La storia di Tertulliano uno dei più illustri dottori della Chiesa

[G. Panzini. “Compendio storico dei Padri della Chiesa, Napoli, 1905]

Tertulliano (Quinto Settimio Plorenzio). Uno dei più illustri Dottori della Chiesa, nacque a Cartagine, capitale dell’ Africa, verso il 160, era figlio di un Centurione delle truppe proconsolari. Era stato pagano ed si era abbandonato alla vita dissoluta. Lo confessa egli stesso, e dice che non restava al mondo che per farne penitenza. I suoi sregolati costumi non gli impedirono di rendersi esperto in tutte le scienze, e particolarmente nella giurisprudenza romana. Studiò la lingua latina e la greca. La costanza dei Martiri nei più crudeli tormenti, il potere che avevano i Cristiani di cacciare i demoni e di fare ammutolire gli oracoli dei falsi dèi, e finalmente il timore dei giudizi di Dio persuase Tertulliano ad abbandonare i suoi errori per abbracciare il Cristianesimo. S’ignora il tempo e le circostanze della sua conversione; ma è certo ch’egli era già Cristiano, e da qualche tempo, allorché scrisse la sua dotta Apologia, nel principio del Secolo III. Da quest’Opera si rileva ch’egli era sin d’allora bene istruito nella religione. Aveva moglie, come apparisce da due libri, ch’egli le indirizza. Non si può dubitare ch’ella non sia stata Cristiana, perché in uno dei libri suddetti l’avverte che se Dio lo chiamasse a sé prima di lei, ed ella volesse rimaritarsi, era obbligata a sposare un Cristiano, poiché S. Paolo a questa sola condizione solamente permetteva le seconde nozze. Egli meritò, separatosi già dalla moglie, per la sua dottrina e virtù morali d’essere innalzato al Sacerdozio, ma non si sa 1’anno della sua Ordinazione. Tertulliano trovandosi a Cartagine, scoprì 1’eresia, che Prassea seminava contro la fede della Trinità. Prassea vedendosi scoperto, ritrattò il suo errore. Questa è l’unica cosa che sappiamo di lui mentre era Cattolico. – Tertulliano aveva un ingegno vivace, ardente e sottile. Benché egli parli poco vantaggiosamente dei propri studi, i suoi libri provano a sufficienza che aveva studiato tutte le scienze. L’elocuzione sua è un po’ dura, ma sovente accompagnata da una nobiltà, da una vivacità e da una forza che destano meraviglia. Si vede ch’egli aveva molta lettura di S. Giustino e di S. Ireneo. Tertulliano disgraziatamente non perseverò sino alla fine; l’invidia, dice S. Girolamo, e qualche male trattamento ricevuto dai compagni, lo precipitarono negli errori di Montano e spregiò le censure della Chiesa. Si crede da alcuni che fosse tratto in quel partito da Proclo, famoso Montanista, che aveva gran riputazione d’ eloquenza e di virtù. Tertulliano aveva anche una severità naturale, che lo portava sempre al maggior rigore; e quindi non è da stupirsi ch’egli sia stato sedotto da una setta di eretici, che vantava di menar una vita più austera e di custodire una continenza più esatta che i medesimi Cattolici: ma ad onta di ciò egli continuò a recare grandi benefici al Cristianesimo, combattendo tutte le eresie. D’altronde non ostante questi errori nei quali cadde, e che portarono la rovina della sua grand’anima, i libri che scrisse nel seno della Chiesa, non cessano di essere un prontuario di profonda teologia, ed Egli sarà sempre uno dei più rinomati Apologisti della Religione Cristiana. Tertulliano morì nel 245.

