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Danilo Quinto
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La via giudiziaria – Danilo Quinto – 30 luglio 2020

Sono trascorsi quasi trent’anni, ma nulla è cambiato. L’ideologia comunista, che è diventata “post”, utilizza la “via giudiziaria” per eliminare politicamente i suoi avversari.

Avvenne nel 1992, con “Mani Pulite”, quando la Prima Repubblica fu dissolta dall’inchiesta dei giudici di Milano. Ne pagarono le conseguenze tutti i partiti, tranne il Partito Comunista, che due anni prima, con Occhetto, aveva pensato bene di cambiare il suo nome: da Partito Comunista a Partito Democratico della Sinistra. Coincise, quella scelta, con l’abbattimento del Muro di Berlino, che simbolicamente rappresentava l’oppressione subita da popoli interi perpetrata per oltre 40 anni dal regime comunista sovietico.

E’ avvenuto per un ventennio nei confronti di Silvio Berlusconi – a cui va ascritto il merito storico e politico - di aver impedito la scalata al potere di quell’ideologia dopo i fatti di “Mani Pulite” - a partire dal 1994, quando ricevette a Napoli un avviso di garanzia, mentre presiedeva da Presidente del Consiglio il G8. La “via giudiziaria” fu seguita senza soste negli anni successivi, fino al 2011, quando a questa si aggiunse quella di una “trama” oscura di origine europea e internazionale, che lo costrinse alle dimissioni, che ancora deve essere chiarita e che aprì ai governi “tecnici”, “nominati”, senza passare da libere elezioni. Ve li ricordate Monti e Fornero e poi Letta, Renzi – che andò al potere con lo “stai sereno”, rivolto al “suo” Presidente del Consiglio? Poi, Gentiloni, che ha proseguito nelle stesse politiche dei Governi precedenti, che hanno aumentato il debito pubblico, trasformato lo Stato in un enorme “carrozzone assistenziale” e consolidato il potere della burocrazia, che ad ogni livello – come solo i “buoni comunisti” - sanno fare, opprime la libera iniziativa d’impresa e rende sempre più difficile il rapporto tra lo Stato e i cittadini, perchè vuole costruire uno Stato che sia al “proprio servizio” e non al servizio dei cittadini.

Dopo la parentesi di un Governo M5S-Lega, che è durato poco più di un anno, che era l’unica soluzione possibile considerati i risultati elettorali del 2018 – un’esperienza in cui Salvini ha commesso errori di superficialità, fatti in buona fede, ma di per sè gravi, primo fra tutti quello di non considerare la forza dell’ideologia comunista, nelle cui mani ci sono i gangli vitali della vita sociale e civile del Paese (la Scuola, l’Università, la Giustizia, per dirne solo alcuni, insieme a tutti gli apparati burocratici) – gli ex comunisti (ora post) sono tornati al potere insieme ai militanti di “Gaia”, il progetto di Gianroberto Casaleggio, definito alla sua morte, dall’attuale Presidente della Repubblica, “protagonista politico innovativo e appassionato”. Parole che sdoganarono politicamente e definitivamente quel movimento e lo resero “democraticamente ingaggiabile” per ogni operazione.

Oggi, post-comunisti e militanti di quel Movimento, insieme ai “reduci” di Leu, sostengono il governo di Giuseppe Conte, che nel suo discorso d’insediamento dell’agosto 2019 – il discorso di “cambio di casacca” da premier di una maggioranza ad un’altra, senza passare da libere elezioni – definì il suo obiettivo politico: far fuori Matteo Salvini. Paradossalmente, quella dichiarazione di Conte equivaleva a far fuori se stesso politicamente, perchè l’unico connotato positivo di quel Governo da lui presieduto, fu proprio la politica di sicurezza attuata dall’allora Ministro dell’Interno, che finalmente, dopo decenni, restituì alla nostra Patria la dignità di essere una Nazione contro la dissennata e disastrosa politica del ventennio precedente a favore dell’immigrazione incontrollata, che ha trasformato il nostro Paese in una giungla.

Proprio nel giorno in cui il Sindaco di Treviso decide di chiedere i danni allo Stato dopo la scoperta di 129 cosiddetti migranti positivi al Covid19, presenti nel Centro di Accoglienza della sua città (è questo Governo che sta mettendo a repentaglio la salute, oltre che la sicurezza degli italiani, con la sua politica incapace di governare il fenomeno migratorio, che ha come sappiamo il supporto determinante delle bande criminali internazionali e l’obiettivo di consolidare in Italia il meticciato e la sostituzione della popolazione), il Senato della Repubblica manda a processo il leader della Lega per i fatti dell’Open Arms, una nave che aveva la bandiera spagnola, che aveva al bordo centinaia di migranti raccolti nel Mediterraneo, che rifiutò per due volte l’offerta della Spagna di un porto per sbarcare e che a tutti i costi voleva sbarcare in Italia, trovando l’opposizione dell’allora Ministro dell’Interno, che a nome del Governo – e con il suo assenso – impedì che questo avvenisse. Questo è sequestro di persona – reato di cui, tra gli altri, è imputato Salvini – o difesa della sicurezza nazionale?

Il popolo italiano ha una sola “arma” di cui potrebbe disporre, se non gli venisse inopinatamente sottratta: il voto. Attualmente, è governato da una maggioranza che non corrisponde nè al suo sentire, nè – tantomeno – all’espressione delle sue idee relative al consenso raccolte in tutti i sondaggi in circolazione da un anno a questa parte. C’è uno iato profondo tra quello che viene deciso in Parlamento e dal Governo e quello che pensa la maggioranza degli italiani, che non è nè post-comunista, nè di sinistra. Nonostante questo, quell’ideologia – che negli ultimi 6 mesi si è contraddistinta in una gestione dissennata dell’emergenza Covid19, come ormai testimoniano più fonti autorevoli, che fanno parte dello “schieramento” della “controinformazione”, l’unico di cui si può fare affidamento se si vuole rimanere liberi e battersi per la verità - domina la “scena” da 70 anni ed è saldamente al potere, contro la Ragione, contro la Storia e contro Dio.

Dobbiamo pregare – e molto – noi italiani, perchè questo Paese sia sottratto presto al “cappio” in cui è appeso. Oltre che pregare, dobbiamo riflettere, operare, organizzarci, levarci dal collo questo “cappio”. “A chi è stato dato molto” – e Dio ha dato molto al nostro Paese – così come dice Gesù, “molto sarà chiesto”.

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Diodoro
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