Vetri dorati: collezionismo, furti e contraffazione

Vetri dorati: collezionismo, furti e contraffazione - La Tutela del Patrimonio Culturale - Blog

18 NOVEMBRE 2020 CRISTINA CUMBO

Tra i ritrovamenti archeologici non si sente molto spesso parlare di vetri dorati, eppure questi manufatti, spesso assimilati alle cosiddette “arti minori”, sono testimoni materiali di una determinata produzione e di una tradizione. Si tratta, nello specifico, di fondi di coppe o tazze, quasi “ritagliati”, dai contorni spezzati, composti in un modo particolare, ovvero a sandwich (così vengono, talvolta, nominati nella letteratura straniera): vetro, sfoglia dorata, vetro.

La sfoglia dorata è lavorata con scene figurate attraverso l’uso di uno strumento appuntito, cestrum o vericulum. Le raffigurazioni realizzate possono prevedere ritratti dei defunti, dei santi, o di entrambi, o ancora defunti nell’atto di praticare il proprio mestiere, scene evangeliche, o simboli; all’apparato figurato, si aggiunge frequentemente quello epigrafico, un’iscrizione quindi, greca o latina, oppure traslitterata.

I vetri dorati non sono esclusivi della religione cristiana, nonostante quelli con tematiche agiografiche, funerarie o evangeliche siano i più noti e i più numerosi. Ne esistono, infatti, a tema profano, mitologico, e anche ebraico

(in foto: sulla sinistra, vetro dorato con Cristo e il miracolo di Cana, IV secolo d.C., Musei Vaticani, da C. R. Morey, The gold-glass collection of the Vatican Library with additional catalogues of other gold-glass collections (edited by G. Ferrari), Città del Vaticano 1959, n. 283, pp. 49-50; sulla destra, vetro dorato ebraico con raffigurazione di due candelabri, dello shofar e dell’arca della Torah, IV secolo d.C. (Metropolitan Museum of Art di New York).


Questi piccoli gioielli erano parte del corredo funerario ed ebbero una gran diffusione nel IV secolo d.C. La loro funzione originaria rimane ancora un mistero irrisolto. Di ipotesi ne sono state avanzate essenzialmente tre: si trattava di regali pregiati in occasione di eventi particolari, come il matrimonio; erano parte di utensili usati nel corso del banchetto funebre o della festa in onore del martire, frammentati successivamente, oppure inseriti interi e poi deterioratesi con il tempo all’interno della malta di chiusura del loculo; erano, infine, parte di oggetti liturgici. Nonostante questi tre punti, le iscrizioni fanno riferimento talvolta a formule augurali che farebbero pensare a una funzione funeraria ben precisa, stabilita sin dalla loro produzione.

In catacomba, questi vetri dorati erano frequentemente inseriti nella malta di chiusura dei loculi, quasi a comporre un corredo esterno, insieme a monete, bambole in osso, vasetti, forse con la funzione di segnacolo di riconoscimento.

Nei secoli, proprio per la loro natura pregiata, i vetri dorati vennero estrapolati dal contesto d’origine, confluendo nelle collezioni private e poi museali, sparsi quindi per il mondo. Sono rari i casi in cui è stata documentata la collocazione.

Si ricorda, ad esempio, due vetri dorati provenienti dalla catacomba di Novaziano sulla via Tiburtina, uno raffigurante Santa Agnese orante con gammadiae e l’altro totalmente inscritto in greco. L’archeologo Enrico Josi, all’epoca del ritrovamento avvenuto nel 1929, documentò quale loculo decorassero. Purtroppo i due vetri dorati andarono perduti, certamente dopo il 1959, anno in cui usciva la pubblicazione postuma del Morey che li ricordava ancora in catacomba.

Vetro dorato con S. Agnese, Cimitero di Novaziano, IV secolo d.C., perduto (tratto da E. Josi, Cimitero alla sinistra della via Tiburtina al viale Regina Margherita (continuazione), in Rivista di Archeologia Cristiana, XI (1934), pp. 203-247)

Questa pratica di decontestualizzazione comportò la perdita di numerosi dati: in primis, non è più possibile risalire alla sepoltura precisa di provenienza e il corredo funebre avrebbe certamente fornito informazioni più numerose riguardo il defunto; inoltre, è possibile attualmente avanzare un’ipotesi di datazione solo attraverso l’impreciso metodo stilistico.

Si diceva, i vetri dorati confluirono all’interno di collezioni soprattutto ecclesiastiche e aristocratiche; tutt’oggi possiamo osservarli custoditi all’interno di vetrine di musei famosi, come i Musei Vaticani (201 vetri dorati su circa 500 conosciuti), il British Museum, l’Ashmolean Museum di Oxford, il Metropolitan Museum of Art di New York o il Museo Oliveriano di Pesaro. Per quanto riguarda quest’ultimo, Annibale degli Abati Olivieri li acquistò a Roma sul mercato antiquariale e preziosa è la sua testimonianza:

«Otto dunque sono i Vetri Cemeteriali, che io conservo; forse più sarebbono, se, quando io da giovane stava in Roma, avessi potuto antivedere quello stato di vita, in cui Dio Signore voleva, che io mi rimanessi. Benché però sieno soli otto, non mi chiamo mal contento. È quello un genere di antichità assai raro» (da A. degli Abati Olivieri, Di alcune antichità cristiane conservate in Pesaro nel Museo Olivieri, Pesaro 1784, pp. 4-5).

