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MESE MARIANO

- Beato Alano della Rupe: I SERMONI DI SAN DOMENICO RIVELATI AL BEATO ALANO DELLA RUPE

- Terzo Sermone di San Domenico: Visione comprovata delle 15 Perverse Bestie degli Abissi dell’Inferno. (6°parte)

- TERZA CINQUANTINA


- LA QUATTORDICESIMA BELVA INFERNALE
E’ IL MOSTRO DELLA GUERRA.


"La guerra, dice San Massimo è
completamente male: da essa nessun
peccato è lontano; chi desidera la guerra,
mette in serio rischio la vita: nella guerra
non c’è alcun scampo.

1. Si oppone ad essa, (la
quattordicesima) Sorgente dell’Ave Maria, è
“Iesus (Gesù)”, che è il Re della Pace: a
Pietro che lo voleva difendere, Egli disse:
“Rimetti la tua spada nel fodero.
Infatti chiunque avrà ucciso con la
spada, perirà di spada”.
Dove un commento dice: (si può perire
di spada) non solo in questa vita ma anche
con la condanna all’inferno, e a volte
entrambe le cose (capitano insieme).
Maria diede al mondo la Fonte d’Acqua
(viva di Gesù).
Scrive Sant’Agostino, che (Maria) ha
generato per noi la Pace: “Egli ha
riconciliato il mondo con Dio, e ha fatto di
due (un popolo) solo” (Ef. 2,14).

2. Quanto grandemente disastrosa e
deplorevole sarà la loro disavventura: si
prefissano più di imitare le gesta dei
guerrieri Ettore, Achille, Giulio Cesare,
Alessandro Magno e loro pari, invece che il
pacifico Gesù
Non è la vittoria a rendere giustizia
alla guerra, ma la sua ragione.
Non cercare invano la gloria immortale
del nome come guerriero, piuttosto, per le
opere di giustizia della Religione.
Cerchi la gloria?
Ama la gloria degli Angeli: “Pace in
terra agli uomini di buona volontà” (Lc.
2,15): non (cercare la gloria che viene) dalla
guerra, a somiglianza del Re (che proprio a
motivo) della Pace fu sopraesaltato sopra
tutti i Re della terra: “Ecco viene a te il tuo
Re mansueto” (Mt. 21,5).

1. La Pace, infatti, è tanto bella,
preziosa e vantaggiosa, quanto la guerra è
abominevole e massimamente non
necessaria: essa è assolutamente nemica a
Dio ed infelicissima rovina.

2. Immagina se si volesse
rappresentare in un quadro il suo ribrezzo, e
si radunessero i pittori più famosi, e uno
dopo l’altro aggiungessero al quadro, una
dopo l’altra, gli orrori della ripugnanza (della
guerra), tuttavia non saranno mai capaci di
presentare neppure l’ombra
dell’esecrazione, che è dentro la scellerata
guerra, e negli animi dei suoi sostenitori.
Quanto sono incomparabili le realtà
materiali e finite con quelle spirituali e
infinite!
E quanto distanti da qualsiasi
corrispondenza!

3. Essi, per Pitagora sono esseri
mostruosi; per Didimo, sono demoni, non
uomini.
Essi, proprio come i demoni, infatti,
fanno del male a coloro che non ne hanno
l'intenzione; (come i demoni) precipitarono
innumerevoli, ancora in vita, all’Inferno, così
essi (vi precipiteranno) dopo la loro morte.
(I demoni) li spingono in segreto verso
le tentazioni, mentre (i guerrieri) li inducono
alla morte con la forza.

4. Le belve risparmiano i loro simili, né
il lupo divora il lupo, ecc., ma nella guerra
l’uomo è più di un lupo contro l’altro uomo.

