi in orazione. Giunta là, contrae conversazione con l’Ignoto. Non la fa guardinga il fenomeno di un animale parlante, mentre tutti gli altri avevano voce ma non avevano parola comprensibile all’uomo. Secondo errore. Terzo: nel suo stupore non invoca Dio perché le spieghi il mistero, non ricorda e non riflette neppure che Dio ha detto ai suoi figli che quello era l’albero del bene e del male e che perciò era da ritenersi imprudente accogliere ogni cosa che da esso venisse senza averne prima chiesto al Signore la vera natura. Quarto errore: il suo aver fede più forte nel credere all’asserto di un Ignoto che non ai consigli del suo Creatore. Quinto: la cupidigia di conoscere ciò che solo Dio conosceva e di divenire simile a Dio. Sesto: la golosità dei sensi che vogliono gustare guardando, palpando, fiutando, mangiando ciò che l’Ignoto aveva suggerito di cogliere e gustare. Settimo: da tentata, divenire tentatrice. Passare dal servizio di Dio a quello di Satana, dimenticando le parole di Dio per ripetere quelle di Satana al suo compagno e persuaderlo al furto del diritto di Dio. L’arsione era ormai al grado massimo. La salita dell’arco fatale era giunta al punto più alto. Là si consumò completamente il peccato con l’adesione di Adamo alle lusinghe della compagna e fu la caduta dei due lungo l’altra parte della curva. Caduta veloce, molto più veloce della salita perché appesantita dalla colpa consumata e la colpa si aggravò nel suo peso dalle conseguenze della stessa: ossia fuga da Dio, scuse insufficienti e prive di carità e giustizia e anche di sincerità nel confessare il fallo, spirito latente di ribellione che impedisce di chiedere perdono.
Non si nascondono per il dolore di essere bruttati dalla colpa e di apparire tali agli occhi di Dio, ma perché sono nudi, ossia per la malizia che ormai è entrata in loro e dà nuovi aspetti a tutte le cose e rende tanto ignoranti da non saper più riflettere che Dio, che li aveva creati e aveva loro dato tutto il creato, ben sapeva che essi erano nudi né si era affaticato a rivestirli, né si era sdegnato di contemplarli tali, perché non c’era bisogno di coprire l’innocenza né c’era sdegno a contemplare un corpo innocente - 18.2.47

NELLE RISPOSTE DEI DUE COLPEVOLI MANCA, FRA LE TANTE PAROLE, L’UNICA CHE DOVEVA ESSERCI: “PERDONO PERCHÉ HO PECCATO”. Manca quindi la carità verso Dio, manca la carità verso il prossimo. Adamo accusa Eva, Eva accusa il serpente; manca infine la sincerità della confessione. Eva confessa ciò che è innegabile ma crede poter nascondere a Dio i preliminari del peccato, ossia la sua leggerezza, la sua imprudenza, la sua debole volontà, subito ammalatasi dopo aver fatto il primo passo verso la disubbidienza al comando santo di non porsi in tentazione di cogliere il frutto proibito. Quel comando doveva esserle di avviso, a lei, intelligentissima, per farle capire che essi non erano tanto forti da poter impunemente mettersi nelle condizioni di peccare senza giungere a peccare. Vi sarebbero giunti perfezionando con volontà propria la libertà concessa loro da Dio, giungendo ad usarla unicamente per il Bene. Eva mente dunque a Dio tacendo la ragione per la quale mangiò il frutto: per divenire simile a Dio. Ecco che la concupiscenza triplice è nell’Uomo. Tutti i segni dell’amicizia col serpente sono palesi nella superbia, ribellione, menzogna, lussuria, egoismo, sostituitisi alle virtù esistenti prima -18.2.47


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MESSAGGI TRASMESSI A MONS. OTTAVIO MICHELINI, FIGLIO SPIRITUALE DI DON STEFANO GOBBI

"L'uomo può progredire o regredire ma non può sostanzialmente mutare; rimarrà sempre un essere mortalmente ferito nella sua natura debilitata dal peccato originale, per cui sarà sempre incline al male che potrà, volendolo, superare con l'aiuto che gli viene dall'Alto...".
(28 febbraio 1976, messaggio di Gesù a mons. Ottavio Michelini)

