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4 gennaio 2014

Il nuovo allestimento della necropoli della via Triumphalis in Vaticano

Entro gennaio sarà possibile passeggiare tra i sepolcreti di una delle più importanti necropoli dell’antica Roma, a ridosso delle pendici nord-orientali del colle Vaticano lungo l’antica via consolare Triumphalis: una vasta area di circa mille metri quadrati in cui sono state rinvenute sepolture, mosaici, stucchi ed affreschi, usata dalla fine del primo secolo a. C. al IV secolo dopo Cristo. I Musei Vaticani nei giorni scorsi hanno presentato l’apertura al pubblico dell’ampliamento dell’area archeologica della necropoli lungo la via Triumphalis, con un nuovo percorso di visita arricchito da un rinnovato allestimento.

Così doveva apparire al viandante la necropoli lungo via Triumphalis alle pendici del colle Vaticano

L’ampliamento è il frutto degli scavi, curati dal Reparto Antichità Greche e Romane dei Musei Vaticani, realizzati tra il 2009 e il 2011. Un’attività che ha permesso di collegare tutte le zone interessate, nei decenni passati, da ricerche archeologiche che, appunto, hanno svelato la necropoli. Il nuovo allestimento collega infatti l’area dell’Autoparco, venuta alla luce con gli scavi effettuati tra il 1956 e il 1958, e quella emersa con gli scavi della zona di Santa Rosa, messi in atto nel 2003, fino ad ora disgiunte. Contemporaneamente, gli archeologi vaticani hanno proceduto alla schedatura e alla catalogazione dei materiali rinvenuti durante le varie campagne di scavo, sia quelle eseguite in passato, sia quelle dei tempi più recenti. Comunque, durante i lavori di allestimento per l’apertura al pubblico, l’intera area archeologica è stata sempre mantenuta aperta alle visite di studio.

Necropoli di S. Rosa, Colombario III, interno dopo restauro: sulle pareti nicchie per doppie olle decorate con stucchi; sul pavimento tappeto musivo a motivi geometrici con fori per la libagione nelle tombe sottostanti; mattone, stucco, terracotta, mosaico bianco-nero; costruito verso fine II – inizio III secolo d.C.; settore settentrionale della Necropli della via Triumphalis, Città del Vaticano

Il nuovo allestimento è stato finanziato con i contributi del Canada Chapter dei Patrons of the Arts in The Vatican Museum.”Questo scavo – spiega il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci – è stato finanziato dai Patrons. I musei Vaticani, a differenza di quelli italiani, possono contare ogni anno su 1,5-2 milioni di euro da spendere per restauri ed interventi di valorizzazione. Uno degli interventi che abbiamo attivato è proprio questo”. Nel dettaglio, l’ultima fase di lavori è stata “quasi del tutto finanziata dai Patrons che hanno offerto 650mila euro. Soldi serviti per gli scavi, gli apparati didattici, le passerelle e l’illuminazione -sottolinea Giandomenico Spinola, l’archeologo a capo dell’equipe che ha condotto i lavori -. L’obiettivo è quello di creare un laboratorio di scavo aperto al pubblico. Un luogo dove la gente potrà vedere l’area e i lavori che vengono mano a mano realizzati”. Tornano così visibili al pubblico – ampliati, riallestiti e musealizzati con passerelle e apparati didattici multimediali – gli scavi archeologici di epoca romana che si estendevano sotto l’intero colle Vaticano. Entro il mese a gruppi di 25 persone, accompagnate da una guida esperta plurilingue, sarà finalmente possibile passeggiare nel sepolcreto, tra piccoli mausolei, sarcofagi finemente scolpiti, statue, stucchi, mosaici, affreschi e bassorilievi con epigrafi che raccontano le vite di coloro che riposano sulle pendici dell’antica collina. Il visitatore – in un percorso hi-tech – potrà anche consultare i monitor touch-screen dislocati in undici postazioni, ciascuna delle quali illustra l’intera area archeologica e più approfonditamente la specifica porzione del sito antistante, con ricostruzioni virtuali e schede informative sulle sepolture. L’apparato didattico si avvale anche di una serie di pannelli esplicativi e di due filmati, uno storico-documentario e l’altro con ricostruzioni tridimensionali. “Stiamo attrezzando un sistema di visita – spiega Paolucci -, vogliamo che tutta la parte scavata del Vaticano, ovvero gli scavi di Santa Rosa, quelli dell’Autoparco e la nuova parte, siano resi visitabili. Stiamo studiando dei sistemi particolari, come ad esempio un biglietto unificato per gli scavi, per il museo e per i giardini”.

Nel nuovo allestimento previsto un percorso hi-tech con postazioni multimediali

Il nuovo percorso di visita si snoda attraverso i resti della Necropoli, offrendo al visitatore la possibilità di ammirare il sepolcreto nel suo insieme, ma anche di apprezzare con una visione ravvicinata i numerosi apparati decorativi: marmi, mosaici, stucchi, affreschi tornati a nuovo splendore dopo i recenti restauri. Fra le considerevoli novità dello scavo si segnala il rinvenimento di un’area destinata alle cremazioni (ustrino), che raramente si conserva in complessi di questo tipo. Due nuove vetrine sono state allestite con un criterio tematico: la suppellettile usata per i rituali funerari, gli oggetti personali del defunto, i diversi apprestamenti per le sepolture a incinerazione o a inumazione. Una terza nuova vetrina illustra lo scavo 2009-2011 secondo il metodo stratigrafico degli archeologi, in modo da mostrare un vero e proprio ‘spaccato’ sintetico della sezione di scavo. Lungo il percorso di visita sono stati esposti anche altri reperti provenienti da vicine aree della stessa Necropoli non più visibili (Settore dell’Annona) o non abitualmente aperte al pubblico (Settore della Galea), in modo da integrare e ulteriormente valorizzare la musealizzazione del sito.