I vetri dorati divennero famosi soprattutto nel 18° secolo tra i viaggiatori che intraprendevano il Grand Tour e gli antiquari, “trasformandosi” così in oggetti particolari e curiosi, quasi souvenir. Nel 19° secolo iniziò una produzione imitativa di tali reperti soprattutto a Venezia e Murano, facendo emergere un certo revival dei primi secoli del Cristianesimo; al contempo, queste copie furono immesse volontariamente sul mercato antiquariale e spacciate per originali, sviluppando di fatto una vera e propria vena di contraffazione dei vetri dorati.

Ne esistono vari esempi, alcuni dei quali facenti parte delle collezioni del Metropolitan Museum of Arts (medaglioni Ficoroni, che già Raffaele Garrucci, nel 1858, riteneva falsi) oppure del British Museum, questi ultimi visionabili sul catalogo di Howells del 2015. Ma esaminiamone qualcuno per comprendere quali siano le differenze tra un vetro dorato antico e uno moderno, al di là degli esami scientifici che garantiscono una certezza riguardo l’autenticità.

Prima di tutto lo stile: seppur ben imitati, l’occhio allenato dell’archeologo riconosce perfettamente – almeno la maggior parte delle volte – una creazione moderna da una antica. I tratti recenti sono meno grossolani, più precisi, al contrario delle figure dorate antiche (link).


Vetro dorato con Agnus Dei centrale, British Museum, XIX secolo

Oppure, accade l’opposto: la volontà di imitare la rigidità delle figure tardo antiche fa apparire eccessivamente iconici i personaggi ritratti, come nel caso di un vetro con composizione familiare conservato presso il MET e risalente al 18° secolo.

Vetro dorato con composizione familiare, Metropolitan Museum of Art di New York, XVIII secolo

Il vetro a volte è differente: più colorato quello moderno, più sbiadito o trasparente quello antico. Alcune riproduzioni moderne fanno parte di patene o vasi completamente interi, talvolta con le anse, particolarità che non si troverà mai nei vetri dorati antichi, spesso molto frammentari; attenzione deve essere rivolta anche al formulario epigrafico.

Alcuni esemplari falsi presentano sul retro una sigillatura dell’immagine in sfoglia dorata attraverso l’apposizione di una resina (in foto, due vetri dorati, prodotti nel XIX secolo, conservati presso il British Museum).




Infine, dettaglio importantissimo: l’iconografia. Il repertorio iconografico dei vetri dorati relativo all’antichità è ben conosciuto. Per quanto riguarda il cristianesimo, i santi raffigurati sono frequentemente i Santi Lorenzo, Cipriano, Agnese, Pietro e Paolo, Sisto e ovviamente Cristo, cui si aggiungono alcuni altri personaggi martiriali verso i quali si percepiva, all’epoca, una certa devozione.

Il vetro dorato conservato, ancora una volta, presso il British Museum con la raffigurazione di San Cristoforo non è verosimilmente antico e questa asserzione può essere fatta prima di tutto attraverso la presenza dello specifico personaggio.

San Cristoforo, infatti, non è un santo rappresentato nei primi secoli del Cristianesimo, né nel IV secolo d.C. si avverte devozione nei suoi confronti che inizia, invece, in epoca molto più tarda. Inoltre, lo stile con cui l’uomo è stato realizzato ricorda molto più una maiolica che un vetro dorato di IV secolo, configurandosi come un clamoroso falso.

Vetro dorato con la rappresentazione di San Cristoforo, British Museum, XIX secolo

Per riconnetterci con la falsificazione iconografica, anche ai Musei Vaticani esiste un vetro dorato ad imitazione degli originali cimiteriali con la raffigurazione della Crocifissione (si vd. Utro 2000, nt. 2, p. 53), tematica riprodotta nell’arte cristiana antica per la prima volta nel V secolo d.C. sulla porta lignea della basilica di S. Sabina a Roma.

Vetri dorati originali, copie, falsi e reperti misteriosamente scomparsi si intrecciano in una storia complessa che affonda le radici nel collezionismo antico così come in quello contemporaneo. Solo un’accurata ricerca, svolta con passione, precisione e un buon bagaglio culturale può rivelare, quando meno ce lo aspettiamo, preziosi indizi volti a far dissolvere fitte cortine di nebbia.

Bibliografia e sitografia essenziali:

– A. degli Abati Olivieri, Di alcune antichità cristiane conservate in Pesaro nel Museo Olivieri, Pesaro 1784.

