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La legittimità diplomatica della nota verbale della Santa Sede sul Ddl Zan - Corrispondenza romana

30 Giugno 2021

(Luca Della Torre) Che il Ddl Zan, promosso dal blocco delle sinistre al Parlamento italiano, sul tema del perseguimento penale dell’omotransfobia, sia un pessimo disegno di legge risulta evidente a qualunque cittadino di buon senso, sia sotto il profilo del merito che sotto quello procedurale giudiziario. Definizioni dei titoli del disegno di legge troppo vaghi, aleatori, discrezionali, che pongono in discussione il principio fondamentale della certezza del diritto; pericolosissime invasioni di campo in principii costituzionali quali la libertà di pensiero, di stampa, di insegnamento, e più ancora di pratica della fede religiosa, dal culto liturgico alle organizzazioni culturali, scolastiche, assistenziali.

L’ispirazione culturale che anima il Ddl Zan è peraltro ben nota: quel complesso intreccio di pensiero postmoderno di impronta laicista, libertaria, intimamente totalitaria che rimanda alla mente il pensiero unico di orwelliana memoria, in cui individualismo liberalista e centralismo postmarxista ritrovano le medesime radici anticristiane.
A riprova della inadeguatezza giuridica del Ddl Zan è molto utile evidenziare che in questa occasione non un solo autorevole giurista di area progressista, laicista abbia sollevato la propria voce per contestare con articolata argomentazione la piena efficace legittimità dell’intervento diplomatico della Santa Sede attraverso la nota verbale formale consegnata al governo italiano attraverso Mons. Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati (de facto l’equivalente del Ministro degli Affari Esteri).
E’ utile fare un poco di chiarezza riguardo alla dimensione “internazionale” dei rapporti tra governo italiano e Santa Sede, che ha il suo fulcro proprio nel Concordato, o meglio, nei Patti Lateranensi del 1929 che stabilirono il mutuo riconoscimento tra Regno d’Italia e lo Stato della Città del Vaticano.

I Patti Lateranensi, un trattato di Diritto internazionale a tutti gli effetti, furono composti da due parti: il Trattato, con cui l’Italia riconosce la piena sovranità ed indipendenza della Santa Sede e la fondazione dello Stato della Città del Vaticano, ed il Concordato, ovvero lo strumento giuridico che disciplina le condizioni civili e religiose per la garanzia e tutela dell’esercizio della libertà di fede cattolica tra i due soggetti di Diritto internazionale, Italia e Santa Sede.
Ancor oggi il modello del Concordato è lo strumento giuridico pattizio utilizzato e privilegiato dalla Santa Sede nelle relazioni internazionali per garantire la tutela di quella delicatissima sfera della libertà della persona umana che è la libertà religiosa.
I Patti Lateranensi erano e sono dunque un trattato internazionale in tutto e per tutto, garantiti come tali dalla sfera del Diritto internazionale (in particolare la Convenzione di Vienna sul diritto dei Trattati) a cui l’Italia si conforma, come afferma espressamente l’art.10 della Costituzione, assicurandone il rispetto. Ma il Concordato non solo è garantito e tutelato contro ogni violazione dall’art.10 citato, bensì anche dall’art.7 della Costituzione: al termine della Seconda guerra mondiale, infatti, l’Assemblea Costituente deliberò di “blindare” ulteriormente gli accordi tra Santa Sede e Italia inserendo i Patti Lateranensi nella Costituzione.

