Fatima.
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Egli è morto per tutti vita a tutti ma questi tutti devono avere la volontà di giustizia.

Valtorta – Romani - 26 febbraio 1948 - lezione 18a

Dice il Divinissimo Autore:

(…) Egli è morto per tutti, pietoso a tutti, medicina a tutti, salute a tutti, Vita a tutti. Ma questi tutti devono avere la volontà di giustizia.

Che se poi la loro debolezza li fa cadere, se il demonio proditoriamente li atterra e trascina, Gesù, secondo il suo Nome (Mt 1,20-21), salva, accorre, solleva, guarisce, perdona, purifica. È l’eterno Riparatore.

Ogni sorgente può cessare di gemere, ogni bacino acqueo si può essiccare.

Nei secoli e secoli della Terra, interi mari e laghi si sono prosciugati dando luogo a sabbiosi deserti o a desolati e petrosi bassopiani circondati da monti che prima si specchiavano in un lago. Ma una sorgente non si prosciugherà mai, sino alla fine dei secoli.

Generosa e santissima, Essa effonderà sempre il suo flusso per misericordia degli uomini. Essa è la Sorgente scaturente dal Corpo dell’Agnello immolato.

Ma lo pensate, voi, cristiani, quale onda continua di Sangue divino vi bagna e nutre di continuo?

Se un re fosse così ricco e munifico da congiungere le case dei suoi sudditi con un suo pozzo meraviglioso fluente oro, i sudditi di questo re lo adorerebbero come un dio.

Eppure quell’oro non sarebbe eternamente loro.

Alla loro morte essi dovrebbero lasciarlo.

Ma il Sangue di Cristo, questo Sangue più prezioso di ogni più prezioso metallo o gioiello, questo Sangue del Re dei re, non vi è gratuitamente dato, riversato su voi con abbondanza, senza limite nel potere a nel tempo?

Esso Sangue vince la Morte, vince il Peccato, supera il tempo e dura, nei suoi frutti ricchissimi, per l’eternità.

Anzi è proprio in virtù di Esso che salite in veste porpurea, di re, al Regno; e nell’eternità, nel Cielo, più che nel tempo e sulla Terra, godete dell’infinito Tesoro.

Egli, il Vivente, ha consumato l’orrore della morte perché voi moriste al peccato e risorgeste nella Grazia.

Non vi è dunque lecito ritornare al peccato e alla morte con previa volontà di tornarvi.

Egli disse: “Non si può servire insieme Dio e Mammona” (Mt 6,24; Lc 16,13).

Io dico: “Non si può avere insieme la Vita e la Morte”.

Quando Gesù risorse testimoniò tre cose:

che era Dio, e perciò da Sé solo poteva risorgere;
che era realmente morto crocifisso.
Per questo conservò nel Corpo glorioso le stimmate della Passione. Da quel Corpo erano spariti tutti i segni della Passione, l’invecchiamento, le sozzure, i balsami pesanti dell’imbalsamazione.

Ma a mostrare che il Cristo reale, umano, e non una figurazione incorporea di Lui, era stato affisso in croce, rimasero nella vera Carne i veri buchi dei chiodi e il taglio della lancia.

III. Che aveva vinto per sempre la morte ed era risorto, da Dio, in Corpo ed Anima, per i secoli dei secoli.

Così come lo videro le pie donne al sepolcro, gli apostoli la sera della Risurrezione, i discepoli nelle successive apparizioni (Mt 28; Mc 16; Lc 24; Gv 20-21), così lo videro e lo vedono e lo vedranno nell’attimo del giudizio particolare ogni spirito d’uomo trapassato dalla vita terrena a quella ultraterrena; e così lo vedranno tutti gli uomini al Giudizio finale, come già lo videro apparire nel Limbo (1 Pt 3,18-19) e disserrarne le porte i giusti saliti con Lui al Cielo riaperto ai santi di Dio.

Ma una quarta cosa testimoniò il Cristo risorgendo, e la testimoniò con il simbolo del suo risorgere dopo il sacrificio.

Questa: che il cristiano, sommerso nelle onde salutari del suo Sangue, sepolto in questo bagno salvatore come in una tomba che dal suo profondo esprime vita e non morte, incorruttibilità e non corruzione, risusciti a vita novella, a vita gloriosa.

Così come lo fu di Lui, deposto nelle viscere del sepolcro “simile a lebbroso dalle ossa slogate e scoperte e le membra trafitte” (Is 53,3), ma uscito da quelle viscere in una veste di così gloriosa bellezza che solo gli angeli e la Purissima poterono mirarla nel suo completo splendore.

