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La "profezia" di C.S. Lewis (non sua...), anno 1942. Il diavolo: «La paura di ammalarsi li ha resi prigionieri dell'Inferno»

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il professor Ettore Gotti Tedeschi ci ha regalato una perla – non sua, ma custodita nel suo portagioie – di Clive Staple Lewis, il grande scrittore anglicano britannico. Buona lettura, davvero. Non per dire.

Attenzione: Era una perla davvero non sua, come ci ha chiarito, ma neanche del grandissimo C.S. Lewis. È un pregiato “falso d’autore”, cioè qualcosa che Lewis avrebbe potuto scrivere, ma che non ha scritto. E a Gotti Tedeschi questa perla (coltivata, ahimè, non autentica) è stata regalata da un amico scrittore…Ma è molto godibile, egualmente, e purtroppo è davvero una parabola di quello che stiamo vivendo…


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Caro Tosatti, lei mi permetterebbe uno Stilum Curiae, senza nessun commento, peraltro non necessario. C.S.Lewis ( scrittore irlandese 1898-1963 ) noto per le Cronache di Narnia e la sua amicizia con Tolkien, scrisse Lettere di Berlicche, nel quale immaginò la corrispondenza tra un diavolaccio anziano e furbacchione e suo nipotino apprendista diavoletto custode. Lo spirito del libro sta nel tentativo di recuperare il senso del peccato, piuttosto banalizzato proprio da parte di chi doveva invece spiegare come lottare per vincerlo. Ma il riferimento a ciò che sta accadendo oggi con il coronavirus è realmente “unico”.

Suo Ettore Gotti Tedeschi


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Estratto da “Le Lettere di Berlicche” di C.S. Lewis, pubblicato nel 1942.

E come hai fatto a portare così tante anime all’inferno all’epoca?

Per la paura.

Oh, sì. Strategia eccellente; vecchia e sempre attuale. Ma di cosa avevano paura? Paura di essere torturati? Paura della guerra? Paura della fame?

No. Paura di ammalarsi.

Ma allora nessun altro si ammalava all’epoca?

Sì, si ammalavano.

Nessun altro moriva?

Sì, morivano.

Ma non c’era cura per la malattia?

C’era.

Allora non capisco.

– Come nessun altro credeva o insegnava sulla vita eterna e sulla morte eterna, pensavano di avere solo quella vita, e si sono aggrappati a lei con tutte le loro forze, anche se gli costava il loro affetto (non si abbracciavano né salutavano, non avevano alcun contatto umano per giorni e giorni!); i loro soldi (hanno perso il lavoro, speso tutti i loro risparmi, e si credevano ancora fortunati essendo impediti di guadagnarsi il pane! La loro intelligenza (un giorno, la stampa diceva una cosa e il giorno dopo si contraddiceva, eppure credevano a tutto!), la loro libertà (non uscivano di casa, non camminavano, non visitavano i loro parenti… Era un grande campo di concentramento per prigionieri volontari! Ahahahahah!). Hanno accettato tutto, tutto, purché potessero prolungare le loro vite miserabili un altro giorno. Non avevano più la minima idea che Lui, e solo Lui, è colui che dà la vita e la finisce. E ‘ stato così! Facile come non era mai stato”.

Fonte:

www.marcotosatti.com

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APPROFONDIMENTO TEMATICO:

Così ragiona il “NEMICO”: Le nuove Lettere di Berlicche


Il Nemico. Ossia il Grande Tentatore. Chiamatelo come volete ma… vi siete mai chiesti come possa ragionare il nemico?

I più abili strateghi di sempre hanno ottenuto le più grandi vittorie non solo per avere avuto una nuova tattica originale, ma per aver adattato la propria tattica a quella dell’avversario! Questi acuti strateghi sono dunque persone che sanno innanzitutto ascoltare l’avversario…

Noi ci immedesimiamo mai nei panni del “diavolo tentatore”? Sembra una cosa da bambini, fin quasi infantile. Invece non lo è affatto.

Questo post è un invito alla lettura del libro LE LETTERE DI BERLICCHE, di C. Lewis (l’autore delle Cronache di Narnia, amico di Tolkien), ma vi segnala anche un blog interamente dedicato a Berlicche e alle Nuove lettere di Berlicche proposte dal moderatore del blog.

Ne ho scelta una molto simpatica e ve la posto qui. Nei commenti vi ho aggiunto un ulteriore pensiero a riguardo.

Le nuovissime lettere di Berlicche – XXXI – I sassi e il pane

Dal BLOG di BERLICCHE: berlicche.wordpress.com/…egory/le-lettere-di-berlicche/


Caro nipote Malacoda,

Negli studi che hai compiuto per diplomarti diavolo tentatore ci sono alcune lacune. O meglio: tra le tue corna c’è così poca sostanza che lo sforzo compiuto da noi demoni maggiori per inculcarti un po’ di comprensione è andato completamente a vuoto.

Non credere che noi agli umani dobbiamo portare per forza la distruzione, la fame, la miseria. Sono sicuro che tu sappia quanto siano soddisfacenti per noi queste cose: non occorre trascurare niente di quello che potrebbe ferire il Nemico e le sue creature. Ma sarebbe sbagliato credere che siano questi i nostri fini. Al contrario: ai nostri protetti dobbiamo promettere con sincerità (per quanto questa ci è possibile) pace, abbondanza, ricchezza.

