Fatima.
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IL COMPAGNO GESÙ

Giovannino Guareschi.

In una storia mette in bocca ad un personaggio: Noi dimostreremo la tesi che il Figlio dell’uomo si fa ‘dio’


Cabassa è in su, verso monte insomma: un porco paese dove si semina granoturco e nascono comunisti. Durante la guerra, siccome a due chilometri da Cabassa c'è un ponte, vennero quegli stramaledetti che buttano giù bombe sui ponti e cosi, mentre il ponte neanche fu toccato, andarono in briciole sette case e la chiesa. Allora, per prima cosa, tutti snocciolarono quattrini e rimisero in piedi la chiesa: ≪Se no≫ dissero i ≪rossi≫ ≪che gusto ci troveremo, quando faremo la rivoluzione proletaria, se non avremo neanche uno straccio di chiesa da distruggere?≫.
Poi la rivoluzione non veniva mai, ma i ≪rossi≫ quasi ne avevano piacere: ≪Cosi≫ dicevano ≪il Padreterno si affeziona sempre di più alla chiesa e, quando gliela buttiamo giù, gli facciamo maggior dispetto≫.
Inoltre potevano battagliare col parroco e questa era una cosa molto importante.
≪Più che distruggere le chiese≫ diceva sempre il capo dei ≪rossi≫ ≪quello che importa e fare in modo che la gente si allontani dalla Chiesa: riuscire insomma a convincere la gente delle falsità che la Chiesa tiene da secoli in circolazione per addormentare il popolo.≫
Il capo dei ≪rossi≫ di Cabassa era uno in gambissima: un intellettuale, uno che aveva studiato a scuola e poi aveva studiato in prigione, poi aveva studiato all'estero e poi era ritornato a studiare a casa. Capace di fare dei discorsi di due ore senza neanche tirare il fiato: quelli di Cabassa ci sguazzavano dentro e, quando il capo veniva mandato dalla federazione a tenere dei discorsi nei Comuni vicini, c'era sempre un sacco di gente che montava in bicicletta e lo andava a raggiungere per sentirlo parlare e gridargli: ≪Bravo, Cisto!≫, anche se dovevano macinare trenta o quaranta chilometri.
Come succede con le squadre di football.
Il capo aveva dichiarato guerra a oltranza al Padreterno: però non era di quelli che, per combattere il Padreterno, buttano le bombe sulle processioni o sparano schioppettate sulla schiena dei preti.
≪Abbiamo davanti un nemico intelligente e fortissimo≫ diceva sempre Gisto ≪quindi bisogna battersi con astuzia; non si può dire a un cristiano: "Tu non devi più credere e non devi più andare in chiesa", invece bisogna dirgli: "Bravo, sono anch'io un cristiano come te e in chiesa ci andremo insieme". Poi lo si piglia a braccetto e, parlando di Santi e di Madonne, lo si porta su un'altra strada. Per la nostra strada.≫
Si avvicinava il Natale e Gisto fece una riunione straordinaria.
≪Il Natale≫ disse Gisto ≪è la pacchia dei preti per via che tutti ci cascano nella storiella di Betlemme e anche i più indifferenti va a finire che, per la Messa di mezzanotte, finiscono in chiesa. Quest'anno bisogna che noi ci mettiamo al forte per impedire che questa porcheria si ripeta.≫
Ognuno fece la sua proposta: incendiare la chiesa, legnare parroco e fedeli e roba del genere. Gisto scosse il capo e si mise a ridere.
≪Queste sono proprio le cose che cercano i preti! L'idea di stangare i preti, di incendiare le chiese e di rompere la testa a chi va in chiesa e ottima, ma è da applicare in un secondo tempo. Adesso si tratta di minare le basi della Chiesa, poi, quando i muri saranno traballanti, si comincerà a stangare e tutto verrà giù. Per impedire alla gente di andare a Messa la Vigilia, bisogna prenderla a braccetto e portarla da un'altra parte. Insomma: esalteremo anche noi la Natività, ma in modo tale da attirare l'interesse e la curiosità della gente, e in modo tale da svuotare la Natività di ogni significato tradizionale.
Intanto, per prima cosa, si fonda un "COMITATO DI FRATELLANZA CRISTIANA" che organizza per la sera della Vigilia una "Sacra Rappresentazione" all'aperto.≫
≪Una parodia, insomma≫ osservo qualcuno.
