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Storia di Fatima: la vita ha trionfato con l'aiuto della Serva di Dio Nuccia Tolomeo

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Testimonianza di Anna Maria Cimino: Fatima Pia è con noi

Sono una mamma di 34 anni, una persona che nella vita ha sperimentato la luce di Cristo risorto, come segno d’amore. Sono sposata da poco più di 8 anni e ho una splendida bambina. La mia gravidanza non è stata facile, ma lei è nata perfetta dopo tanti sacrifici. Ho avuto una seconda gravidanza vissuta con tanta paura, dopo la prima esperienza. Ogni volta che ascoltavo il battito del mio piccolo sentivo di amarlo e mi rincuoravo. Purtroppo alla 24° settimana ho avuto problemi e il mio piccolo Emanuele, nato vivo, ha smesso di respirare mentre veniva trasferito in un altro ospedale. Sono trascorsi 5 anni e ancora rivivo tutto quel dolore negli occhi di mio marito quando, disperato, mi ha dato quella notizia. Sono stata male, ho avuto momenti di sconforto, mi sono chiesta dove era Gesù e perché proprio a me. Quando mi dicevano che il mio piccolo era un “angelo” non sapevo quale sentimento lasciare prevalere nel mio cuore, se la felicità di avere un sostegno in paradiso o la rabbia di non potere avere mio figlio vicino a me. Non volevo più sentire parlare di bambini. Ma più passava il tempo e più mia figlia mi chiedeva perché lei non poteva avere un fratellino. Diceva che da Babbo Natale voleva questo regalo, pregava Gesù e la Madonnina, chiedendogli questo. Era così anche per mio marito. Per me è stato difficile, tanto che per due anni la gravidanza non arrivava. Quando ho iniziato a stare male e non riuscivo a spiegarmi il perché, ho comprato un test, che ancora conservo, e, quando ho visto l’esito, non sapevo se disperarmi o gioire, so solo che ho pianto tanto. La mia gravidanza, visto le precedenti, è stata molto delicata; ho avuto un cerchiaggio, stavo a riposo e contavo le settimane con paura. Superata la 24° ero felice; ma dopo una settimana ho avuto problemi. Di corsa l’ambulanza mi ha portata in ospedale. Era notte profonda ed io tremavo e mi disperavo. Sapevo che quelle settimane di gravidanza erano poche per far vivere la mia piccola. Il medico che mi ha visitato mi ha detto che la situazione era molto critica e che, se la bambina nasceva, era molto difficile farla sopravvivere. Io e mio marito eravamo disperati. La situazione si complicava e mi hanno rimosso il cerchiaggio. Ho passato due giorni di dolori laceranti, ma non c’è stato nulla da fare, mia figlia stava nascendo. Eravamo in quaresima e ho pregato tanto; mi ripetevo che non poteva essere sempre venerdì santo, ma doveva essere anche Pasqua per me e la mia famiglia. Era venerdì quando sono entrata in sala parto. Ho letto sulla bocca di un’infermiera che stava avvenendo l’aborto; mi sono disperata, ho gridato che non era aborto. Non volevo sapere nulla, volevo solo cancellare tutti quei momenti, ho chiesto al medico di non farmi vedere mia figlia. Quando l’infermiera venne per portarmi la bimba, l’ho fatta mandare fuori, urlando disperata. La mia era paura e rabbia. Ero nel panico. La mia piccola è nata a 25 settimane e 4 giorni e pesava 680 grammi. Era il 28 marzo 2014. Subito l’ho fatta battezzare e l’ho affidata alla Madonna. L’abbiamo chiamata Fatima Pia. Il giorno dopo, quando è venuta mia figlia in ospedale e non ha visto la mia pancia, si è messa a piangere, dicendo: “Perché Gesù prende sempre i nostri angioletti?”. Non sapevo cosa dirle; già vivevo il mio inferno. Però con tanta forza io e mio marito siamo andati insieme a farle vedere la sorellina. Era così piccola che anche un palmo di una mano la conteneva. I medici da subito mi hanno spiegato le tante difficoltà dei bimbi prematuri. Sono stati bravissimi e li ringrazio tanto, assieme ai loro collaboratori. Pur non potevano dare molte speranze, perché era troppo piccola, mi dicevano: “E’ una guerrigliera!, è nata piangendo, e noi combattiamo con lei, perché trionfi la vita”. Io chiedevo solo preghiere. Nell’occasione del battesimo ho conosciuto Padre Pasquale, che mi ha detto tante parole per rafforzare la mia speranza. Ha affidato la mia piccola alle preghiere della Serva di Dio Nuccia Tolomeo e mi ha dato un’immaginetta per fare anch’io la preghiera. Egli ripeteva spesso a me e a mio marito: “Fate il tifo per Fatima Pia; una squadra senza tifosi non può vincere”. Da parte nostra il tifo era sfegatato! Ogni giorno facevamo un’ora di viaggio per venire da lei. Ogni volta che arrivavo in ospedale, le mie gambe tremavano, avevo paura di chiedere. Gioivo nel saperla in vita e mi disperavo quando il sensore dei suoi battiti segnava qualche difficoltà. Il giorno di Pasqua, io, mio marito e nostra figlia l’abbiamo trascorso in ospedale. Al caro Padre Pasquale affidavo ogni giorno la mia piccola; la luce della fede era speranza di vita per me, che mi faceva superare i molti attimi di sconforto e le tante lacrime disperate nel vedere mia figlia così piccola con la flebo: una vista straziante! Le sue braccia e le sue gambe erano sottilissime! Ha avuto anche trasfusioni, ma lei da vera “guerrigliera”, a detta dei medici, non mollava e noi con lei non potevamo mollare. Il 13 maggio, festa del suo onomastico, pesava un chilo. Tutto era difficile; i giorni passavano e la nostra speranza aumentava. In, intanto, in macchina ogni giorno leggevo la preghiera di Nuccia Tolomeo. Pensavo come potesse ella avere tanta fede nelle sue condizioni; mi è rimasto impresso il fatto che lei ammirasse tanto la natura. Le chiedevo di pregare Gesù, affinché mia figlia avesse il dono della vista, poiché per i prematuri gli occhi sono esposti ad altissimo pericolo. La invitavo, inoltre, di stare accanto alla mia piccola e stringerle le manine, se avesse avuto paura, quando arrivava il buio. Io ogni giorno, arrivata a Catanzaro, le cantavo la canzoncina: “Angioletto del mio Dio, che fai tu vicino a me?”. “Son l’angelo del Signore, son l’amico del tuo cuore, sempre sempre con te starò!”. Non è stato facile; sono passati così, tra alti e bassi, 87 giorni. Il 24 giugno, dichiarata fuori pericolo, Fatima Pia fu dimessa dalla neonatale. Oggi è una splendida bimba e sembra non avere riportato conseguenze. La sua è stata una storia di sofferenza e di amore, di tanto impegno e competenza da parte dei sanitari, una storia di fede, in cui ha trionfato la vita e la tenacia della mia “guerrigliera”. L’Angelo di Dio le ha tenuto ogni giorno stretta la sua mano. Sono certa che accanto a Fatima Pia c’erano anche l’Angelo di Nuccia, “Sorriso”, visto che oggi Fatima sorride sempre, e il nostro angioletto Emanuele. Ora voglio chiedere a Nuccia di continuare a pregare Gesù, perché il dono e il miracolo della vita di Fatima Pia siano accompagnati anche dal suo perfetto stato di salute.

Anna Maria Cimino.
Catanzaro, 12 novembre 2014.

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