Cristo dopo la Risurrezione raggiunse la completezza della perfezione del suo mistero. Prima della Passione era già perfezione: perfezione dell’Uomo. Perfezione dell’Uomo‑Dio. Perfezione di Dio.

Ma nella Passione la perfezione antecedente di Uomo-Dio si perfezionò in quella di Dio‑Redentore.

E dopo la Risurrezione si completò in quella, misteriosa sino alla fine dei secoli, contenuta e spiegata “nel nome noto a Lui solo” di cui parla Giovanni nel suo Apocalisse (2,17).

Anche l’uomo, vivendo in Cristo (la lotta dell’uomo, la sofferenza, la passione diuturna lottata, sopportata, consumata in giustizia) e risorgendo per Cristo e in Cristo, raggiungerà la perfezione che dà adito ai Cieli e riceverà “il nome nuovo scritto sul sassolino bianco, il nome che nessuno conosce se non colui che lo riceve” (Ap 2,17).

“Io sono la vera Vite... Il tralcio se non può rimanere unito alla vite non dà frutto. Così voi se non rimarrete innestati in Me non porterete frutto... e sarete gettati via come ramo secco” Egli disse (Gv 15,1-6).

È verità. Egli “ha portato tutti i vostri mali” perché ha portato a consumato tutte “le vostre iniquità (Is 53,1-12).

Egli si è “disseccato come un coccio” (Sal 22,16) perché per farvi vivere vi ha dato il suo Sangue, la linfa vitale della vera Vite fruttifera.

Egli: Vite fruttifera. Voi: tralci selvatici incapaci di dar frutto. E il Padre suo e vostro, coltivatore della Vigna eterna, ha preso voi, tralci sterili e selvatici, e vi ha innestati in Lui.

Ed Egli ha accettato di assorbire e consumare tutti i vostri succhi omicidi, tutte le vostre febbri di concupiscenza, sino a morire nella carne vittima senza che la vostra corruzione turbasse e avvelenasse il suo spirito santo di Innocente eterno, perché voi foste alla fine dei secoli come Lui gloriosi in anima e corpo avendo rivestito di incorruttibile carne i vostri spiriti santi, e beati già foste prima ancora del giudizio primo e di quello ultimo per l’amicizia di Dio, l’inabitazione in voi dello Spirito Santo, la fusione col Cristo Amico e Pane del Cielo sulla Terra, e la pace in Dio dopo la morte in attesa della risurrezione della carne per essere compartecipe della gioia e gloria dell’anima.

Il Pensiero e il Volere divini hanno operato un mistero volendo che, prima ancora che voi foste, i peccati vostri fossero espiati da Cristo. “Egli ha preso su di Sé i peccati di molti” dice Isaia (53,12). E questi molti sono coloro che durante la vita, o almeno avanti la morte, per loro volontà buona, non lasceranno inerti, per loro, i meriti infiniti di Cristo.

Sulla bilancia della Croce, su quel patibolo di Giustizia in cui erano tutta la Santità e tutta l’Iniquità, e la prima consumava la seconda, ogni vostro peccato era infisso come una freccia nel Corpo del Martire.

Numerosissime le battiture dei flagelli, numerose le punture delle spine sul Capo torturato, atroci gli spasimi dei chiodi.

Ma nessuno dei tanti che compassionano il Cristo penante delle torture date da una giustizia umana e crudele, si batte il petto dicendo: “Ecco: questo, questo, questo, questi mille e diecimila aculei, io te li ho infissi nelle carni e nel cuore coi miei mille e diecimila peccati. Tu mi hai conosciuto, o mio Redentore, con tutti i miei mille peccati. Non te ne è stato ignoto uno solo. Io ti sono stato tortura nelle torture”.

Chi numera i milioni di milioni di peccati che il Purissimo ha sentito infissi nel suo Corpo espiatore?

Chi, meditando questo, non dovrebbe sentire l’odio perfetto al peccato, la fuga da esso, l’obbligo, il dovere di non servire più il peccato, posto che il Sacrificio di un Dio vi ha affrancati da esso?

Siete morti ad esso peccato. Il morto non compie più le opere che faceva da vivo. Come allora, se in voi è fede sicura che la morte di Cristo e la Grazia che essa morte vi ha meritata vi hanno affrancati dalla morte del peccato e dato i mezzi per rimanere affrancati, come allora voi similmente a Cristo non risorgete per sempre da questa morte e vivete per sempre in Dio, così come Gesù ‑ il Figlio di Dio, il Figlio dell’Uomo, morto come Uomo per espiare la Colpa e le colpe dell’uomo ‑ vive “per Iddio”, ossia da Dio?

Ma non solo Lui Dio. Ognuno che vive in Cristo e per Cristo, ricordatelo, si divinizza divenendo figlio dell’Altissimo.»