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MESE MARIANO

- Beato Alano della Rupe: I SERMONI DI SAN DOMENICO RIVELATI AL BEATO ALANO DELLA RUPE

- Terzo Sermone di San Domenico: Visione comprovata delle 15 Perverse Bestie degli Abissi dell’Inferno. (5°parte)

- TERZA CINQUANTINA


L’UNDICESIMA BELVA DELL’ABISSO E’
L’UNICORNO DELL’ODIO.


Esso odia Dio, in Essenza, Potenza e
Provvidenza; odia la Fede, e i Sacramenti e
ogni opera di Dio.
Coloro che odiano Dio reputano infima
ogni Opera Divina, e quasi mai ricorrono (a
Dio), avendo un amore acceso solo verso le
cose che passano e verso se stessi.
Questo peccato è tanto
infinitamente
perverso, quanto sommamente Buono è Dio,
che Egli odia in Essenza e in Opere.

1. Si oppone ad essa, (l’undicesima)
Sorgente d’Amore, che nell’Ave Maria
corrisponde alla parola: “Fructus (Il Frutto)”.
Infatti, tra i frutti dello Spirito Santo, il
primo che sgorga da Esso, è la Carità, che
la Madre di Dio diede insieme al Frutto del
Suo Seno.

2. L’immane crudeltà e smisuratezza
dell’odio è talmente grande, che l’orrenda
spaventosità nel vedere raccolti nello
stesso luogo tutti quanti i cadaveri, non si
potrebbe neanche paragonare ad una
particella del più piccolo odio.
Comprendete la ragione evidente della
(sua) infinita malvagità.
(L’Odio) è uno dei peccati mortali,
perché, pur non uccidendo la natura umana,
condanna l’anima alla morte eterna254, con il
proposito di staccare Dio da ogni anima che
Egli abita, poiché è Sua Immagine.
Molte volte Dio nelle rivelazioni ha
detto che preferirebbe, se questo fosse
possibile, morire di infinite morti (in croce),
che acconsentire al più piccolo peccato
mortale (d’Odio).

3. Il peccato di Odio aveva la forma di
un unicorno, che tra tutte le bestie e le
belve è il più incline all’odio: odia
immensamente tutte le cose, e non ha
riguardo nemmeno per quelli della sua
specie.
Esso possiede nel suo corno una forza
così smisurata, che, se irrompesse,
potrebbe abbattere in un colpo, grossi
tronchi di alberi grossi e muri; quanto più
facilmente potrebbe assaltare qualunque
belva, trapassandola con un lieve urto; è
tratto in inganno e catturato dalla semplice
astuzia di una fanciulla.
Scrive San Gregorio Nazianzeno che
chi nutre Odio, è posseduto dall’odio, e
annienta con il solo pensiero.
Ma mediante l’Ave Maria, ripiena della
Carità della Vergine Madre di Dio, esso può
essere vinto e legato.
Vedevate che la forza di questa Belva
superava ogni altra (Belva), soprattutto in
destrezza e prontezza.
La forza dell’Odio ha la medesima
potenza delle (forze) spirituali.
Come, infatti, è si realizza
massimamente la natura (umana) amare Dio
e l’uomo come se stesso, così è necessario
che si odiare Dio e il prossimo, per opporsi
massimamente alla natura (umana).
Così l’odio (riesce a) trafiggere la
natura (umana) e offendere Dio.
Il corno era tanto forte quanto grande,
e a stento lo potevate racchiudere con lo
sguardo, e si spandeva in così tanti rami
infuocati e uncinati, da sembrare quasi una
selva.
Tutte le cose che trafiggevano
diventavano terrificanti, ripiene di sangue
putrefatto e pestilenziale, e si trafiggevano
loro stessi, a vicenda, in morti crudelissime.
Tale è la furia di coloro che odiano.
Spalancava una bocca immensa, con
la quale avrebbe potuto senza sforzo
ingoiare città e campi.
E questo perché, scrive Orosio, l’Odio
è la porta d’ingresso di tutti i mali.
L’interno del suo ventre rigurgitava di
ogni specie di male, che bruciava (nel
fuoco) dell’inferno.
Il Mostro poi, diventava sempre più
vigoroso e slanciato: allo stesso modo, gli
odi che si rievocano di giorno in giorno,
tendono a ingigantirsi.