– S. H. Auth, Drink may you live! Roman motto glasses in the context of Roman life and death, in Annales du 13e Congrès de l’Association Internationale pour l’Histoire du Verre, Pyas Bas 28 août – 1 septembre 1995, pp. 103-112.

– F. Bisconti, Vetri dorati ed arte monumentale, in Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, LXXIV (2001-2002), 177-193.

– M. A. Boldetti, Osservazioni sopra i cimiteri de’santi martiri ed antichi christiani di Roma, 1720.

– A. Bosio, Roma sotterranea, ediz. 1998 (presentazione di V. Fiocchi Nicolai).

– J. Breck, The Ficoroni medallion and some other gilded glasses in the Metropolitan Museum of Art, in The Art Bulletin, 9, n. 4 (giugno 1927), pp. 353-356.

– C. Cumbo, Vetri dorati e lastre incise: alcuni casi interessati dalle c.d. gammadiae, in C. Cecalupo, G. A. Lanzetta, P. Ralli (edd.), Ricerche di Archeologia, Tardantichità e Altomedioevo (RACTA), 1st International Conference of Ph.D. students (5th-7th February 2018, Rome), Oxford 2019, pp. 54-62.

– C. Cumbo (ed.), Le c.d. gammadiae sui vetri dorati: raffigurazioni cristiane e profane, in Le c.d. gammaiae nelle catacombe cristiane di Roma. Censimento, confronti ed ipotesi interpretative, Oxford 2019, pp. 60-64.

– P. De Santis, Elementi di corredo nei sepolcri delle catacombe romane: l’esempio della regione di Leone e della galleria Bb nella catacomba di Commodilla, in Vetera Christianorum, 31 (1994), pp. 23-51.

– L. Faedo, Su alcuni vetri dorati della raccolta Oliveriana di Pesaro. Contributi per l’esegesi iconografica e la cronologia, in Atti del VI Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana (Pesaro-Ancona, 19-23 settembre 1983), Ancona 1985, pp. 473-487.

– P. Filippini, Blown gold-sandwich glasses with gilt glass-trail inscriptions, in Annales du 13e Congrès de l’Association Internationale pour l’Histoire du Verre, Pyas Bas 28 août – 1 septembre 1995, pp. 113-128.

– R. Garrucci, Vetri ornati di figure in oro trovati nei cimiteri dei cristiani primitivi di Roma, Roma 1858.

– O. Iozzi, Vetri cimiteriali con figure in oro conservati nel Museo Sacro Vaticano, Roma 1902.

– E. Josi, Cimitero alla sinistra della via Tiburtina al viale Regina Margherita (continuazione), in Rivista di Archeologia Cristiana, XI (1934), pp. 203-247.

– C. Lega, Il corredo epigrafico dei vetri dorati: novità e considerazioni, in Sylloge Epigraphica Barcinonensis, X (2012), pp. 263-286.

– C. R. Morey, The gold-glass collection of the Vatican Library with additional catalogues of other gold-glass collections (edited by G. Ferrari), Città del Vaticano 1959.

– M. Perraymond, I vetri dorati, in Mondo Archeologico, 58 (luglio-agosto 1981), pp. 30-35.

– R. Pillinger, Studien zu Römischen Zwischengoldgläsern 1. Geschichte der Technik und Das Problem der Authentizität, Wien 1984.

– C. Salvetti, Il catalogo degli oggetti minuti conservati presso la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, in Rivista di Archeologia Cristiana, LIV (1978), pp. 103-130.

– J. Rudoe, “Reproductions of the Christian Glass of the Catacombs”: James Jackson Jarves and the Revival of the Art of Glass, in Metropolitan Museum Journal, 37 (2002), pp. 305-314.

– F. Tognon, Un tesoro nascosto: i vetri dorati romani e le loro decorazioni, 2012.

– U. Utro, Temi biblici nella collezione di medaglioni vitrei con figure in oro del Museo Cristiano, in Bollettino dei Monumenti Musei e Gallerie Pontificie, XX (2000), pp. 53-84.

– U. Utro, Raffigurazioni agiografiche sui vetri dorati paleocristiani, in Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, LXXIV (2001-2002), pp. 195-219.

– L. Vattuone, I vetri “cristiani” in Vaticano, in Atti del XIV Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana (Vindobonae 19-26 settembre 1999), 1, Città del Vaticano 2006, pp. 749-765.

– F. Zanchi Roppo, Vetri paleocristiani a figure d’oro conservati in Italia, Bologna 1969.

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Autore del contributo per il blog “La Tutela del Patrimonio Culturale”: Cristina Cumbo

Scritto in data: 18 novembre 2020

Il contributo è scaricabile in formato pdf al seguente link.

Foto di copertina: Vetro dorato con episodio di Giona (Clio20, CC BY-SA 3.0 CC BY-SA 3.0 Deed | Attribution-ShareAlike 3.0 Unported
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, via Wikimedia Commons)

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