5. I carnefici sono giudicati infami, e
sono i ministri della giustizia.
Che cosa si dovrà pensare dei
sanguinari, fautori di una guerra truce?
Che disonore, davanti al Coro dei
Santi, al Giudizio Universale!
Guai ai servi malvagi che saranno così
diffamati, davanti al Signore: legati mani e
piedi, essi saranno cacciati fuori nelle
tenebre, poiché essi preferirono alla gloria e
alla giustizia divina, l’infamia della gloria del
mondo.
Prima certo sareste morti, se non vi
avesse sorretto la Potenza di Dio, quando
avete visto questa Belva della Guerra coi
vostri occhi.
Se siete rimasti inorriditi alla sola
vista, ora che ne sentite parlare cosa
avverrà?
Il mostro lo vedevate di una specie
sconosciuta, e non sapevate dargli un
nome.
Qualsivoglia specie di peccato
sembrava costituire il suo aspetto.
Da qui, (il Mostro della Guerra) lo
possiamo veramente chiamare Inferno degli
Inferi: invece all’Inferno esso viene
chiamato Paradiso del Mondo, dal momento
che molti credono che la guerra sia il loro
Paradiso.
Io penso invece, esattamente il
contrario.
Cosi scrisse San Girolamo: “La guerra
viene chiamata beffardamente leggendaria,
come se per nulla fosse una guerra: quando
il mondo non ha visto nulla di più
mostruoso”.
Un mostro di dimensioni così immense
vi è apparso, quasi più grande di questo
mondo; e non senza una ragione: racchiude,
infatti, in sé tutti i mali del mondo.
Per questo esso sovrastava su tutte le
altre (Belve) dei peccati, quanto lo è l’intero
in riferimento alle parti e la morte rispetto
alle malattie.
Quanto saranno stati grandi, allora, le
dimensioni e l’ammasso dei suoi castighi,
(se confrontati) al sudiciume senza fine dei
peccati?
Chi potrebbe spiegarlo a parole?
Chi potrebbe racchiuderle nel
pensiero?
Giustamente (la Scrittura) dice a
quanti con la ragione si sforzano di
comprendere Dio: “Affermano falsamente (di
conoscere Dio)”296; chi pensasse di essere in
grado di spiegare gli orribili flagelli di
questo Mostro, si inganna.
Non saranno forse i guerrieri delle
belve feroci, della specie delle fiere (che
imperversano) sul genere umano, che, dal
momento che non hanno potere di assalire
Dio, come nella Teomachia dei leggendari
giganti che tentavano di prendere d'assalto
il Cielo.
Allo stesso modo che vedevate sulla
Belva le armi che indossavano Caino,
Nembrot, Saul, Olofene, Decio, ecc.
Guai! guai!
Essi diranno: Acconsentiamo la
guerra:
1. Per una giusta causa;
2. per l’Impero e gli Imperatori;
3. per il bene comune.

Cosa?
1. Non è mai giusta la ragione di una
guerra, dove l’uomo, per il vantaggio di un
bene temporale, si espone al peccato o al
pericolo di peccare.

2. Bisogna obbedire a Dio, piuttosto
che agli uomini, ed è meglio essere privi di
considerazione in questo mondo, piuttosto
che di quella del Signore in Cielo; (essa
sarà) massima se si decide di servire la
Chiesa nella sua vastità.

3. Il bene comune politico solo
raramente è in sé il vero motivo (della
guerra): al danno per l’anima si aggiunge un
pari danno per moltissimi, a motivo delle
stragi di guerra.
E si dice anche nella ricerca del bene
si segua più il sentimento che la verità in
sé.
Dal momento che questo messaggio si
rivolge ai belligeranti, voi vorrete
certamente sapere: Quale guerra, allora, si
potrà considerare giusta?
Rispondo che (la guerra è giusta):

1. se chi la inizia ne ha sia l’autorità
che la legittimità;

2. se per nessun’altra strada si possa
ottenere la pace;

3. se si compie per legittima difesa, e
non per attaccare;

4. se non si porti danno al bene
comune, a motivo di un bene privato:
(ovvero che non si sacrifichi) un (bene)
maggiore, per un (bene) minore;

5. se il male da allontanare con le
armi, sia stato senza dubbio maggiore del
sangue cristiano che verrà sparso.
Infatti, dal momento che l’uomo supera
all’infinito ogni altro bene di questo mondo,
certamente la sua morte violenta dovrà
essere considerata il male più grande del
mondo, in confronto agli altri beni caduchi.
Di qual sorta di scelleratezza saranno
stimati i figli del Re, che preferiranno
uccidere il padre, a motivo delle rane e dei
rospi?
E se non sempre l’uomo è figlio di Dio
per la grazia, lo è certamente per la (sua)
natura;

6. se la guerra è a difesa della Chiesa,
della fede, della giustizia, o di qualche altra
virtù, ecc., dopo aver valutato, nella
comparazione tra (le scelte) buone, che (la
guerra) sia a vantaggio di un miglior bene.
Rare sono le ragioni che spingono alla
guerra, e pochissimi i motivi giusti che
darebbero la preferenza agli eventi incerti
(della guerra), piuttosto che alle anime: per
questa ragione attesto che un santo
conobbe per divina rivelazione, che in una
guerra morirono circa quarantamila soldati,
e, di essi, non più di sei avevano evitato la
dannazione eterna;

7. se, chi dà inizio ad una guerra, sa di
stare dalla parte della giustizia.
E se non si ha la certezza fondata, si
deve certamente più obbedire a Dio che al
proprio Principe.
La sua autorità, infatti, non ha accesso
al Tribunale del giudizio di Dio e neanche a
quello della retta coscienza;

8. se per un bene incerto, mai si dovrà
intraprendere il sicuro male della guerra;

9. se fosse fondata la ragione della
guerra, tutti si accostino al Sacramento
della Sacra Confessione e purifichino
l’anima, prima di esporsi incautamente ai
pericoli;

10. se con costituzioni, editti, ecc., si
garantisce a tutti (i soldati) che saranno
proibite le ingiuste rapine e le altre
scelleratezze, cosicchè ciascuno elevasse a
Dio una preghiera conforme al proprio agire:
“In te Signore ho sperato, non sarò confuso
in eterno; nella tua giustizia liberami […] e
portami via” (Sl. 30,2.16).