≪Parodia un accidente!≫ grido Gisto. ≪Stiamo freschi se tiriamo fuori le parodie! Una cosa seria, spaventosamente seria. Il segreto è appunto nella sua serietà: la gente deve rimanere ingannata, trovarsi nel roccolo senza saperlo.≫
Il capo trasse da una busta un fascicoletto manoscritto.
≪Il concetto è chiaro: noi facciamo una rievocazione della natività tale e quale la fanno i preti. Con gli stessi, identici, precisi elementi. Però, mentre i preti dimostrano la tesi del figlio di Dio che si fa uomo, noi dimostreremo la tesi del figlio dell'uomo che si fa ‘dio’. Roba che lì per lì sfugge, ma che e d'importanza basilare.≫
Gisto passò a spiegare.
≪Occorre poca roba: in piazza, davanti alla casa bombardata del Giobini, si pianta un gran palco a un metro e mezzo da terra.
Le macerie fanno da scena, basta aggiungere dei pezzi di macchina che troviamo facile, perché deve rappresentare una fabbrica in rovina. Si pianta un pennone in cima, un gran palo pitturato di nero per confonderlo con la notte. Si tira un filo di ferro tra la cima del palo e il tetto della casa del Brelli che e uno dei nostri. Tutte spente le luci.
Riflettori e impianto sonoro che abbiamo. La banda per il finale.
Insomma tutta roba che c'è o che possiamo fare in due giorni.≫
Gisto aperse il fascicolo e cominciò a leggere.
PARTE PRIMA
(All'ora fissata la banda esegue un inno sacro, non politico, all'inizio della strada principale. La gente si distende ai lati della strada. Ed ecco che, finita la musica, appare la Sacra Famiglia: San Giuseppe e la Madonna sono due contadini vestiti come San Giuseppe e la Madonna. La Madonna è su un asinello e San Giuseppe si tira dietro l'asinello.
Grazie a un accordo col sindaco, si spengono tutte le luci della strada e un riflettore illumina Giuseppe e Maria. Il riflettore è installato sul camioncino del sonoro che cammina lentamente precedendo la Sacra Famiglia. Il camioncino è collegato con due fili a due microfoni: uno è fissato sulla testa dell'asino e serve a Giuseppe. L'altro nelle pieghe del mantello della Madonna, vicino alla bocca, e serve alla Madonna.
Comincia l'azione: Giuseppe ferma l'asino davanti a una casa.)

GIUSEPPE: (grida con voce stanca) ≪Ohei! Buona gente! Avete da dare un po' di ristoro e un po' d'alloggio a una povera madre sofferente?≫
(Nessuno risponde e allora San Giuseppe riprende il cammino e ritorna a fermarsi poco dopo davanti a un'altra casa. Ma nessuno gli dà retta. Allora la Madonna sospira. )
MADONNA: (sospirando) ≪È inutile che ti affanni, compagno Giuseppe! Essi hanno orecchi e non sentono, hanno occhi e non vedono… E inutile bussare alle porte dei ricchi!
Chiusi nelle loro tiepide case essi lietamente banchettano con cibi rari e vini prelibati e non si curano del popolo che soffre!≫
GIUSEPPE: ≪Hai ragione, compagna Maria. Ma io non ho ancora perso la fede negli uomini e ancora credo che qualche porta si aprirà: se i ricchi son cosi malvagi, ci sarà pur qualche povero, in questo paese.≫
MADONNA: ≪Si, compagno Giuseppe, poveri ce ne sono in tutto il mondo: poveri e schiavi, ma essi gemono nelle prigioni o dormono in orrende cantine sotterranee e non possono udire la nostra voce!≫
PARTE SECONDA
(Giuseppe riprende il cammino e ogni tanto si ferma e bussa alle porte dei ricchi ma nessuno risponde. Intanto la gente, spostandosi, segue con interessamento la vicenda.
Così arrivano tutti in piazza: la piazza è buia, si accende il riflettore che illumina le macerie della fabbrica in rovina.
Giuseppe, Maria e l'asino salgono per il piano inclinato a fianco del palco e arrivano su tra le macerie della fabbrica. La Madonna smonta faticosamente.)

