Scoprono nelle tombe del castello un cavaliere medievale dal volto di sogliola. Il suo cranio era largo 12 centimetri. Combatteva, cavalcava duramente e morì in guerra a circa 50 anni. Cosa aveva quell’uomo? Cosa raccontano i suoi resti?

Scoprono nelle tombe del castello un cavaliere …

Redazione,

24 Gennaio 2026
Carme Rissech, ricercatrice URV. @ Credito fotografico Università Rovira i Virgili (URV)

La scoperta è avvenuta durante gli scavi nel Corral de los Condes, all’interno del castello di Zorita de los Canes, in Castiglia-La Mancia. Qui erano sepolti membri dell’Ordine militare di Calatrava, protagonisti della Reconquista, cioè delle campagne militari finalizzate all’eliminazione del potere musulmano dalla Spagna. Tra i resti di cavalieri caduti in combattimento, il team di ArchaeoSpain ha individuato uno scheletro adulto associato a un cranio estremamente stretto e allungato: 23 centimetri di lunghezza per appena 12 di larghezza.

Per comprendere la natura del ritrovamento, lo scheletro è stato affidato al laboratorio di Carme Rissech, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Mediche di Base della Universitat Rovira i Virgili (URV). Lo studio, pubblicato nel 2025 sulla rivista Heritage, porta la firma di Rissech, C.; Creo, O.; Revuelta, B.; Cobo, S.; Urbina, D.; Urquijo, C.; Banche, P.; Lloveras, L. ed è intitolato An ultradolichocephaly in a Knight of the Order of Calatrava from the Castle of Zorita de los Canes (Guadalajara, Spain), dated between the 13th and 15th centuries.

“Sono sempre molto scettica, come San Tommaso”, racconta Rissech ricordando il primo contatto con il reperto. La procedura seguita è quella classica dell’antropologia fisica: studio morfologico, determinazione del sesso, analisi dei marcatori di stress e dell’età biologica, ricerca di lesioni traumatiche. “Solo guardando il cranio si può dire se è maschio o femmina”, spiega, ma la conferma arriva anche dal bacino e da altri elementi scheletrici.

Il profilo che emerge è quello di un uomo di circa cinquant’anni, un’età non comune per l’epoca, vissuto tra il XIII e il XV secolo. I segni lasciati sulle ossa raccontano una vita fisicamente impegnativa. “I segni di inserzione dei muscoli deltoide e bicipite sul braccio destro sono identici a quelli riscontrati sulle ossa di altri cavalieri”, osserva la ricercatrice. Anche il femore e l’acetabolo mostrano adattamenti compatibili con una pratica equestre regolare, coerente con l’appartenenza all’Ordine di Calatrava.

Decisive sono però le lesioni perimortali. Il cranio presenta una ferita penetrante alla tempia, in corrispondenza dell’incontro tra sfenoide, frontale, temporale e parietale; un’altra ferita interessa l’osso occipitale. Alla tibia sinistra si osserva una vasta contusione con fratture concentriche. “Si tratta di lesioni molto comuni nei resti dei guerrieri medievali caduti in battaglia”, sottolinea Rissech, distinguendole da quelle tipiche degli assedi. L’assenza di segni di guarigione indica che i colpi furono probabilmente la causa diretta della morte.
Fin qui, un profilo coerente con quello di un cavaliere medievale. Ma il cranio introduce un elemento del tutto inatteso.


Figura 6 dell’articolo scientifico che mostra la ricostruzione cranica. @ Credito
Rissech, C.; Creo, O.; Revuelta, B.; Cobo, S.; Urbina, D.; Urquijo, C.; Banche, P.; Lloveras, L. Un’ultradolicocefalia in un cavaliere dell’Ordine di Calatrava dal castello di Zorita de los Canes (Guadalajara, Spagna) datato tra il XIII e il XV secolo. Patrimonio 2025, 8, 414. https://doi.org/10.3390/heritage8100414

L’analisi rivela una craniosinostosi gravissima, una condizione congenita in cui una o più suture craniche si saldano prematuramente durante l’infanzia. Questo blocco impedisce l’espansione armonica del cranio, che cresce solo nelle direzioni consentite dalle suture rimaste aperte, producendo deformazioni marcate.


Figura 4 dell’articolo, che mostra la parte superiore, laterale sinistra e inferiore del neurocranio dell’individuo.@ Credito
Rissech, C., Creo, O., Revuelta, B., Cobo, S., Urbina, D., Urquijo, C., Banks, P., & Lloveras, L. (2025). Un’ultradolicocefalia in un cavaliere dell’Ordine di Calatrava proveniente dal castello di Zorita de los Canes (Guadalajara, Spagna) datato tra il XIII e il XV secolo. Patrimonio, 8(10), 414. https://doi.org/10.3390/heritage8100414


Nel caso di questo individuo, la forma è definita ultradolicocefalica, estremamente allungata e stretta. “È la prima volta che troviamo un caso del genere; abbiamo identificato resti di neonati con questa condizione, ma non l’avevamo mai vista negli adulti, e ancor meno nei cavalieri; è qualcosa di unico ed eccezionale”, afferma la ricercatrice. La sopravvivenza fino all’età adulta, in assenza di interventi chirurgici moderni, è di per sé straordinaria.