OPERE
Non v’ha quasi scritto di Tertulliano, in cui non s’incontrino opinioni poco esatte, o almeno espressioni dure e singolari. Spira nondimeno tanta devozione da tutto ciò ch’egli ha composto, essendo Cattolico, e tanta forza e sublimità e penetrazione in quelle Opere nelle quali prende a difendere la verità, anche dopo la sua diserzione, che la lettura può esserne sempre utile: ma fa d’uopo avere di molti lumi per distinguere i buoni raziocini dai meno esatti, dei quali talvolta usa servirsi. – Possono essere divise in tre classi le Opere di Tertulliano: 1. Quelle che ha composto contro i Pagani. 2. Quelle nelle quali combatte contro gli Eretici. 3. Finalmente quelle che destinò all’istruzione dei Fedeli. Le di lui opere di pietà sono: 1.° I trattati del Battesimo, della Penitenza, dell’Orazione, della Pazienza, contro gli spettacoli, e dell’ ornamento delle donne. – 2.° Il trattato delle prescrizioni. Le varie sètte di eretici antiche e recentemente nate, che disonoravano il nome Cristiano ai tempi di Tertulliano, lo indussero a scrivere questo Trattato. Questa voce è tolta dalla giurisprudenza, ed è una ragione di non procedere a trattare del merito delle pretese altrui, fondate sul quieto possesso d’ un gran numero di anni. – 3. La sua “Apologia per la Religione Cristiana contro i Pagani”. È questa la più celebre e la più importante Opera di Tertulliano. Egli ha trattato la materia profondamente, a dato un colpo fatale all’Idolatria. Duolsi dapprima che vengano condannati i Cristiani senza essere uditi; nel tempo che la libertà di difendersi viene accordata anche ai maggiori scellerati. Egli è quindi ben chiaro, dice egli, che l’odio è al nostro nome. La confessione di Cristiano basta per farci condannare; ella sola ci espone all’odio pubblico; e l’odio di questo nome è sì cieco nella maggior parte degli uomini, che dicendo bene d’uno di noi vi mescolano sempre rinfacciamenti del nome: È una buona persona il tale: ma è un peccato che sia Cristiano ecc. Vi è nel suo Apologetico una parte sì sublime che stimo necessità trascriverla interamente. “Io ne chiamo in testimonio, (dice egli) i vostri atti, o voi che presiedete tutti i giorni al giudizio degli accusati; qual seduttore, qual ladro, qual assassino, qual sacrilego, è egli iscritto come Cristiano nei vostri registri ? O allorché i Cristiani compariscono in questa qualità davanti a voi, chi tra di loro è trovato colpevole di questi delitti? È dei vostri che rigurgitano le prigioni e le miniere; è dei vostri che s’ingrassano gli animali; è fra i vostri che gli appaltatori dei massacri reclutano incessantemente quei branchi di rei destinati ai vostri divertimenti. Colà nessun Cristiano, o per essere solo Cristiano. Se egli è incolpato di un altro delitto, da quell’istante non è Cristiano. Noi soli dunque siamo innocenti. Perché sorprendersene, quando è per noi una necessità di esserlo? Sì, ella è per noi una necessità. Istruiti da Dio, noi conosciamo perfettamente la virtù, che un maestro perfetto ci rivela, e la pratichiamo fedelmente per ordine, e sotto gli sguardi di un giudice formidabile. Tra voi essa è insegnata dall’uomo. Voi non potete dunque né come noi conoscerla, né come noi praticarla: tutto vi manca, e la pienezza della verità, e la terribile sanzione del dovere. Che è la sapienza dell’ uomo per mostrare ciò, che è veramente utile? Che è la di lui autorità per condannarlo? l’una s’inganna sì facilmente, come facilmente si disprezza 1′ altra. Ed in realtà qual è il precetto più completo, quello che dice: tu non ucciderai, o quello che proibisce eziandio la collera? Qual è il più perfetto di vietar 1’adulterio, o la semplice concupiscenza degli occhi, le azioni cattive, e puranco le parole maligne? Di proibire