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Beata Edvige Carboni: "Vedevo i morti tra le fiamme del Purgatorio"

Edvige Carboni, una mistica sarda nata a Pozzomaggiore, in provincia di Sassari, il 2 maggio del 1880 ed in seguito trasferitasi a Roma e là deceduta nel 1952 all’età di settantadue anni.
Fin da giovanissima rinunziò alla scelta della vita religiosa per dedicarsi con eroismo, al servizio della mamma, della nonna e di altri familiari provati dalla malattia.

Fu arricchita di doni soprannaturali fino ad essere configurata, nella sua carne, a Gesù crocifisso. Le numerose grazie, seguite alla sua morte, indussero i Passionisti, nel 1968, ad iniziare i processi informativi sulla fama di santità per avviare la serva di Dio alla gloria degli altari. Nella sua biografia è scritto che nel 1950 le apparve una donna che le disse: “Io giaccio morta a tal punto. Sono nel Purgatorio, ma dovrò starci del tempo, perché Gesù non vuole che le donne facciano ciò che fanno gli uomini; desidera che esse restino a casa come ai tempi passati a compiere i loro doveri di mamme e di spose”.

La donna era precipitata in un burrone durante una scalata a una vetta alpina in compagnia della guida. Edvige Carboni poi scrisse nel suo diario: “ Mentre pregavo davanti al crocifisso, d’un tratto mi si presentò una persona tutta in fiamme. Sentivo l’orrore di quelle fiamme accese con violenza alle vesti della persona che mi era apparsa. Piansi tanto. Da quelle fiamme sentii una voce, appenata, ma distinta: “Io sono N.N.; il Signore mi ha permesso di venire a te affinché trovi un poco di sollievo per le pene che soffro in Purgatorio. Ti domando per carità di applicare in mio suffragio tutte le tue orazioni, patimenti, umiliazioni e abbandoni, e questo farai per due anni, se chi guida la tua coscienza te ne darà il permesso. La misericordia di Dio è infinita, ma altrettanto infinita è la sua giustizia; e nella gloria del Paradiso non si può entrare, se non si ha pagato fino all’ultimo spicciolo il debito contratto con la giustizia divina. Il Purgatorio per me è pesante perché ho atteso l’ultimo istante per raccogliere la voce di Dio che mi ha chiamato a penitenza”.

Dal diario della Carboni ancora leggiamo: “Ottobre 1943. mi si è presentata una persona. Non la conobbi; era vestita da ufficiale. “Sono morto in guerra –mi disse -, vorrei delle sante messe: Me le farete celebrare da monsignor Vitali; tu e Paola ( la sorella di Edvige) mi farete delle sante Comunioni”. Dopo fatte le Comunioni e fatte celebrare le Messe mi si presentò tutto risplendente e mi disse: “Vado in Paradiso ove pregherò per voi, specialmente per mons. Vitali. Sono russo e mi chiamo Paolo Vischin. Mia madre mi aveva educato nella santa religione, poi crescendo mi sono lasciato trascinare nella condotta non buona. In punto di morte mi pentii e ricordai le belle parole che, bambino, mi diceva la mamma. Gesù buono mi ha perdonato”. Mentre Edvige era ancora a Pozzomaggiore in Sardegna, una amica le chiese dei soldi in prestito. Passò del tempo e un giorno Edvige e tale donna erano in chiesa. Edvige si avvicinò e chiese: “potresti restituirmi la somma?”, l’altra la guardò storto e gli augurò: “ ti colga un fulmine!”. Questa maledizione pronunciata nel tempio impressionò Edvige che silenziosamente si allontanò. Nessuno seppe il fatto e anni dopo quando Edvige già viveva a Roma il suo pensiero tornò a quella donna e ne chiese notizie al Signore. La risposta fu: “È in Purgatorio e ne avrà ancora per otto anni”.