In tutto l’Inferno non avevate finora
udite tante bestemmie feroci scagliate
contro Dio, come da questa Belva; per
questo, all’inferno, (tale Belva) è chiamata
l’Assassina di Dio.
Le zampe e il dorso avevano corna
ramificate, come dei ricci, e su ogni corno
stavano trafitti, a guisa di rami,
innumerevoli tiranni e persecutori della
Chiesa e dei giusti; gli altri avevano il corpo
infilzato, e rimanevano appesi lungo le
corna, dilaniati, straziati e torturati; fino alla
prova massima: cadendo sul dorso della
Belva, venivano imprigionati dai (suoi)
aculei, i quali si innalzavano come lance
fiammeggianti, e riportati ad altre pene:
venivano presi da corni a forma di uncino,
sbattuti di qua e di là, rigirati su e giù,
venivano infine sventrati, dopo aver subito i
più grandi tormenti, venivano maciullati,
digrignando miseramente i denti, senza che
gli fosse mai concessa requie.
Anche voi riconoscete, come io abbia
espresso con le parole, appena l’ombra
delle cose viste.
Siete così tanto deplorevoli, serbando
in voi le indicibili Bestie, mentre infiammati
dagli odi celati (o) manifesti, vi tormentate
in voi stessi.
So che ora, odiate tutti gli odi e voi
stessi, e vorreste non averli mai vissuti,
allora, per tenere lontani questi peccati
(degli odi) e detestandone il ricordo, starne
attenti (per il futuro), lodate Dio nel Rosario.

LA DODICESIMA BELVA INFERNALE E’ IL
CORVO DELL’IMPENITENZA.


Essa, secondo i Teologi, non si
identifica in un determinato peccato,
distinto in genere, numero e specie, ma è la
condizione dei peccatori, che si ripete in
modo ricorrente (come il corvo con il suo
ripetere senza sosta cras cras): essa
(infatti) è la persistenza nei peccati ovvero
l’impenitenza.

1. Si oppone ad essa, (la dodicesima)
Sorgente dell’Ave Maria che corrisponde
alla parola: “Ventris (Del Seno)”.
Infatti ognuno comunemente nasce
formato e plasmato dalla natura col proprio
carattere: esso segue generalmente l’umore
del corpo, cosicchè ad ogni indole è solito
corrispondere una disposizione d’animo
pressoché uguale; ma anche alcune
caratteristiche i figli le acquistano dai
genitori, come i violenti sono generati dai
violenti, i miti dai miti, i pigri dai pigri, gli
ammalati dagli ammalati.
Da qui il detto, che tutti i lupi ululano, i
cani abbaiano, ecc., e ogni figlio segue suo
padre.
La Madre di Dio, tuttavia, con la sua
benedizione ha corretto questa cattiva
inclinazione del seno di Eva, e ha fatto
diventare buona ogni cattiva (inclinazione).

2. E’ tale, poi, la malvagità della
cattiva inclinazione, che nessuna lingua mai
potrà spiegarla.
Non assomiglia a nessuna creatura
caduca di questo mondo, a chi mai potrò
eguagliarla?
Ancor meno la si potrà rassomigliare a
una realtà incorporea, buona o cattiva che
sia.

3. Ci apparve nella visione somigliante
approssimativamente ad un uccello, dal
momento che non ne esiste in natura uno
simile, e i dannati solitamente lo chiamano
il Corvo dell’Inferno.
Per l’estensione della mole, superava
di gran lunga le altre Belve: perché,
secondo San Girolamo (di cui oggi si celebra
l’ottava271), l’abitudine a peccare è un male
superiore a tutti i peccati già detti, dal
momento che all’immensità dei peccati
aggiunge una pari estensione.
Il male reiterato supera di molto il
male occasionale.
(L’abitudine a peccare) nutre e
propaga i peccati e riempie l’Inferno.
Quanto abituale è il male, (lo san bene)
gli avvocati.
Nel ventre del Corvo, corvi simili (ad
esso) andavano gridando: “Aiuto, aiuto!”, ma
il Corvo, rispondeva ai corvi: “Cras, cras
(Domani! Domani!)”, e questo senza fine.
Stavano accanto al Corvo, altri uccelli
carnivori e rapaci che erano famelici di
anime ed avevano un ventre immenso.
Con il becco dilaniava le anime, e,
spalancato grandemente il becco, faceva
vedere all’interno la gola avida, ricolma di
anime.