Allora, prima di intraprendere una
guerra, bisogna che gli i Teologi e i filosofi
retti e giusti diano il benestare.
La guerra, infatti ha come giusta
causa, il difendere la fede e la carità: e non
sono tanto Principi e secolari ad aver la
capacità di far discernimento sulla
(giustizia) della guerra, piuttosto di uomini
valenti, di profonda cultura ed altissimo
discernimento.
Perciò, o uomini belligeranti, lodate
Dio nel Rosario.

LA QUINDICESIMA BELVA INFERNALE E’ IL
DRAGO DELL’EMPIETA’.


Essa racchiude insieme tutto ciò che
rientra tra le irriverenze contro la Sacra
Fede: sono di tre specie, come tre sono i
generi di realtà sacre, ovvero, le Realtà in
sé, le loro parti (accessorie), le altre realtà
sacre: come i Sacramenti sono (la Realtà in
sè), i Sacramentali (le loro parti
accessorie), le cose consacrate e dedicate
al ministero (le altre realtà sacre).
Ivi stavano sotto gli occhi di tutti le
Simonie di chi indossa il pallio, che vincola
la libertà della Chiesa.

1. Si oppone ad essa, (la quindicesima)
Sorgente dell’Ave Maria, che corrisponde
alla parola “Christus (Cristo)”, ovvero l’Unto,
dal quale proviene tutta la forza e la santità
dei Sacramenti, tuttavia mediante il canale
della Madre di Dio, che, scrive
Sant’Anselmo, “è la Tesoriera di così grandi
Misteri”.

2. Guai a coloro che si crogiolano in
questo stato, gli Alcimo, i Giasone, i
Menelao, gli Antioco 305 ; questo immane
sacrilegio grida così terribilmente verso il
Cielo, che se Dio facesse udire
percettibilmente questo suono, esso
sarebbe così impressionante, che
rintronerebbe l’universo intero.
Il peccato (di simonia) dà cosi tanto
dispiacere a Dio, che se mai si
raccogliessero insieme tutte le sofferenze
fin dall’inizio del mondo, sarebbe
imparagonabile anche lontanamente al più
piccolo dispiacere (dato a Dio).
Il male (della simonia) è così orrendo
per Dio, che le scelleratezze di tutti i
peccatori sono nulla rispetto a questo
peccato.
Se Dio tramutasse tutti gli animali in
Draghi del sacrilegio e della bestemmia, le
loro esalazioni pestifere sarebbero di gran
lunga minuscole (e) impercettibili.

3. Così dunque, questa nefasta
scelleratezza aveva la forma di un Drago,
simile a quello (descritto) nell’Apocalisse,
avente sette teste, che si oppongono ai
Sette Sacramenti, e dieci corna, che si
oppongono al Decalogo.

4. Esso trascinava la terza parte delle
stelle del cielo, il numero di coloro che
approfittano sacrilegamente dei
Sacramenti.

5. E questo Drago faceva guerra
contro la Beata Vergine Maria e contro il
suo Figlio, proprio come quei simoniaci
ecc., dalla vita indegna, che fanno guerra
(al Cielo).

6. E il Dragone, dopo (aver fatto
guerra) alla Madre e al Figlio, esalò un fiume
sulfureo (Ap. 12,15), che sono le fetide
orazioni e le indegne celebrazioni di
Chierici, Religiosi e laici: così li sommergerà
la Giustizia castigatrice di Dio.

7. E il fiume che la terra ha inghiottito
(Ap. 12,16), è l’inferno, non il Cielo. E questo
perché tutte le loro opere sono terrene.
Guai, a quelli che perturbano così le
Cose di Dio, e le fanno diventare terrene e
sacrileghe.

8. Fanno guerra contro Michele e i suoi
Angeli (Ap. 12,7), perché sono ostili verso i
buoni e i giusti.
Essi uccidevano col solo sguardo degli
occhi; così (uccide) il sacrilegio con lo
scandalo.
Nella (sua) bocca famelica aveva più di
mille file di denti, dal momento che i
sacrileghi, nella loro bocca contaminata
ricevono le Santissime Specie
(eucaristiche).
Aveva sette bocche.
Avete udito che si sfogano contro i
sacrileghi più di settemila generi distinti di
tormenti, e, oltre a questi, moltissimi altri
(tormenti) accennati precedentemente.
I Dragoni portavano anche sette ventri,
così pure le dieci corna portavano
innumerevoli tormenti, e ripetendoli, li
rendono eterni.
E questo (Mostro), Dio tenga lontano
da noi.
Perciò lodate Dio nel Rosario. "


(Beato Alano della Rupe o.p.:
I SERMONI DI SAN DOMENICO RIVELATI AL BEATO ALANO
Libro III: CAPITOLO IV )


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