"...Occorre perseverare nel bene, la creatura umana infranto il naturale equilibrio in cui era stata creata, col peccato originale è soggetta a continui sbalzi di umore e a continue variazioni di temperamento, è mutevole come il vento, che ora viene da oriente, ora da occidente, se non si inserisce in questa natura umana, così fragile, così mutevole, un elemento stabilizzatore del giusto equilibrio, non può produrre nulla di buono; non può dare che frutti amari e selvatici. Questo elemento superiore, equilibratore, è la Grazia Divina...".
(9 maggio 1977, messaggio di Don Orione a mons. Ottavio Michelini)


“Negare l'esistenza del Demonio significa pure negare la caduta dell'uomo; è negare il peccato originale e quindi la Redenzione e quindi la Chiesa. Negare l'esistenza del Demonio vuol dire demolire il Cristianesimo, negandone l'origine e la finalità. Negare l'esistenza del Demonio è negare non solo una verità rivelata, ma vuol dire negare l'evidenza poiché nessuna spiegazione accettabile ci sarebbe per quelle cose successe, che succedono e che succederanno e che non si possono umanamente spiegare senza il diretto intervento di Satana...".
(13 giugno 1976, messaggio di Gesù a mons. Ottavio Michelini)

"Io non salvo l'uomo senza la collaborazione dell'uomo, per cui il problema centrale è: Dio salva l'uomo, ma vuole la sua collaborazione nella lotta contro le forze del male. Esse esistono in voi per il peccato originale, causato dal demonio, il quale si accanisce contro ogni uomo e contro il cristiano in misura particolare...".
(7 giugno 1976, messaggio di Gesù a mons. Ottavio Michelini)
Giuseppe Di Tullio
UN VERO CAPOLAVORO 👏👏👏👏👏
Diodoro
@Giuseppe Di Tullio Stratosferico e iper-realistico
Diodoro
"...la fossa senz’acqua che Satana vi aveva scavato e dove perivate e perite perché, nonostante da essa Io vi abbia tratti, in essa avete voluto tornare, dato che il Seduttore l’ha pavimentata d’oro e dipinta nella parete di destra di immagini lubriche e in quella di sinistra di immagini di potere. Tre cose che per voi hanno il massimo valore."
Ogni commento è superfluo...
Diodoro
"...essi non erano tanto forti da poter impunemente mettersi nelle condizioni di peccare senza giungere a peccare"
Diodoro
Ringrazio in particolare per l'attenzione alla seconda citazione. Potremmo dire, a mio giudizio, che l'intera impostazione cattolica è basata sul "fuggire le occasioni prossime di peccato". Quella luterana, purtroppo, è basata sul "cercare le occasioni anche bizzarre e remote di peccato... tanto Dio perdona tutto a chi ha Fede Cieca".
vincenzo angelo
E com'e' vero che l'albero si giudica dai frutti,Lutero,pur andando per le spicce senza perdersi in troppi sofismi del tipo farisei nel Talmud,finisce per usare lo stesso linguaggio pieno di odio e di arroganza e stravolgere la verita' e vantare la stessa pretesa autoreferenziale,e giungere alla frode consapevole.
Diodoro
@vincenzo angelo Sì: per questi ambienti, "il fine giustifica i mezzi". Mentre per la morale cattolica, un fine buono, o supposto buono, non può MAI essere perseguito con mezzi cattivi.
C'è anche l'esempio "spicciolo" della bugia di scusa: "Avevo il mal di pancia", mentre in realtà stavo bene. Non è lecita!
vincenzo angelo
Credo che Dio proverebbe vergogna di se' se non rispettasse il libero arbitrio che ci ha dato:allo stesso modo e' per noi se mentiamo.Se non e' cosi', uno deve farsi delle domande su se' stesso.
Diodoro
@vincenzo angelo Ciò che è certo è che Dio non crea marionette. Anche gli animali, che non hanno intelletto né libera volontà, sono comunque "opere d'arte", e non rotelline di un mostruoso ingranagio globale (come invece pensava Cartesio).