GIUSEPPE: ≪Compagna Maria, non ti sembra cosa strana che noi, lavoratori della terra, abbiamo trovato il nostro unico ricovero proprio in una fabbrica? Non ti sembra strano che noi, che veniamo dal regno della natura, siamo finiti qui nel regno della macchina?≫
MADONNA: ≪No, compagno Giuseppe. Io vedo anzi un profondo significato in tutto questo: e come un ammonimento divino! Il contadino che si appoggia all'operaio per avere protezione ed entrambi uniti fraternamente marciano per la via radiosa della riscossa proletaria!≫
GIUSEPPE: ≪Quanto è mai vero quello che tu dici, compagna Maria! Solo cosi i lavoratori potranno riscattarsi dal servaggio! Ma ohimé, non vedo operai, qui.≫
MADONNA: ≪Dormono nei tuguri o gemono nelle prigioni.≫
GIUSEPPE: ≪Ohime, tutto qui cade in rovina: le macchine sono rotte e piene di polvere!≫
MADONNA: ≪E la nefasta politica del tiranno Erode che ha condotto alla rovina l'industria nazionale gettando sul lastrico gli operai!… Ma ohimé, compagno Giuseppe! Ecco che un brivido mi serpeggia per le ossa…≫ (lungo gemito di dolore)
(Per un istante si spengono tutte le luci, mentre la banda accenna in sordina a un inno religioso, non politico. Ed ecco che, sul tetto della casa del Brelli, si accende una grande stella rossa con una lunga coda. È appesa con due piccole carrucole sul filo teso fra la casa e il pennone sopra la fabbrica. Lentamente procede verso la fabbrica. D'improvviso si riaccendono le luci e appare la puerpera che tiene tra le braccia il Bambino Gesù. Sulla nuca del Bambino Gesù è fissato il microfono, così la Madonna, contraffacendo abilmente la voce, può parlare come se fosse invece il Bambino Gesù a parlare.
(La stella rossa si ferma sulla fabbrica. Ecco salire per il piano inclinato i tre Re Magi: il primo è in automobile, è grasso e ha una tuba in testa e rappresenta il Capitalismo.
Il secondo viaggia a piedi sotto un baldacchino portato da quattro disgraziati magri e stracciati: è grasso, vestito da gran sacerdote, ed è il Clericalismo.
Il terzo viaggia su una macchina camuffata da carro armato con la stella americana e la sigla USA. È grasso e vestito da generale.
(Si avanza il Capitalismo che si inginocchia davanti al Bambino e gli offre un sacchetto.)

CAPITALISMO: ≪Io sono il Capitalismo e ti porto l'oro per rendere ricco te, o mio Dio!≫
GESÙ: ≪No, non lo voglio! È oro che sanguina! È oro rubato al popolo lavoratore e io non posso essere il tuo Dio!≫
(Si avanza allora il Clericalismo che porge un incensiere.)
CLERICALISMO: ≪Io sono il Clericalismo e ti porto l'incenso per onorare te, o mio Dio!≫
GESÙ: ≪No, non lo voglio: il tuo fumo serve soltanto per annebbiare gli occhi del popolo e io non posso essere il tuo Dio!≫
(Si avanza il Militarismo che si inginocchia e porge un mitra a Gesù.)
MILITARISMO: ≪Io sono il militarismo e ti porto mitra! Mitra perché tu possa essere potente, o mio Dio!≫
GESÙ: ≪No, non li voglio! Quelle sono le armi che servono per straziare la carne del popolo e io non posso essere il tuo Dio! Via! Via! Allontanatevi dal mio cospetto!≫
(I tre cosiddetti Re Magi si allontanano vergognosi ed ecco avanzarsi una piccola schiera di povera gente: donne, uomini, bambini. )
OPERAIA: (porgendo a Gesù il suo piccino) ≪Io non ho che questo da offrirti, compagno Gesù. E te lo offro!≫
OPERAIO: (mostrando le mani callose) ≪Ecco la mia unica ricchezza, compagno Gesù: il mio lavoro, e a te lo offro.≫
VEDOVA DI GUERRA: ≪Io non ho che il mio dolore, compagno: e a te lo offro.≫
GIOVANE TBC: ≪Io non ho che la speranza, compagno, e te la offro!≫
PERSEGUITATO POLITICO: ≪E io ti offro le mie sofferenze e i miei lunghi anni di carcere!…≫
INTELLETTUALE (porgendo a Gesù un grande libro di Carlo Marx e uno di Lenin) ≪E io il mio studio!…≫
(Altri vengono che fanno la loro offerta e, alla fine, il Bambino Gesù esclama con voce commossa:)
GESÙ: ≪Si, compagni! Questi sono i doni che il mio cuore gradisce e io li accetto. Io accetto le vostre sofferenze, le vostre speranze, i vostri dolori, e li terrò qui tutti, nello scrigno rosso del mio cuore, e io penserò soltanto al vostro bene, o compagni! Si, io sono e sarò il vostro Dio!≫
(Si leva una voce possente, voce da uragano.)