La mandibola mostra danni importanti, compatibili con una limitata mobilità. L’abbondante placca dentale e l’assenza di denti sul lato destro della bocca suggeriscono difficoltà masticatorie protratte nel tempo. “Non possiamo provarlo, ma crediamo che possano essere stati estratti per permettere all’uomo di mangiare”, ipotizza Rissech, aprendo uno spiraglio su possibili pratiche di cura o assistenza all’interno della comunità monastica-militare.

Per comprendere l’origine della craniosinostosi, il team ha applicato una diagnosi differenziale, escludendo progressivamente le sindromi incompatibili con lo scheletro osservato: quelle associate a deformazioni degli arti, a gravi deficit cognitivi o a una ridotta aspettativa di vita. Il quadro più coerente è risultato quello della sindrome di Crouzon, una rara malattia genetica caratterizzata da craniosinostosi sindromica.

La sindrome di Crouzon, descritta per la prima volta nel 1912, è causata generalmente da mutazioni del gene FGFR2. Provoca la fusione precoce delle suture craniche, con conseguente deformazione del cranio e del volto, ma non comporta necessariamente compromissioni cognitive. Secondo Rissech, “nella maggior parte dei casi, la sindrome di Crouzon non comporta gravi deficit cognitivi e non influisce sull’aspettativa di vita”. Questo elemento è cruciale per interpretare la presenza dell’individuo nell’Ordine di Calatrava.

l castello di Zorita de los Canes. Qui sono stati trovati i resti dell’uomo @ Fotografia: per gentile concessione di Oilisab con licenza Creative Commons CC BY-SA 4.0.

Per essere accolto in un ordine militare, il cavaliere doveva essere funzionale, capace di cavalcare, combattere, sostenere la disciplina comunitaria. Le tracce ossee indicano che lo era. “Per far parte dell’Ordine di Calatrava, questo cavaliere doveva essere funzionale e contribuire alla comunità, sebbene potesse aver bisogno di aiuto per alcune attività, come mangiare”, spiega la studiosa. Le ossa raccontano che impugnava una spada, montava a cavallo e, quando giunse il momento, affrontò la battaglia come gli altri.

La Figura 6 dello studio mostra la ricostruzione cranica, restituendo visivamente l’eccezionalità del caso. Non è solo un’immagine anatomica, ma la traccia concreta di una biografia possibile, in cui una grave malattia congenita non ha escluso l’individuo dalla guerra, dalla fede armata, dalla storia. In archeologia, casi simili sono rari perché uniscono diagnosi clinica, contesto storico e identità sociale in modo così netto.

Questo cavaliere di Calatrava, morto oltre seicento anni fa, obbliga a riconsiderare l’idea di normalità fisica nel Medioevo militare. Mostra come le comunità potessero integrare individui con corpi anomali, purché in grado di adempiere al proprio ruolo. E dimostra che, talvolta, la malattia non cancella la funzione, ma la accompagna, silenziosa, fino al campo di battaglia.

Il castello di Zorita de los Canes, dove sono stato trovati i resti di questo “templare”, sorge su uno sperone roccioso che domina il fiume Tago, in una posizione di controllo strategico delle vie tra la Meseta e la valle centrale, a circa 75 chilometri a est di Madrid. La fortificazione ha origini andaluse, risalenti probabilmente al X secolo, quando faceva parte del sistema difensivo di al-Andalus.

Con la conquista cristiana dell’area alla fine dell’XI secolo, il castello entrò stabilmente nell’orbita del regno di Castiglia e, nel corso del XII secolo, assunse un ruolo di primo piano nella frontiera militare. Zorita fu sede dell’Ordine di Calatrava in una fase cruciale della sua storia, divenendo non solo una roccaforte militare, ma anche un centro amministrativo e simbolico del potere dell’Ordine, prima che questo trasferisse il proprio fulcro in aree più meridionali con l’avanzare della Reconquista.

L’Ordine di Calatrava, nel quale militava quell’uomo – forse proveniente da una famiglia nobile che l’aveva aiutato a superare quelli che potevano essere i limiti di una condizione non semplice soprattutto a livello di socialità – era stato fondato nel 1158 come ordine religioso-militare, con il compito di difendere i territori cristiani conquistati ai musulmani. I suoi membri erano monaci-cavalieri che univano la vita religiosa alla guerra, seguendo una regola ispirata al cistercianesimo e dipendendo spiritualmente dall’abbazia di Morimond.

Il nome dell’Ordine deriva dalla fortezza di Calatrava la Vieja, situata lungo il fiume Guadiana, che rappresentò il primo grande baluardo affidato ai cavalieri e il nucleo identitario dell’istituzione. Da quel luogo il nome si estese all’intero Ordine, che divenne uno dei più potenti della Castiglia medievale, accumulando vasti territori, eserciti propri e un peso politico crescente, fino a essere progressivamente integrato nella struttura della monarchia tra la fine del Medioevo e l’età moderna.

Lo studio
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