Ogni anima doveva attraversarla,
sottoponendosi ad ogni genere di afflizioni:
giunta, infine, nel ventre, si tramutava in
bestie feroci e assumeva la forma di tutti gli
uccelli; poi venivano defecati e, di nuovo,
ritornava nella gola (del corvo) che
gracchiava in modo spaventevole: “Cras,
cras (Domani! Domani!)”, e finiva
nuovamente nel (suo) ventre.
E si ricominciava così il medesimo giro
circolare, proprio come avviene
nell’abitudine incorreggibile.
Allora, voi che mantenete
ostinatamente l’abitudine a peccare, dopo
averla allontanata, scacciate il corvo e
lodate Dio nel Rosario.

LA TREDICESIMA BELVA INFERNALE
E’ LA MERETRICE DELL’APOSTASIA.


Essa attenta alla Fede della Chiesa,
mediante coloro che si separano o dagli
Articoli (del Credo) o dall’Unione (al Papa), e
andando dietro alle proprie (idee).
1. Si oppone ad essa, (la tredicesima)
Sorgente dell’Ave Maria, che zampilla nella
parola: “Tui (Tuo)”.
Tu, infatti, sei massimamente tuo, dice
San Girolamo, quando sei di Dio, restituendo
a Dio quello che è di Dio, e alla Chiesa, a
Cesare e ad ognuno, quello che è di loro;
proprio come la Vergine Maria che, essendo
tutta di Dio, fu tutta Sua.
Chi poi, dice Pier Damiani, è tutto suo,
sono sue tutte le altre cose, ed è da
annoverare tra quelli che sanno di non avere
nulla, e invece posseggono tutto.
L’imponenza dell’apostasia, già detta
sopra, sorpassa ogni cosa: e voi siete di
quelli che siete andati dietro a questa
empietà, non solo apostatando, ma anche
favorendo coloro che lo erano.
E alcuni di voi non desistono ancora
dall’ostinazione.

Questo diceva loro, che erano atterriti
dalla paura, ma si non ancora erano
convertiti all’Amore di Dio.
L’Apostasia aveva le sembianze di una
donna: era gigantesca di grandezza, il suo
capo svettava tra le nubi.
Scrive San Gregorio, infatti, che
l’Apostasia oltrepassa in altezza tutti i suoi
peccati; in ampiezza, poi, si estende ad ogni
malvagità.
Le donne poi, dice il Saggio, fanno
apostatare i sapienti.
Così l’Apostasia è la Donna malvagia
che, scrive San Gerolamo, come il Vento
Aquilone, disperde la grazia di Dio e divelle
gli alberi.
Come, infatti, dal (Vento) Aquilone si
dispiega ogni male, (così), si dice: Allontana
le donne e rimarranno Sante le Leggi di Dio.
Ella è chiamata proprio: Madre
dell’Inferno.
L’Apostasia da Dio, infatti, fece i
demoni e l’Inferno.

Ella aveva più di mille volti e ognuno di
essi era più grande di una montagna; nella
bocca aperta si vedeva un immensa
voragine, e si era spalancata per
bestemmiare e spergiurare grandemente.
I denti erano più grossi delle (Isole)
Baleari, e ciascuno di essi era circondato da
altre tre fila di denti.
Essi, uno dopo l’altro, dilaniavano,
trituravano, maciullavano le anime, con una
crudeltà davvero straziante.
E questo perché l’Apostasia della Fede
fa allontanare dalla Fede, dalla Speranza e
dalla Carità, e dai tre Voti della
Consacrazione.
Che spaventosi tormenti si rovesciano
sugli Apostati!
La Furia (poi) li divorava e li
sminuzzava senza consumarli, e rivoltandoli,
li vomitava e ricominciava daccapo.
E, dopo aver passato quei tormenti,
essa li trascinava di nuovo ad atrocità
ancora più grandi: infine, come una madre,
li riscaldava al suo seno, tra baci e
abbracci, e tra grandi tormenti li portava
nel suo grembo e rinascevano rigenerati da
essa.
Per salvarvi e liberarvi da essa, lodate
Dio nel Rosario."


(Beato Alano della Rupe o.p.:
I SERMONI DI SAN DOMENICO RIVELATI AL BEATO ALANO
Libro III: CAPITOLO IV )


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