Edvige ne fu sinceramente addolorata. Insieme a sua sorella Paolina offrirono per lei suffragi e le applicarono pure le indulgenze del Giubileo del 1950. il Signore le diede una bella notizia. “ Domani N. N. sarà in cielo”. Erano le prime ore del mattino seguente quando l’antica debitrice le comparve e disse: “Grazie delle vostre preghiere, per le vostre offerte al Signore io salgo alla gloria del cielo. Grazie”. Come rileva il professore Ernesto Madau, il suo maggiore biografo, le anime del Purgatorio furono sempre in cima ai pensieri di Edvige e per esse offriva le sue sofferenze ed i suoi rosari, il suo lavoro domestico, le numerose messe che faceva celebrare offrendo la santa Comunione per esse.

La teste Flora Argenti riguardo alla devozione di Edvige per la Chiesa sofferente così depose: “Ella pregava assiduamente per le anime del Purgatorio. Continuamente queste anime purganti, per concessione divina, comparivano a lei perché raddoppiasse le preghiere per la loro liberazione e le lasciavano impronte e scottature del loro fuoco. E spesso io la vidi soffrire per queste piaghe. Allora si moltiplicava per pregare e faceva celebrare sante Messe… dopo la liberazione queste anime si presentavano tutte raggianti di beatitudine eterna a lei per ringraziarla. Ella, nelle estasi, vedeva anime che, appena morte cadevano nell’inferno, ed erano molte, e anime del fuoco del Purgatorio e anime che volavano in Cielo. Nel giorno dei morti vedeva stuoli e stuoli di anime che la ringraziavano e le dicevano di ringraziare le persone che avevano pregato per loro per volare in Paradiso”.

Una cosa che viene sottaciuta nelle biografie ufficiali:

Edvige scrisse nel suo diario: <<Mentre stavo pregando davanti al Crocifisso, una persona è apparsa improvvisamente in fiamme, udii una voce e disse: “Sono Benito Mussolini. Il Signore mi ha permesso di venire a voi per ottenere qualche sollievo dalla mia sofferenza in purgatorio. Vi esorto, come un atto di carità di darmi tutte le vostre preghiere, sofferenze e umiliazioni per due anni, se l’amministratore lo consente. La misericordia di Dio è infinita, ma così fa la sua giustizia. Non si può entrare in paradiso finché non avrai pagato fino all’ultimo debito con la giustizia divina. . Purgatorio è terribile per me, perché ho aspettato fino all’ultimo momento per pentirmi ”
Il primo giorno di primavera del 1951, Gesù mi ha detto dopo la Comunione: “Questa mattina, l’anima di Benito Mussolini è salita al cielo.” >>

Edvige Carboni

Rachele Mussolini – stesso nome della moglie di Mussolini, figlia di Romano e di Carla Puccini – nel suo libro Mia nonna e il Duce, (Rizzoli) racconta che la vedova era ossessionata dai sogni del marito. All’inizio lo vedeva triste, la giacca trapassata dai proiettili, via via le apparse più sereno finché non lo ritrovò giovane, tranquillo a dirle che, dov’era, non c’erano rancori. Pensò che era stato «accolto dal Signore». Voleva perciò una conferma autorevole e così, raccontava, decise di andare da Padre Pio, «l’unico sant’uomo di cui veramente mi fidassi». Continua il libro: «Si inginocchiò davanti a lui: “Sono la vedova di Benito Mussolini”. “Lo so”. “Che ne è di mio marito? Ha salvato la sua anima?”. “Perché lo chiedete a me? Non ve lo ha già detto lui quando è venuto a trovarvi?”. “Sì, me lo ha detto…”. “Alzatevi, donna pia, e andate in pace”».
L’anima di suo marito potrà andare in Paradiso.. in quanto si è pentito di alcuni suoi sbagli…
Mentre in un’altra occasione Padre Pio disse: Stalin e Hitler sono all’inferno.

lafedecattolicacristiana.blogspot.com/…/vedevo-i-morti-…

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