VOCE DA URAGANO: ≪Sorgete, fratelli! Sorgete! È nato il Figlio del Popolo! È nato il Figlio del Popolo!≫
(In ombra completamente la Sacra Famiglia: il riflettore si alza lentamente e lentamente illumina una enorme immagine di Stalin che si staglia contro il cielo, mentre dalla massa si leva ancora possente l'urlo: ≪È nato il Figlio del Popolo!≫ e la banda attacca l'Inno dei lavoratori. Indi l'Internazionale e poi Bandiera rossa mentre sopra la coda della grande stella rossa si accende la dicitura luminosa: ≪Leggete l'Unità!».)
PARTE TERZA
(Due operai in tuta blu ma con candide ali d'argento aprono il corteo, preceduto dalla banda, reggendo un grande cartiglio con scritto:
≪Pace ai lavoratori!≫. Dietro: San Giuseppe e la Madonna sull'asino col Bambino in braccio. Dietro i bambini con un candido giglio in mano. Poi i lavoratori con bandiere.)
*
Il capo, quando ebbe finito di leggere, si asciugo il sudore. ≪Compagni, cosa ve ne pare?≫
≪Straordinario!≫ gridarono i compagni mettendosi a battere le mani.
Cisto era soddisfatto. ≪Cosi si deve fare la propaganda intelligente≫ spiegò.
≪Prendere tutti gli elementi dell'avversario e, con leggère, quasi impercettibili modifiche, dare una diversa interpretazione del fatto. In questo caso, senza alterare la verità storica di un millimetro e senza mai cadere nell'irriverenza, noi abbiamo tranquillamente democratizzato la Natività!≫
≪Va là! Dici poco!≫ esclamò ammirato il vice capo.
≪E cosi che si fregano i preti!≫ concluse Gisto.
Il giorno dopo si misero subito al lavoro. Distribuirono le parti, cominciarono a racimolare il materiale e a far propaganda.
Furono fatte trenta prove nella Casa del Popolo. E cosi arrivò la sera della Vigilia e la gente moriva di curiosità per via di tutti quei preparativi.
Dieci minuti prima che il parroco incominciasse la Messa, la banda esegui l'inno religioso (non politico) e si spensero le luci. Balenò un riflettore e al principio della strada apparve Giuseppe seguito da Maria sull'asinello. Era davvero un bellissimo effetto.
Quando Giuseppe si fermo davanti alla prima casa e si udirono le sue parole attraverso l'altoparlante, la gente trattenne il respiro.
Ottima riuscita anche alla seconda fermata.
Alla terza, quando la Madonna osservo con dolore che è inutile bussare alle case dei benestanti perché nelle case di chi sta bene i poveretti non possono trovare mai niente, una finestra della casa davanti alla quale San Giuseppe si era fermato si spalanco e si udì la voce potente del vecchio Cibacca, il padrone del più grosso podere di Cabassa: ≪Hai ragione! Hai ragione! Nelle case dei signori ci sono soltanto dei porci egoisti, ma non in tutte! In casa Cibacca c'è sempre un bicchier di vino e una fetta di buonagrazia per tutti i galantuomini. Mariola! Francesco! Portate su dalla cantina cinquanta bottiglie di Albana!≫.
L'Albana non l'aveva che il vecchio Cibacca, in tutto il Comune! E con cinquanta bottiglie di Albana c'era da far drizzare le orecchie a una provincia intera.
≪Bene! Viva Cibacca!≫ urlò San Giuseppe entrando con annessi asino e Madonna nell'androne di Cibacca.
Il capo si mise a urlare, ma gli chiusero la bocca con una raffica di sei bicchieri d'Albana fatti ingoiare uno subito dopo l'altro.
Poi arrivarono su delle fettacce di torta che parevano sberle di granatiere. Il Capitalismo, il Clericalismo, il Militarismo, il proletariato, le vittime della plutocrazia, l'intellettuale coi libri di Marx e Lenin, davanti all'Albana dimenticarono tutto.
Il Figlio del Popolo si attacco a una sleppa di torta e non si mosse più. Poi arrivò una fisarmonica e la Madonna comincio a ballare col Capitalismo.
L'asino, cacciato fuori a pedate dalla vecchia Cibacca, se ne tornò a casa pian piano scrollando la testa e intanto, nella chiesa piena di luci e di canti, la gente stava guardando l'altro Presepe, quello non democratizzato, con la solita stella d'argento e i soliti angeli in camiciola bianca e non in tuta blu.
E questa e la storia di Cabassa.