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Confessione: Sacramento di Misericordia - Risposta ad alcune questioni...

La natura umana è incline a trovare mille scuse che giustifichino l’inadempienza di certi doveri religiosi. Di seguito le risposte ad alcune diffusissime “obiezioni” sul dovere della Confessione come Sacramento e la necessità di accusare i propri peccati al ministro di Dio.

Obiezioni comuni

1) “Non è Dio solo che può rimettere i peccati? Che bisogno c’è dunque di avere come intermediario il prete? Basta confessarsi direttamente con Dio”.
Risposta: troppo comodo e... illusorio! Troppo comodo, perché si pretende che Dio ci accordi il beneficio inestimabile della sua grazia e del suo perdono senza che noi muoviamo un dito da parte nostra e senza che facciamo il minimo sacrificio o il minimo atto di riparazione!
Illusorio poi, perché in pratica apre la porta a molte illusioni ed inganni sulla veracità e serietà del pentimento, che in ogni caso è il presupposto indispensabile per avere il perdono di Dio. È vero che Dio solo può rimettere direttamente i peccati e che Gesù Cristo poteva stabilire anche il perdono in modo diverso, ma dal momento che Lui ha voluto esercitare la sua Autorità divina attraverso gli Apostoli e i loro successori che sono i preti, che diritto abbiamo noi di fare diversamente? Chi è che deve stabilire le leggi del perdono, l’offeso o l’offensore? Dal momento che Gesù Cristo ha voluto trasmettere il suo potere di rimettere i peccati ai suoi ministri – e il Vangelo parla chiaro –, la sua Volontà è legge per noi, e ogni questione è inutile e assurda.
Dice sant’Agostino: «Pretendere che basti confessarsi solo con Dio è rendere vano il potere delle chiavi da Lui conferite alla sua Chiesa e contraddice alle parole da Gesù rivolte ai suoi Apostoli». È così facile poi confondere il rimorso con il pentimento! Il rimorso è un atto involontario e inutile per la Salvezza, mentre al contrario il pentimento deve essere volontario e sottintende un sincero dolore del peccato in quanto peccato. Ognuno poi diventando sia giudice che reo, è inclinato a immaginare il proprio dolore sincero. Inoltre, l’esperienza insegna che chi parla di confessarsi davanti a Dio alla fine non lo fa, o se lo fa, lo fa senza un vero pentimento.

2) “La Confessione è una tortura delle anime, una vera carneficina delle coscienze, che Gesù Cristo non ha potuto imporre perché troppo grave, odiosa e ripugnante alla natura umana”.
Risposta: svelare ad un altro uomo le proprie colpe e le miserie più intime è qualcosa che sicuramente costa al nostro amor proprio. Tuttavia questa difficoltà non va esagerata, tanto da non considerarne invece i vantaggi che ne derivano. Bisogna tener presente che se la legge è grave, assai più grave è il peccato commesso che viene condonato nella Confessione. Questa breve umiliazione ci è di rimedio contro quell’orgoglio che è stato la causa del peccato. Prova inoltre la sincerità del pentimento e dà inizio alla riparazione necessaria. Diceva sant’Agostino: «Non ho arrossito di fare una ferita all’anima, non devo neppure arrossire a guarirla».
Il cuore umano poi, tende naturalmente a versare in un altro cuore le sue gioie, i suoi amori, e specialmente le sue apprensioni, i suoi timori, le sue tristezze, i suoi dolori più intimi e cocenti, tanto è vero che le sale d’aspetto degli psicologi sono sempre gremite di gente.
D’altra parte non andiamo forse dal medico per manifestare anche le malattie più vergognose allo scopo di essere guariti? Diremo forse che quell’ammalato fa qualche cosa contro natura con questa confessione?
Questo ci dimostra come la Confessione istituita da Gesù Cristo, anche da un punto di vista umano, è una scuola di saggi ammaestramenti, un consulto e una prescrizione sapiente che il medico dell’anima dà agli infermi spirituali, una santa amicizia, sorgente di conforto, controllo efficacissimo della nostra condotta pubblica e privata. Niente quindi di poco conforme alla dignità umana.
Pensate poi se dovessimo fare l’accusa dei peccati ad un Angelo invece che ad un uomo. In tale ipotesi la nostra situazione sarebbe molto peggiore, perché l’Angelo, non conoscendo gli stimoli del peccato, né la condizione di fragilità in cui ci troviamo, sarebbe portato a giudicarci con molta durezza. Il confessore invece, come uomo, si sente in tutto eguale ai suoi penitenti, soggetto alle stesse tentazioni e miserie, e forse peccatore come loro; quindi più propenso all’indulgenza, alla commiserazione, al perdono.

3) “La Confessione fatta al prete serve alla Chiesa Romana per indagare sui particolari più intimi e segreti delle famiglie”.
Risposta: che cosa importa al confessore indagare sui particolari delle famiglie, se spesso non conosce nemmeno il nome del penitente? A che cosa gli serve poi questa conoscenza se il confessore non può, nemmeno con il penitente fuori della Confessione, trattare delle cose udite in Confessione? Che divertimento c’è a conoscere i particolari delle famiglie? I poveri confessori devono stare ore e ore inchiodati al confessionale per ascoltare miserie, lenire dolori, confortare tante anime prese dalla disperazione, consigliare i mezzi più opportuni per ritrovare la pace, la concordia e la fedeltà tra i coniugi, la sana educazione dei figli, l’onestà nelle relazioni sociali, la giustizia e la carità verso il prossimo!
Bisognerebbe che tutti quelli che temono la curiosità dei confessori, provassero di persona la realtà del confessionale, e muterebbero ben presto parere.

4) “La Confessione è origine di abusi e scandali”.
Risposta: normalmente gli abusi e gli scandali si addossano sempre ai preti, quando ci sarebbe molto da dire riguardo ai penitenti. Comunque, l’abuso non toglie l’uso. L’abuso è un delitto che purtroppo si trova dappertutto, e persino nelle cose più belle e più sante. Se volessimo abolire tutto quello di cui si abusa allora bisognerebbe sopprimere anche la scienza medica, l’avvocatura e ogni altra realtà umana. Questi scandali poi non sono cosi frequenti come si vorrebbe insinuare. Molte volte sono più fantasie di romanzieri o giornalisti che lavorano allo scopo di denigrare la Chiesa o di fare scalpore con i loro articoli, che di una realtà. Non è poi mai lecito, né onesto, generalizzare il disordine in modo da intaccare la bontà e l’utilità di una istituzione che tra l’altro conta anche dei martiri.

5) “I preti mi stanno tutti antipatici e non li posso sopportare”.
Risposta: quando si va in banca a riscuotere il denaro non guardiamo se il cassiere è simpatico o meno. Ciò che ci importa è il denaro. Così quando andiamo a confessarci, non andiamo per il prete, ma per ricevere il perdono di Dio. Se la fontana ha un rubinetto d’oro, di metallo o di un pezzo insignificante di plastica a noi non interessa. Ciò che ci deve importare è l’acqua della grazia e della Salvezza.

Conclusione

Quando le Confessioni saranno accompagnate da tutte le qualità finora esposte, ossia saranno sincere, umili e semplici, potremo star tranquilli che sono ben fatte, buone e accette a Dio. In virtù del Sangue di Gesù Cristo tutte le colpe verranno cancellate, si spezzeranno in mano al demonio le catene della nostra schiavitù e diverremo nuovamente figli di Dio ed eredi del Paradiso. L’anima nostra tornerà allora a gustare quella pace e felicità che aveva perduto per il peccato, e che non si può trovare che in Dio.