l’ingiuria, e d’inibire eziandio di vendicarla? e ancora sappiate, che ciò che sembra tendere alla virtù nelle vostre leggi, esse lo hanno ricevuto da una legge più antica, dalla legge divina. Tuttavia che è in sostanza 1’autorità delle leggi umane, che 1’uomo elude celando il suo delitto, e che affronta volontariamente, o per necessità? Considerate inoltre la brevità del supplizio, che la morte termina, qualunque egli siasi. Per noi che dobbiamo essere guidati da un Dio che tutto vede, e che sappiamo che le sue punizioni sono eterne, noi abbracciamo solo la virtù, e perché perfettamente la conosciamo, e perché non sono vi ombre dense abbastanza per nascondere il delitto, ed a motivo della grandezza del supplizio, lungo non solo, ma eterno. Noi temiamo il supremo Giudice, noi temiamo Iddio, e non il Proconsole, (Capp. XXXVI, XXXVII, XXXVIII). 4. I due libri ai Gentili, dei quali il soggetto è lo stesso, che quello dell’Apologia. Libri che scrisse nel medesimo tempo, vale a dire in uno dei primi anni del 3.° secolo. – 5. Il libro della testimonianza dell’anima, che tratta della medesima materia, poiché non fa che stendere ciò che aveva detto nell’Apologia in poche parole a proposito della testimonianza, che 1’anima rende naturalmente all’esistenza di un Dio solo. Anche lo scopo n’è il medesimo, cioè la difesa della Religione Cristiana. Le altre opere di Tertulliano sono per la maggior parte state composte dopo la sua caduta. Debbonsi distinguere quelle nelle quali attacca la Chiesa Cattolica, da quelle nelle quali combatte gli eretici relativamente ad alcune verità, su delle quali i Montanisti e i Cattolici erano d’accordo. Queste ultime contengono cose pregevolissime. Così: 1. Il Trattato contro Marcione, merita d’ essere guardato come un tesoro d’antica Teologia — 2. Il Trattato contro Prassea, in cui Tertulliano difende la fede della Trinità SS.a a fronte di quell’eretico, che, dopo d’avere abiurato il suo errore, vi ricadde di nuovo. Gli scritti di Tertulliano condannati dalla Chiesa sono: i libri della Monogamia, dove condanna come illecite le seconde nozze — della Pudicizia, dove sostiene, che chi ha violato le leggi della castità non può essere riconciliato con Dio – quello dell’Anima, in cui dice ridicole cose della di lei natura. Quello del Pallio, e prende a dimostrare che aveva avuto ragione di lasciare la veste romana per assumere il pallio filosofico. V’ha molta erudizione in quest’Opera, non vi è cosa contro la Chiesa, ma non vi si trova tutta la gravità e saviezza che si vorrebbe aspettare da un uomo di riputazione sì grande. Nei libri della Corona e della Fuga egli insegna contro il sentimento dei Cristiani che non era permesso ai soldati cristiani di portare sul capo una corona d’alloro, né di fuggire la persecuzione. Scrisse finalmente sei libri intitolati dell’estasi, il soggetto dei quali si è di sapere se i Profeti veri conservavano sempre la libertà dello spirito e del giudizio, come dicevano i Cattolici contro Montano. Questi sei libri sono perduti, come anche la risposta ch’egli fece a S. Apollonio, che li aveva confutati. Tertulliano pretendeva che Dio per un effetto mirabile della sua provvidenza, avesse di nuovo mandato lo Spirito Santo, e riempitene i suoi servi come aveva promesso loro per bocca di Gioele; ch’Egli aveva preparato questo rimedio contro l’incredulità degli eretici e la debolezza dei Cattolici ch’egli chiama psichici, cioè, carnali. Tertulliano si divise finalmente dai Montanisti, e fece Assemblee particolari; vi erano ancora suoi seguaci a Cartagine 200 anni dopo, e Dio si servì di S. Agostino per farli rientrare in grembo alla Chiesa Cattolica. – Abbiamo varie edizioni delle sue Opere. Quelle di Rigault e Pamilins sono le più stimate.