I giuristi parlano, al riguardo, di “costituzionalizzazione de facto” del Concordato, in quanto ogni eventuale modifica o revisione del Concordato può avvenire solamente previo pieno consenso di entrambe le parti, governo italiano e Santa Sede: in caso contrario si rende necessario addirittura un procedimento di revisione costituzionale, ovvero la promulgazione di una legge costituzionale che impone l’assenso e la convergenza di maggioranza e minoranza al Parlamento.
Ora, nel solco della rodata prassi di Diritto internazionale, la Santa Sede ha fatto ricorso allo strumento giuridico unanimemente riconosciuto nella relazioni internazionali tra le parti in un trattato pattizio: la cosiddetta “nota diplomatica verbale”, null’altro che una comunicazione formale, in forma scritta, con cui una dei due Stati presenta con chiarezza la propria posizione laddove ritenga che possano sussistere condotte giuridiche della controparte che rischino di violare il trattato sottoscritto. Tutto nella norma del Diritto internazionale pattizio dunque, e nessun presunto attentato alla sovranità esterna ed interna dello Stato italiano, come la vulgata dei mass-media progressisti vorrebbero far intendere.
Ma quali sono, nello specifico, i punti che hanno legittimato ad agire la diplomazia della Santa Sede a causa del Ddl Zan, in quanto potenzialmente in violazione degli accordi del Concordato e anche dei principii costituzionali in materia di libertà di fede religiosa?

Gli articoli 7 e 9 delle norma del Concordato prevedono una specifica dettagliata tutela del diritto di credo religioso: proprio in quanto la fede è una delle manifestazioni più profonde ed intime della libertà di pensiero della persona, lo Stato italiano si impegna testualmente a riconoscere che il carattere ecclesiastico e il fine religioso o di culto di una associazione o istituzione cattolica non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, mentre all’art.9 lo Stato italiano, nel rispetto del principio della libertà della scuola e dell’insegnamento e nei termini previsti dalla propria Costituzione, garantisce alla Chiesa cattolica il diritto di istituire liberamente scuole e istituti di educazione, ed a tali scuole è assicurata piena libertà.
La Chiesa cattolica ha in buona sostanza la piena libertà di svolgere la sua missione di evangelizzazione, educativa e caritativa. Per tali ragioni il trattato internazionale in cui è contenuto il Concordato assicura alla Chiesa cattolica la libertà di organizzazione, di esercizio del magistero, del ministero spirituale, la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Contro questi pilastri normativi di libertà riconosciuti in sede internazionale dal trattato del Concordato, e ovviamente anche dalla Costituzione italiana in materia di diritto interno nazionale, il Ddl Zan si scaglia con subdola tattica di avvolgimento: con la scusa dell’inflazionato richiamo generalista e confuso ai diritti umani, in realtà introduce parecchi elementi di persecuzione delle libertà personali, nello specifico della libertà di credo, di opinione, di insegnamento.

Molto concretamente, gli articoli 4 e 7 del Ddl Zan introducono di fatto, con subdola intenzione ideologica, la perseguibilità delle più semplici forme di credo religioso, manifestazioni di pensiero, opinioni, insegnamenti scolastici che non condividano l’impostazione ideologica in materia sessuale che impone il pieno riconoscimento della presunta teoria scientifica transessualista, della mai dimostrata teoria dell’identità di genere; che sostengano la dottrina bioetica che esclude la procreazione tramite utero in affitto o l’adozione di bimbi da parte di coppie omosessuali ; addirittura, all’art.7 si introduce una norma che istituisce una giornata appositamente dedicata alla ideologia del gender da celebrarsi in ogni scuola.
Lo scopo palese del Ddl Zan è quello di “obbligare” a una didattica ideologica a favore della teoria del gender che imbavaglia di fatto ogni libera manifestazione di credo religioso e pensiero contrario, anche se questi ultimi non integrano assolutamente manifestazioni di odio, incitazione alla violenza o peggio.

Un varco di violenza enorme contro la libertà di credo religioso viene aperto dal Ddl Zan, che prefigura l’incarnazione delle pericolose ipotesi dei reati di opinione contro chi manifesti fedeltà agli insegnamenti della fede cattolica: doveroso e legittimo, dunque, sia sotto il profilo giuridico che etico, l’intervento diplomatico della Santa Sede. (Luca Della Torre)

corrispondenzaromana.it


Sarebbe tutto perfettamente coerente se Bergoglio non avesse pronunciato il suo ELOGIO DELLA SODOMIA

padrepasquale
Ottimo articolo, chiaro e ricco di argomentazioni. Grazie