E’ il Nemico di lassù, infatti, quello che porta lo scontro, la divisione, la povertà, l’umiliazione, l’insignificanza. E’ per ribellarsi a questa situazione che il nostro Sommo Condottiero è stato temporaneamente costretto quaggiù: la Sua luce era tanto forte che eclissava tutte le altre, che sicuramente per invidia hanno congiurato contro di lui. Fosse per noi, fosse solo per noi, tutto sarebbe quieto e ognuno farebbe quello che più gli aggrada in libertà.

Vedi, mi ricordo bene quel giorno nel deserto. Avevamo mandato dal Figlio del Nemico il nostro tentatore più capace. Era la nostra occasione buona. Avesse accettato la nostra proposta! Sarebbe stato felice, per un po’. Pane dai sassi! Più nessuno avrebbe avuto fame. Non sarebbe stato bello? Basta con le sofferenze. Più nessuna ricerca, tutti grassi e felici come vermi nel burro. E il Figlio avrebbe finalmente fatto a meno del Padre. Sarebbe stato tutto nostro. E come avremmo trasformato questo mondo! Invece di quelle odiose piante, quegli inutili animali che il Nemico vi ha messo così inefficientemente dentro avremmo costruito il nostro giardino…

Ecco di cosa devi convincere i tuoi pazienti. Che devono impegnarsi come prima cosa per la pace, contro la fame, contro la povertà . E che quindi la Chiesa del Nemico è un ostacolo, perchè si rifiuta di trasformare i sassi in pane, porta la divisione e si rifiuta di vendere tutti gli arredi sacri per i poveri. Che non vuole insomma adorare la pace, l’opulenza, la ricchezza e continua a preferire quel Figlio del Nemico che ci ha rifiutato. E quindi in nome della pace deve essere distrutta, in nome della lotta alla povertà spogliata di tutto, e impedita a parlare in nome della libertà di espressione.

Noi possiamo dare loro tutto quello che vogliono: di questo li devi convincere.
In cambio di un po’ di gratitudine, di un minimo di riconoscenza, è chiaro.
Procureremo loro pace e ricchezza; per questo gli piaceremo, anzi, ci adoreranno. Poi glieli toglieremo, quando farà più male, quando saranno nostri, è chiaro: ma anche noi dovremo pur mangiare, no?


Tuo zio Berlicche

Fonte:

andreamacco.wordpress.com/…le-nuove-lettere-di-berlicche/

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E CE N'È ANCHE UNA SULLA MISERICORDIA... QUELLA DIABOLICA OVVIAMENTE!...

“Cos’è la misericordia?” - Chiese il giovane al suo maestro.

“La misericordia?” - L’anziano ci pensò un attimo.

“Immaginati” -disse - “un vecchio, un nonnino, che ha lavorato una vita, e che ora ce la fa a malapena a sopravvivere, senza nessuno, solo con i suoi ricordi. Misericordia è accostarsi a lui silenziosamente e sopprimerlo, in modo che la smetta di rubare spazio e cibo alla gente più giovane.

Misericordia” - continuò - “è liberare le donne dal fardello gravoso di far nascere e allevare un figlio; che possano essere allegre e produttive finché possono, contribuendo al benessere dei loro datori di lavoro. Misericordia è impedire che i giovani creino famiglie, fonte di preoccupazione e disagio, e battersi perché si godano invece la loro incoscienza il più superficialmente possibile. Più a lungo resteranno irresponsabili meno soffriranno per colpa della responsabilità. Misericordia è procurare bambini a degli adulti perché possano sfogarsi, o giocare, o li possano comunque usare per alleviare le loro frustrazioni, di qualsiasi tipo esse siano. Misericordia è far sì che gli uomini non vedano il male nei loro simili, ma considerino tutti buoni, tranne coloro che impediscono loro di fare quello che desiderano. Quelli sono ostacoli alla piena felicità che vanno misericordiosamente eliminati, che non infettino la purezza delle menti altrui. Misericordia è distruggere quanto infastidisce, in maniera da liberare le menti da ogni cattiva vibrazione. E’ scusarsi con i potenti di qualsiasi cosa ci accusino, non per umiltà o pentimento, ma per compiacenza, in modo da non inquietarli. E’ fare sentire in colpa per cosa non si è fatto e perdonarsi per ciò che si fa. Misericordia è impossessarsi delle parole e dei fatti e piegarli per rendere il mondo un posto migliore per se stessi. Ecco, tutto questo è per me la misericordia”.

Il giovane rimase un poco silenzioso.

“Uh”, disse alla fine, “Zio Berlicche, queste tue definizioni di misericordia hanno qualcosa di strano…”

L’arcidemone fissò con disprezzo il suo giovane allievo.

“Niente affatto, Malacoda. Questo è ciò che dobbiamo insegnare agli umani. Fai come loro: impara e metti in pratica. Perché se non avessi appreso la lezione, con te non avrò misericordia”.
Maria Di Guilmi shares this
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Massimo M.I.
Sembrerebbe che l'elit abbiano recepito questi precetti 🤔

Altro colloquio: youtu.be/X9iz2JllA24