Le necropoli di via Triumphalis e via Cornelia in Vaticano

Le due aree cimiteriali dell’Autoparco e di S. Rosa – insieme ai vicini Settori detti “della Galea” e “dell’Annona” – costituiscono parte di un grande sepolcreto disposto lungo l’antica via Triumphalis, che da Roma, conduceva a Veio (Isola Farnese), attraverso Monte Mario. Grazie a quest’ultimo ritrovamento, ora in Vaticano sono accessibili due delle più complete e documentate necropoli della Roma d’età imperiale: quella lungo la Via Cornelia (visitabile negli scavi sotto la Basilica di San Pietro), dove si trova la tomba del Principe degli Apostoli, e questa della via Triumphalis, il cui nome molto probabilmente risale alla vittoria di Furio Camillo nel 396 a.C. sulla città di Veio, al quale fu concesso il trionfo proprio sulla strada che da Veio portava al Colle del Campidoglio.

Lo scavo ha portato alla scoperta di circa quaranta edifici sepolcrali – di piccola e media grandezza – e più di duecento sepolture singole disposte su diversi livelli e segnalate da cippi, stele, altari e lastre, spesso dotate di iscrizioni: tale apparato epigrafico risulta di eccezionale interesse storico-sociale. La maggior parte delle tombe si trova in ottimo stato di conservazione ed è databile tra la fine del I sec. a.C. e gli inizi del IV sec. d.C.: all’incirca, dall’epoca di Augusto a quella di Costantino. Alcuni edifici presentano interessanti decorazioni parietali ad affresco e a stucco e pavimenti a mosaico. Inoltre, sono tornati alla luce altari funerari, urne, sarcofagi con soggetti figurati a bassorilievo. Di particolare interesse è il sarcofago del giovane equites (cavaliere) Publius Caesilius Victorinus (270-290 d.C.), che presenta la figura di un’orante accanto ad un albero con sopra un uccello: tale iconografia sembra riportare il defunto in ambito cristiano, in un periodo precedente alla pace costantiniana (Editto di Milano, 313 d. C.). Talvolta, nei testi vengono specificati il mestiere e/o il luogo d’origine di questi personaggi, offrendo un interessantissimo spaccato di vita quotidiana. Il corredo tombale è costituito soprattutto da lucerne e recipienti ancora al loro posto, pronti ad essere utilizzati per le offerte ai defunti; sopra alcuni altari si riconoscono i fori per appendere le ghirlande di fiori.


Alcune sepolture rinvenute nella zona dell’autoparco

Lo scavo, che secondo Spinola rappresenta una “vera rarità”, ha portato alla luce un’area nella quale è stata sepolta «gente di classe medio bassa: schiavi, liberti e artigiani. Solo in un’ultima fase del suo impiego, la necropoli ha ospitato persone più ricche. È successo che le famiglie di cavalieri comprassero le tombe più povere, ormai in abbandono, riconvertendole in tombe più ricche. Per questo -aggiunge l’archeologo- ci sono sarcofagi e mosaici di un certo pregio”. Le tombe sono state rinvenute in un ottimo stato di conservazione: “L’area è stata oggetto di frane: la ghiaia e l’argilla hanno sigillato le tombe permettendo che arrivassero a noi intatte come sono state lasciate. Ciò consente -dice Spinola- di disporre di una messe infinita di informazioni su quello che le fonti latine non dicono. Le fonti parlano di grandi tombe e di grandi uomini. Qui, invece, la storia è fatta dalla gente più semplice”. Persone comuni come ad esempio Alcimo, schiavo di Nerone addetto alle scenografie del teatro di Pompeo. I resti vanno dunque inquadrati nell’ambito “familiare e di quartiere”.

La sepoltura di un bambino dalla necropoli di S.Rosa

Un’altra particolarità è che la necropoli era di fatto “multietnica”. “Furono sepolte -racconta Spinola- persone di origine asiatica o palestinese. Un dato emerso grazie ai nomi riportati sulle iscrizioni, dai quali si deduce la provenienza dei defunti”. A conferma della volontà di considerare quest’area archeologica un vero e proprio laboratorio di ricerca, conclude Paolucci -, bisogna ricordare anche le indagini e gli approfondimenti scientifici in corso, quali le prospezioni con il georadar e le analisi antropologiche. Riguardo queste ultime, per le incinerazioni le ricerche sono state eseguite dal prof. Henri Duday dell’Università di Bordeaux, in collaborazione con l’Ecole Française de Rome; per le inumazioni, dal Servizio di Antropologia della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, coordinato dalla dott.ssa Paola Catalano.
Marziale
Impressionante!