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Fatima.

Il nostro debito pubblico...

Di Mauro Ammirati
La raccolta del risparmio gestito, in Italia, per la prima volta, ha superato la soglia dei 2.500 miliardi di euro. I dati pubblicati, qualche settimana fa, da Bankitalia mostravano che il debito pubblico italiano era salito a circa 2.680 miliardi. Ieri sera spiegavo che basta guardare i fatti e disinteressarsi di tutto il resto per capire il momento che stiamo vivendo. E' un fatto che il solo risparmio gestito basta a coprire quasi interamente il debito pubblico italiano. Questi sono numeri, non opinioni. E già qui uno dovrebbe capire che in troppi non ce la raccontano giusta. Andiamo avanti. Sempre i numeri, cioè i fatti, ci dicono che basterebbe una piccola parte del risparmio gestito per nazionalizzare interamente il nostro debito pubblico, acquistando la quota in mano straniera. A quel punto, poco ci importerebbe della considerazione dei francesi, i tedeschi e compagnia nordeuropea cantante, quelli sempre con la bacchetta in mano pronti ad insegnarci come si governa uno Stato. Ma siamo ancora, quasi, in superficie. Perché il risparmio gestito è solo una parte del risparmio nazionale. Ed il risparmio nazionale è solo una tipologia degli asset. Se vuoi stimare il patrimonio reale d'un Paese, al risparmio devi aggiungere i macchinari industriali e sanitari, i capannoni, gli ospedali, gli immobili del demanio, il patrimonio immobiliare privato, il patrimonio artistico... fino ad arrivare ai carri armati dell'esercito e gli aerei dell'aviazione. Se vuoi che questa stima sia la più verosimile possibile, devi anche aggiungere il numero di ricercatori, lavoratori qualificati e manodopera specializzata, perché sono ricchezza potenziale E qui scopriamo che quei 2.500 miliardi di risparmio gestito sono solo una piccola frazione della ricchezza nazionale.
E' chiaro fin qui? Bene. Immagino che ora vi starete chiedendo: l'Italia è davvero quel Paese di cui ci parlano tutti i giorni, economicamente povero, sottosviluppato, tecnologicamente arretrato e scarsamente competitivo? E' quello stesso Paese che ha bisogno di modernizzarsi e, a tale scopo, deve chiedere 190 miliardi di euro alla Commissione europea, perché da sé non può procurarseli, magari emettendoli o utilizzando moneta fiscale? E' quello stesso Paese che, due anni fa, era considerato a rischio di default se il deficit di bilancio dello Stato fosse stato alzato al 2,6% del Pil (come sapete, oggi è a doppia cifra percentuale)? E' sempre quel Paese che deve fare le riforme se no il debito non può pagarlo? Non vi è chiaro, vero? Non vi torna ed è normale. Il punto è che, in quest'economia, si ragiona solo in termini finanziari, non in termini reali, significa che non interessa a nessuno che un Paese abbia tutta la capacità necessaria a far vivere bene la sua popolazione. Ragionando in termini reali, il debito pubblico viene considerato solo come il carburante che fa girare il motore, un semplice strumento di cui il governo si serve per regolare l'economia (come voi, in questi giorni, regolate l'aria condizionata). Se il debito, invece, come avviene oggi, è considerato solo in termini finanziari, se non è più un mezzo, ma un fine, per mettere in ginocchio un Paese - anche un Paese come il nostro - basta privarlo d'una banca centrale. In tal modo, non è il più il debito al servizio dell'economia reale, ma l'economia reale al servizio del debito. Togliete la BoJ al Giappone, la Fed agli Stati Uniti e la BoE all'Inghilterra e, nel giro di qualche settimana, si troveranno inguaiati come noi. Ricordatevi sempre che la moneta è stata inventata per superare il baratto. Vale a dire: perché l'uomo se ne servisse, non perché ne fosse asservito.